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Percorso

“Tutti giù per terra” di Davide Ferrario

 
''Tutti giù per terra'', locandinaUn ottimo libro, un bellissimo film e una colonna sonora musicalmente perfetta. Grazie al racconto dello scrittore Giuseppe Culicchia sono stati toccati tre campi dell’arte in maniera eccelsa. Nel ’94 esce il libro “Tutti giù per terra” e due anni dopo il regista Davide Ferrario porta sugli schermi l’omonimo film, uno dei più originali che ha descritto, fuori dagli scontati e facili sociologismi, la generazione - quella più sensibile- degli anni 90.
Nel film che rivedremo questa settimana si parla, come qualcuno ha scritto, dei “dolori del giovane Walter”, un ragazzo di 23 anni interpretato da un bravissimo e perfetto Valerio Mastrandrea. Dopo aver trascorro gli anni dell’adolescenza a Roma con sua zia Caterina (C. Caselli), unica amica, torna dai suoi genitori a Torino. Walter è un ragazzo qualunque diplomato in ragioneria, senza un soldo, vergine un po' per scelta e un po' per pigrizia (“Per non far danni a me e agli altri ero vergine: così almeno evitavo l'eiaculazione precoce”) che si trova in una Torino che non riesce ad appagarlo socialmente.
 
''Tutti giù per terra''Anche in famiglia le cose non vanno molto bene: il padre (C.Monni), operaio di sinistra, non lo capisce: “Non sei voluto diventare comunista e nemmeno vuoi fare i soldi, ma che bestia sei?”; pure Walter non lo stima (“Tu volevi fare la rivoluzione e non hai saputo neanche tenere in piedi una famiglia”) e si scandalizzerà scoprendolo, una notte, a cantare una canzone d'amore a un travestito (cameo di V. Luxuria). La madre è perennemente depressa e afflitta da mutismo.
Frequenta la facoltà di filosofia ma con poca convinzione (in due anni neanche un esame). Decide di esplorare il servizio civile e sceglie di lavorare al C.A.N.E. (Centro accoglienza nomadi ed extracomunitari), ma sente di essere poco utile circondato da Rom che interrogati sul lavoro che vorrebbero fare, rispondono Pippo Baudo, Papa, cantante pop o Padrone Fiat, e da un ambiente in cui prevalgono piccole ingiustizie e favoritismi su qualsiasi altro valore.
 
''Tutti giù per terra''Le sue giornate passano fantasticando sulle possibili varianti che potrebbe avere la sua vita magari trovando una storia d’amore che valga la pena di essere vissuta e osservando con nichilismo e romanticismo la vita che non capisce e la gente che lui non vorrebbe incontrare.
La morte in un incidente della zia Caterina -suo unico punto di riferimento- gli procura un brutto shock (“Stavo consumando qualcosa che non mi sarebbe stato più restituito”) e a malincuore accetta un posto di commesso. Durante il lavoro si imbatte in una zingara che cercava di rubare un reggiseno nel magazzino e al termine dell’inseguimento, nel retrobottega, ha un rapporto sessuale improvviso quanto veloce con lei. Un colpo che forse lo farà crescere e passare alla vita adulta…forse!
''Tutti giù per terra''Una commedia acida, grottesca ma mai ruffiana o macchiettistica come se ne vedono ultimamente. Purtroppo molta critica lo ha sottovalutato e peggio ancora, molto pubblico lo ha ignorato. Da parte mia alcuni ideali “grazie” al regista Ferrario per questo film che ti avvolge interamente. Un grazie personalissimo per avermi fatto conoscere (cinematograficamente parlando) Valerio Mastrandrea, ormai diventato il mio attore italiano preferito. Difficile scindere il ragazzo reale Mastrandrea dal personaggio Walter nel suo continuo racconto-monologo (“…io in chiesa e in discoteca ci andavo una volta all’anno: in chiesa se moriva qualche parente e in discoteca oggi e più o meno con lo stesso stato d’animo”). Un grazie ancora per aver messo su tra i più begli esempi di voce fuori campo.
 
''Tutti giù per terra''Come in molti hanno notato, nella cinetrascrizione di Ferrario, il pensiero del protagonista si manifesta infatti in una voce narrante che oltre a legare i brevi segmenti che compongono la materia del racconto, serve da anello do congiunzione-contraposizione tra la realtà e la percezione che Walter ha di essa. Quella che è l’istanza narratrice non coincide però con la voce off di Walter, perché è appannaggio di Ferrario che attraverso uno stile e un montaggio veloce, fatto di continui sbalzi tra accelerazioni e rallentamenti, inquadrature sghembe, intermezzi surreali, ci racconta di uno che racconta. Walter parla perché non è in grado di agire e tenta anche la via della scrittura perché: “parlare di me in terza persona mi faceva sentire meglio”.
Uno stile un po’ frenetico abbiamo detto ma anche un po’ “clippato” (senza scadere nel videoclip) grazie anche ad una musica che oltre alla funzione ritmica, integra la storia ma soprattutto il personaggio. Si potrebbe dire che concorre a dare voce a tutta la rabbia e la frustrazione di Walter e lo fa in maniera cosi pregnante da diventare quasi una seconda voce narrante.
Merito di tutto ciò -e qua sta il mio ultimo grazie- è stata la scelta di far musicare questa pellicola ad un gruppo che ha segnato la generazione degli anni ’80 nelle “vesti “ dei CCCP, e quella degli anni ’90 nella loro evoluzione in CSI. Il loro inno nichilista “non studio non lavoro non guardo la Tv non vado al cinema non faccio sport” sembra perfettamente calzante per il nostro Walter.
 
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