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La trilogia di Emme PDF Stampa E-mail
Avete un film che vi ha coinvolto tanto da caratterizzare un periodo della vostra vita? La tela della vostra esistenza è fatta di qualche film? Ecco uno spazio-scambio-gioco dedicato ai lettori per parlare di pellicole e correlare il cinema alla propria vita. di Monica Aschieri

''Arancia meccanica'
La sfida di racchiudere in una triade emblematica nodi e snodi della propria autobiografia cinematografica continua:  insieme ai numerosi commenti già pubblicati di  Ada Lai, Walter Porcedda, Gianni Olla, Paolo Carboni, Bepi Vigna, Giorgio Pellegrini, Paolo Zucca, e di tanti altri lettori e appassionati di cinema  ecco i nuovi film del cuore di Pietro Porcella, Salvatore Pinna, Vincenzo Scardapane, Enny Mazzella...
Ognuno di noi ha un film o una canzone, un testo, una poesia che segna un periodo ben preciso della propria vita, e riascoltandolo, rivedendolo, è come poter rivivere quei momenti, come fossero stati contrassegnati da quel dato film o canzone!  A me almeno succede questo!
Con un po' di analisi su me stessa, ho scoperto che tre film hanno segnato nonché contrassegnato un preciso periodo storico della mia esistenza. Tre film rappresentano i tre periodi più importanti della mia fragile vita, tre pellicole l’hanno influenzata, caratterizzata, fatta loro.
E’ come se la mia esistenza fosse stata distinta e caratterizzata da queste tre storie, divisa in tre fasi, ad ognuna appartiene una pellicola, ognuna è accompagnata da un film, da una storia, come fosse un tatuaggio, lo guardi e ti  rivedi, ricordi, ti ritrovi, rammenti tutto, anche le cose che la vita e il tempo cercano di cancellare.
''Arancia meccanica''Prima fase; primo film: "Arancia Meccanica" uscito dalla mente eclettica dell’indimenticato e geniale Stanley Kubrick… Puro gioiello della scrittura cinematografica, quand’è uscito ero poco più che una bambina ma dai discorsi rubati agli adulti, da qualche cartellone pubblicitario ne fui immediatamente colpita, catturata. Appena diciottenne il mio neo marito Mauro mi portò a vederlo, finalmente… oh che incanto! Colorato, allucinato, visivamente scioccante, volutamente provocatorio. Tutta quella violenza che avevo dentro, che sentivo muoversi in me, eccola in Alex... (un M. Mcdowell fantastico, unico, irripetibile) la rabbia furiosa, il non capire, non volere, non accettare, crearsi un proprio mondo, fuori da ogni schema, logica, morale, libero e cattivo, soprattutto libero!  Vedere ritratta la propria famiglia come un grottesco fumetto, una farsa, e la musica, la musica a capo di tutto, il magnifico Ludvig Van…. assieme alle droghe, all’annientamento del male perché tu stesso divieni male assoluto e niente e nessuno potrà nuocerti, l’utopia dell’invulnerabilità…
Io ero così, come Alex, cattiva fragile persa alle prese con un mondo forse più cattivo fragile perso di me! Quando ripenso a quegli anni, quando ascolto la nona, quando “becco” "Arancia" in tv… non so se io sono il film o il film è me!   Chi è  con me? Chi durante l’adolescenza ha avuto un periodo caratterizzato da una pellicola simile nel suo genere ad "Arancia Meccanica" o proprio da Arancia? Qualcuno ha il coraggio d’ammetterlo?
''9 settimane e mezzo''Seconda fase; secondo film: "Nove settimane e mezzo" di Adrian Line (film apparentemente commerciale e diretto da un regista sottovalutato), colonna sonora indimenticabile!! Billie Holiday, Stewart Copeland, Lisa Dalbello, Luba, Corey Hart, Bryan Ferry, Devo, Eurythmics, Jean Michel Jarre e Joe Cocker.

Avevo 24 anni, ero quasi donna, pronta per sbocciare, per amare, per conoscere la magia, l’alchimia dell’amore. Dei corpi avvinghiati, del sesso che ti fa amare e male, dell’Amore in tutte le sue inenarrabili sfaccettature. Anche in questa pellicola, "Nove settimane e mezzo", mi sono identificata col personaggio maschile interpretato da uno strepitoso Mickey Rourke, con lui e il suo osare, chiedere di più, alzare la posta, con lui è il suo problema del gestire la noia, del mascherarsi, col recitare un ruolo per sentirsi più sicuri, meno persi e perdenti. La scena finale del film, con Rourke abbandonato da Litz, seduto per terra, che conta, conta sino a cinquanta, perché sa o crede, spera, lei torni da lui.
''9 settimane e mezzo''Ecco, ho trovato in quella scena il vero nucleo del film, del racconto, lui finalmente si apre a lei, finalmente non mente, si svela, e lei lo abbandona, quando davvero potrebbero essere una coppia indistruttibile, lei va via, ha paura, è tardi, è il destino, non si sa, e lui sta per terra  a contare, disperato.
Sapevo, ho sempre saputo mi sarebbe accaduto. Da appena l’ho visto, come una maledizione, un pensiero; “anch’io finirò per terra. Da sola. Ad aspettare. Nessuno”.   Qualche connessione di qualcuno di voi lettori? Simile attitudine? Aspetto le confidenze condivise vostre.
Terzo film; terza fase. The end... "American Beauty", un capolavoro indiscutibile, diretto da Sam Mendes, è il suo primo lungometraggio, con Kevin Spacey di una bravura imbarazzante; una fotografia meravigliosa (Conrad L. Hall) unica nel suo genere e stracopiata in seguito.
''American beauty''Colonna sonora, interpreti, tutto perfetto, sincronizzato come in un’opera teatrale, delinea in modo quasi matematico la caduta, la caduta delle speranze. La caduta degli dei. L’inabissamento del senso delle cose che appena ti pare con peripezie quasi assurde, d’aver raggiunto, perdi inesorabilmente. Il cinismo lirico, tragicomico, pulito, inesorabile che circonda tutto il racconto, ti spoglia. Ti denuda. Finché qualcuno, un pazzo, uno ossessionato dalla propria sessualità, che potrebbe essere chiunque, il vicino di casa, il capo a lavoro, come il tuo migliore amico, ti spara in testa. Perché era inutile, inutili tutte le peripezie del protagonista, lasciare il lavoro, la dieta, la palestra, vendere hamburger, le canne, l’adolescente bella, la moglie, quando tutto è segnato, quando gli dei cadono….. è tutto inutile.                                             

''American beauty''Commenti?
Avete un film o più d’uno che vi ha coinvolto tanto da caratterizzare un periodo della vostra vita, da dipingerlo? La tela della vostra esistenza è fatta di qualche films? E quale, perché? Questo è  uno spazio/scambio/condivisione dedicato ai lettori del Cinemecum e a chiunque passi di qui anche per caso, un modo per parlare di cinema e correlarlo alle proprie vite, davvero, in modo tangibile! E’ un gioco per gli amanti del sogno, ossia del cinema...  
Ps: e come disse qualcuno in un italiano appena accennato, “non abbiate paura”!
Commenti
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Maurizio Carboni, operatore   |217.133.54.xxx |2010-02-03 18:32:20
In primis direi Sergio Leone, “Per un pugno di dollari” e praticamente
tutta la serie degli spaghetti western perché son cresciuto con il cinema di
questo regista. Un mio parente, uno zio, era direttore di cinema quindi andavo
spesso al cinema da ragazzino e mi aveva impressionato tantissimo il modo di
fare il film di Leone. Poi invece, crescendo, imprescindibile è “Apocalipse
Now” di Francis Ford Coppola per il pathos incredibile che è riuscito a
tramettere di quella tragedia della guerra in Vietnam e poi dei giorni nostri
ce ne sono molti... non me ne vengono in mente altri... in particolare. Uno
da dimenticare? “L\'ultimo bacio” di Muccino
Gianluca Sulis, regista   |217.133.54.xxx |2010-02-03 17:36:41
“Apocalipse now” di Coppola e metterei “Kagemusha – L'ombra
del guerriero” di Kurosawa che ho rivisto ieri e “8 e ½” di Fellini:
tre film del cuore, e film da maestri, però tre son troppo pochi!!!!!
Ada Lai, dirigente   |217.133.54.xxx |2010-02-03 18:32:09
Ce ne sarebbero tanti però!. Sicuramente il primo film del cuore è un film a
cartoni animati che ho visto da bambina, “Fantasia” di Walt Disney che
continuo a pensare sia il più bel film di cartoni animati che abbia mai visto.
Un altro film antico che però mi è rimasto nel cuore è “Via col vento”
perché era bellissimo e io sognavo nella mia adolescenza queste splendide,
appassionate storie d\'amore e sicuramente tra i film più recenti i film
di Truffaut che sono tutti bellissimi, e per me  sono quelli della maturità
Walter Porcedda, giornalista   |217.133.54.xxx |2010-02-05 17:32:14
Tra i film della vita, il primo è “The Song Remains the Same”: andai a
Londra la mattina con l'obiettivo di andare a vedere la prima del film, stiamo
parlando del '73 credo, ero pischello, chiaramente, arrivai e vidi questa folla
enorme che faceva la fila: per me che venivo dalla Sardegna, l'Italia dove le
file non esistevano è stato uno shock culturale. Comunque, vidi il film che mi
piacque molto perché era la musica dei Led Zeppelin con delle canzoni, dei
brani meravigliosi che hanno fatto epoca: uscii dalla sala completamente felice
di aver fatto questa lunga traversata dalla Sardegna per arrivare -
perché allora non si prendeva l'aereo, si viaggiava in treno e in
autostop, quindi era stata una lunga fatica - uscii dal film con l'idea
dirivederlo però rimasi  scoraggiato perché c'era una fila che era due volte
quella che avevo trovato lì prima di entrare.
Credo che ci si emozioni al
cinema soprattutto perché c'è un rapporto con la propria vita, con la propria
biografia, e e allora chiaramente, quel film lì che era veramente il primo
grande film musicale - avevo visto film quelli su Woodstock, etc. però quello
fu veramente un film, e un'esperienza unica. Altri due titoli? E' difficile
fare una scelta: per me per esempio la musica è estremamente importante per
cui sicuramente c'è un capolavoro come “Arancia Meccanica”, un film
di fantascienza magnificamente diretto e interpretato, splendido con
una musica altrettanto interessante che faceva da colonna sonora perfetta a un
film che parla di violenza, di società una verso un futuro dove le
relazioni
sia nella politica che nella società son sempre più improntati a rapporti di
forza. E per terzo, ma ce ne sono tanti, giusto perché l'ho rivisto anche da
poco metterei “Le rayon vert” di Eric Rohmer, che è un film di una poesia
e di una delicatezza straordinarie, ma potrei mettere dentro “Amarcord” di
Fellini donve c'è sempre parlando della musica, la musica di uno dei più
grandi autori di colonne sonore che era Nino Rota, oltre alle immagini
strepitose di uno dei più grandi registi italiani: poesia per immagini, poesia
della musica, insomma
Luca Crippa   |217.133.54.xxx |2010-02-03 18:36:33
Mah io posso dire che a 12 anni, amante della fantascienza, rimasi ovviamente
folgorato da STAR WARS. Un nuovo modo di vedere la fantascienza. Poi a 22 anni,
tanti nuovi interessi e sensibilità, IL CIELO SOPRA BERLINO. Che immagini e che
poesia. Poi tanti importantissimi, sceglierne un terzo è difficile...
Giovanni   |217.133.54.xxx |2010-02-05 17:38:50
Cara Monica amore mio, ho tanti film che mi piacciono e nei quali a tratti mi
rivedo, in uno in particolare rivedo me stesso, è il segreto della felicità
(200 del regista italiano Gabriele Muccino, interpretato da un bravissimo
Will Smith (che qui recita con suo figlio). Mi ha emozionato la descrizione
della vita di Gardner che abbandonato dalla moglie, senza soldi in tasca,
finisce barbone. Mi ha colpito ed interssato il rapporto padre- figlio e il
legame che si instaura fra loro che con il tempo va oltre le difficoltà (simile
al mio con mio figlio), rivedo nel protagonista il mio modo di pensare, di
vivere e di affrontare la vita, e cioè che il successo è una cosa che si deve
rincorrere fino in fondo, lavorando, studiando, continuando ad imparare ed
appassionandosi a ciò che si fa e apprezzando tutto ciò che si ha nella
vita.
Il film ha toccato tutte le corde della commozione e della compassione,
le corde emotive, emanando una miriade di concetti e valori: senso del dovere e
della famiglia, lotta per la sopravvivenza e la dignità, l'ambizione, la
caparbietà, l'autostima, la forza del sogno, e a dispetto di tutto questo,
riesce a non essere stucchevole e mieloso.
Enrico Loi   |151.33.168.xxx |2010-02-04 12:28:40
.....Una trilogia... fatta da Emme.... io non ho una trilogia, ho
veramente una marea di film che amo e in qualcuno mi sono ritrovato, ma visto
che la trilogia è della signorina Emme... allora dirò che negli anni 80 vidi
un film di Pasquqle Festa Campanile, La ragazza di Trieste, con una splendente
Ornella Muti rapata a zero.
Non so se ricordate lla trama, Dino, disegnatore di
fumetti, incontra sulla spiaggia Nicole/Muti, dopo che questa era stata salvata
dai bagnini mentre si trovava in procinto di affogare. Tra i due nasce un
rapporto violento ed ambiguo, pieno di misteri visti i segreti che Nicole si
porta dietro. La ragazza, pur innamorata di Dino, ogni tanto sparisce, poi
riappare all'improvviso, assume atteggiamenti provocanti, e mente
spudoratamente, mente su tutto, bugie improbabili che puntualmente Dino scopre.
Alla fine, per caso, il fumettista scoprirà la verità: Nicole è ricoverata in
un ospedale psichiatrico, dal quale può uscire con discreta libertà. La storia
finisce nella stessa spiaggia dove è cominciata, tragico finale..... un film
che non ha riscosso molto consenso di pubblico e botteghino che in tv viene
riproposto quasi mai, ma una storia alla quale io sono legato, per la totale
somiglianza di Emme a Nicole, per anni pensando ad Emme rivedevo Nicole, oggi
sono felice di poterlo raccontare alla stessa Emme e poterci fare quattro risate
assieme!!!!
Elena Tiragallo   |217.133.54.xxx |2010-02-04 13:38:13
E' difficile indicare solo tre film, perchè sono davvero tanti, quelli che
sono legati maggiormente al cuore per un motivo o per l'altro sono: Primo è Via
col Vento di Victor Fleming per la storia d'amore raccontata, mi ha colpito
nell'età adolescenziale, quando sognavo la mia "storia d'amore".
Secondo film è Notting Hill di Roger Michell per la fantastica
"vetrina" di Londra, città che ho nel cuore, avendoci vissuto e in
particolare di Notting Hill, distretto suggestivo, dove il film è stato girato
in gran parte e dove vivevo, a due passi dalla libreria. Terzo film: Cronisti
d'assalto di Ron Howard sulla vita di un caporedattore e di un'intrea
redazione, quella del giornale più dinamico di New York, The New York Sun, i
cui redattori sono sempre alla continua ricerca della verità. Questo film ha
determinato in me, all'epoca degli studi universitari, la scelta di dventare
giornalista.
maria   |79.32.86.xxx |2010-02-04 14:53:21
Cara monica i tre film della mia vita sino ad oggi, che ho 40 anni,
sono:

Splendore sull'Erba film della mia prima adolescenza;

il secondo
posto va a "Via col vento" anche per me è un film starordinario e lo
rivedo sempre volentieri;

L'ultimo posto spetta a Vivere per Vivere un film
francese quello che oggi mi rappresenta di piu'.
Fabrizia Coco   |78.15.233.xxx |2010-02-04 17:59:25
Come si fa? tre son troppo pochi!Allora.. tornando indietro con la mente fino a
scovare quelli a cui sono particolarmente legata, mi passano davanti agli occhi
moltissimi ricordi. Intanto mio padre che era un fanatico di Charley Chaplin e
quando al cinema davano un suo film, si andava di sicuro al
"cinematografo", come diceva lui, e devo dire che non ho mai riso e
pianto insieme come con Charlot che è e rimane tra i miei grandi. Poi mi
vengono in mente i pomeriggi estivi quando ancora si andava al mare soltanto la
mattina, e "noi", io e un folto gruppo di cugini, avevamo il permesso di
andare al cinema, (avevamo 12, 13, 14 anni ma c'erano i maschi che proteggevano
le femmine!) così ho visto tutto il vedibile dell'epoca, da Questo pazzo
pazzo... pazzo mondo a Un maggiolino tutto matto, gli indimenticabili Franco e
Ciccio, i film musicali allora tanto in voga con esordienti come Giancarlo
Giannini, Rita Pavone, Caterina Caselli, Morandi. Certo non erano filmoni, ma
come dimenticarli? mi riportano alla mia prima adolescenza, e loro erano già
tutti bravissimi. Comunque in quel periodo ce n'è uno che in effetti ricordo in
particolar modo, Gold finger, il primissimo James Bond con effetti speciali
sofisticatissimi mai visti prima e un meraviglioso Sean Connery, era una novità
assoluta e mio fratello mi aveva detto: ti porto a vedere un film pazzesco! Poi
da ragazza l'appuntamento al cinema del Sabato sera era bellissimo perchè era
anche un modo per ritrovarsi con gli amici e per fare piacevoli incontri,
insomma non era una cosa qualunque come oggi, era una serata particolare in cui
ci si metteva al meglio e in genere si andava a vedere una "prima",e fra
questi ne potrei citare tantissimi, italiani e stranieri, ma quelli che mi sono
rimasti più nel cuore fanno parte del genere commedia all'italiana, per
intenderci Vitti Sordi Manfredi Tognazzi, come non ricordare La ragazza con la
pistola, meraviglioso, e tutti i film di Lina Werthmuller con Giannini e la
Melato? io li ho adorati! Ecco,uno per tutti, e per me il migliore, Mimì
mettallurgico in cerca dell'onore, stupendo. Potrei andare avanti ancora a lungo
perchè in effetti il cinema ha accompagnato la mia vita, come anche la musica,
tutta la bella musica,e ancora l'accompagna anche se oggi sono sicuramente più
esigente e selettiva, ma mi dilungherei troppo. Un ultimo cenno però non posso
evitarlo, De Sica, Vittorio naturalmente, io lo metto fra i grandissimi, trovo
che sia stato un grande attore e un grandissimo regista, un film per tutti,
Matrimonio all'italiana che ritengo sia un'esaltazione più che riuscita della
già grandissima Filumena Marturano di Eduardo
syl   |62.10.131.xxx |2010-02-04 21:19:37
3 film 3?Il Ferroviere di Germi,Travolti da un insolito destino n'azzurro mare
d'agosto della wertmuller,e Nuovo cinema paradiso, di Tornatore, il perchè non
posso dirlo, ciao,ottima idea Aschieri!!!
silvia  - il mio film....................   |109.114.10.xxx |2010-02-04 22:25:29
ora spero di non essere attaccata per la miia scelta, ma io ho un film che
rappresenta la mia vita, ed è tre metri sopra il cielo, tratto dall'omonimo
romanzo di moccia, con un riccardo scamarcio da urlo. io ho 20 anni e non mi
interessa se qualcuno dirà o penserà che la mia generazione è una generazione
di stolti senza ideali nè cuore, fatta da ignoranti e superficiali, a 20 anni
mi emoziona l'amore, le storie d'amore, semplici, pulite, passionali,
comprensibili, senza troppi ghirigori, e tutto ciò a dispetto di tanti l ho
trovato in tre metri sopra il cielo, identificandomi completamente in baby la
protagonista femminile.... una ragazza di famiglia, con la madre che osteggia il
rapporto d'amore suo e di step..... ciao a tutti e grazie per lo spazio e i temi
che trattate
Anonimo  - I GIOVANI D'OGGI   |109.112.61.xxx |2010-02-04 23:19:33
SILVIA NON SI PUO' DATTI UNA REGOLATA
Gianfranco  - Punti di vista   |93.37.49.xxx |2010-07-11 14:46:16
Bisogna, innanzitutto, ricordare che ognuno è libero di fare delle scelte,
senza che qualcuno abbia la presunzione di giudicarlo. Ora, io
non sono un sostenitore di Moccia e i suoi romanzi, con tanto di film
annessi, ma posso dire che, in quanto sostenitore dell'Amore, ci sono altri
film, parecchio più belli e significativi. Questi, però, sono punti
di vista. Senza fare i superiori, chiunque ha un film o un libro che
lo rappresenta e che ha un significato profondo e alle altre persone
può figurare come stupido o inutile.
Ognuno viva la propria vita e se
vuole giudicare gli altri, quanto meno, si metta in condizioni di
conoscere la persona ìche vuole etichettare.
Anonimo  - da ricordare   |109.115.90.xxx |2010-02-04 22:39:49
Matrimonio all'italiana che citazione, Filumena Marturano, il grande Eduardo....
un capolavoro il film, un capolavoro la commedia teatrale!
stefano   |93.148.223.xxx |2010-02-05 00:56:22
non credo ci sia un film che abbia caratterizzato un periodo della mia vita,
piuttosto, al contrario, in ogni periodo della mia vita, raggiungendo diversi
gradi di maturità, ho apprezzato diversamente le opere cinematografiche che ho
visto, scegliedndo anche diversamente cosa vedere. Se, ad esempio, negli anni
settanta potevo gradire i films pornografici, quelli con l'Edvige, per
intenderci, oggi non mi sognerei mai di andarne a vedere uno. se una volta non
sopportavo Paolo Villaggio, oggi lo trovo esilarante e geniale: Super Fantozzi
lo guarderei sempre. Una volta preferivo i films americani a colori, soprattutto
i westerns, oggi aspetto l'estate per vedere quelli in bianco e nero del
neorealismo italiano in tv. Non so se una volta avrei apprezzato come oggi films
abbastanza recenti come: East is East, goodbye Lenin e Rane (ferite) o tutti
quelli di Ken loach e di Emir Kusturica, non so, probabilmente no. Se vado con
la mente ad indagare quello che ho visto nel tempo, non trovo elementi che
abbiano inciso su di me, ma vedo piuttosto come sono cambiato io.
Anonimo  - la mia trilogia   |217.133.106.xxx |2010-02-05 12:35:17
Interessante spunto quello che ci offre Stefano. In effetti io ho dei film che
ho particolarmente gradito e nei quali mi sono identificato, ma allora, ossia
ciò in cui mi ritrovavo nel mio ieri, oggi non mi appartiene più, non mi ci
rispecchiio. La mia pellicola per eccellenza è stata Blade Runner, di Ridley
Scott, con quella colonna sonora da capogiro, interprieti, storia, tutto
irripetibile, tratto dal romanzo; Ma gli androidi sognano pecore elettriche?

Ecco oggi non mi sento più ovviamente Rutger Hauer, questo mi lascia
come un senso d'amarezza, di tempi perduti, gioventù volata. Il secondo mio
film che va a parimerito con La sottile linea rossa di Terrence Malich (7
candidature all'oscar) è Schindler's list diretto da Steven Spielberg, questi
ultimi 2 film, appartengono anche al mio oggi, al mio modo di essere di oggi.
anonimo   |62.10.131.xxx |2010-02-06 11:46:39
filippo dove sei?serve anche il tuo apporto,questo ultimo commento sembra
tuo, o no?
paola  - film     |87.10.81.xxx |2010-02-06 23:02:07
Soldato Blu è il film che da ragazzina mi colpì particolarmente, anche se oggi
non saprei più raccontarlo perchè ricordo solo l' eterna e assurda guerra
contro i pellerossa. Da adulta mi piaque Love Story perchè sono un' inguaribile
romantica e ricordo quanti pianti tutte le volte che l' ho rivisto. Anonimo
Veneziano è stato un altro film dello stesso genere che ricordo volentieri, con
un Tony Musante molto bravo e la bella Florinda Bolcan in una Venezia
incantevole. Di recente ho visto La Duchessa, molto gradevole, bei costumi,
ambientazione grandiosa e riflettendo sulla storia, ho capito quali rinunce in
amore si facevano in quel periodo per salvare le apparenze.
Cuki   |109.113.52.xxx |2010-02-07 20:46:29
(The Passion di Mel Gibson? nessuno lo ha nella propria trilogia?)
.... i miei
films preferiti sono Trainspotting diretto da Danny Boyle, una storia del
geniale Irwin Welsh, interpretato da un ineguagliabile Ewan Mcgregor, una
colonna sonora Atomica, citerò soltanto Born Slippy, Underwold... che basta a
far capire! un film nuovo, diverso, che ha trattato temi serissimi come quello
delle dipendenze in maniera alterniva, ma ogni parola è un in più, preferisco
citarne un pezzo e magnificare questa pellicola così; « Scegliete la vita,
scegliete un lavoro, scegliete una carriera, scegliete la famiglia, scegliete un
maxitelevisore del cazzo, scegliete una lavatrice, macchine, lettori cd e
apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la
polizza vita, scegliete un mutuo a interessi fissi, scegliete una prima casa,
scegliete gli amici, scegliete una moda casual e le valigie in tinta, scegliete
un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cazzo, scegliete
il fai da te e chiedetevi chi cacchio siete la domenica mattina, scegliete di
sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz mentre vi
ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le
cuoia in uno squallido ospizio ridotti a motivo di imbarazzo per gli stronzetti
viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi, scegliete un futuro,
scegliete la vita. Ma perché dovrei fare una cosa così? Io ho scelto di non
scegliere la vita, ho scelto qualcos'altro, le ragioni? Non ci sono ragioni, chi
ha bisogno di ragioni quando ha l'eroina? »...... Cos'altro aggiungere? A parte
che in Italia una sola persona scrive così.... diciamo pure in Saedegna, a buon
intenditore poche parole!!

Secondo film, Leon, del grande Luc Besson, la
storia dell'assino killer che si imbatte in Matilde una ragazzina appena
dodicenne, mi sono identificata nella piccola protagonista ma il perchè... non
lo dirò, sono solo fatti miei....

Terzo film, Big Fish di Tim Burton di cui
adoro tutto... e potrei citarne uno a caso, (primo tra tutti Mani di forbice),
ma Ewan Mcgregor mia adorazione, mi fa optare per Big Fish, e per la scelta del
sogno come mezzo per il racconto, surreale, commovente, insegna in modo magico
al protagonista come conoscere meglio il padre, bellissimo. Ciao....
MARIA   |79.32.86.xxx |2010-02-18 13:25:08
MA SEI LA CUKI CHE CONOSCO IO? The Passion non lo citato nei film che piu' mi
appartengono ma sicuramente è un grande film, anche se il piu' bello per me di
questo genere rimane sempre quello di Zeffirelli....
Anonimo   |82.61.19.xxx |2010-02-08 12:03:09
...mi sembri un pò di parte...
cuki  - di parte a muso duro   |109.116.4.xxx |2010-02-08 13:03:06
non solo, determinata e di parte
Anonimo   |82.61.19.xxx |2010-02-08 13:08:17
E.   |87.10.80.xxx |2010-02-08 16:29:04
certo che tre film….un po’ pochini, si fa sempre torto a sceglierne solo
tre…e poi questo è un gioco che conosco bene, lo facevamo spesso con monica
da ragazzine; lei, come sempre decisionista, mi imponeva la scelta, e io, del
tutto insicura, dovevo assumermi la responsabilità delle mie decisioni. Mi è
servito nella vita.
Allora: Woodstock, il felstival.
Rappresenta una parte della
mia vita, quello che ero a 14 anni e che volevo essere a tutti i costi:
libera.
C’era tutto nel film, la musica che ascoltavo, valori, ideali, utopie,
miti.
Altro film Blade runner: adoro la fantascienza; ne conosco a memoria
dialoghi e versioni, lo propino ai miei alunni perché non si può non
conoscerlo….mi piace la continua pioggia, l’impermiabile di Zhora, i
cappotti di Rachael, il sangue nel bicchiere di Deckard, navi da combattimento
in fiamme al largo dei bastioni di Orione…..e naturalmente Rutger Hauer.
Per
ultimo Eyes Wide Shut di Kubrick, non so neanche io perché, ma è un film che
non mi stanca e che trovo unico, insolito, eccezionale, mai banale.
Ne posso
scegliere altri tre?
Anonimo   |82.61.19.xxx |2010-02-08 18:33:50
Certo puoi...firmati con altra iniziale, sdoppiati e così puoi anche provare il
piacere di avere un alter ego " filmico".
Anche a me piace Eyes wide
shut per la incredibile atmosfera da sogno con cui il regista riesce a permeare
la storia, grazie anche al contributo straordinario di due eccellenti attori .
alter ego   |79.2.82.xxx |2010-02-08 23:03:44
tre film:
blue velvet di Lynch, canzone meravigliosa, atmosfera torbida, Dennis
Hopper e la Rossellini eccezionali.
Oltre il giardino con Peter Sellers da
oscar.
Picnic a Hanging Rock, fotografia unica e atmosfera misteriosa
Paolo Pinna, attore   |217.133.54.xxx |2010-02-10 16:22:57
Per me i tre film della vita sono:“Tutto su mia madre” di Almodóvar, poi
“Gli anni spezzati” di Peter Weir e il terzo “Il posto delle fragole”,
è un film che mi è sempre piaciuto moltissimo, Scegliere tre film è
difficilissimo, soprattutto la filmografia di Almodóvar per me è molto
importante, ma anche Truffaut mi ha insegnato moltissimo, anche Bergman, ho
detto questi, non ho messo Fellini, per esempio “8 e ½” e “Amarcord”,
ce né tantissimi per me, andare al cinema è sempre un viaggio un punto di
vista più “da scrittore”? Mi è capitato di scrivere per il teatro e allora
l'interazione è forte perché si va per immagini, e io parlo per immagini
quando scrivo, e ammiro sempre moltissimo, quando guardo un film, la
sceneggiatura. Pensare a chi ha creato i dialoghi, chi ha scritto le scene, chi
ha pensato a come poi sarebbe dovuto essere girato: trovo tutto questo sempre
affascinantissimo, è la cosa sulla quale mi concentro alle volte a un punto
tale da guardare anche dei film che non esattamente mi interessino per cercare
di cogliere gli aspetti peculiari, i segreti di chi ci ha lavorato secondo dei
crismi particolari. Lars Von Trier, per dire è un regista che fa sempre
riflettere moltissimo "in tutta la sua opera", con tutta la scuola a cui
appartiene
Gianni Olla, critico   |217.133.54.xxx |2010-02-10 16:24:17
“Sfida infernale” di John Ford, “Sussurri e Grida” di Bergman e “Lo
specchio” di Tarkovskij. Il primo per un problema affettivo, dovrei mettere
insieme a sfida infernale altri 40 western e tutto John Ford, e anche perché
comunque è un capolavoro; “Sussurri e grida perché credo che sia il film
più bello di Bergman, che ugualmente è un regista di cui non butterei niente,
secondo me è il massimo artista del cinema e forse uno dei più grandi artisti
del Novecento. “Lo specchio” di Tarkovskij per lo stesso motivo, perché è
un film che lentamente ti prende e capisci che parla di tutto, che parla della
memoria, di che cosa bisogna recuperare nella vita. A parte Ford, gli altri due
sono film tristissimi.
Gianfranco Cappai, Pres. ENS   |217.133.54.xxx |2010-02-10 16:25:48
“Balla coi lupi”, “Padre padrone” e magari i film di genere karate, che
mi piacciano molto, e dove molto spesso non parlano neanche, quindi sono molto
più facile da capire.
Anna Brotzu , giornalista   |217.133.54.xxx |2010-02-10 16:27:35
Fantasmagorie che lasciano il segno, storie e immagini impresse sullo schermo
della memoria, suoni e visioni inestricabilmente legati al filo della vita: la
“fabbrica dei sogni” regala emozioni e sollecitazioni intellettuali, apre
crudeli squarci di consapevolezza, elargisce raffinata poesia. In un gioco di
rimandi fra arte e società, realtà esistenziale e metafora, pubblico e
privato, la decima musa incide tracce indelebili nell'immaginario collettivo,
diventa oggetto di narrazione, s'insinua, con fotogrammi e sequenze, tra i
frammenti biografici, diventa motore dei ricordi. Il cinema è in fondo uno
specchio (im)perfetto nel quale si riflettono aspirazioni e passioni umanissime;
nelle sue forme più rudimentali come in quelle ipertecnologiche e virtuali,
rappresenta dimensioni parallele dove immergersi con la mente, mentre il cuore
batte a tempo con la musica, e il respiro resta sospeso nella suspense
dell'azione. Emozionante viaggio in un altrove che (forse) è già dentro di
noi, ogni film apre porte segrete, svela lati sconosciuti, ci fa ridere o
piangere, sperare e temere, amare o odiare, attraverso gli sguardi, i gesti, le
parole degli attori ma anche le angolazioni della macchina da presa, le
vibrazioni cromatiche, il ritmo del racconto, in una parziale, esaltante
sinestesia che ci rende protagonisti e spettatori a un tempo. E il fluire degli
anni si accompagna allo scorrere di sequenze nuove e diverse, ma anche al gusto
un po' nostalgico di risfogliare l'album della nostra vita attraverso le
pellicole che hanno scandito i momenti fondamentali, le chiavi di volta della
nostra esistenza.

La sfida lanciata da Monica Aschieri, ovvero di mettersi un
po' a nudo svelando tracce e piaceri visionari ha suscitato una prima ondata
d'interviste e incontri che iniziano ma certo non esauriscono, in chiave
vagamente metacinematografica quest'incursione nel nostro immaginario.
Paolo Carboni , filmmaker   |217.133.54.xxx |2010-02-10 16:34:47
I miei film del cuore sono sono i film dell'adolescenza: “Quadrophenia”
degli Who, un film musicale, il primo che mi abbia entusiasmato e poi “C'era
una volta in America” e “Apocalipse New"
Tore Cubeddu, sceneggiatore   |217.133.54.xxx |2010-02-10 16:36:39
Tre film della vita: il primo che mi viene in mente, che ha inciso profondamente
sulla mia giovinezza, perché ero ragazzino quando l'ho visto per la prima
volta, è “L'attimo fuggente” sulla necessità forte di produrre arte

poi:
sulla potenza della regia “Apocalipse Now”: comente fai a non narede

e poi
- traballu in su cinema , n'apu bistu totu – direi “Il ladro di orchidee”:
un film geniale su un regista che deve scrivere un film su un libro, e lui è
uno di quegli sceneggiatori esistenzialisti, che ragionano sulle cose, e c'è
questo fratello un po' minchione (SIC) che dice: voglio fare lo sceneggiatore
anche io vado a seguire un corso di Mc ...così divento sceneggiatore; l'altro
continuerà ad arrabattarsi su questa sceneggiatura dell'orchidea, mentre lui
scriverà un film d'azione con le regole di Mc ... bellissimo e diventa un
grande e famoso sceneggiatore

è un metafilm sulla sceneggiatura: bellissimo!
Anonimo   |94.162.180.xxx |2010-02-15 18:21:20
eh, pero a su mancu s su sardu iscritu comente si depet, raju
Gianluca Floris, scrittore   |217.133.54.xxx |2010-02-10 16:37:34
I tre film della vita: ne ho molti più di tre, però mi vengono in mente:
“C'era una volta il West”, “C'era una volta in America” e “Smoke”:
il filo conduttore? La narrazione: io sono un appassionato di storie.
Antonello Zanda, critico   |217.133.54.xxx |2010-02-10 16:38:24
I 3 film del cuore:
i 3 film importanti della mia vita sono: “L'infernale
Quinlan”, un poliziesco, thriller “Orizzonte di gloria”, un film pacifista
importantissimo, e “Banditi a Orgosolo” perché volevo assolutamente
pensare anche a un film ambientato nella nostra terra e il film di De Seta
non è proprio possibile lasciarlo fuori.
Stefania Medda, Cinema Odissea   |217.133.54.xxx |2010-02-10 16:39:13
Stefania Medda (Cinema Odissea)

Più che tre film, poteri dire i tre registi
della vita: nell'ordine Truffaut, Kubrick e terzo Antonioni, però tutto rivolto
al passato. Magari, qualcosa dei nuovi sta emergendo e lì andrei sul
giapponese: Takeshi Kitano, sì, guardo verso l'Oriente
k.   |109.114.17.xxx |2010-02-10 19:34:52
Cara MOnica,
come sempre mi colpisci con i tuoi pezzi..
Sai la mia trilogia è
articolata in varie trilogie...é un albero, formatao da tanti rami, tante
sfaccetature...Non vedo l'ora di leggereil tuo ultimo libro.. A presto
roberta..quella vestita!  - cugina della Diva   |109.114.100.xxx |2010-02-11 15:21:48
Sì, decidere per tre soli film..è praticamente impossibile! diciamo che i
primi tre a cui ho pensato sono, nell'ordine: Il paradiso può attendere perchè
avevo sì e no 14 anni e Warren Beatty era troppo bello per essere vero, con
quella sua canadesina grigia...Il secondo, Il cacciatore, perchè tutto era
perfetto, musica compresa ( la Cavatina, qualcuno se la ricorda?). Anche lì mi
sono innamorata perdutamente di Robert De Niro..avrei voluto bucare lo schermo e
infilarmici dentro per baciarmelo!L'ho visto AL CINEMA 5 VOLTE, con la scusa di
accompagnare qualcuno..In effetti i miei mi viziavano.. Il terzo,Lezioni di
piano, per una fotografia mostruosamente bella, Harvey Keytel e soprattutto
Holly Hunter da urlo e naturalmente la musica, Michael Nyman..da piangere( nel
senso buono..!)!Mi "si consenta" un 4°: Frankenstein jr di Mel Brooks
perchè non ho riso più così tanto al cinema ( o quasi!)
le dive   |109.114.40.xxx |2010-02-12 00:00:45
mi si consenta, la parentela si evince a tutto campo!!!!!.........
elisabetta randaccio   |82.191.61.xxx |2010-02-15 09:00:56
Come hanno già affermato molti, tre film sono troppo pochi per dare un'idea
della passione per il cinema, così ricco di artisti diversi e, nello stesso
tempo, straordinari. Personalmente, poi, ho un rapporto con i film che va oltre
la questione estetica, per cui anche opere orrende sono associate a momenti
particolari della mia esistenza. Ma dato che è una sorta di gioco, ci
provo.
Sicuramente un film di Kubrick, forse "Shining" che non smette
di stupirmi per la stratificazione dei contenuti e dei simboli. "Come
eravamo" di Sidney Pollack, non per forza un capolavoro, ma un film in cui
da ragazza mi sono identificata e che rimane una storia splendida d'amore e di
politica. Infine "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni
sospetto": una sceneggiatura di ferro, ironica, grottesca e feroce con il
mio attore preferito, di cui si sente sempre più la mancanza ovvero Gian Maria
Volontè.
Chiedo perdono a tutti gli altri film che mi hanno aiutato a vivere
meglio.
pinux     |62.22.72.xxx |2010-02-17 15:33:37
Mmm...
Allora, per la maggior parte dei commentatori questo e' diventato un
post sui film preferiti, sui film della vita. Mentre mi
sembrava chiaro che si volesse discutere di film che hanno segnato un
periodo della propria vita, nei quali ci si identifica in qualche modo
perche' sono appunto pezzi della propria vita. No problem, non e'
facile. Io, per esempio, non saprei dire quale film mi fa pensare a
stagioni precise della mia esistenza. Mi sarebbe piu' facile parlare
di canzoni. Ecco, ci sono davvero alcune canzoni che non possono non
farmi tornare con la mente alcuni momenti particolari, quando le risento.
Ma qui si parla di film, di cinema. Quindi mi butto anch'io, anche se
alla fin fine si trattera' dei miei film preferiti. Piu' o meno.

Qualcuno
ha parlato, con ragione, di registi piu' che di film. Se
dovessi seguire questo ragionamento ci sarebbe, su tutti, Truffaut. La
sua sensibilita', il suo talento nella "mezcla" di cinema popolare
e cinema alto, la sua brutale sincerita', la sua enorme bravura nel
raccontare l'infanzia, la crescita, l'eta' adulta, l'amore in tutte le sue
spesso dolorose sfaccettature. La vita, insomma. I quattrocento colpi e Jules and Jim sono pietre miliari. Punto. Non si puo' non vederli.
Ci sarebbe pure
Sergio Leone. Perche’ davvero sono cresciuto con lui. Con la
sua rilettura del mito americano. Perche’ tutti siamo americani, in
qualche modo. E la sua capacita’ di immergersi nell’americanita’ conservando un punto di vista europeo non ha ancora avuto eguali.

Ma
restiamo in tema e parliamo di singoli film. Parliamo di film
che hanno emozionato, non necessariamente dei migliori film della
storia del cinema, eh. Tre film, dunque.

La sottile linea rossa, di Terrence Malick. Perché? Perché è un film di guerra dove non si
sente uno sparo per i primi 45 minuti. Perché è una meravigliosa, dolente
e poetica riflessione panteista sulla natura e sull’uomo. Sul bene e
sul male. Sulla nostra incapacità di essere parte di un tuttuno,
sullo struggimento per la perdita della nostra innocenza, se mai
l’abbiamo avuta. Dove le esplosioni che fanno più male sono
quelle dell’anima. E quando muore Witt, se non ti vengono almeno gli
occhi lucidi, beh, non sei un essere umano.

C’era una volta il west, di Sergio Leone. Perché? Perché è il film-elegia al mito che non
c’è più. Perché è una lenta processione di
personaggi anacronistici che sanno di morte, che vivono il tramonto di
un epoca andando incontro alla loro inevitabile fine, sapendo che il nuovo
che verrà non è necessariamente meglio e che non è cosa che li
riguardi. Perché qui davvero la musica di Morricone ti strappa qualcosa
dentro, è parte inscindibile di un film con sequenze capolavoro, come
per esempio i primi 15-20 minuti di attesa (letteralmente) alla stazione.
Perché son sicuro sia il film preferito di Quentin Tarantino.
E perché qualche mese fa, seduto nel tramonto del John Ford Point,
nella Monument Valley, mi sembrava di vedere il calesse con
Claudia Cardinale che si aggirava sotto le Three Sisters. Vivendo il
mio immaginario.

Il grande Lebowski, dei fratelli Coen. Perché? Perché è forse l’ultimo cult movie la cui
popolarità è dovuta al passaparola vero e proprio e non al tam
tam della rete. Perché dimostra che per morire contenti non c’è
bisogno di “aver visto la regina in mutande”. Perchè dimostra che si può ancora fare un cinema di storie e
soprattutto di personaggi, in questo caso irresistibili. Perché è un
delirante e spassosissimo omaggio al cinema noir che va al di la di
ogni genere e classificazione. Perché questa parossistica parodia-commedia
noir è talmente esagerata da risultare
paradossalmente iperrealistica. La vita spesso è così: Fuck it Dude, let´s go bowling. Perché ancora adesso, dopo essere diventato da parecchio tempo il film
che ho rivisto più spesso (a parte Lo chiamavano Trinità, ovviamente), continua ad essere “il film giusto, al posto giusto e nel momento giusto”. Perché pur conoscendolo ormai a memoria, tutte le volte che lo rivedo
(almeno 5 o 6 volte l’anno) continuo a ridere come un deficiente.
E soprattutto perché c’è the Dude. Il suo stile di vita. La sua parlata assolutamente spettacolare. Perché,
insomma, the Dude abides.
Francesco Bellu, giornalista   |217.133.54.xxx |2010-02-17 16:31:11
Il mio film del cuore? Non esiste perché ne ho talmente tanti che ridurlo a uno
sarebbe una ingiustizia. Quindi faccio il baro e ne dico due. Troppi? Sono
“Viale del tramonto” di Billy Wilder e “La morte corre sul fiume” di
Charles Laughton.
“Viale del tramonto”, meglio in originale “Sunset
Boulevard” è Hollywood allo stato puro, inclusi i suoi scheletri
nell’armadio. Vedere il cadavere di William Holden che galleggia in piscina
raccontare la sua storia d’amore di convenienza è stato folgorante. Così
come la scena finale della Swanson che completamente pazza scende dalla
scalinata della sua villa convinta di essere in un film e gela la cinepresa
“Eccomi De Mille”…alludendo al regista Cecil B. De Mille, famoso per i
suoi filmoni bliblici ricchi secondo lui di “sesso e violenza”…quindi
perfetti per farne cinema. Mai più la Mecca del cinema è stata raccontata
così bene..con le sue meschinerie, cattiverie, cataloghi di star ammuffite,
mummificate (la scena della partita a carte), giovani ragazzi pronti a tutto pur
di salvare se stessi. Un mondo putrefatto e innegabilmente seducente. E Billy
Wilder da guastafeste quale era riuscì a centrare in pieno tutto questo.
Poi
c’è “La morte corre sul fiume”..l’ho sempre visto come un Hansel e
Gretel shakerato con Barbablù. Una fiaba nerissima che tutt’ora mi inquieta
non poco. Una fuga vista con gli occhi di due ragazzini che lungo il fiume
inseguono la salvezza da un patrigno orco e omicida seriale di donne, Harry
Powell, interpretato da Robert Mitchum. Ombre minacciose, la natura placida
sullo sfondo, le nocche tatuate di Mitchum con “Hate” e “Love” fanno del
film di Laughton un “noir” atipico, imbevuto tra le pieghe da una religione
(Powell è un prete) ambigua usata come arma indistintamente sia dal Bene sia
dal Male. E Rachel (Lilian Gish), “fata laica” che affronta con il fucile
Powell è una delle sequenza più epiche che abbia mai visto.
Barbara Lay, attrice   |217.133.54.xxx |2010-02-17 16:31:43
I miei tre film del cuore sono: “Taxi Driver”di Martin Scorsese,
“Carlito’s way” diretto da Brian De Palma, e ancora “Colazione da
Tiffany” di Blake Edwards
Davide Mocci, documentarista   |217.133.54.xxx |2010-02-17 16:32:16
I miei film del cuore? Amo i documentari, per cui al primo posto c’è “Il
popolo migratore”, segue “Microcosmos” prodotto dalla BBC. Pensando più
strettamente al cinema di sicuro tutti i film di Spielberg, che mi piace
moltissimo come regista. E ancora…007 di Bond…
Carlo Dessì, Fedic Ss   |217.133.54.xxx |2010-02-17 16:33:15
“C’era una volta in America”, “Amores Perros” ed infine “The Thruman
Show”. E’ troppo riduttivo indicarne solo tre…almeno dieci, dai!!!
“Psyco”, “Quarto potere”, “Mission”, “Papillon”, “Lars e una
ragazza tutta sua”, “Pulp Fiction” “Magnolia”.
Bepi Vigna, scrittore   |217.133.54.xxx |2010-02-17 16:33:47
“Ombre rosse” di John Ford, “Nel corso del tempo” di Wim Wenders,
“Effetto notte” di Frncois Truffaut.
Marino M. Canzonieri, Soc. Um.   |217.133.54.xxx |2010-02-17 18:29:41
“La corazzata Potëmkin” perché a dispetto di quel che si dice l'ho vista
tardissimo e mia ha fatto amare i cineforum e il dibattito; “Il
Decalogo”... perché finalmente ho visto un film fatto da un credente che
trattava la religione senza propaganda e affrontando i problemi vitali della
persona e della umanità..caso più unico che raro.
“Avatar” ... perché
al cinema si deve piangere divertirsi e qualche volta far vincere anche i
buoni…
Enrica Anedda   |82.49.28.xxx |2010-02-17 17:38:52
Non Ricordo film nella infanzia o adolescenza che mi abbiano particolarmente
colpito o meglio, alcuni sono rimasti impressi nella mia memoria per ragioni
poco rilevanti in questo gioco- scambio di Cinemecum. Per esempio “ Sul viale
del tramonto” che mi ha terrorizzato perchè ero troppo piccola per digerire
temi così decadenti o “ Il Grande Gasby” che mi ricorda teneri momenti
familiari .
Ci sono poi dei film che sono andati al fondo della mia coscienza,
da non confondere con quelli che mi sono piaciuti di più-
Per stare al gioco/
sfida di Monica -che ci chiede di raccontarci tramite il cinema- parlo dei
primi.
Un film che ha influito, credo, sulla mia vita, forse anche determinando
il mio interesse per il cinema è stato “ Un attimo fuggente. Ero già grande,
conclusi gli studi e quasi laureata. Mai nel corso di tutta la mia vita di
studente purtroppo ho conosciuto professori che si siano preoccupati o siano
stati capaci di parlare della vita e dell’arte del vivere, nessuno è stato
capace di dare una mano a noi studenti per affrontare i travagli delle scelte
e dei dubbi. Tranne alcuni, che però insegnavano materie non fondamentali,
tutti i professori che ho avuto non mi hanno mai trasmesso vera passione o mi
hanno mai incantato. Ho sempre studiato per mio interesse o senso del dovere
superando anche le difficoltà dovute alla apatia di alcuni insegnanti o la
rigidità di altri.
“Un attimo fuggente” è stata una illuminazione” e
gli americani, devo dire, che vivono in una società in cui talento, meriti e
creatività vengono valorizzati e stimolati.
Per questo dico lasciate in pace
la giovane Silvia ( vedi sopra ) , che ha avuto il coraggio di esprimersi. Dalla
libertà di espressione matura la coscienza, con il confronto si modificano e
formano i gusti, affiorano le tendenze e il talento. Dalla censura e dalla
rigidità nascono invece confusione e dubbi.
Il secondo Film che voglio
ricordare è “ C’era una volta in America “. Ho pianto così tanto che non
l’ho mai più voluto rivedere, ma le lacrime sono scese così in fondo che mai
più lo dimenticherò. In seguito ho rivisto tutti i film di Leone e quella sua
capacità di coniugare nelle riprese lentezza e ritmo rimane un unicum
ineguagliabile perché così vorrei che fosse anche la mia vita lenta abbastanza
da cogliere l’attimo fuggente e da consentirmi la riflessione interiore, ma
nello stesso tempo ritmata dal coraggio, dalla forza della mia libertà e dalla
gioia della condivisione.
E per ultimo metto un altro film che ha a che fare
con il ritmo e con la mia vita professionale “Chicago”. Nell’arringa
musicata di Richard Gere si può cogliere un forte insegnamento per quanti
nella loro professione usano la parola per convincere, persuadere o
“sedurre”.
Anonimo   |109.115.82.xxx |2010-02-17 21:53:23
pinux mi sa che assieme ad enrica sei l'unico che ha capito cosa intendeva
robertina..... con la trilogia.... di emme ......

ps: chicago... E' UNO DEI
MIEI FILM PREFERITI E AVREI VOLUTO CITARLO ... cacchio, mi hai fregato
anedda!!!
Enrica Anedda   |82.49.28.xxx |2010-02-18 12:59:49
Cara Monica nuda,
lo pseudonimo che hai scelto per questo ultimo commento e
mutuato dal tuo libro rende l'idea del tuo stile . Tu scrivi come mangi, come ha
notato qualcuno, o meglio quando scrivi ti apri a 360 gradi senza pudore per i
tuoi pensieri. E' molto bello ei sincera e diretta e ti rendi piacevole da
leggere. Ma. Ma non tutti hanno lo stesso talento e sopratutto non tutti hanno
il coraggio di mettersi in gioco ; per questo motivo, credo, la tua sfida da
molti è stata male interpretata. E' più facile indicare i film preferiti ,
meno semplice fare un analisi per capire se e in che modo la civiltà dell'
immagine ci ha cambiato; è faticoso ricercare nel passato della nostra vita i
film più significativi e spiegarne il perchè .
Tornando a "Chicago";
non so in che modo a te abbia colpito, per me che faccio l'avvocato penalista ,
il tip tap di Richard Gere è stato una rivelazione, una rivelazione del ritmo
indispensabile a imprimere efficacia a un discorso e a catturare interesse nell'
interlocutore che si vuole persuadere delle nostre ragioni. Nella parola scritta
come in quella orale, oltre la forma e la preparazione è determinante la
musicalità, il ritmo.
syl   |82.84.245.xxx |2010-02-18 20:06:11
mi auguro che il tuo ingresso in tribunale non sia scandito dal
ritmo del tip tap,oi,oi ciao,comunque i film che hai menzionato sono
bellissimi!!!!non capisco i lettori che ti danno voti negativi......
Maurizio  - cinema è apertura   |78.15.248.xxx |2010-02-23 18:32:04
Innanzitutto voglio dire che questa iniziativa della Aschieri mi è piaciuta
molto, col gioco si ottengono 2 risultati: parlare di cinema, farlo entrare di
più nella propria vita e poi non da poco, l'apertura ad una sorta di
psicoanalisi con l'uso della filmografia.. interessante! Peccato in pochi
abbiano capito o voluto cogliere la possibilità di "aprirsi"!
Due dei
miei film sono quelli scelti da Monica Aschieri, Arancia Meccanica del geniale
Kubrick, è senza dubbio il primo film importante della mia vita, un pò per la
musica che ho nel sangue, un pò per il periodo storico, un pò perchè ero un
adolescente incazzato e triste; anch'io quando lo rivedo ricordo: ricordo parti
della nostra società per come era allora e di me stesso e dei miei amici,
l'altro è American Beauti, lo spaccato di una socirtà in decadenza, di una
vita matrimoniale che non ti dà più niente, il rincorrere obiettivi assurdi, e
il non coraggio... quello che invece ha lo sterpitososo Kevin Spacej... mi son
rivisto attraverso quel film e i suoi protagonisti, l'ho constatato in modo
amaro, ma l ho constatato, per il terzo,“Carlito’s way” diretto da Brian
De Palma, trovo sia un film grandioso, diretto e intrerpretato divinamente, con
un Al Pacino da oscar, lo associo alla mia vita per come viene raccontata la
tragedia, per il romanticismo pudico, la spietatezza vera, un capolavoro!
Emiliano Di Nolfo, Umanitaria   |217.133.54.xxx |2010-02-24 17:42:25
Solo tre. Durissima. Vediamo. “Pulp Fiction”, forse. Quando l'ho visto ho
avuto la precisa sensazione di aver assistito a una roba nuova, qualcosa con cui
tutti, dopo, avrebbero dovuto fare i conti. Allora non capivo perché. Oggi sì.


“Il grande sonno”, senz'altro. L'ho visto credo 25 volte e ancora ho
difficoltà a riassumerne la trama, ma ricordo a memoria tutte le battute e
faccio l'imitazione di Bogart. Bogart, Bacall, Hawks, Chandler, Faulkner. Serve
altro?

Poi, “ L'uomo senza passato” di Kaurismaki, direi. Perché si
possono raccontare i perdenti con affetto e per quella meravigliosa sequenza
della cena.

Troppo pochi tre, però. Rubo l'idea a Carlo Dessì e arrivo a
dieci. Mancano almeno "La morte corre sul fiume", "I 400 colpi",
"Hana Bi", "The Mission" di Johnnie To, "Rashomon",
"Rapina a mano armata", il mio Kubrick preferito, e "Notorius",
l'Hitchcock perfetto.
Giorgio Pellegrini, Assessore   |217.133.54.xxx |2010-02-24 17:43:31
Tre film della vita: domanda crudele per un cinefilo, impone la scelta tra
decine di titoli. Così d'impulso senza stare a riflettere troppo, sicuramente,
per la mia anima futurista, “Metropolis” di Fritz Lang- ho letto che son
stati ritrovati 25 minuti di pellicola, e spero in una prossima riedizione in
dvd - : vi s'incontrano una serie di suggestioni, l'incubo della Grande Guerra e
l'incubo della modernità rappresentata dalle macchine. Maria, il robot rimanda
ai progetti e le intuizioni di Schlemmer, le suggestioni meccaniche e belliche
sul teatro d'avanguardia, nella temperie del Bauhaus; e la fantascienza è stato
un grande amore giovanile. Poi “Apocalypse Now” di Coppola, che appartiene
al filone dei film d'azione e di guerra, e Conrad è uno dei miei autori
preferiti. E un terzo: “Miseria e Nobiltà", perché Totò è ineludibile.
Antonello Carboni, regista   |217.133.54.xxx |2010-02-24 17:49:19
Il primo film per il quale ho davvero provato un'emozione intensa, fisica, è
stato "Il posto delle fragole", ma penso che sia abbastanza semplice
come indicazione, e forse fin troppo banale. Questo è stato il mio primo
contatto con il cinema. Gli altri sono avvicinamenti di ordine cerebrale,
speculativo, e sicuramente "Oltre il giardino" mi ha fatto riflettere
tanto... e ultimo, per me capolavoro assoluto, "Andrej Roublev".
Luisa Mulè Cascio, giornalista   |217.133.54.xxx |2010-02-24 17:51:28
Non è facile ridurre i film che hanno segnato la mia vita a tre, penso che, se
devo scegliere, sicuramente titoli come “Nuovo Cinema Paradiso”, “Il
favoloso mondo di Amélie” e “Vertigo” non possono mancare nella lista. Le
motivazioni non sono sicuramente da “gran critico”, ma sono veritiere e
spontanee. “Nuovo Cinema Paradiso” di Giuseppe Tornatore mostra l’animo e
i pensieri di tutti i giovani siciliani appassionati di cinema, che cercano in
esso il “mestiere” della loro vita, senza trovare nella loro terra ciò che
vorrebbero. Si è vero che attualmente la Sicilia offre di più, io stessa mi
faccio promotrice di ciò, ma rimane sempre nell’aria quel pensiero che dice:
” ma se andassi altrove forse troverei di più per me….” Ovviamente il
film non è solo questo, è molto di più. È impregnato di sentimenti profondi
non solo legati al cinema, ma anche all’amore, all’affetto, all’amicizia,
e svela qualcosa di molto importante: realizzare i sogni è un dovere, anche se
questo vuol dire sacrificare altro. “Il favoloso mondo di Amélie” di
Jean-Pierre Jeunet rappresenta la mia vita. Purtroppo o per fortuna sono una
sognatrice senza freni, un po’ come Amélie, ma meno introversa di lei. La
poesia, la fantasia, la voglia di vivere e sognare sono cose che dovrebbero
esistere nell’animo umano. L’unica avvertenza è quella di non spingerle
troppo oltre, come fa la protagonista del film, rinchiudendosi in essere e
vivere una vita falsata, fatta solo di immaginazione. Il film insegna anche
questo, quando Amélie apre finalmente il suo cuore all’amore scegliendo il
vero invece che falso: compensa la fantasia con la realtà, usa la tua
immaginazione per creare e migliorare e non per sostituire ciò che è reale (e
magari non ti piace molto) da quello che non lo è. L’ultimo film
è”Vertigo” di Alfred Hitchcock, e il mio legame con esso è puramente
affettivo. Ho scoperto il cinema con i miei genitori, specialmente con mia
madre. E’ sempre stato uno dei suoi film preferiti e, se non ricordo male, è
stato il primo vero film, che non fosse un cartone animato, che ho visto nella
mia vita. Pur essendo piccolina ricordo che ero affascinata dalle tecniche usate
per rendere i sogni di Scottie (quei colori acidi che martellano la vista e ti
tengono col fiato sospeso) e quelle per rendere le vertigini del protagonista
nel campanile (le zoomate in avanti unite a una carrellata all’indietro). Mia
madre soffre di vertigini e mi diceva sempre che, quando arrivava la scena del
campanile, lei provava esattamente la stessa sensazione di quando saliva su una
scala o era a un’altezza elevata per lei. Da lì ho sempre pensato che “il
signore che aveva fatto il film” doveva essere proprio bravo se riusciva a
rendere in quel modo l’idea di vertigine!
Giovanni Contu, "Vertigo"   |217.133.54.xxx |2010-02-24 17:55:12
Allora... inizierei scontatamente con “Vertigo” (La donna che visse due
volte) di Alfred Hitchcock: questo film ha tanto segnato la mia vita da avergli
"dedicato" la mia libreria. Mi ha sempre stregato la storia e quel
senso di inquietudine che il Maestro ha saputo (secondo me, più che in ogni
altro suo film) infonderle...con la fondamentale collaborazione della stupenda
musica di Bernard Herrmann.
A seguire “Sacco e Vanzetti” di Giuliano
Montaldo: da bambino mi colpì tantissimo l'interpretazione di Gian Maria
Volontè (che poi è diventato il mio attore preferito). Dopo aver visto questo
film ho iniziato ad interessarmi di storia e politica (oltre che di cinema) e
molto di quello che sono oggi lo devo a questa pellicola.
Ultimo ma non
ultimo,”Rocky” di John Avildsen: conosco tutte le battute a memoria e ogni
qualvolta passa in tv non me lo perdo, lo ammetto. Mi ha sempre emozionato e
trascinato...con il sogno, un giorno, di saltare anch'io coi pugni al cielo in
cima a quella scalinata.
Stefano A. Endrich, Cinemecum   |217.133.54.xxx |2010-02-24 18:10:42
Solo tre? Sono moltissimi il film che vorrei indicare, il primo è “Fanny and
Alexander” di Ingmar Bergman, il secondo “Messia selvaggio” di Ken
Russell, è la storia di uno scultore, un po’ estroso, che ha come amante una
donna più grande di lui e alla fine prende lui stesso il nome della moglie,
c’è una forte ansia creativa nel suo personaggio, non pensa nemmeno a
mangiare per creare le sue sculture. Il terzo film, devo indicarne due:
“Insostenibile leggerezza dell’essere” di Philip Kaufman, il cui
protagonista maschile conduce una vita spensierata; l’altro film è “Jules e
Jim” di Truffaut, in cui c’è tutto, la voglia di vivere e morire, è un
film potentissimo, meraviglioso, ricco, splendido.
Stefania Grilli, costumista   |217.133.54.xxx |2010-02-24 18:01:54
“Magnolia” di Paul Thomas Anderson, il secondo è “Mulholland Drive” di
David Lynch, un noir inquietante, astratto. Il terzo film è “Dracula” di
Coppola, per i costumi. Sono tre film che mi hanno entusiasmato moltissimo,
lasciando un segno.
Roberto Nonnis, produttore tv   |217.133.54.xxx |2010-02-24 18:03:50
Roberto Nonnis, produttore tv

Avevo 8 anni quando vidi lo sceneggiato di
Sergio Sollima “Sandokan”, mi colpì tantissimo, ne ricavai diversi
insegnamenti… ancora oggi mi piace!!! La saga di “Rocky Balboa”… tra
musiche, amore per la famiglia, coraggio, lottare sino in fondo…l’amicizia!
“Gesù di Nazareth” di Franco Zeffirelli, emozione pura….
Maria L. Crisponi, film maker   |217.133.54.xxx |2010-02-24 18:10:24
Al primo posto “L’inquilino del terzo piano” di Polanski, è in assoluto
il film che mi ha fatto inquietare di più, al secondo posto c’è
“Pitzcarraldo” di Herzog, che è il film che mi ha insegnato il valore dei
sogni, al terzo posto un film della Disney “Fantasia”, che mi ha fatto
innamorare della musica classica.
Antioco Floris   |78.15.177.xxx |2010-02-24 22:25:41
Tre film... quando fecero questa domanda a Orson Welles lui disse Ombre rosse,
Ombre rosse, Ombre rosse.
Sottoscriverei. Ma dopo, Orson Welles ha girato Quarto
potere e allora Ombre rosse non basta più. E dopo Quarto potere? Mamma
mia.
Dunque, tre film (non gli unici) che mi hanno coinvolto tanto da segnare un
periodo della mia vita. Mentre ci penso mi accorgo che i tre scelti sono film
che ruotano intorno al tema della morte. Vorrà dire qualcosa?
Il settimo
sigillo di Ingmar Bergman. Antonius Block che di rientro dalle crociate sulla
costa scandinava incontra la morte ad accoglierlo. La sfida in una partita a
scacchi dall’esito segnato, eppure Block riesce a distrarla in un momento
fondamentale e a non perdere del tutto la partita.
Blade Runner di Ridley Scott.
I replicanti Nexus 6, perfetti ma con data di scadenza, non si rassegnano a
dover morire. Per il loro capo, Roy, la vita è così importante che arriva a
salvare quella del suo cacciatore Deckard. (Blade Runner peraltro è una buona
scelta, perché è uno e molteplice in quanto essendo la replica contemporanea
di un archetipo si porta dentro anche tanti altri film da Metropolis a
Seven).
Monsieur Verdoux di Charlie Chaplin. Il riscatto di Charlot che si è
stancato di pagare per tutti. Ma Verdoux è ugualmente un perdente, infatti in
epoca di omicidi all’ingrosso lui li fa solo al dettaglio. (Anche questo è un
film bisvalido, come le figurine di un tempo, perché vale per sé e per tutta
l’opera di Chaplin, cioè 50 anni di storia del cinema).

Avrei aggiunto un
altro film su cui mi arrovello da qualche tempo, ma non mi è consentito dal
limite dei tre titoli e poi verrei accusato di essere nazista. Sarebbe stato Il
trionfo della volontà di Leni Riefenstahl, realizzato su diretto incarico di
Hitler. Ma questo non posso inserirlo e non lo inserisco.
basta la parola  - bravissimo   |109.113.8.xxx |2010-02-25 00:37:56
antioco io non commento mai, ma sei veramente simpatico, irresistibile, e
apprezzo tutte le tue scelte e le tue "quasi dette" motivazioni!!!!
cristiana   |78.15.217.xxx |2010-02-25 14:12:16
the day after, la mia africa, nuovo cinema paradiso... bellissimi e irripetibili
Eugenio Dessy  - Se tre film vi sembran pochi...   |85.35.63.xxx |2010-02-26 15:47:53
...In realtà forse sono troppi, penso anch’io che avesse ragione Orson
Welles, però cambio il suo titolo e dico “La rosa purpurea del Cairo”,
“La rosa purpurea del Cairo”, “La rosa purpurea del Cairo”.
Da
ragazzino odiavo Woody Allen perché la prof d’inglese ci costringeva ad
andare ai pallosissimi cineforum in lingua originale e i suoi film, considerando
le sceneggiature complesse e l’inglese stretto che vi si parlava, erano i più
noiosi tra i noiosi. Una sera di qualche anno dopo, smanettando con il
telecomando finii su un canale dove davano un film che sembrava divertente. Era
“La rosa purpurea” e andando avanti nella visione rimasi letteralmente
folgorato per come veniva trattato il tema del sogno, della fantasia, della
confusione tra realtà e fantasia, di quanto la fantasia può essere bella e
intrigante, ma anche pericolosa. Mi sembrava quasi che il regista (figuratevi
quando scoprii chi era!) lo avesse scritto sapendo che lo avrei guardato io,
pensavo (anche se allora non riuscivo a esplicitarlo): “ma come fa’ a
conoscermi così bene?”. Tutto sommato, ancora adesso non escludo che sia
proprio così, questo tra l’altro spiegherebbe come mai nessuno di voi ha
indicato “La rosa purpurea” tra i suoi favoriti eh eh eh. Negli anni
l’ho riguardato almeno un’altra dozzina di volte, trovandoci sempre qualcosa
di nuovo. Mai più mi è capitato di immedesimarmi a tal punto in un film, forse
in qualche romanzo ma mai più in un film.
Se proprio devo proseguire, stando
al gioco, come secondo indico “Orizzonti di Gloria” di Kubrick, che è il
film col quale ho cominciato l’hobby che tuttora mi occupa nel tempo libero,
cioè scegliere film per poi proporli ad altri. Una quindicina di anni fa’,
con un gruppo di amici, avevamo organizzato un piccolo cineforum, ognuno
sceglieva un film dalla lista di 16mm disponibili alla Cineteca e lo proiettava
a tutti, preparando una piccola introduzione. Cominciò una ragazza con
“Rashomon” di Kurosawa, poi fu il mio turno e scelsi, appunto, “Orizzonti
di gloria”, che avevo visto poco tempo prima. La mia introduzione piacque,
credo, ma quando poi vedemmo il film mi resi conto innanzitutto che era molto
più bello di come lo ricordavo, e in secondo luogo che nell’introduzione
avevo detto un sacco di fesserie. Dovevo assolutamente impegnarmi
per migliorare! Di lì a poco, insieme ai più entusiasti, ci costituimmo in
associazione.
Sul terzo film sono un po’ in imbarazzo, ne scelgo uno
forse“di serie B” dal lato formale, ma pieno di idee e trovate geniali,
“Essi vivono” di John Carpenter, apparentemente un filmetto per adolescenti
ritardati ma in realtà splendida metafora sulla libertà e sull’indipendenza
di pensiero.

Sono stato al gioco indicando i tre film che mi descrivono
meglio, ma credo che farò presto scrivere al mio alter ego i tre film più
“belli” che ho visto.
Anonimo   |82.55.88.xxx |2010-02-26 17:00:21
Eugenio sei grande!
Enrica
Massimiliano Cao   |78.15.253.xxx |2010-02-26 19:31:33
Su centinaia di film guardati in quasi quarant'anni di visioni cinematografiche
è difficile individuare solo tre film
che abbiano lasciato il segno.
Solo per
citare titoli che mi hanno colpito, anche se da diversi punti di vista, mi
vengono in mente:Amarcord,
Il cielo sopra Berlino, Blade Runner, Solaris, Oltre
il giardino, Rashomon, Sussurri e grida, L'inquilino del terzo piano.....
e mi
sto fermando agli anni ottanta.
Se proprio devo scegliere metto il film
"Amarcord" perchè è stato, all'età di dodici anni, il mio battesimo
nel mondo del
cinema d'essai e poi, per motivi diversi di crescita interiore il
grande film "Sussurri e grida" ed "Il cielo sopra Berlino" .
giuseppe   |83.224.247.xxx |2010-02-27 14:39:06
ciao Moni, ciao ragazzi della chat.

Voglio anche io mettere i miei tre
.
Innanzitutto prediligo film d'azione e di guerre, ma anche le commedie e i
film d'amore, diciamo che mi piacciono tutti i tipi di film .Poi voglio dire un
mio pensiero,lo stato d'animo di ogniuno di noi influisce nel commento del
film.

Al primo posto metto BRAVEHEART con Mel Gibson,Bellissimo,in alcuni
tratti forse un po troppo cruento, ma il bello è nel vedere il carisma
dell'attore principale nel guidare il suo esercito per una giusta causa, LA
LIBERTA'.

Il secondo è FORREST GUMP con Tom Hanks. Che dire , un vero
capolavoro che racconta la tragedia del Vietnam e dei suoi reduci,riuscendo a
volte a fare sorridere. La frase più bella è:"La vita è come una scatola
di cioccolatini.....non sai mai quello che ti capita." Aggiungo che nella
scatola a volte trovi cioccolatini troppo amari e si fa fatica a mandarli
giù.

Il terzo è:EYES WIDE SHUT.
Un film che non riesco a commentare. è bello
e basta.Ti fa sognare molto.

ciao a tutti
Sergio Scavio, docente   |217.133.54.xxx |2010-03-03 15:33:28
Casualmente, parlando del libro di Sante Maurizi "Il film del cuore" da
un pò di tempo mi diverto a discutere sul cinema che amo, producendomi in
classificazioni e giudizi. E altrettanto casualmente sono arrivato da tempo a
chiudere nel numero di tre i miei film del cuore. Il primo film di svolta è
probabilmente "Caro diario" di Moretti: dopo aver acquistato la
videocassetta dal "Club degli editori" come ipnotizzato guardavo e
riguardavo Roma, le isole e la malattia morettiana, ma in particolare la
sequenza di fusione del trio Moretti - Jarrett - Pasolini ancora adesso la trovo
sublime. Con meno frequenza, lo guardo e lo riguardo ancora.
Poi inverto il
criterio di scelta e cito due film che non sono particolarmente significativi
nella mia biografia di cinefilo, seppur molto amati e che rivedo volentieri e
spesso: rappresentano però la somma di quello che vorrei fare io se fossi
regista, e sono anche il motivo per cui non lo sarò mai: qualcuno ha già detto
per me, le pellicole sono diametralmente opposte nella forma e nelle intenzioni,
e sono "Il servo" di Joseph Losey e "Sans soleil" di Chris
Marker. E ancora fuori sacco: tutto Bresson!!!
Saverio Gaeta, "Proharesis"   |217.133.54.xxx |2010-03-03 15:37:23
Il primo film è “Blue” uscito nel 1993 di Krzysztof Kieślowski perché
è stata la prima pellicola impegnata che ho capito, quella che ha avuto un
meccanismo “inside” nella mia visione cinematografica. Al secondo posto,
c’è “The Wall” di Alan Parker, trasposizione dell’album dei Pink Floyd,
mi è piaciuto una cifra, avevo 13 anni quando l’ho visto, è un film che mi
ha fatto riflettere e ha segnato la mia svolta politica. Terzo film è “La
Dolce Vita” di Federico Fellini, mi ha sempre affascinato, è un grande film,
ma ci sono anche i film con Sordi e Gassman sull’epoca fascista. Inoltre,
c’è la serie tv “Olocausto” che mi ha segnato profondamente, mi ha
indotto a leggere Primo Levi. I film visti in giovane età mi hanno un po’
tutti formato, ora sono solo delle riconferme.
Alessandra Piras, operatrice c   |217.133.54.xxx |2010-03-03 15:40:44
Al primo posto c’è di sicuro “C’era una volta in America”, non c’è
un motivo preciso, mi è rimasto nel cuore per molto tempo. Al secondo posto,
“Il figlio di Bakunin” di Gianfranco Cabiddu, perché è il primo film
sardo che ho visto, non so dire se l’impressione che mi aveva dato era
positiva o meno, di certo mi aveva incuriosita così tanto da portarmi a
scegliere di fare la tesi di laurea sul cinema sardo… il terzo film è “Il
fascino discreto della borghesia”, guardandolo mi perdevo tra le parti reali
e le parti legate al sogno, era un certo tipo di film inusuale rispetto a
quello che avevo sempre visto, pieno di azioni incompiute, incomprensioni e
situazioni al limite della normalità.
Andrea Congia, musicista   |217.133.54.xxx |2010-03-03 15:43:23
“Indiana Jones e l’ultima crociata”, “La storia infinita” e “Rocky
4”, i motivi sono tanti e soprattutto legati all’infanzia. Mi hanno
insegnato moltissimo, lasciato una marea di segni, quali ideali di eroicità,
lotta contro il nichilismo, difesa dei valori assoluti contro la prepotenza,
azione e determinazione a non arrendersi.
Ignazio Figus, documentarista   |217.133.54.xxx |2010-03-03 15:45:40
Il primo film per me importante è “America oggi” di Robert Altman: l'ho
molto ammirato per la sua capacità di restituire con estrema efficacia
quell'America disperata e dolente così ben raccontata da Carver. Altman ci ha
consegnato un'opera esemplare, la sua capacità di tenere unito, senza cedimenti
di sorta, un intreccio narrativo estremamente complesso rappresenta per me un
vero trattato di buona regia. Dalla vasta produzione bergmaniana citerei “Il
posto delle fragole” (ma è, in fondo, proprio l'intera produzione di Bergman
che per me rappresenta, il "film del cuore". Il terzo film è “Tempus
de Baristas” di David MacDougall. Perchè è un documentario -costruito come
un romanzo- che racconta con grande umanità la complessità del pastoralismo
sardo, perchè a quel film, da sardo (e da documentarista), devo molto e non
posso che considerarlo un vero spartiacque per il cinema (documentario e di
fiction) in Sardegna. E' un vero film epocale: in 100 minuti spazza via cumuli
di luoghi comuni e cascame letterario/cinematografico sulla nostra Isola.
Giorgia Atzeni, attrice   |217.133.54.xxx |2010-03-03 15:48:21
Di sicuro “Mary Poppins” perché è uno dei film più commuoventi che abbia
mai visto e dopo aver seguito il musical a NY Broadway l’ho maggiormente
valutato. Il secondo film è “Farenheit 451” di Truffaut, bellissimo il
libro, la storia, perfetta la trasposizione cinematografica, colori forti e
coinvolgimento totale. Il terzo film è “Underground” di Kusturica. A dire
il vero, sono tanti i titoli che mi piacciono, ma visto che sono solo tre
quelli da indicare, ne scelgo uno serio ma divertente, geniale, lungo, ricco di
sorprese.
Stefano Sanjust, ricercatore   |217.133.54.xxx |2010-03-03 15:50:41
Il primo è “Kaos” (1984) dei fratelli Taviani. Il film della mia vita:
l'avrò visto 50 volte, anche per motivi di studio, e lo conosco a memoria. Non
so se è vero, come disse Robert Altman in una famosa intervista all'Espresso
del 1990, che "i registi toscani sono senza ombra di dubbio fra i cinque
più grandi registi al mondo", ma penso che siano stati i più bravi nel
raccontare la Toscana e la Sicilia (e, perchè no, la Sardegna). “Kaos” è
un film poetico e terribile, le cuio storie fanno da cornice (e non il
contrario) alla natura siciliana, terribilmente incantevole. Un film che
affascina lo spettatore, merito anche della splendida musica di Nicola Piovani,
a mio modesto parere alla sua migliore performance compositiva (altro che la
più celebrata (e premiata) musica de “La vita è bella” di Benigni! Questa
colonna sonora è tutta una sinfonia...).
Il secondo è “La caduta degli
dei” (1969) di Luchino Visconti. Il migliore affresco della borghesia
industriale tedesca al tempo del Nazismo, con un cast italiano e straniero
strepitoso (Helmut Berger su tutti). Un film girato quasi esclusivamente in
interni (tranne quando narra la 'notte dei lunghi coltelli'), elegante quanto
solo Visconti riusciva ad essere, duro e terribile. I protagonisti, tutti belli
ed elegantissimi, esprimono molto efficacemente il degrado e la depravazione di
una ricchissima famiglia titolare del più grande gruppo industriale della
Germania dei primi anni '30 (i Krupp?) che permise l'ascesa del regime
dittatoriale di Hitler da cui venne ben presto fagocitata, tanto che i familiari
'dissidenti' fanno una brutta fine, mentre chi si allinea alla politica del
Reich trionfa, in un crescendo di morbosità e vizio.
Il terzo film è
“Bianca” (1984) di Nanni Moretti. Le nevrosi del professore di matematica
Michele Apicella (Nanni Moretti), le fissazioni e le maniacali abitudini che
scandiscono la sua noiosa esistenza vengono sconvolte quando si innamora di una
giovane collega (Laura Morante). Ora tutto gli appare nuovo e pur se molto
attraente, ingovernabile, tanto che alla fine deve rinunciare a lei, aggrappato
alle sue regole di vita e agli atti (violenti) che vogliono riportare alla
'normalità' anche la vita dei suoi amici, attratti dalle sirene dei rapporti
extraconiugali e perciò 'deviati' da ciò che (secondo Michele) è giusto. Un
film divertente e amaro, che all'epoca ebbe un impatto emotivo su di me tanto
forte che dopo quasi 30 anni, ogni volte che lo rivedo, ritorna. Emozionante e
surreale zeppo di citazioni morettiane passate poi alla storia (famosissima la
battuta: "continuiamo così, facciamoci del male"; anche se io
preferisco l'ultima, riferita ai poliziotti che lo stanno conducendo in carcere:
"è triste morire senza avere avuto figli".
Stefano Schirru, "Skepto"   |217.133.54.xxx |2010-03-03 15:53:29
I film che hanno segnato in qualche modo la mia vita, ma non per questo li
reputo i migliori sono: “Strade perdute” di David Lynch, “Requiem for a
dream” di Darren Aronofsky e “Clarks” di Kevin Smith.
Marco Biscardi, attore   |217.133.54.xxx |2010-03-03 15:55:30
Marco Biscardi, attore
“Il Padrino” perché è il film. “Lezioni
d’amore”, film capolavoro con Ben Kimgsley e Penelope Cruz, abbastanza
sconosciuto ai più, perché sembra ispirato alla più grande storia d’amore
della mia vita. “Moulin Rouge”, perché è il film che avrei sempre voluto
fare (nel ruolo di Kidman, ovviamente!!).
M.Antonio Pani, regista   |217.133.54.xxx |2010-03-03 16:35:14
Come scegliere i miei tre film del cuore? Non ne ho mai avuti così pochi, di
film del cuore, se non a 5 o 6 anni, quando di film, almeno al cinema, ne avevo
visti solo una ventina. Però il gioco è questo e allora ho cercato di
sforzarmi. Immagino che ciò che si chiede in questa piccola inchiesta non siano
i titoli dei film che uno giudica più importanti per la storia dell'arte,
oppure per il proprio sviluppo professionale (nel caso di chi lavora nel settore
cinevideo). Credo che la domanda forse ha un senso se si riferisce a film che
hanno influito nella crescita spirituale, nello sviluppo di un immaginario, o
perché sono legati a momenti particolari della propria vita. Così, di primo
acchito me ne verrebbero fuori tanti, li propongo, mentre cerco dentro di me un
criterio per arrivare ai fatidici tre.
Dunque: Nuovo Cinema Paradiso di
Tornatore, Le notti di Cabiria di Fellini, Ugetsu Monogatari di Mizoguchi, la
Trilogia di Apu di Satyajit Ray, La morte corre sul fiume di Charles Laughton,
Matrimonio all'Italiana di De Sica, Brazil, di Thierry Gilliam, La Trilogia del
Padrino di Coppola, Paris, Texas e Il cielo sopra Berlino di Wenders, Otello di
Orson Welles, Pat Garret &Billy the Kid, Il mucchio selvaggio e La ballata di
Cable Hogue di Sam Peckimpah, L'angelo azzurro di Von Sternberg, Metropolis di
Lang, La sottile linea rossa di Malik, Oltre il giardino di Hal Ashby, Romeo e
Giulietta di Zeffirelli, Quel che resta del giorno e Camera con vista di Ivory,
Il pranzo di Babette di Gabriel Axel , ecc.ecc.ecc. e mi dispiace per tutti
quelli che non ho scritto e sono centinaia.
Uhmm... no, no...per quanto mi
sforzi di trovare films che davvero possa definire "film del cuore",
debbo davvero andare molto indietro per iniziare a fare una scelta autentica, ed
anche qui mi è davvero difficile fare una classifica. Allora prima definisco i
generi del cuore. E i generi del cuore sono quelli dell'infanzia: i film di
avventure, i film di fantasia, i film comici.
Alla fine, però, tutto si
riduce ad un unico genere, che è quello d'avventura. Lawrence d'Arabia è un
film storico ma anche un film d'avventura, no?
E chi può dire che Stanlio ed
Ollio non siano ogni volta dei buffoni ma anche i protagonisti di mirabolanti e
solitamente sfigate avventure?
E Trinità, non è forse un western e allo
stesso tempo un film d'avventura ed anche un film comico? No è forse fantasia
che ricevere un cazzotto in faccia da Bud Spencer ti faccia solamente volare e
fare smorfie divertenti anzi che mandarti in coma in terapia intensiva?
I
cartoni animati Disney non sono forse tutti avventura, fantasia e
comicità?
Quindi deciso: unico genere avventura. Dentro ci stanno Disney, Bud
Spencer e Terence Hill, I Pugni di dollari e i dollari in più, Ben Hur, E.T. ed
altri incontri di terzo tipo, Charlot, le torte in faccia, le ventimila leghe e
Simbad il Marinaio.
Rompendo gli indugi, però, scelgo i miei tre films. E, a
sorpresa, solo uno è un film per il cinema:"Pomi d'ottone e manici di
scopa", diretto da Robert Stevenson e prodotto dalla Walt Disney, un film
che non ho mai voluto rivedere per non sciupare le emozioni che conservo ancora
oggi dentro di me. Un film straordinario, mix di fiction e cartoni animati, con
attori eccezionali, con una storia mirabolante, piena di magia, di animali, di
fantasmi, di armature e corazze, con una strega buona per guida del viaggio e
due bambini come protagonisti. Memorabili la partita a calcio fra gli animali
dell'isola di Nobamboo (l'isola in cui tutti erano cartoni animati) e la
battaglia fra i soldati nazisti ed un esercito di corazze medievali rianimate
per arte di magia. Quand'ero alle elementari, avevo convinto un mio compagno di
scuola che sotto la cartina dell'africa, nel muro della classe c'era un grosso
buco, che permetteva di andare sull'isola di Nobamboo. Un pò ci credevo anche
io. Ma non sollevai mai la cartina per dimostrarlo...non si sa mai.
Poi viene
"Pinocchio", di Comencini, prodotto dalla RAI quando la RAI era un
servizio pubblico e si pagava il canone per uno strumento che ti aiutava a
crescere anziché a rincoglionirti e ad appiattire e mistificare tutte le tue
prospettive (si può dire almeno qui?).
"PINOCCHIODICOMENCINI": Un
capolavoro ineguagliabile che ha preso la mia fantasia e l'ha impastata per
qualche settimana per poi lasciarla a lievitare per il resto della mia
vita.
Infine "L'Odissea", un'altra produzione della Rai di allora:
Regia di Rossi, Schivazappa e Mario Bava. Forse non un capolavoro, ma di sicuro
un'altra di quelle opere che ti formano, ti aprono la mente e ti rimangono
dentro per tutta la vita entrando dentro ognuna delle piccole cose che poi uno
realizza nella propria vita.
Ecco, forse sono questi i miei films del
cuore.
Poi è arrivata l'adolescenza, e la mia ha coinciso con altri tre films
che cito tanto per citarli, "La Febbre del sabato sera",
"Grease", "Il Tempo delle mele"/oppure, negli stessi anni,
"Fuga di mezzanotte", "Il cacciatore" e "Shining",
scegliete voi. A quell'età inizi a confonderti su ciò che ti piace, e non ti
riprendi più del tutto. L'ultimo entrato nella classifica dei miei film del
cuore, comunque, magari banalmente, è AVATAR, che mi ha ricordato perché ho
amato il cinema fin da molto piccolo: semplicemente perché può essere uno
spettacolo bellissimo, e perché oltre a farti pensare divertendoti oppure
facendoti piangere, ti fa evadere dalle preoccupazioni di tutti i giorni come
nessun'altra attività, salvo forse il gioco. E perché è bellissimo sapere che
così tante persone dotate di capacità artistiche e tecniche straordinarie si
sono riunite ed hanno lavorato tutte insieme per realizzare un grande
spettacolo, e i grandi spettacoli sono sempre dei grandi regali per noi poveri
esseri umani.
clara spada   |93.41.203.xxx |2010-03-03 19:54:44
Cara Monica, la tua più che una sfida è un assurdo tormento. Più ci penso
più ne ricordo e molti sono legati a momenti particolari della mia vita che
forse non sono significativi come vorresti. Il primo film che ho visto è
"Biancaneve e i sette nani". Avevo cinque anni ma mi ha fatto amare il
cinema. "Quai des Orfevrès" mi ha scandalizzato, ero molto giovane.
"Hellzappopin" visto all'Olimpia con mia madre e le mie sorelle. Abbiamo
riso tanto che un signore accanto a noi è andato via infuriato. E poi Marlon
Brando in "Un tram che si chiama desiderio" con una grande Vivie
Leigh... E scoprire Ingmar Bergman e Fellini e Hitchcock... insomma di tutto e
di più perché ogni buon film ha la sua magia che ti porti dentro e che ritrovi
quando ti capita di rivederlo. Ma vorrei citare "Woodstock", unico,
nuovo, elettrizzante, visto in un cinema a Piccadilly Circus, e "Qualcuno
volò sul nido del cuculo" che mi ha sciolto il mascara con il fiume di
lacrime, e, di recente e a parte tutto il mio amato Almodovar, lo stupendo,
unico, splendido "Le vite degli altri" al quale devo il mio entusiasmo
per Berlino. So che mi devo fermare ma non senza fare gli auguri per il prossimo
Oscar a "Inglorious Basterds". Ciao a tutti, Clara
maurizio, precario all'ultimo   |82.59.34.xxx |2010-03-03 19:56:18
manifesto subito tutta la mia solidarietà a silvia. ti capisco, infatti i 2
pollici verdi li ho mesi io. i miei amici mi prendono ancora per il culo perchè
dal 1998 una delle 3 risposte è "la leggenda del pianista sull'oceano".
non sono mai entrato dentro un film, alla prima visione, come in questo.
per
"duel" spero di non avere bisogno della solidarietà di nessuno.
chiudo
con "2001: odissea nello spazio" non foss'altro perchè fu il primo film
a cui mi portarono i miei genitori.
p.s.: a dire il vero il primo film che vidi
al cinema fu "per grazia ricevuta" ma, lo giuro, non mi lasciò
particolari emozioni, se non nino manfredi che durante una processione
intona:"viva viva sant'eusebio protettore dell'anima mia, viva viva
sant'eusebio..."
Anonimo   |82.55.88.xxx |2010-03-03 20:41:02
Maurzi sei il precario più simpatico che conosco.
Anonimo   |109.112.44.xxx |2010-03-03 22:15:29
concordo, Silvia
clara spada   |93.41.178.xxx |2010-03-04 10:46:05
cara Enrica, è tutta la notte che mi frullano in mente le note di Big Mama e
Jellyman: anche a me è piaciuto moltissimo "Chicago" visto più volte e
anche al Sistina con un buon Luca Barbareschi. Ma questa notte di musica mi ha
fatto riflettere sui film citati in tutti i commenti e mi sono chiesta se,
quelli elencati da me, erano anche i più visti e rivisti. Ebbene confesso: no,
proprio no. I miei film visti rivisti e che vedrei di continuo sono "Un uomo
tranquillo" con un fantastico John Wayne e la rossa irlandese Maureen
O'Hara; "Sette spose per sette fratelli" con insuperabili coreografie;
"Matrimonio all'italiana" che mi fa piangere ogni volta nonché ammirare
Sophia bellissima e Marcello faccia da schiaffi. Devo assolutamente, per motivi
di famiglia, ricordarne un quarto "Souvenir d'Italie" per la comparsata
del nonno di mio cognato nei panni di un burbero professore universitario. Come
in effetti era nella vita reale con in più una passione per le belle ragazze!
Ciao a te e a tutti, Clara
Cristina Muntoni   |78.15.185.xxx |2010-03-04 12:23:02
Scegliere tre soli film…operazione crudele. 
Pèrò non si parla dei
film preferiti o dei più belli, ma di quelli che hanno segnato
un periodo della vita…quelli che hanno
solleticato l'immaginario......
Sono molti anche così…allora
restringerò la scelta ai primi che mi vengono in mente, consapevole che
appena avrò cliccato su “invia” me ne pentirò per non averne
scritti altri…

1)Il monello, di Charlie Chaplin (1921).
Perché? Ero a Bologna, alla rassegna su Charlot. Giornate incantevoli
a spasso tra mostre multimediali di quel geniaccio burlone e i
salotti settecenteschi del palazzo in cui avevo la fortuna di
alloggiare. Una sera davano Il Monello restaurato in un magnifico teatro
barocco con musica dal vivo. Tutto esaurito da mesi. Ma io non mi
arrendo. Con le antenne sollevate e confusa tra la folla, parla qua chiedi
là, riesco a recuperare i 3 inviti che mi servivano. Non
so neanch’io come ho fatto. Posti spettacolari: un salottino privato
con vista sull’orchestra. Ho ancora negli occhi lo sguardo di mio figlio.
Non me lo dimenticherò mai. Aveva 3 anni ed era letteralmente
ipnotizzato dal film, dalla storia, dalla musica. Quella sera ho creato un
cinefilo. Per quasi un anno ha accantonato i cartoni animati. Voleva
solo Charlot.


2) La città incantata, di Hayao Miyazaki (2001)
Perché? Uno dei più bei film d’animazione che abbia visto (come anche
Azur e Asmar di Michel Ocelot). Mi sono lasciata trasportare
dalle immagini oniriche che mi hanno lasciato una sensazione che
ancora fa parte di me. Un surrealismo di cui ho un bisogno vitale
perché alimenta la mia parte bambina. L’anno scorso, in un giorno
di Sole, in un quartiere a luci rosse di Madrid, ho visto una casa di
piacere sbalorditiva. Aveva la facciata completamente decorata
con disegni che mi hanno ricordato quel film. Anche alcuni miei amici
hanno colto la similitudine. Che meraviglia queste sincronicità e
affinità di pensiero: ritrovare nella realtà e nella mente di altri,
le stesse immagini che hanno colpito me….


3) Prima della pioggia, di Milcho Manchevski (1994)
Visto solo dopo una ricerca estenuante, in una sera in cui stava per
piovere e l’aria era piena di elettricità. Volevo vederlo a tutti i
costi. Perché le persone sono fatte anche dei film che le hanno dato
un’emozione. Se vuoi veramente conoscere qualcuno, come puoi
prescinderne?
non c'è due senza tre   |93.41.136.xxx |2010-03-05 14:48:50
"LA MONTAGNA SACRA" di Jodorowski!!!

"ANGELO
AZZURRO"

"UMBERTO D."
Anonimo   |109.113.85.xxx |2010-03-05 22:24:27
betti... lo so!!!!!
Anonimo   |93.144.4.xxx |2010-03-06 09:40:35
Gent.ma Elena, anzitutto complimenti per il lavoro che fate con Cinemecum. E,
speriamo, ancora di più con la Film Commission. I tre film che mi hanno
lasciato un segno nella vita? Purtroppo risalgono tutti al... millennio scorso.
Semplificando al massimo: LA LOCANDA DELLA
SESTA FELICITA' (195 di Marc
Robson, un filmone con una splendida Ingrid Bergmann. E' un vero trattato
sociale in cui si esplicita in maniera spicciola, umana, l'unico vero sistema di
avvicinare due culture e due mondi
estremamente diversi, quali sono quello
occidentale e quello cinese.
BEN HUR (1959), il colosso di William Wiler, con
un superbo Charlton Heston. Uno dei massimi capolavori di Hollywood, che si
guadagnò undici Oscar. E' una magnifica descrizione romanzata delle prime
pagine storiche del
cristianesimo che si presenta le prime volte al mondo
romano.
L'ESORCISTA (1973), di William Friedkin, terrificante descrizione di
una vicenda reale verificatasi a Washington. E' un viaggio alla scoperta del
mondo subliminale dello spirito umano, da cui si ritorna ammutoliti, ma con un
senso di certezza della vittoria di una forza benefica superiore che tutela
l'uomo e vince anche sul male più estremo.
Cordiali saluti e auguri di buon
lavoro. Vitale Scanu
Anonimo   |217.201.128.xxx |2010-03-09 16:25:20
E' in libreria il libro di interviste a scrittori e registi sardi "I film
del cuore. Registi e scrittori sardi al cinema" di Sante Maurizi, edito
dalla casa editrice Cuec di Cagliari.


La Redazione
Paolo Zucca, regista   |217.133.54.xxx |2010-03-10 16:09:29
Ecco tre film che hanno lasciato un segno nella mia vita:

- "Berlinguer
ti voglio bene" di Giuseppe Bertolucci per l'empatia con la realtà.

-
"L'estate di Kikujiro" di Takeshi Kitano per l'umorismo poetico.

-
"Funny games" di Michael Haneke per la gestione sublime dei tempi
cinematografici.

(Ho tralasciato le scelte di grandi classici come Fellini,
Leone, Kubrik, Hitchcock a favore di quei film che mi hanno folgorato per la
loro originalità).
Romano Widmar, Cineclub Caglia   |217.133.54.xxx |2010-03-10 16:12:35
Credo non sia possibile stilare una classifica dei migliori film visti durante
un lungo periodo di tempo, nell'arco di una vita. Diversità di generi, di temi,
di stili non consentono una comparazione e dunque una classificazione basata sul
valore complessivo delle singole opere. Invece parlare di quei film che hanno
avuto, per una ragione qualsiasi, un impatto diverso, che «hanno lasciato un
segno nella propria vita» è sicuramente possibile e stimolante. Il primo film
in ordine di tempo che io ricordi risale alla fine degli anni trenta ed era
intitolato "Gli ultimi giorni di Pompei". Certamente non fu il primo
spettacolo cinematografico al quale assistetti ma alcune immagini mi rimasero
impresse nella memoria, forse anche grazie ai commenti scambiati in famiglia.
Quello che mi sorprese fu di sicuro rivedere nella sala cinematografica storie
di persone e di intere famiglie vissute tanto tempo prima e assistere alle loro
faccende quotidiane, ma ciò che più mi impressionò fu rivivere un evento
tragico come il seppellimento di un'intera città con tutti i suoi abitanti a
causa dell'eruzione di un vulcano. In quella occasione compresi la possibilità
del cinema di raccontare sia le piccole storie degli uomini che la grande storia
dell'umanità. Ero ragazzino e fui affascinato soprattutto dalle scene del
disastro, fu così che apprezzai quelli che allora si chiamavano trucchi
cinematografici, utili a conferire drammaticità alle scene, a dare forza alle
immagini. Nel 1946 potei assistere alla proiezione di "Roma città
aperta" il celebre film di Rossellini che racconta l'occupazione di Roma da
parte delle truppe tedesche. Lo vidi a Torino dove con la famiglia ci eravamo
rifugiati da Trieste. La mia città, Trieste appunto, nel corso della guerra fu
occupata tre volte da eserciti diversi e dunque sapevo cosa si provasse nel
subire le prepotenze di un esercito occupante.

Prima, quello tedesco
costituì una nuova provincia incorporata nel Terzo Reich e dunque diventammo
tutti tedeschi. Le truppe di Tito, poi, occuparono la città per annetterla alla
Jugoslavia ma poiché c'erano troppi italiani fecero le retate per trasferirli
nelle foibe. Tra questi mio padre che poi ottenne un romanzesco rilascio. Infine
gli alleati (americani, inglesi, neozelandesi) per gestire, armi al piede, la
pericolosa situazione post bellica diramarono ordini e istituirono controlli
così che dipese dalla benevolenza delle autorità militari l'accesso alla
città e al Territorio, cosiddetto, Libero. Bandiere e lingue diverse, lo stesso
tono imperioso. Una città occupata è sempre una città martire.

Nel film di
Rossellini è narrato un episodio della resistenza, ma ciò di cui rimasi
impressionato fu prima di tutto l'atmosfera che si respira nella città,
pesante, opprimente. La tensione continua per ciò che può accadere, se
accadrà, chi ne sarà coinvolto, quando. La stessa da me vissuta solo poco
tempo prima.

Ho pensato allora, e ne sono ancora convinto, che un film sulle
occupazioni subite da Trieste non sarà possibile realizzare, mai. Troppo
difficile rappresentare le varie componenti etniche, linguistiche, culturali di
quella città e la sua tormentata storia. E allora la semplificazione adottata
da Rossellini - lo schema prepotenti contro cittadini inermi - funziona meglio
di trame più complesse. D'altra parte il cinema lascia intendere molto ma non
può spiegare tutto. La visione del film di Sergio Leone "C'era una volta in
America" fu invece una rivelazione giunta in età matura. In questo film,
come noto, l'autore narra le singole storie di persone di varia provenienza
intrecciate in un gruppo aspirante al successo, ai soldi, al potere. Storie di
singoli individui, fuse con la storia di una nazione enorme come gli Stati Uniti
d'America in una fase di grande e caotico sviluppo economico, tecnico e sociale.
La varietà dei temi ha permesso al regista di realizzare scene di grande
impatto emozionale e di profondo significato simbolico. Un romanzo
cinematografico che svela come alla base del successo ci sia sempre una forma di
violenza. Il tema, già abbondantemente trattato da un numero imprecisato di
film, acquista qui un valore nuovo e originale, una realtà scomoda viene
gettata in faccia allo spettatore: la violenza sta alla base di tutto.

In
questi tre film il tema della violenza è evidente. Sia la natura con i tempi
apparentemente lunghi, sia l'uomo - in guerra o in pace - con l'esigenza di
risolvere in fretta i suoi affanni agiscono spesso con la forza manifestata
all'estremo. Oggi non posso pensare a questa realtà con senso di paura. Le
catastrofi naturali si trasformano nel tempo in bellezze naturali e dalle
situazioni più difficili e drammatiche nasce la volontà di ricominciare e
nascono sentimenti come l'amicizia e l'amore.

L'ho compreso anche grazie al
cinema.
Donato Tore, fotografo   |217.133.54.xxx |2010-03-10 16:14:42
I miei film sono... "Ferro 3" di Kim Ku Duc, per la poesia che mi ha
trasmesso, e per l'originalità della storia che riguarda i protagonisti. L'
altro film è di Lars Von Trier, e si intitola "Dogville" in cui ho
visto la genialità di raccontare una storia affascinante senza far ricorso alle
ambientazioni e a particolari effetti, ma con uno stile originale e soprattutto
badando alla storia in una bellissima e pura chiave teatrale. Il terzo film che
voglio menzionare si chiama "Gadjo Dillo" é di un regista parigino di
origini Rom (o il contrario credo) e si chiama Tony Gatlif. Questo è un film di
un autore che conosce bene il mondo dei nomadi della Romania e non solo,
racconta alcuni curiosi episodi, sicuramente piacevoli e interessanti ,per noi
che viviamo nel pregiudizio e nella non conoscenza di altri modi di vivere.
Simeone Latini, attore   |217.133.54.xxx |2010-03-10 16:16:59
Nessun cinefilo onnivoro, come il sottoscritto, sarà mai in grado di indicare
tre soli nomi, che in assoluto lo possano rappresentare. Ma il gioco è questo e
dirò i primi che mi passano per la mente, e che per me abbiano avuto un senso:
"Hana-Bi" di Kitano. Perché è un film immoto e profondo. Con momenti
di violenza improvvisa. Inaspettati e, perciò, veri. "Il posto delle
fragole, la fiaba triste" di Bergman, che meglio rappresenta il suo cinema.
"Quel che resta del giorno" di Ivory. Perché non si può essere attori
e restare indifferenti dinnanzi ad un cast in stato di grazia. E poi
naturalmente "Natale a Beverly Hills" di qualcuno tra i Vanzina e Neri
Parenti. Peccato però me ne abbiate chiesti tre. Diamo allora per buoni i
primi.
Claudia Setzu, insegnante   |217.133.54.xxx |2010-03-10 16:18:48
Claudia Setzu, insegnante

"C'era una volta in America", anche a
distanza di molti anni, si riaffaccia prepotentemente e improvvisamente alla
memoria attraverso ricordi vividissimi e immagini indelebili. "Gatto nero
gatto bianco" per l'incomparabile impressione di grazia, leggerezza e
trasparenza che per l'intera sua durata il film era stato in grado di regalarmi.
"Dogville" per la coraggiosa e magnifica essenzialità con cui si
riconsce l'esistenza e la forza dilagante del male insito nella natura umana e
la necessità che i deboli, per non soccombere, debbono poi "armarsi".
Silvia Ciccu   |217.133.54.xxx |2010-03-11 11:41:55
Fiuuuuu!!!! e come si fa a citare solo 3 film,
nell'arco di una vita
poi.....
impresa che sfiora l'assurdo!
Troppi film, x fortuna mi hanno colpito
profondamente....
e tra tutti questi:

Fellini-Satyricon

"Sogni" di
Kurosawa

praticam. tutto del maestro Kubrick

"Morte a Venezia",
"La Caduta degli Dei" e
"Il Gattopardo" di
Visconti

"Apocalipse Now" d Coppola

"Elephant Man" d
Lynch

"Legami!" d Almodòvar

"L'Angelo Sterminatore" d
Bunuel

"Fantasia" d Walt Disney

"Princess Mononoke" e "La
Città Incantata"
di H. Miyazaki

"Akira" di K.Otomo

eccetera
eccetera eccetera.............................
Anonimo   |95.234.92.xxx |2010-03-12 20:54:08
Davvero bello il commento di Romano Widmar, che ha colto perfettamente il senso
di questo gioco e cioè raccontare dei film che ci hanno colpito e che si sono
intrecciati con forza nella nostra personale esistenza. Davvero grazie per avere
portato all' attenzione dei lettori la sua interessantissima esperienza
.
Cinemecum
Marco Antonio Pani  - bello   |95.17.215.xxx |2010-03-13 02:51:40
Grazie a Widmar anche da parte mia.
Un bellissimo racconto personale e uno
spunto di riflessione sul cinema e sulla sua trascendenza in cui si legge di
esperienze lontane alcune delle quali speriamo tutti di non dover rivivere
più.

Marco Antonio Pani
Filippo Primo     |79.42.85.xxx |2010-03-16 00:00:40
Non ho mai amato molto stilare classifiche di preferenza et similia, ma
questo è un “problema” tutto mio... Devo però ammettere che le
testimonianze di alcuni partecipanti, oltre il gentile invito di una
"persona gentile", mi hanno convinto a rivedere la
mia posizione.
Senza bisogno di pensarci molto su, inizio subito
menzionando “Nodo alla gola” (Rope) del grande Alfred Hitchcock. L’ho visto per la prima volta all’età di
otto anni e ovviamente non avevo capito tante cose. Solo in seguito
sono ricucito ad apprezzare quel “pseudo piano sequenza” (ancora
oggi sogno di farne uno anche io) e la grande interpretazione di James
Stewart. Ero affascinato da quel film che si svolgeva tutto in una
casa e parteggiavo per i due ragazzi “assassini”. Quando lo rividi,
anni addietro, speravo sempre che il loro delitto non fosse scoperto.
Credo che l’amore per il cinema sia nato allora, in quell’appuntamento
settimanale con il “maestro della suspense” quando tutta la
famiglia si riuniva in quella stanza con un divano un po’ retrò e una
luce soffusa (la vivevo come una piccola sala
cinematografica). Ricordo anche la mia postazione:
nell’angolo vicino a un cuscino; l’avevo scelta di
proposito perché nei momenti di maggior tensione mettevo la testa
sotto.
Gli anni passano e all’età di circa 16 anni, casualmente, in
tarda notte, mi capita di vedere un film in bianco e nero dove
dei grandi “baccelloni” generavano delle copie di esseri umani
privi di emozioni. Stavo guardando “L’invasione degli ultracorpi” (Invasion of The body snatchers) di Don Siegel. E’ nato l’amore per la fantascienza, anzi, per quel
tipo di fantascienza. Quella più artigianale, più pura ma a
volte foriera di significato. Che dire, infatti, di un film che già
nel 1956 ci prefigura un’umanità conformata, istupidita e omologata?!?
Da allora ho “tracannato” film di fantascienza soprattutto di
serie B e mi piaceva l’idea di poter intravedere un filo di lenza
trasparente che reggeva un oggetto rotondo che rappresentava il disco
volante di turno. L’idea di artigianalità del cinema mi piaceva e
iniziavo a sognare un film tutto mio.
18 anni. A scuola proiettano “Il fantasma della libertà” (Le fantôme de la liberté ) dii Luis Buñuel. Una goduria tremenda! Erano i miei anni “dark”,
controcorrente e “anarchici” e vedere un film in cui c’è
il trionfo dell’assurdo e del surreale usato per “tagliare” le
gambe alle consuetudini sociali e alle convenzioni, mi ha spalancato
ulteriormente le porte del cinema. Non era da tutti rappresentare con
tanta naturalezza un gruppo di amici borghesi che si siede a tavola non
per mangiare ma per espletare i propri bisogni intestinali seduti su
dei w.c. e intrattenendosi in amabili conversazioni!!!
E siccome si parla
di trasgressione, mi urge trasgredire e citare anche il quarto film
perché altrimenti il mio percorso non sarebbe completo.

Due anni dopo
la sua uscita al cinema, vedo “Pulp fiction” di Quentin Tarantino. Era un momento di studio pazzo e disperato e dopo un
periodo “cupo” riscopro un po’ il gusto di vivere la vita con la
giusta dose di “futilità” ( direbbe Totò). Prima di allora non avrei
mai guardato un film del genere per il solo fatto che era “troppo
famoso” e troppo sulla bocca di tutti. Ma da quel momento ho approfondito
in tutti i modi  la mia cultura cinematografica e Tarantino, grazie al
quale ho capito appieno l’importanza di una sceneggiatura, era stato
eletto il mio punto di riferimento per il cinema contemporaneo.
syl   |84.221.184.xxx |2010-03-16 19:57:57
sono tre i film che devi scegliere,non 4!!!!ora ho capito.......il quarto e
di leonardo?.ciao!!!
Filippo Primo     |79.42.85.xxx |2010-03-16 20:31:09
No, il suo preferito è "La corazzata Potemkin"
Maurizio Porcelli, Comm. Cult.   |217.133.54.xxx |2010-03-17 17:01:51
Tanti sono i film che mi hanno lasciato un segno. Primo fra tutti “Via col
vento”, bellissimo, un capolavoro. Il secondo film è “C’era una volta il
west” e il terzo film è di Ozpetek con la Bobulova è “Cuore sacro” del
2005, bellissimo, strepitoso.
Toni Argiolas, Namaste   |217.133.54.xxx |2010-03-17 17:02:27
La vita è un miracolo - Emir Kusturica
Ladri di biciclette - Vittorio De
Sica
L'angelo sterminatore - Louis Bunuel
Le motivazioni? Non mi riesce...
Ilaria Paganelli, regista   |217.133.54.xxx |2010-03-17 17:03:18
I miei film del cuore sono " Il favoloso mondo di Amelie",
"Colazione da Tifany" e "Pomodori verdi fritti" se poi posso
aggiungerne un altro che mi sento nel cuore è " Strange Days" in
realtà non saprei il motivo, so solo che sono film che mi emozionano ogni volta
come fosse la prima...
Simone Contu, regista   |217.133.54.xxx |2010-03-17 17:04:38
“Underground” di Kusturica, “Sedotta e abbandonata” di Pietro Germi e
“Big fish” di Tim Burton. Sono storie che mi hanno segnato! E dalle quali
penso di esser stato influenzato nelle scelte narrative dei miei lavori. E'
difficile spiegare perché, le emozioni sono sempre molto intime e vissute in
termini intuitivi. Senti molto e pensi poco!! Di “Underground” (responsabile
della mia scelta di raccontare col cinema... penso a quanto ne sia stato
affascinato nel 1995) mi aveva ammaliato per il senso del tragico coniugato con
lo straccionesco slavo, l'assolutezza simbolica di alcune sue inquadrature ed il
ruolo straordinario della musica. "Sedotta ed abbandonata mi colpì"
per la straordinaria prova degli attori e la rapperesentazione di un'Italia di
provincia con un registro, la commedia, così aderente all'animo del nostro
popolo. “Big fish” lo trovai un meraviglioso manifesto poetico che
dovrebbero sottoscrivere tutti i cantastorie e gli affabulatori di ieri, oggi e
domani.
Massimo Melis   |217.133.54.xxx |2010-03-17 17:06:05
“Apocalipse now” perché i personaggi e la storia sono entrati nel
mito.

“Film blu” perché ha toccato le emozioni più profonde nel modo più
delicato e duro.

“Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”,
perché Gian Maria Volontà è il miglior attore italiano di sempre.
Lugi Puddu, Maestro Musica   |217.133.54.xxx |2010-03-17 17:06:55
Impossibile rispondere a questa domanda. Sono tantissimi i titoli che mi hanno
lasciato un segno, non si riesce a sceglierne solo 3!
Anonimo   |95.234.92.xxx |2010-03-17 17:50:27
"I film del cuore" (Cuec editrice) verrà presentato a Nuoro venerdì 19
marzo presso l'Auditorium della Biblioteca Satta con inizio alle 18,30.

Il
curatore Sante Maurizi converserà con Pierfranco Fadda. Introduce Tonino
Cugusi, direttore della "Satta".

Organizzano la libreria Mondadori di
Nuoro in collaborazione con il consorzio di pubblica lettura "Sebastiano
Satta".
Andrea Mura, Velista   |217.201.134.xxx |2010-03-18 00:17:51
"Apollo 13" per la verità della storia, la qualità della
produzione,
l'interpretazione di Tom Hanks e la grande avventura che hanno
vissuto.

"Armageddon" per gli stessi motivi (Bruce Willis) e per la
lungimiranza della soluzione adottata, oggi in prima scelta qualora succedesse
veramente.

"Beautifull Mind" per l'interpretazione del protagonista
di cui non ricordo il nome e la grande storia (vera).
clara spada  - protagonista   |93.41.205.xxx |2010-03-18 11:37:33
"A Beautiful Mind": come si può scordare il nome del protagonista? è
sempre LUI, il gladiatore Russel Crowie eccellente svitato interprete.
Anonimo   |95.234.92.xxx |2010-03-18 12:05:27
Clara ! ma Andrea è un velista, non è mica un appassionato studioso di cinema
come te !
Prova a chiedergli qualcosa sulle tre barche che lo hanno colpito
nella sua vita e avrai risposte precisissime !
E.
Anonimo  - A NUORO " I FILM DEL CUORE"   |95.234.92.xxx |2010-03-18 10:10:38
"I film del cuore" (Cuec editrice) verrà presentato a Nuoro venerdì
19
marzo presso l'Auditorium della Biblioteca Satta con inizio alle
18,30.

Il
curatore Sante Maurizi converserà con Pierfranco Fadda. Introduce
Tonino
Cugusi, direttore della "Satta".

Organizzano la libreria
Mondadori di
Nuoro in collaborazione con il consorzio di pubblica lettura
"Sebastiano
Satta".
syl   |62.10.128.xxx |2010-03-18 14:11:22
le tre barche saranno mica la nina la pinta e la santamaria???
Anonimo   |95.234.92.xxx |2010-03-18 17:19:27
Tu sei un montanaro certe cose non le capisci...lascia fare ai velisti
cagliaritani
syl   |62.10.128.xxx |2010-03-18 19:37:58
e bai permalosa!!!guarda che io vivo al mare,è uno scherzo,hai capito?
è conosco mura....e so anche quanto è bravo!!!!!!!!anzi sai che ti dico...vado
anchio per mare.
tu pensa al tip tap......
Anonimo   |95.234.92.xxx |2010-03-18 19:43:49
syl   |62.10.128.xxx |2010-03-18 20:10:53
state cercando di portarvi via anche
la LV.CUP da la maddalena?lassa perdi non
e roba per te!!!!
syl   |62.10.128.xxx |2010-03-18 21:34:50
dimenticavo,marinaia...dopo aver lucidato per bene il piano di coperta scendi
in cambusa e preparaci due spaghetti aglio,olio peperoncino e acciughe.mi
raccomando il comandante desidera gli spaghetti al dente!!!!
Anonimo  - buona iniziativa   |217.133.106.xxx |2010-03-22 11:50:47
Faccio i miei complimenti a Monica Aschieri per questa iniziativa, divertenete
ed interessante, sei estremamente comunicativa, mediatica, brava! Corrado
Guzzanti
Gianni Zanata, giornalista   |217.133.54.xxx |2010-03-24 17:04:54
Tre film del cuore. Ma proprio del cuore. Così, d’istinto (perché in realtà
ce ne sarebbero almeno trenta da scegliere…). Il primo: "Renaldo and
Clara", film girato e prodotto da Bob Dylan, tra il 1975 e il 1976, durante
i concerti della Rolling Thunder Revue, una sorta di circo musicale, una
carovana di cantanti e musicisti che toccò decine di città per un totale di
quasi sessanta spettacoli. Il film uscì nelle sale nel 1978, una partecipazione
anche al Festival di Cannes. Ottenne giudizi contrastanti, per la maggior
parte negativi. Amo questo film per tre motivi:
1) è un film di Bob Dylan

2) l’ho visto per la prima volta nella saletta di via Ospedale, era il 1979,
première cagliaritana con proiezione della pellicola in versione integrale, 4
ore con sottotitoli, c’eravamo io e un'altra persona. Indimenticabile.
3) la
colonna sonora è straordinaria.
Il secondo film: “La vita è
meravigliosa”, di Frank Capra. Adoro tutti film di Frank Capra, ma scelgo
questo – girato nel ’46 – proprio perché si tratta di un film “del
cuore”. Impossibile non commuoversi davanti alla straordinaria interpretazione
di James Stewart, impossibile trattenere le lacrime durante la scena finale.
Nella mia grandiosa ingenuità, spero sempre che il mondo, un giorno, possa
essere abitato da milioni di Gorge Bailey. Sarebbe un mondo bellissimo, magari
un po’ incasinato, ma di certo un posto migliore per viverci.
Il terzo film:
potrei dire uno qualsiasi di Charlie Chaplin, inarrivabile nella sua genialità
e nel suo modo di fare cinema. Scelgo “Tempi Moderni”, l’ultimo nel quale
compare Charlot. Fu proiettato per la prima volta nel 1936. Io credo di averlo
visto in tv, negli anni settanta. Anche in questo caso è una scelta “di
cuore”: la scena finale, con Charlot e la monella che, mano nella mano, si
incamminano lungo una strada deserta, in aperta campagna, diretti chissà dove,
accompagnati da chissà quali speranze e chissà quali illusioni, è una scena
che da sola vale il film.
Simone Murru, "Chourmo"   |217.133.54.xxx |2010-03-24 17:10:04
Distinguo i film del cuore in stranieri e italiani:

stranieri:

il
grande freddo (the big chill)
blues brothers
drugstore cowboy

belli e
dannati

italiani:
il sorpasso
il vedovo
brutti sporchi e cattivi

morte di un matematico napoletano
Claudio Ledda, commercialista   |217.133.54.xxx |2010-03-24 17:14:24
I film del cuore, eccoli: “ Un sogno lungo un giorno”, “Il grande
dittatore” e “Monty Python”, perché mi risuonano dentro costantemente.
Vincenzo Boffa, traduttore   |217.133.54.xxx |2010-03-24 17:16:33
Primo film “Le Poupees Russes” di Cedic Klapisch perché mi ricorda momenti
romantici indimenticabili. Al secondo posto “Il buono, il brutto e il
cattivo” di Sergio Leone, perché ha inventato il genere spaghetti western
che prima non esisteva ed è poi stato copiato in tutto il mondo. Il terzo film
è “Donnie Brasco” con Al Pacino, perché è un ritratto insolito di un boss
della mafia, molto nostalgico, fragile e triste
Lucia Cardone, Docente   |217.133.54.xxx |2010-03-24 18:27:00
La decima vittima" (Elio Petri, 1965): La visione notturna e imprevista di
questo film mi ha in un certo senso cambiato la vita. L'ho scelto infatti per la
mia tesi di laurea, che si è poi sviluppata, qualche anno più tardi, in un
volume dalla copertina gialla, molto pop, proprio come il film di
Petri.
"Sabrina" (Billy Wilder, 1954): La storia di questa Cenerentola
del XX secolo raccontata con maliziosa e sofisticata ironia da Billy Wilder mi
ha colpita fin dalla prima visione. Grazie poi ad un bellissimo corso che ho
frequentato all'università di Pisa ne ho compreso il gioco e le maschere,
persuadendomi infine delle meravigliose possibilità che ha il cinema di
raccontare.
"La donna nella Resistenza" (Liliana Cavani, 1965): Un
documentario vecchio stile, segnato da una voce over prepotentemente maschile e
dissonante, che è stato tuttavia capace di far raccontare alle donne la loro
Resistenza. Il film di Liliana Cavani è a mio avviso un film importante e di
rottura, perché testimonia il desiderio delle donne di prendere la parola per
dirsi, perché ha dato visibilità e voce a una generazione di donne italiane
che, fino a quel momento, erano state "donne in oggetto".
Pizzo   |93.45.102.xxx |2010-03-29 17:05:18
Una trilogia di film che mi hanno segnato? Le pellicole che hanno segnato la mia
vita sono un alternarsi profondo di momenti intimi e momenti d'autore. Perchè
in questo piccolo mondo che è il cinema non va mostrato solo cos'è bello ma
anche ciò che piace e quindi cercherò di non dilungarmi ma di spiegare cosa ha
segnato me.
Quarto potere di Orson Welles è sicuramente il miglior film girato
nella storia del cinema. Deciso, forte e mai banale è un film che nonostante
sia stato girato circa ottanta anni fa ancora oggi ha il suo seguito. Pochi
hanno gestito la macchina da presa come ha fatto Welles, forse nessuno si è
avvicinato a questo mostro sacro di perfezione.
Nel secondo step inserisco un
film che mi ha cambiato: Profondo Rosso di Dario Argento. Un film che ha
cambiato la storia del thriller/ horror e che ha segnato la mia avventura alla
triennale del dams. Intitolai infatti la mia tesi: Profondo Rosso il confine tra
il giallo e il nero. In quel rivolto che accostava facendoli scontrare thriller
e horror, implodendo in una miscela devastante.
Il terzo con grande difficoltà
dico Le cinque Variazioni di Lars Von Trier ma attenzione non gli do un valore
assoluto. Preferisco associare il terzo film al momento presente e per me il
presente vuol dire Lars Von Trier. In preda ai sintomi da pre tesi specialistica
sono pronto a scommettere che troverete geniale come Lars inventa cinema, un
maestro con pochi eguali.
Pietro Porcella, giornalista   |217.133.54.xxx |2010-03-31 15:28:33
Su tutti uno. “Qualcuno volò sul nido del cuculo” con J. Nickolson nella
parte di un finto matto in un manicomio di matti veri. Ero ancora la Liceo
Pacinotti quando l’ho visto. Mi sono ritrovato in una situazione simile
alcuni anni dopo quando fui chiamato a fare il servizi militare a 23 anni
proprio mentre mi accingevo a fare il direttore di Windsurf Italia a Milano.
Pensavo di essere riformato ma mi presero e dovetti fare il CAR (Centro
Addestramento Recluta). Mi assegnarono al corpo e marciai subito, andai avanti
a licenze brevi per stati ansiosi e crisi depressive, perché facevo il matto
in ospedale. Mi hanno poi riformato all’11° mese e mezzo con l’articolo
dei matti, ma “ udappu fattu ammacchiai deu puru caliucunu de is colonellus
militari”. Infatti, ufficialmente ora sono matto e come cittadino americano
sarò scartato se mi dovessero chiamare in guerra…. (vedi youtube/ameriganu).
Salvatore Pinna, Docente   |217.133.54.xxx |2010-03-31 15:32:12
I miei film: Il piccolo fuggitivo (The Little Fugitive, Ray Ashley, Morris
Engel, Ruth Orkin, 1953); Ombre Rosse (Stagecoach, John Ford, 1939); Nanuk
l’eschimese (Nanook of the North, Robert Flaherty, 1922). Il piccolo fuggitivo
ha significato: la scoperta di un metodo, la conoscenza di persone importanti
nella mia vita, la scelta professionale. Lo vidi per la prima volta nel 1963,
nel secondo giorno di uno stage, per animatori di circoli del cinema a
Santulussurgiu, organizzato dalla Società Umanitaria e diretto da Filippo De
Sanctis e Fabio Masala. Io e gli altri partecipanti vi arrivammo con il nostro
bagaglio liceale pieno di idee ricevute, di analisi precotte e di sintesi a
priori. Questo bagaglio si rivelò troppo modesto e troppo ingombrante rispetto
alla lettura del film come avevamo verificato il giorno precedente discutendo
malamente, “fuori tema”, Nove giorni in un anno di Michail Romm. Il secondo
giorno fummo messi in gruppi a sbrigarcela da soli con un piccolo film dalla
trama quasi inesistente: Joey, un bambino di 7-8 anni si smarrisce a Coney
Island la grande spiaggia dei divertimenti di New York. Ammaestrati
dall’esperienza del giorno prima evitammo le sintesi affrettate, mettemmo un
po’ di piombo nelle nostre ali epistemologiche e adottammo un sistema semplice
ma che al liceo sarebbe parso eretico. Facemmo una parafrasi totale:
trascrivemmo i nostri ricordi più minuti del film che avevamo visto
“effettivamente”, controllammo le corrispondenze e le varianze delle nostre
singole ricostruzioni e incominciammo a comporre delle sintesi mettendo insieme
gli elementi minuti. Alle fine azzardammo una definizione generale e un
giudizio. Il risultato fu che ci accorgemmo che avevamo assistito ad una grande
indagine realistica della società americana. Non sapendo molto di cinema non
sapevamo ancora che si trattava di un film-manifesto del New American Cinema,
che era una produzione indipendente, e che quelle riprese ad altezza di bambino,
l’attenzione ai particolari minimi e marginali, erano frutto del cine-occhio.
Quello che ci incantò subito fu l’efficienza del procedimento e il
soddisfacente livello di comprensione. Come Aureliano Buendia(Cent’anni di
solitudine) avrebbe scoperto, con la sola sua speculazione, che la terra è
rotonda, così noi scoprimmo che quello che avevamo sotto mano era un metodo e
che aveva una qualità scientifica strabiliante: poteva essere ripetuto e
verificato con ulteriori prove. Per tutti, quelli furono incontri ed esperienze
indimenticabili. Io ebbi la fortuna di trasformare la visione dei film in gruppo
in attività professionale.

Quando l’associazione Tredicilune mi chiese
– nel centenario del cinema – di presentare il film della mia vita, però,
la mia scelta cadde su Ombre Rosse. La ragione è semplice: la pellicola de Il
piccolo fuggitivo non era più reperibile da quando era cessata la distribuzione
del 16 millimetri della San Paolo Film da cui la società Umanitaria si
riforniva abbondantemente. Comunque Ombre rosse occupava un posto privilegiato
nella mia graduatoria personale per tanti motivi: per la sua perfezione visiva e
narrativa, per la mia passione per il genere western e per l’ammirazione dello
spirito irlandese di John Ford. Nella presentazione di Ombre Rosse mi mantenni
fedele al metodo disubbidendogli completamente. Infatti preparai un libretto di
una ventina di pagine in cui mi soffermai su aspetti inessenziali del film ma,
chissà, capaci di favorire un apprezzamento laterale. Così mi soffermai sulla
marca della carrozza che trasporta i personaggi da Tonto a Lordsburg, sul numero
degli indiani uccisi da ciascun viaggiatore e sulle battute di Peacock il timido
e astemio mercante di liquori cui Ford, a me pare, ha affidato i significati
profondi del film più che al protagonista Ringo-Wayne. Mi occupai anche del
banchiere Gatewood secondo cui “ciò che il paese chiede è un Presidente che
sia anche un uomo d’affari”, e “ciò che va bene a me va bene anche per il
Paese”. Insomma, come scrive Tullio Kezich “Ombre Rosse è un testo ancora
vivo che continua a insegnarci molte cose sul cinema e sul mondo…”

Infine
Nanuk. Questa scelta ha a che fare con la mia predilezione per i documentari e
con la mia convinzione che il documentario non sia, come scrive Christian Metz,
una provincia del regno del cinema ma il cinema stesso nella sua quintessenza.
Del resto il film di Flaherty è intervenuto nella storia del cinema nel 1922,
in un momento in cui il film narrativo soffriva di una grave crisi di realtà e
quindi di appeal spettatoriale e di mercato. Perfino il “nostro” Cainà che,
si badi, è uscito nel 1922 come Nanuk, si riscatta dalla piattezza del
melodramma in virtù di iniezioni di realismo ambientale e antropologico. Questa
che è, forse, soltanto una coincidenza, mi piace pensarla piuttosto come
meccanismo di autocorrezione, a distanza, del cinema.
Vincenzo Scardapane, "Studio   |217.133.54.xxx |2010-03-31 15:35:12
“Ritorno al Futuro”: tutta la trilogia. Grandissima sceneggiatura, perfetta
realizzazione. Gli effetti speciali usati all'epoca erano all'avanguardia e
ancora oggi tengono testa a quelli digitali in quanto hanno utilizzato tecniche
di sovraimpressioni ottiche che riescono ad essere realistiche. E pensare che
l'idea principale del film era quella di raccontare gli anni '50 in America
visti con gli occhi di un giovane degli anni '80. Poi il viaggio nel tempo ha
preso il sopravvento e sono stati scritti il 2 e il 3 nel vecchio west. Le
citazioni del film sono sulla bocca di tutti quelli che ne l'hanno visto e le
previsioni fatte per gli anni 2000 in alcuni casi sono state troppo
futuristiche, in altri hanno colto nel segno.
Geniale nel complesso.


“Matrix”: altra trilogia fantastica. Per capire il terzo capitolo della
saga sono occorse 3 visioni. Tralascio gli scontati elogi agli effetti speciali
che hanno fatto da apripista a tutta la cinematografia successiva, e faccio
apertamente una critica a tutti colori che si dicono delusi di Reloaded e di
Revolution. Dicono che i Wachosky siano stati sopraffatti dal successo e dai
soldi e hanno dato seguito a Matrix facendo largo uso degli effetti speciali
soltanto come esercizio stilistico. Mai cosa più sbagliata! La trilogia è
stata scritta tutta insieme e il primo episodio è chiuso perchè non si sapeva
come avrebbe reagito il pubblico. In realtà tutta la costruzione del film è
molto complessa, strutturata e dà spazio a tante interpretazioni. Il linguaggio
allegorico utilizzato è quanto mai innovativo e filosofico, nonchè di
raffinata realizzazione e grande attenzione ai particolari. Più volte vedi la
trilogia e di più particolari ti accorgi volta dopo volta.

“Kill Bill”
Vol. 1 e 2: altro film diviso in due parti in cui Tarantino raggiunge il culmine
del suo genio e della sua grande cultura cinematografica. Gli studiosi di cinema
apprezzano tutti gli omaggi del regista e chiunque può ridere di tutti gli
spunti drammaticamente comici che Kill Bill propone. Troppo splatter e violenza
a gogo, è questa la critica diffusa per sottrarre valore al film? Niente di
vero, la violenza in questo caso diventa divertimento ed è catartica. Uma
Thurman diviene la prima grande vera super eroina dello schermo, sopattutto per
il fatto che parte da condizioni di umana normalità, senza superpoteri. Grande
stile e bellissime intuizioni arricchiscono quest'opera d'arte di Quentin
Tarantino.
Enny Mazzella, IFF   |217.133.54.xxx |2010-03-31 15:37:52
Non è facile per chi lavora in questo settore e per chi ama il cinema in
generale indicare solo 3 film del cuore. Ne abbiamo tanti nel cuore ed ognuno ha
il suo posto ben custodito per un validissimo motivo. Di getto ecco i miei:
“Le ali della libertà” perché mi ha bloccato il cuore, “Ladri di
biciclette”, perché a distanza di tanti anni è un capolavoro ancora attuale,
“Nuovo cinema paradiso”, perché se ami il cinema non puoi non averlo
amato.
silmar   |84.221.183.xxx |2010-03-31 20:03:25
ciao pietro,quasi quasi mi mancavi tutto ok?bentornato in questo mondo di
matti!!!!ciao!!!mi che sto aspettando!!!!sono contento che almeno qualcun'altro
lettore abbia indicato nuovo cinema paradiso,per me il miglior film italiano
degli ultimi vent'anni.
Luigi e Marisol   |82.84.246.xxx |2010-04-01 10:20:48
a) Alien. Il miglior film di fantascienza dopo 2001 Odissea nello spazio. Ci
ricorda uno dei periodi più belli della nostra vita insieme

b) Pomodori
verdi fritti alla fermata del treno. Un film che ti conquista il cuore e lo
votiamo anche perchè non ha avuto i meriti che gli si dovevano

c) Le iene.
Il film che ci ha fato conoscere e scoprire la comune passione per il cinema
Giuliana   |93.189.208.xxx |2010-04-02 15:58:02
Fantasia di Walt Disney
Arancia Meccanica di Stanley Kubrick
Matrimonio
all'italiana di Vittorio De Sica
luisa   |93.144.187.xxx |2010-04-05 23:15:09
accidenti..ho perso un'ora solo per leggere il lungo elenco di commenti..l'
argomento appassiona!! il mio commento lo rimando ad un altro giorno..è tardi e
c'è un film che mi sta aspettando.."La strada scarlatta" (F. Lang)

Rebecca   |79.39.31.xxx |2010-04-06 19:36:21
1. Il sesto senso perchè tremo ancora quando penso alla prima volta che l'ho
visto
2. La febbre dell'oro: mi sono fatta la pipì sopra da bambina quando
vedevo la casa di chaplin che oscillava
3. Gatto nero , gatto bianco
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