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Percorso

“Niente paura” di Piergiorgio Gay

Il consiglio di Elisabetta Randaccio
 
''Niente paura'' locandinaLa canzone popolare, pure quella di infimo livello, è uno degli specchi della società. Non è la scoperta del giorno, ma sempre più, soprattutto nel documentario (non esclusivamente italiano) la sua utilizzazione come colonna sonora metaforica, è diffusa e comune. Una canzone può evocare nettamente un’epoca in ogni sua sfaccettatura: i bisogni collettivi, le soddisfazioni o le delusioni di un periodo storico, i cambiamenti culturali e di costume.
Probabilmente partire da un motivo diventato una hit è un metodo per salvare la memoria, con effetto domino, di un intero paese.

Nel film “Niente paura” dell’ottimo Piergiorgio Gay, l’approccio al materiale canoro (in questo caso di un rocker popolare, nel senso completo del termine, come Luciano Ligabue) è abbastanza originale. Si parte dall’empatia provocata, soprattutto dalle parole di certe canzoni, sulle persone che le hanno ascoltate per, con una sorta di psicanalitica associazione di idee e di immagini, ricostruire l’incrociarsi della vita privata con quella della Storia italiana degli ultimi trent’anni.
 
Piergiorgio Gay e LigabueUn elemento questo che ha caratterizzato vari documentari presentati, come “Niente paura” all’ultima edizione della Mostra Internazionale del cinema di Venezia (vedi il “1960” di Gabriele Salvatores, per esempio), anche se, il film di Gay, non ha avuto l’attenzione dovuta, forse perché scambiato dal titolo originale (“Come siamo come eravamo e le canzoni di Ligabue”) per un biopic sul cantante di Correggio.
La pellicola dà spazio ai discorsi della gente comune, che conserva piccole storie esemplari nel proprio cuore le quali individuano perfettamente lo svuotamento ideologico del nostro paese e l’ansia per il futuro, che non “può abbandonare del tutto i sogni”, ma coinvolge pure personaggi di spicco della cultura e della cronaca di questi ultimi anni.
 
''Niente paura''Assai gustoso Paolo Rossi che propone “il campo di concentramento della cultura”, dove tutti allegramente, ma rigorosamente, devono sollevare il livello della propria partecipazione alla società e ritrovare la propria anima, annullata dall’appiattimento dell’ignoranza diffusa, come se fosse un fondamentale merito per farsi strada nella vita. Intervengono, sempre intervallati, nel buon montaggio di Carlotta Cristiani, anche, tra gli altri, Stefano Rodotà, Don Ciotti, il quale ci racconta della tragica vita di Rita Atria (“quando volò da quel terrazzo al marciapiede, Dio sicuramente l’abbracciò”), Margherita Hack, Giovanni Soldini (viene recuperata la scena drammatica in cui, in mezzo all’oceano in tempesta, salvò una velista dal naufragio, dicendo, però, amaramente: “per un clandestino disperso in mezzo al mare, agli occhi della massa, sarebbe stata un’altra cosa..”), Giovanni Veronesi, Beppino Englaro, Annalisa Casartelli.
 
''Niente paura''Luciano Ligabue, con il suo volto espressivo cinegenico da pellerossa, non si limita ad essere ripreso in alcuni concerti memorabili, come quello tenuto all’Arena di Verona, ma contamina le sue riflessioni, alcune sue esperienze e “coincidenze” esistenziali (il giorno della strage di Bologna, andò a Rimini in auto, invece di prendere il treno) con la sua convinzione assoluta della utilità della canzone, fosse anche per dare gioia o divertimento. Il suo ultimo successo, omonimo del titolo del film, tocca, poi, una corda delicata del mondo contemporaneo: la paura, che, come diceva Fassbinder “mangia l’anima” e distrugge la fiducia, l’equilibrio, rende il mondo pericolosamente orientato alla diffidenza e difesa ossessiva; un vero disastro del nostro tempo.
22 settembre 2010 
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