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Ebraismo - A. Matta

Perché questa grande insistenza sui giusti?

 
Il Trio LescanoGuardando alla cinematografia italiana sulla Shoah,  viene subito in mente l’ imponente presenza di fiction sulle storie relative ai  giusti tra gli  italiani e gli ebrei italiani,  che vivevano in Italia in quegli anni. Il regista Pasquale Squitteri ha  ultimato le riprese per una fiction Mediaset dal titolo “Il giorno della Shoah” , incentrata sulla figura di Alberto di Consiglio e su coloro i quali , nell’ Abruzzo degli anni 40, salvarono la  famiglia dallo sterminio nazista, (fiction la cui messa in onda è prevista su Canale Cinque  per il prossimo Giorno della memoria). La Rai, invece, ha  annunciato la prossima messa in onda, sempre per il giorno della memoria,  della fiction in due puntate per la regia di Gabriele Eschenazi  sulla storia del Trio Lescano, le famose tre sorelle  cantanti degli anni 30 di origini ebraiche, salvatesi  per la loro grande fama  dallo sterminio negli anni bui delle leggi razziali e della Shoah in Italia.  C’ è purtroppo da fare una severa analisi sull’ intera cinematografia della Shoah in Italia: secondo  i più  grandi esperti internazionali,  pecca  di pellicole sulle storie relative proprio alla Shoah, intesa come la deportazione di ben oltre 8000 italiani ebrei dal nostro paese negli anni terribili della Repubblica di Salò , e pecca ancora di più di fiction sulla questione delle leggi razziali fasciste del 1938, viste come una sorta di orrore fatale da parte di Mussolini  o come una sorta di costrizione da parte degli alleati nazisti.
Ricordo  le  parole di Marcello Pezzetti in un’ intervista fattagli da Gadi Luzzato Voghera  nel 1994:   “in Italia non è  effettivamente fino ad oggi passato un discorso serio che affronti quanto accaduto durante la Shoah  da un punto di vista cinematografico di fiction”.
 
ShoahSe si guarda ai motivi iniziali di un silenzio relativo sia alla Shoah sia alle responsabilità italiane in essa, il motivo non è dei più  nobili, essendo di carattere politico.  Da un lato, vi era chi voleva dimenticare, dall’ altro, c’era  chi la Shoah la ricordava male o non la ricordava  per niente, riducendola a una piccola parte della più  grande storia della Resistenza.  Non è un caso  che il primo  film che cita la Shoah in Italia (pur non essendo ambientato in Italia ma a Parigi)  sia  riconducibile sotto molti sensi a un messaggio antigiudaico. E’ “L’Ebreo errante”  di Goffredo Alessandrini del 1947.  Il problema è che riconduce la Shoah a una sorta di passaggio obbligato che gli ebrei devono compiere per poter salvare loro stessi da una certa colpa collettiva per aver crocefisso Cristo 2000 anni prima.  Quest’idea della Shoah come sacrificio obbligato ritornerà anche in alcuni film stranieri  come  “La settima stanza” di Marta Meszaros del 1996. Facendo un passo indietro,  il primissimo film Italiano che parla di Shoah nella nostra nazione è “L’oro di Roma” di Carlo Lizzani, del 1961. La pellicola è incentrata sulla tragica vicenda degli ebrei romani, dapprima ricattati e intimati di consegnare 50 kg d’oro ai nazisti con la promessa di salvarsi dalle deportazioni, poi rastrellati nella retata del 16 Ottobre 1943 e deportati a Auschwitz. Lizzani,  il regista del film, vanta una filmografia abbastanza vasta di titoli relativi al Nazifascismo e soprattutto alla Resistenza. Questa pellicola può  essere sotto molti aspetti considerata effettivamente l’unico titolo di Lizzani sulla Shoah.
E’ evidente l’assenza di ogni riferimento alle precedenti leggi razziali fasciste del 1938 (solo in una scena, quella in cui Massimo presenta a sua madre la fidanzata Giulia,   si fa un esplicito riferimento alle leggi razziali, spiegando come Giulia non possa più dare esami universitar,i da cinque anni a quella parte, perché ebrea) . E’ chiaro come in questo film ogni responsabilità   della deportazione del 16 Ottobre venga  interamente rimessa ai nazisti. Sotto questi punti di vista dunque, il film di Lizzani rappresenta un’ occasione persa. Con gli anni  la situazione non migliora, anzi  regredisce.
 
''Il giardino dei Finzi Contini''Del 1970 è il film di Vittorio De Sica “Il giardino dei Finzi Contini” , sull’ omonimo romanzo di Giorgio Bassani,  inizialmente  tra i produttori della pellicola. In questo film,  le leggi razziali sono citate, ma da un punto di vista prettamente cinematografico sembrerebbe che i giovani personaggi del film non se ne curino (diversamente da come avviene nel romanzo di Bassani). Se poi guardiamo la scena finale, quella dell’ arresto dei Finzi Contini quando Mical Finzi Contini sembra dispiaciuta per quello che lascia, sembra trovarsi anche qui davanti a un’ occasione persa.   
Ma, è dal 1983 con la pellicola “Assisi Underground”  di Alex Ramati, incentrata su un frate francescano che salva degli ebrei tra il 1943 e il 1945 nella città   di San Francesco, che esplode  il boom di pellicole incentrate sui giusti Italiani. Da “Perlasca” di Negrin a “Senza Confini” di Costa, passando nuovamente per Alberto Negrin con il suo recente  “L’Aviatore” le pellicole sugli ebrei Italiani o  salvati da Italiani son state numerosissime. Molte meno le pellicole che abbiano realmente focalizzato la realtà delle leggi del 1938 o della Shoah italiana senza lasciarsi andare verso la questione dei salvati,  ma piuttosto parlando dei sommersi.
 
''Assisi Underground''E’ ormai un dato di fatto che, rispetto al resto d’ Europa, circa l 80% degli ebrei italiani si salvò, ma ciò non giustifica una minimizzazione della Shoah,  che tuttavia vi fu. Questa operazione non ha risparmiato nemmeno il settore delle trasmissioni televisive, basti citare a puro titolo di esempio la trasmissione televisiva  “Il coraggio e la pietà” di Nicola Caracciolo, del 1986. E  laddove si è voluto far luce sulle leggi razziali del 1938, con pellicole come “Concorrenza sleale”  di Ettore Scola del 2001, i risultati non son certo soddisfacenti. A mio parare, l’unica fiction italiana ad aver ricostruito il clima delle leggi razziali del 1938 è solo una, “La  storia d’amore e d’amicizia” di Franco Ross, del 1982. Un lunghissimo sceneggiato sulla  storia di una famiglia ebrea italiana, che viene esclusa dalla società nel 1938, passa anni a chiedere e cercare aiuto, non lo trova, alla fine viene  tradita e venduta .  Per il resto, viene da chiedersi, come mai questa generale insistenza sui giusti o sugli ebrei che si sono salvati nella cinematografia Italiana della Shoah? Lodevolissime pellicole , ma non sarebbe meglio venisse fatta  anche una fiction come quella di Franco Rossi sulla realtà  effettiva e tremenda delle leggi del 1938, senza insistere sugli ebrei salvati, ma pensando per una volta a livello cinematografico anche ai sommersi? Spero che qualche regista italiano colga questo messaggio!!