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Commenti: Wenders vola in Sicilia. E la Sardegna rimane a guardare

 Ancora botta e risposta tra i lettori e gli addetti ai lavori sul caso Wenders, il regista che ha scelto di girare in Sicilia il suo nuovo film grazie ai contributi del Por.

Emanuele Crialese (Regista)

Sono felice che la Sicilia abbia commissionato a Wenders un film: è un grande regista e forse anche la Sardegna avrebbe dovuto cogliere l'occasione. Occhi differenti e distaccati colgono aspetti che i registi legati al territorio non potrebbero vedere. Infatti, sarebbe noiossimo se la Sicilia apparisse solo nei film di Tornatore o dei registi siciliani. L'importante è fare. La preoccupazione sorge quando il territorio non suscita alcun interesse da parte di nessuno. Dunque l'alternativa fra promuovere i registi sardi o affidarsi a registi stranieri è un falso problema perché pensare che la Sardegna nel cinema debba essere filmata solo da registi sardi è una forma di provincialismo. Il cinema non esisterebbe se questa fosse la regola. Grandi registi, ma anche grandi scrittori, hanno ritratto paesi differenti dai propri, talvolta creando dei capolavori. Quando ho saputo che Soru aveva intenzione di chiamare Wenders, gli ho inviato una lettera chiedendogli di prendermi in considerazione. Ma non ho avuto risposta; ho pensato avesse già fatto altre scelte. Forse un film di Wenders avrebbe più visibilità del mio. Purtroppo non conosco le opere dei registi sardi, ho visto soltanto “Ballo a tre passi” ma non mi ha fatto impazzire. Invece mi incuriosisce "Jimmy della collina": appena posso vado a vederlo.   

 

Gianfranco Cabiddu (regista)

Occorre premettere che la Sicilia ha il vantaggio di avere, nel cinema, una lunga e consolidata tradizione che ha dato vita a un vero e proprio genere siciliano, ormai consolidato negli anni. Non soltanto questa regione è stata abbondantemente raccontata ‘dal di dentro’, cioè da registi siciliani contemporanei  quali Tornatore, Ciprì e Maresco, o Roberto Andò (solo per citare alcuni nomi) ma è stata anche luogo ed oggetto di indagine ed interpretazione anche dall’esterno (pensiamo a grandi autori come Cimino, ad esempio).

Fin dall’ottocentesca moda del Grand Tour in Italia, l’anima di questa straordinaria regione, è stata raccontata, letta, cantata ed interpretata da numerosi autori stranieri attraverso differenti linguaggi artistici, compreso quello cinematografico, naturalmente. Ciò significa che vi è stata una lunga e profonda elaborazione  della storia e dell’identità del luogo, realizzata sia attraverso lo sguardo ‘esterno’, di artisti stranieri, sia attraverso un profondo processo di interpretazione realizzato ‘dall’interno, dagli autori siciliani.  Fatta questa premessa è evidente che l’arrivo di un Wenders in Sicilia sarebbe sicuramente positivo: non metterebbe in gioco l’identità del luogo ma contribuirebbe  senz’altro ad arricchire una prospettiva interpretativa sulla regione già larga, molteplice e consapevole. Non dimentichiamo, infatti che le interpretazioni della Sicilia da parte di autori del cinema straniero e locale, sono state così tante e così importanti da influenzare notevolmente  persino il cinema americano.

Il discorso è molto diverso per la Sardegna: soltanto di recente abbiamo cominciato a raccontare noi stessi, ‘dall’interno’, attraverso il linguaggio cinematografico. Non voglio, con ciò, esprimere alcuna pregiudiziale nei confronti di autori stranieri, tuttavia ritengo che, non essendo maturata a sufficienza l’abitudine a raccontarci ‘dal di dentro’, l’idea di chiamare Wenders potrebbe essere prematura per noi. Dobbiamo ancora fare molta strada, impegnandoci, prima, a sviluppare uno sguardo consapevole su noi stessi, e sulla nostra regione. Altra cosa non meno importante,  è bene cercare i capire in che modo porgerci, presentare noi stessi anche all’esterno, scegliendo con cura quale tipo di comunicazione  adottare per capire se quello che raccontiamo di noi arriva o non arriva all’estero. La nostra è una cultura ancora chiusa, difficilmente ci lasciamo raccontare dall’esterno; non è facile coglierci dall’esterno, esiste ancora un forte rischio di cadere nello stereotipo.
Ultimamente in Sardegna è esplosa quasi una moda del cinema: tutti ne parlano ma siamo ancora lontani dal farlo in maniera davvero approfondita, non esiste ancora un confronto reale tra gli addetti ai lavori: pochi conoscono davvero questo mestiere. In un clima di globalizzazione accade, inoltre, che il cinema sardo venga  capito maggiormente quando si realizza un confronto con la Spagna, con la Germania e, in generale col cinema del Mediterraneo. Quando ci confrontiamo con i registi italiani rimaniamo, invece, schiacciati da un’idea regionalistica: una prospettiva riduttiva che dovremmo modificare al più presto.
Bisognerebbe, infine, vedere tutti insieme se la nuova legge sul cinema è veramente una buona legge, se è funzionale agli obiettivi che si pone.

 

Gianni Olla (critico cinematografico)

Non si può, certo, paragonare la Sardegna con la Sicilia: Wenders va a Palermo perchè la Sicilia ha una diversa tradizione culturale. Ricordiamoci che Palermo  era l’ultima tappa del Gran Tour,  la formazione obbligatoria degli artisti e intellettuali del 600, 700. A quell’epoca in Italia c’era il Rinascimento, le rovine romane mentre, in Sardegna, al massimo potevamo vantare la presenza di banditi barbaricini.
E’ chiaro che il fascino della tradizione culturale  italiana è ben  diverso da quello della Sardegna.
Dal punto di vista dell’attrattiva turistica, come paragonare, anche oggi, i Nuraghe con Pompei?
Non si possono mettere alla pari. Per interessare Wenders occorrevano, forse, cose diverse; non  credo sia dipeso da una maggiore offerta di denaro, ma dal fatto che Palermo è una realtà culturale molto più ricca, ha un fascino diverso, è stata una capitale europea.
Per quanto riguarda la Sardegna, io sarei stato d’accordo a finanziare Wenders. Se ci pensiamo sin ora due soli grandi autori del cinema italiano si sono interessati veramente della Sardegna:  De Seta,  che ha girato “ Banditi a Orgosolo”, e i fratelli Taviani che hanno girato "Padre Padrone". Sono due  autori con la A maiuscola. Però hanno parlato di pastori . Il nostro immaginario è un immaginario arcaico, diverso da quello della civiltà italiana. Il turismo sardo non è il turismo culturale che c’è in altre regioni italiane.
Prima di decidere di finanziare grandi e costosi progetti cinematografici bisogna quindi tenere in conto anche le esperienze negative.
Pensiamo a Lina Wertmuller che con “Notte d'estate con profilo greco, occhi a mandorla e odore di basilico”è costata, al tempo, un miliardo alle casse regionali e nel film vi sono scene in cui Michele Placido mangia pecorino e beve vermentino col marchio ben visibile.
La cosa  migliore da fare oggi sarebbe aiutare gli autori sardi. Senza dare mille lire a testa e disperdere quattrini, ma per un progetto intelligente. A mio avviso, ad esempio, andrebbe aiutato Giovanni Columbu, con il suo progetto di un film sui Vangeli
Se poi la Sardegna è oggetto di interesse da parte di qualche cineasta, si può fare l’uno e l’altro. Io avrei desiderato che De Seta tornasse qui, ma lui temeva di conoscere abbastanza la Sardegna per realizzare un altro film. Non credo ai film su commissione e neppure all’idea di qualcuno che viene da fuori e realizza un documentario su Cagliari. Certamente Wenders è particolare perché è riuscito a fare un film di successo, commissionato dal Comune di Lisbona,  in una terra che non era la sua. Tuttavia se dovessi scegliere fra chiamare Wenders o aiutare agli autori sardi…preferirei aiutare gli autori sardi.

 
Gianni Filippini (Direttore editoriale Unione Sarda)

Sarebbe stato un progetto interessante.
Anche se io sono sempre più favorevole alle iniziative che valorizzano le risorse e i talenti locali.  La mia esperienza di assessore alla cultura del Comune di Cagliari mi suggerisce però di stare attenti nel discernere i veri professionisti da coloro che invece si improvvisano e non hanno esperienza e capacità.


Giorgio Pellegrini (Assessore alla Cultura - Comune di Cagliari)

A questo proposito cito le parole di Philippe Daverio che, venuto da poco a Cagliari, si è chiesto, davanti a un folto pubblico che lo ha applaudito a scena aperta, come mai si fosse affidato il progetto di un museo a Cagliari, peraltro inutile e pleonastico, ad una architetta, per altro famosissima, come Zaha Hadid. Le parole di D’Averio sono state: “Che cosa ne capisce questa signora del paesaggio cagliaritano se non ha mai assaggiato la vostra fregola? Allo stesso modo io mi chiedo:  cosa ne può capire Wenders della Sicilia se non ha mai assaggiato la pasta con le sarde e i cannoli? E che cosa ne capisce Wenders della Sardegna se non ha mai assaggiato la fregola?
Questa idea di chiamare qualcuno da fuori è provincialismo bello e buono. Infatti, abbiamo degli autori di altissimo livello sia in Sardegna che in Sicilia: che senso ha, dunque, chiamare questi personaggi paracadutati da fuori? Ripeto: questo è peccare di provincialismo.
Dovrebbe essere scelto un autore italiano, almeno; qualcuno che sappia bene che cos’è la Sardegna; qualcuno che, perlomeno, sappia di che cosa sta parlando.
Ma stiamo scherzando? O uno conosce la Sardegna oppure non la conosce! Se uno non la conosce come può farci un film, scriverci un romanzo, o  farci un museo?
 
 
Mario Diana (Consigliere regionale – Gruppo Alleanza Nazionale)

Penso sia una buona iniziativa. Del resto le immagini della Sicilia e della cultura siciliana sono state veicolate anche da registi americani e non solo da autori Siciliani. Forse la realtà letta attraverso uno sguardo esterno è più obiettiva e un certo distacco nel guardare le cose non guasta. Infatti può accadere che chi appartiene ad un determinato luogo possa lasciarsi trascinare dal sentimento se decide di ritrarla col pericolo di essere troppo viscerale.
Se Wenders venisse in Sardegna ne sarei contento, riterrei positivo che qualcuno venisse da fuori per ritrarre la nostra comunità . Certo che dovrebbe essere un’iniziativa gestita bene davvero e non dai soliti amici del nostro Presidente!
 
 
Antioco Floris (Docente di storia del cinema Università di Cagliari)

Ritengo che i soldi pubblici vadano sempre spesi bene e che, per tale motivo, occorra sempre fare delle scelte ragionate. In questo caso approvo pienamente la scelta di affidare a Wenders la realizzazione di "Palermo Story": è un grandissimo autore e, anche se non tutto ciò che ha fatto è bellissimo, nel caso di "Lisbon Story" Wenders è riuscito a restituire in modo straordinario il ritratto e l’anima della città. Io stesso ho deciso di visitare Lisbona grazie alle suggestioni che mi ha dato il suo film. Se un'iniziativa del genere si realizzasse in Sardegna sarebbe una buona idea. Nessuno dei nostri autori sardi può vantare l’esperienza e il curriculum di un Wenders. Non vedo, infatti, al momento, chi in Sardegna possa competere con lui. Non è detto che per offrire un ritratto cinematografico dell’Isola o di una città dell’Isola, si debba scegliere per forza un sardo se magari non è in grado di farlo come potrebbe farlo Wenders.


Francesco Casu (Video artista e regista multimediale)

Chiamare qualcuno da fuori può essere utile se si riesce ad innescare un circuito virtuoso, di scambio e confronto tra gli apporti culturali della persona che arriva da un'altra realtà geografica e culturale e la collaborazione delle risorse locali, degli autori del luogo. In questo caso sarebbe un’occasione di crescita utile per tutti. Ma se una scelta del genere è motivata soltanto dall’atteggiamento provinciale di chi si serve dei grandi nomi per fare della politica facile, allora non sono più d’accordo.
Se un'iniziativa del genere fosse presa in Sardegna? E’ triste constatare che noi sardi abbiamo ancora bisogno di qualcuno che venga da fuori per dirci chi siamo, che faccia le cose al posto nostro. Pensiamo, ad esempio, alla campagna pubblicitaria "Sardegna fatti bella": ma non sarebbe stato meglio evitare lo spreco di tanti soldi rifacendosi alla strategia danese del "vuoto a rendere"?
L’idea di chiamare il grande nome da fuori è spesso una strategia provinciale per mettere l’elettorato in pace: è facile chiamare Wenders! Certo, se il ruolo di questo autore si situasse in un contesto di seminario-studio, come tutor in grado di coinvolgere i registi sardi in un momento didattico di grandissima qualità, sarebbe un iniziativa vincente. In caso contrario, solo soldi sprecati.
 
 
Giovanni Columbu (Regista)

Credo che un autore vero come Wenders non accoglierebbe una richiesta di cui non condividesse i presupposti. Wenders, infatti, non è un pubblicitario, è un regista, autore e narratore solo di storie e di luoghi che possono suscitare il lui autentico interesse. A mio parere è lecito anzi è un bene che si invitino a operare localmente autori ed artisti provenienti da altri paesi. Così è avvenuto in passato, nei secoli che hanno fatto grande l'Italia e l'Europa. Le capitali europee si sono sempre avvalse dei grandi artisti del momento, da qualunque paese provenissero. E gli artisti si spostavano da una corte all'altra lavorando per diversi principi, re e papi, senza che questo suscitasse alcun motivo di scandalo. L¹arte, oggi come allora, concorre a dare prestigio ai committenti e indirettamente a rafforzare i loro poteri, ma vale per se stessa e nessuno in passato si è mai sognato di considerare quegli artisti responsabili di quei poteri.
Nessuno, per fare un esempio, ha mai pensato che Mantenga fosse responsabile della politica dei Gonzaga. E' un discorso che andrebbe approfondito, soprattutto oggi e nei confronti di coloro che credono che l'arte e la cultura possano appartenere a questa o a quella parte politica. Per ora posso dire in breve che ritengo non solo positivo ma encomiabile chiamare da altri paesi artisti validi e importanti. Certo sarebbe un assurdo e autodistruttivo provincialismo se questo avvenisse escludendo gli artisti che operano nel luogo.


Paolo Frau (Ex consigliere Ds)

Tutte le iniziative che presuppongo la creazione di un contatto vitale tra il patrimonio culturale di una regione geografica e le eccellenze artistiche di un altro luogo, rappresentano un momento di crescita molto importante. Se un'operazione del genere riguardasse la Sardegna sarei estremamente favorevole: abbiamo bisogno di leggere le cose in modo innovativo e una lettura intelligente del nostro patrimonio di tradizioni non potrebbe che influenzare positivamente la visione della Sardegna, stimolando anche il punto di vista dei sardi su se stessi. Mi sembra che un autore come Wenders abbia tutti i requisiti per realizzare un progetto di alta qualità.
 
 
Bachisio Bandinu (Antropologo)

Come interpretare il fatto che uno sguardo esterno provi a leggere una realtà geografica, culturale e antropologica molto distante da lui? La prospettiva è ambivalente: certamente uno sguardo distante può cogliere certi aspetti che potrebbero sfuggire a chi sta immerso in quella determinata realtà. Il suo sguardo infatti è, in un certo senso vergine, privo di condizionamenti e di quei preconcetti che di solito strutturano l'inconscio sociale di un luogo. Se chi decide di ritrarre l'anima di un luogo è capace di una sottile vena artistica, più che sociale e antropologica, allora si potrebbero raggiungere degli esiti interessanti. In caso contrario si otterrebbe soltanto un falso antropologico.

Nel caso una simile iniziativa si realizzasse in Sardegna sarebbe ancora più rischioso: per noi sardi, infatti, è particolarmente difficile essere toccati dallo sguardo degli altri, la stessa concezione identitaria di noi stessi impedisce lo sguardo altrui: abbiamo un' immagine narcisistica e autoreferenziale di noi stessi che ci spinge a ribellarci ad una lettura della nostra realtà operata dall'esterno. E' una nostra forma di difesa, avvertiamo lo sguardo degli altri come tradimento dei nostri tratti antropologici, perché non risponde ai nostri modelli, perché non ci riconosciamo in ciò che quello sguardo descrive.

Alcune volte è una nostra fissazione, il solito nostro modo di difenderci; in alcuni casi, però, ciò accade davvero, e la realtà antropologica viene oggettivamente falsata dallo sguardo esterno. Pensiamo, ad esempio al film dei fratelli Taviani, "Padre e padrone": l'uscita del film fu accompagnata da numerose polemiche, perché in molti non si riconobbero affatto nella rappresentazione dei sardi descritta nel film. Per porre fine al dibattito, i fratelli Taviani dichiararono sui giornali: "Noi non abbiamo mai pensato di realizzare un'analisi antropologica della Sardegna. Il significato di certi ruoli" - pensiamo al modello di padre violento e vendicativo descritto nel film - "era per noi quasi Biblico".

In realtà i fratelli Taviani se la cavarono correggendo il tiro all'ultimo minuto. Questa dichiarazione, infatti, contrastava con alcune loro affermazioni precedenti dove, invece, l'intento di offrire una lettura antropologica della Sardegna era chiaro e manifesto. Attraverso questo esempio comprendiamo facilmente che, vista l'abbondanza di strano e di pittoresco presente in Sardegna, se sei un regista privo di arte e di intuizione credi magari che riprendere un gregge in transumanza possa cogliere l'anima del luogo, mentre, invece, sei fuori strada e non hai colto affatto l'anima del luogo: sei solo tu che, venendo da fuori, ti stupisci e ti meravigli esageratamente di qualcosa che accade ogni giorno da queste parti.

Quando si parla di lontananza e vicinanza, dunque occorre fare molta attenzione: sono concetti ambigui e ambivalenti, ognuno di essi offre vantaggi e svantaggi, intuizione della realtà e pericolo di falsificazione della stessa.
 
PARTECIPATE AL DIBATTITO! MANDATE LA VOSTRA OPINIONE!!!

Commenti
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Visitatore  - a ben guardare....   |82.84.157.xxx |2007-05-28 12:25:26
Pensavo....Sergio Leone ha fatto un capolavoro con "C'era una volta
in
America" ed era italiano...e forse Spike Lee si troverebbe benissimo
a
descrivere Napoli (molto simile ai ghetti di Brooklyn in
certe
dinamiche)...o mi sbaglio?

Allora viva Wenders in Sicilia?
ai
commentatori l'ardua sentenza...
Visitatore  - ci vuole ben altro   |82.84.157.xxx |2007-05-28 12:26:06
Sono sempre stata convinta e resto convinta che quello che manca alla Sardegna
non sia Wenders o Sergio Leone ma una serie politica di sviluppo e promozione
cinematografica . Che senso avrebbe stanziare somme ingenti per consentire di
girare a Wenders un film in Sardegna quando poi nessuno di noi è ancora
riuscito a vedere il film di Enrico Pau ?
Che senso ha parlare di cinema quando
non esiste un ente, un istituto, un centro culturale dove si faccia e si insegni
davvero a fare cinema ? Uno spazio dove si possano incontrare artisti di ogni
luogo e dove ,da un lato si faccia cultura cinematografic e dall'altra si
realizzino film, tanti film . Non basta un caso isolato. Non serve finanziare
qualche film ogni tanto.E' necessario un istituto che acquisti prestigio in
Italia, nel mondo, che sia diretto e gestito da persone competenti e coordini
tutte le attività legate al cinema: produzione, promozione, didattica,
festival , film commission e quant' altro.
Cosi come, si noti bene, stanno
chiedendo gli autori italiani al Ministro della cultura
Ma Cagliari e la
Sardegna ancora , si sa, non hanno imparato a promuoversi. Cagliari e la
Sardegna ancora , si sa, non credono nel cinema nè come strumento di sviluppo
culturale e tanto meno come volano economico.
E la legge regionale sul cinema ,
che prevede tanti soggetti e tanti comitati ed è così confusa, ne è la
prima dimostrazione. La seconda è lo scarso interessamento degli enti e delle
aziende private, che dovrebbero invece partecipare attivamente al movimento
cinematografico sardo. Perchè la cultura, il cinema in particolare promuovono
lo sviluppo economico.............
Enrica.anedda@incorto. it
Visitatore  -  e non è un caso   |82.84.157.xxx |2007-05-28 12:31:43
..e infatti non è un caso che, come riporta Cinemecum, la Sardegna sia stata
esclusa dalla festa organizzata da Cinecittà. Perchè in Sardegna non
c'è nessuno e niente che sia in grado di rappresentare il nostro cinema
E.A
Visitatore  - ma è uno scherzo?   |82.84.157.xxx |2007-05-28 12:31:58
ma è uno scherzo? ditemi che state scherzando....
la somma dei
"registi" sardi non vale un Vanzina, parlo di quelli istituzionali di
cui a Cagliari e solo a Cagliari badate bene si parla tanto e che stranamente
sono anche quelli che frignano di più...ora leggo qui che la politica
dovrebbe occuparsi ulteriormente di cinema in Sardegna....ma mi state prendendo
per il cu..? Come se non avesse fatto già abbastanza danni la politica sarda
in merito a cinema e musica nella nostra regione e sopratutto come se non avesse
sponsorizzato abbastanza stè nullità di "registi".
Ora il
problema è che Wenders in Sardegna non viene chiamato perchè i nostri
politici e buona parte della popolazione casteddaia non ha la più pallida
idea di chi sia Wenders e questo perchè siamo IGNORANTI.
Visitatore  - Ignoranti ?   |82.84.157.xxx |2007-05-28 12:34:44
Appunto ,creiamo scuole d'arte, una scuola di cinema per esempio, che formi
registi ma anche tutti i tecnici necessari per la realizzazione di un film ! Se
non sbaglio in Sardegna non c'è neppure un cameram che sappia girare in
pellicola !
Un politica cinematografica guidata da persone competenti avrebbe
proprio l'obiettivo di gestire il denaro nella maniera migliore secondo un
progetto a ampio raggio con il doppio obiettivo di promuovere la cultura e il
territorio. Non mi pare che sin ad adesso la Regione abbia avuto grandi
risultati nella promozione turistica della Sardegna. Basti pensare che siamo
stati forse l'ultima REgione in Italia ad aprire uno sportello di film
commission..........e ancora mancano i criteri di applicativi della legge
Cinema: campa cavallo !
E.A
Visitatore   |82.84.157.xxx |2007-05-28 12:35:03
Tambien Palermo tiene su Film commission. Este organismo ha surgido para dar
respuestas concretas a los productores cinematogra¡ficos, que han elegido
nuestra ciudad como set y que necesitan apoyos en el territorio. En efecto la
Film commission tiene por objeto faciltar la posibilidad de realizar tomas de
cine en la ciudad y brinda numerosos servicios utiles para la realizacion de una
peli­cula de cine: entre ellos asegura el conseguimientoen breve tiempo de
permisos para la ocupacion de suelo publico y para el aparcamiento, y pone a
disposicion de los productores de cine los acuerdos del Ayuntamiento con hoteles
y restaurantes.

La Film commision esta' coordinada por el consultor del
alcalde en tema de Comunicacion, Donatella Palumbo, y esta' formada por el
asesor de Actividades productivas, Eugenio Randi,por el Comandante de la Policia
municipal, Maurizio Pedicone y por los dirigentes de la Oficina de Trafico y de
la Oficina de Ceremonias.

Por medio de la Film Commisionel Ayuntamiento
puede tambien promocionar presentaciones publicas o ruedas de prensa de
acontecimientos cinematograficos, a cuyo objeto puede poner a disposicion sus
sedes de representacion oficiales. Ademos la Film Commision pone en contacto las
casas productoras de cine con los establecimientos municipales, cuyo servicios
son gratis, a cambio de una mencion en los ti­tulos de cola de cada
film.

A pesar de su reciente creacon, son ya numerosas las producciones
cinematograficas que han conseguido apoyo y asistencia de la Film
Commision:

se trata de Milagro en Palermo de Beppe Cino, presentado en Villa
Niscemi en una rueda de prensa propia; y tambien "El hombre que disparaba
derecho" de Roberto Faenza; "Clandestins", editado por cuenta de la
Rai y para France 2; "Juguetes" de Daniele Bonfiglio, joven director
palermitano; "El fantasma de Corleone" de Marco Amenta, proyectado en
los principales network europeos de television;"Recordar a Anaâ" de
Valo Deuber, produccion suiza-alemana;"Borsellino" film tv para Mediaset
de Gianluca Maria Tavarelli, y el film documental "Ismett en Palermo"
para promocion del nuevo centro de trasplantes.

La sede de la Film Commission
es Villa Niscemi, plaza dei Quartieri n. 2 Tel. 091/7404926, fax 091/ 7404824
Visitatore  - ma si può essere cosi'..... ?   |82.84.157.xxx |2007-05-28 12:35:17
Chiamare qualcuno da fuori può essere utile se si riesce ad innescare un
circuito virtuoso, di scambio e confronto tra gli apporti culturali della
persona che arriva da un'altra realtà geografica e culturale e la
collaborazione delle risorse locali, degli autori del luogo. In questo caso
sarebbe un’occasione di crescita utile per tutti. Ma se una scelta del
genere è motivata soltanto dall’atteggiamento provinciale di chi si
serve dei grandi nomi per fare della politica facile, allora non sono più
d’accordo.
Se un'iniziativa del genere fosse presa in Sardegna?
E’ triste constatare che noi sardi abbiamo ancora bisogno di qualcuno che
venga da fuori per dirci chi siamo, che faccia le cose al posto nostro.
Pensiamo, ad esempio, alla campagna pubblicitaria "Sardegna fatti
bella": ma non sarebbe stato meglio evitare lo spreco di tanti soldi
rifacendosi alla strategia danese del "vuoto a rendere"?
L’idea
di chiamare il grande nome da fuori è spesso una strategia provinciale per
mettere l’elettorato in pace: è facile chiamare Wenders! Certo, se il
ruolo di questo autore si situasse in un contesto di seminario-studio, come
tutor in grado di coinvolgere i registi sardi in un momento didattico di
grandissima qualità, sarebbe un iniziativa vincente. In caso contrario, solo
soldi sprecati.
Casu

Continuo a domandarmi: è uno scherzo??
Visitatore  - dodo   |87.6.80.xxx |2007-05-18 11:32:20
bravi bene bis
Visitatore  - Brutta cosa l'invidia...   |82.84.216.xxx |2007-05-24 17:26:19
A Seui forse c'è un solo tabacchino e tre o quattro bar.
Chi vive a
Cagliari, sa che la maggior parte di questi esercizi sono di persone di Seui o
dei loro figli.
A Cagliari non li ho mai contati ma se chi mi vende le
sigarette o un caffè è un seuese, un motivo ci sarà? Vero?
Sarà
forse perchè sono più bravi di noi cagliaritani?
Forse si. Anzi,
diciamocelo: sono più bravi.
Per cui potremmo tranquillamente enunciare
questa teoria:
Wenders sta a un film come un seuese sta ad un tabacchino.
O
volete provare ad aprirvi un bar a Seui?

Ogni riferimento a qualsivoglia
persona di Seui è da ritenersi puramente esemplificativo.
Visitatore  - Wenders e i Seuiesi, ma il talento fiori   |82.59.32.xxx |2007-05-23 20:42:08
E' divertente il commento qua sotto.
Secondo me i Seuesi sono bravi perchè
sanno gestire molto bene il denaro. Per usare un eufemismo. ...
Wenders è
bravo perchè, oltre ad avere talento, è vissuto in un mondo dove alla
cultura e all'arte si è sempre dato molta importanza. In Sardegna, sono
d'accordo con Naitza, siamo ancora al terzo mondo. Ma questo anche perchè non
ci sono scuole, pochi centri culturali o comunque con pochi soldi, pochi grandi
artisti, ancora meno maestri. Insomma è tutto un mondo ancora da inventare ,
specie nel campo del cinema. E' questo può essere anche interessante:
inventare tutto da zero. Si, ma da dove iniziare .?questo è il punto.
Finalmente abbiamo una legge sul cinema. Ma quale è la politica ? Dove
indirizzare i primi soldi ? Per le scuole, per creare un centro culturale
prestigioso ? Per far lavorare i nostri registi ? O per finanziare un film di un
regista famoso come Wender ? In Sicilia hanno scelto, ma hanno già iniziato
da molto. Per esempio sono da tempo riusciti ad aprire una filiale della scuola
del cinema. Hanno Tornatore, Crialese. Noi invece siamo , a mio parere, molto
fermi. Poco convinti, scarsamente intraprendenti. Come in tutte le cose.
Sonosicura che fra tanti giovani ci sono grandi talenti, ma devono essere
indirizzati, educati, istruiti, devono farsi la gavetta. Pubblico e privato con
un progetto coerente li possono aiutare.
E.A
Visitatore   |82.84.157.xxx |2007-05-28 12:37:00
Apprezzo molto la critica fatta ad una Sardegna distratta nel cogliere
opportunità "laterali" rispetto ai tradizionali progetti di sviluppo.
Però non tutto è nero, non tutti distratti. Fate un salto sul sito della
Camera di commercio di Sassari e troverete un primo passo importante in tal
senso (New York Film Accademy). Se guarderete poi al Progetto integrato
"Distretto della Creatività" presentato sempre dalla stessa Camera
potrete, spero con piacere, certificare che qualcuno già da tempo prova (con
molta fatica) a rompere degli schemi rigidi come catene. Se volete siamo pronti
a collaborare e a ricevere collaborazione. Grazie.
Gavino Sini (presidente
camera commercio sassari)
segreteriagenerale@confcommercio.sas
sari.it[/EMAIL]
Visitatore  - ma di cosa stiamo parlando?   |82.84.224.xxx |2007-06-03 15:40:45
Ho l’impressione che le domande poste a noi “esperti e addetti ai
lavori” non fossero le stesse, perché diverso è il tenore delle
risposte. Mi sembrava di aver capito che dovessimo esprimere un parere su
un’operazione di marketing, ma invece leggo di tutto un po’. Fra
l’altro, come accade sempre in questi casi, si cade nello slogan e nella
frase fatta. Suona bene la battuta di Daverio riportata da Pellegrini, ma al di
là dell’effetto immediato è banale, e son sicuro che in fondo
neanche Pellegrini, che è uno storico dell’arte prima di essere un
politico, la condivide. Che so, Renzo Piano genovese ha progettato il Beaubourg
di Parigi e una parte della nuova Potsdamerplatz di Berlino (e anche la Bancacis
di Cagliari), e sembra che i progetti non siano proprio male anche se magari lui
da ragazzo ha bazzicato i carrugi e non Unter den Linden o i boulevard parigini.
Dunque, io non so se Wenders, nella Ruhr da cui proviene, fosse abituato a
mangiare würstel con hamburger e baccalà bagnati con rum e accompagnati da
sigari cubani, ma quando ha girato Lisbon Story o Buena Vista Social Club le
atmosfere della città portoghese e di L’Avana le ha colte
straordinariamente bene. Eccome! L’altro problema è quello della
visibilità, aspetto proprio non marginale in un’operazione di
marketing. Io son convinto che noi in Sardegna abbiamo anche dei registi di alto
livello, e che se affidassimo un film su Cagliari per esempio a Enrico Pau
farebbe un lavoro egregio (basta, per averne conferma, vedere il suo ultimo
piccolo-grande film Jimmy della collina). Mi domando però quanto il marchio
“Enrico Pau” possa garantire la distribuzione del film in tutto il
mondo e quanto invece lo possa fare il marchio “Wim Wenders”. Altro
credo sia il discorso della formazione dei giovani (?) autori sardi. Aspetto
importantissimo (a cui personalmente credo molto e ritengo imprescindibile per
la crescita del cinema in Sardegna), ma forse non del tutto pertinente in questo
contesto. Lo stesso dicasi per quanto riguarda la valorizzazione delle risorse
locali e per il problema del raccontarsi dal di dentro di cui parla
Cabiddu.

Quello che però proprio non riesco a capire è
l’intervento di Bandinu. Non entro in merito alle considerazioni sui
tratti antropologici e le concezioni identitarie di noi (noi chi?) sardi. Quello
che mi domando è semplicemente questo: ma il cinema deve per forza essere
antropologico? E se la risposta fosse affermativa mi domanderei allora che senso
possano avere i film di Frank Capra o di Charlie Chaplin, quelli di Ejzenstejn o
di Kubrick e l’elenco potrebbe essere lungo, molto lungo. Ma se anche
così fosse, non necessariamente l’occhio esterno è impossibilitato
a dare una rappresentazione antropologicamente valida di un ambiente
(d’altra parte se pensassimo questo dovremmo ritenere inattendibili la
maggior parte delle ricerche dei più importanti antropologi). Se pensiamo al
caso Sardegna, per esempio, non possiamo non constatare che i migliori
documentari antropologici sull’isola sono stati fatti da autori
“stranieri”: il siculo-calabrese Vittorio De Seta (Un giorno in
Barbagia, Pastori di Orgosolo, 195 responsabile anche di una fiction niente
male (Banditi a Orgosolo, che nell’isola quando uscì non piacque
molto) e l’australiano David MacLuhan (Tempus de baristas, 1993). A
quest’ultimo, fra l’altro, il lavoro è stato commissionato
niente meno che da un Ente regionale (non amico di Soru – questo va detto
per la tranquillità di Mario Diana – che all’epoca si occupava
d’altro).
E qualcosa credo si debba dire su Padre padrone, visto che
è stato citato, perché dall’esperienza di questo film c’è
molto da imparare. Mentre il fior fiore degli intellettuali sardi, con molto
provincialismo, liquidava il film accusandolo di essere fascista, la grande
critica cinematografica internazionale lo segnalava come un piccolo capolavoro.
Le parole del critico di Le Monde sono in tal senso emblematiche:
«Bisognerebbe portarci i bambini e i vecchi, gli adolescenti melanconici e i
genitori preoccupati. E anche i ministri della cultura, e di tutti i paesi.
Perché non c’è nessuno cui Padre padrone non riguardi in qualche
misura, e che non possa trarne vantaggio più che da dieci libri di teoria
sull’infanzia, la comunicazione, l’orgoglio, il sapere, il potere,
l’iscrizione dell’avventura personale nella vita collettiva, il
silenzio, la musica. E tutto questo senza che la tensione del racconto
indebolisca il ritmo di una sola immagine». Tutto ciò quegli intellettuali
sardi non lo hanno notato: preoccupati di attribuire patenti di sardità hanno
guardato il film senza pensare al film. Si sono limitati a guardare la
superficie e non hanno pensato alla sostanza. A quell’utopia che i
Taviani hanno costruito prendendo spunto da Gavino Ledda ma andando ben oltre:
l’evoluzione in positivo della società e dell’individuo è
possibile, ci dicono i registi, grazie al contatto con la cultura e con
realtà diverse. E poi, certo che i pastori sardi non suonano la fisarmonica
con le melodie che si sentono nel film, e Omero Antonutti proprio non cammina
come un pastore… io non so se Ringo/John Wayne camminasse come i cow-boys
ma questo non toglie che Ombre rosse sia una grande capolavoro. Si può certo
non apprezzare il film, de gustibus et de coloribus non disputandum est, ma non
lo si può leggere con gli occhi chiusi.

E per concludere, tornando al
caso Wenders, (e concordando con quanto detto da Filippini) dico che proprio non
mi dispiacerebbe avere su Cagliari un film rispettoso e bello dal successo
internazionale, come sono i film di Wenders su Lisbona e L’Avana, anche
se magari “il popolo sardo” non ci si riconosce (fra l’altro
il “popolo sardo” dovrebbe educarsi/essere educato al cinema, in
modo da abituarsi a vedere i film per quel che sono e non come reportage della
realtà concreta destinati a fissare una volta per tutte l’immagine
della “sardità”).

Antioco Floris
Visitatore   |87.3.84.xxx |2007-06-03 17:00:52
Grazie ad Antioco Floris per il suo eloquente e interessantissimo ulteriore
commento. E' vero che ciascuno degli intervistati ha risposto in maniera
diversa affrontando temi anche differenti. Allora forse, per evitare
sconfinamenti, la domanda potrebbe formularsi così, terra terra: oggi come
oggi, facendo finta di avere tanti soldi, e dovendo scegliere fra due
possibilità, tu cosa faresti al posto dei nostri amministratori:
finanziaresti i film degli autori sardi o finanziaresti Wenders e la sua casa di
produzione ? Mi permetto di tradurre l'interrogativo in questi termini: oggi
come oggi è piu' importante la visibilità della nostra isola ( che
certamente Wenders assicurerebbe piu' dei notri autori) o la crescita del "
nostro " cinema ?
Ecco che la domanda fiisce poi per coinvolgere tutti temi
che sono stati trattati.
Se hai voglia, Antioco , la tua risposta sarà a noi
molto gradita e ai nostri lettori, sono sicura, molto utile per via della tua
grande esperienza.
Enrica Anedda ( Cagliari in corto)
Visitatore  - e perché non entrambi?   |82.84.224.xxx |2007-06-04 00:09:08
Beh, posta così la questione assume tutto un altro tenore. Certo, se avessimo
molti soldi il problema non si porrebbe: potremmo fare entrambe le cose. Ma in
realtà non è così…
Dunque, se la domanda dice “è più
importante la visibilità dell’isola o la crescita del nostro
cinema”, risponderei senza esitazione che oggi è più importante
investire sul nostro cinema. Ma se invece la questione è “investiresti
sui nostri autori o su Wenders” allora direi che la domanda è mal
posta. Infatti, sempre in sintonia con quanto dice Filippini più sopra, direi
che bisogna vedere i progetti e i curricula, e valuterei in base al loro valore
(come peraltro prevede la legge sul cinema recentemente approvata in Sardegna).
Non è che uno solo perché è nato in Sardegna ha qualità e progetti
interessanti per forza. Rimango del parere che Vittorio De Seta ha fatto per il
cinema dell’isola molto di più di quanto abbiano fatto altri nati e
residenti in Sardegna. Credo che il cinema sia un qualcosa di molto complesso e
non lo possiamo far crescere chiudendoci inter nos, pagandolo con i soldi della
Regione e magari pensando di distribuire le pellicola nei circoli degli
emigrati. Penso che la presenza di autori “stranieri” non possa che
far bene al cinema in Sardegna, sia da un punto di vista prettamente economico
che da quello culturale (bisogna pur imparare ad aprirsi e a confrontarsi col
mondo o no? ). Questo nella convinzione che da noi abbiamo figure valide che
devono poter produrre e giovani che devono poter crescere.
Antioco Floris
Visitatore   |83.103.90.xxx |2007-06-15 18:26:06
sono cintento!!!
Visitatore   |83.103.90.xxx |2007-06-15 18:28:26
viva il film!!!
Visitatore   |83.103.90.xxx |2007-06-15 18:29:20
telecamera!!
Martin Scorsese
Visitatore  - wenders e la pubblicità   |151.63.7.xxx |2007-07-19 11:24:13
solo una piccola precisazione ... Columbu afferma, cito:
"Wenders,
infatti, non è un pubblicitario ... "
non sarà un pubblicitario ma
non ha mai disdegnato girare spot pubblicitari .... qualcuno come l'ultimo per
l'ONU sulle miserie del mondo sicuramente per scopi non totalmente commerciali
ma tantissimi altri solo per il guiderdone, per fare qualche nome Barilla,
Ferrovie dello stato, Ariston, Audi ... insomma non sarà un pubblicitario ma
non disdegna di certo la pubblicità.

scusate l'intromissione,
M.
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