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Ebraismo - A. Matta

"Simon Konianski" di Micha Wald

 
''Simon Konianski'' locandina“In Belgio, in Francia c’è ormai una saturazione rispetto a certi temi. Se ne parla troppo e male, intanto, le recrudescenze antisemite e naziste crescono. Se ne parla come di questioni da museo o da accademia e  i giovani non hanno alcuna voglia di andare a vedere Schindler’s List. Meglio l’ironia”. Sono queste le parole del regista Micha Wald, belga di origini ebreo-polacche,  al suo secondo film con Simon Koniaski, pellicola spassosa, dai personaggi coloriti e dai dialoghi e dalle battute irresistibili e indimenticabili, in questi giorni nelle sale italiane.
Tema della pellicola: la Shoah e soprattutto le generazioni successive a quella dei figli dei superstiti della Shoah,    trattata  anche in questo caso con la chiave comica tipica dell’umorismo yiddish dell’ebraismo dell’est Europa. Una pellicola a metà strada tra “Train de Vie” per la comicità  e “Ogni cosa è illuminata” per i colori e il tema del viaggio alla ricerca delle proprie radici culturali e familiari.  Una pellicola  non direttamente sulla Shoah ma sulla percezione della Shoah nel mondo ebraico di oggi. In particolare, una pellicola che affronta le dinamiche differenze tra due generazioni successive alla generazione della Shoah: da un lato la generazione dei figli dei superstiti, rappresentata, con il personaggio di Simon Koniaski, come una generazione “distratta”, non sempre attenta a ascoltare i racconti dei propri genitori e a ricordarli e soprattutto a tramandarli.
 
''Simon Konianski''Dall’altro lato, la generazione dei nipoti, rappresentata dal vivace bambino di Simon, che invece prende orecchio a tutte le parole del nonno, arrivando a farne un tesoro prezioso, anche se i sei anni di quel bambino portano talvolta a delle ingenuità non di poco conto, pensiamo solo al fatto che il piccolo questi racconti  li «impone» ai suoi compagni di scuola, facendoli giocare a nazisti  contro internati  ebrei.
Ma il punto cruciale del film arriva quando il vecchio padre di Simon, all’improvviso, muore. E muore con un ultimo desiderio:  essere seppellito nella sua terra natia,  l’Ucraina . Ed è cosi che inizia l’avventura: un viaggio in auto di Simon, del figlio, dello zio e della zia con il cadavere nascosto nel bagagliaio alla volta dell’Ucraina. Un viaggio che dai colori e dai suoni e dalle spassose gag richiama molto il viaggio che compie il giovane Jonathan in “Ogni cosa è illuminata”.
Passaggio obbligato di questo viaggio, una visita al campo di sterminio di Majdanek, dove il papà di Simon fu deportato. Un luogo dove Simon non sarebbe mai voluto entrare e che all’improvviso si ritrova a dover visitare a fianco del suo Bambino. Un punto cruciale, perché è così, in quel luogo oggi vuoto e silenzioso nei suoi pochissimi visitatori che Simon comprenderà il dolore del padre e la sua lotta per la memoria.

''Simon Konianski''A fare da fulcro a tutto questo viaggio, una profonda visione del mondo ebraico, una analisi di esso mediante autocritica alla Woody Allen e spettaccolarizazione di mondi diversi in quella melagrana infinita che è il mondo ebraico.
Dall’ebreo filo palestinese antisionista al padre apparentemente di idee di destra che poi si scopre essere stato partigiano comunista con l’armata rossa nei mesi precedenti la sua deportazione nei lager, fino agli ebrei della Polonia di oggi (pochissimi) o addirittura della Russia (ancora meno) costretti a divertirsi “blindati” per paura di sicuri attentati alla loro persona .
Ancora una volta, una sana autocritica, e ancora una volta una commedia per ridere, ricordare e soprattutto pensare. Pensare al mondo ebraico, fatto di: buoni, cattivi, gente di destra, di sinistra. Insomma, persone normali.