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Ebraismo - A. Matta

La Shoah nel Cinema Americano

La rappresentazione della Shoah durante la II guerra Mondiale e nell'immediato dopoguerra (1933-1961). Prima parte. di  Alessandro Matta


''Il grande dittatore''Prime ricostruzioni (1933-1945)
Hollywood si comporta nei confronti dei Nazisti e della Germania in modo completamente opposto a quello di una avversione verso la Dittatura Nazista.  Per tutti gli anni '10 e '20 infatti, Germania per Hollywood significava  uno stato su cui poter contare per incrementare affari e produzione, infatti,  nei primi anni '30 notiamo nella cinematografia hollywoodiana non solo un totale silenzio e nessuna rappresentazione sugli ebrei e su quanto  succede in Germania , ma  un totale assecondamento dei dictat nazisti nei confronti di Hollywood.
Nei primi anni '30, alla richiesta di alcuni capi Nazisti rivolta a Hollywood di poter allontanare dagli studi cinematografici  tedeschi attori ebrei  americani che lavorano in Germania, i magnati di Hollywood obbediscano quasi senza opporsi. E ciò paradossalmente malgrado una buona parte dei produttori di Hollywood siano essi stessi ebrei di origine russa o polacca. La situazione comincia a subire un piccolo mutamento solo nel 1938, all'indomani della “Notte dei cristalli”. A seguito di questo evento, in America si inizia a intuire come effettivamente la politica nazista contro gli ebrei stia portando  a dei risultati drammatici dal punto di vista umano  e di conseguenza alcune case cinematografiche hollywoodiane iniziano a muoversi : la Metro Goldwin Meyer costituisce un  comitato che si batte per il boicottaggio di prodotti tedeschi negli Usa , mentre i fratelli Warner, fondatori della Warner Bros ed ebrei, riescono con vari stratagemmi e cavilli burocratici a far emigrare negli Usa tutti gli ebrei che ancora vivono nel loro villaggio natio in Germania. Tuttavia, queste azioni risultano poco significative visto l'atteggiamento del governo Usa , in quegli anni ancora teso a restare neutrale e a non schierarsi ne pro ne contro il Nazismo . Bisognerà attendere un evento che farà scandalo nell'opinione pubblica americana per iniziare a parlare di Nazisti . Nel 1939, infatti, nella città di New York avviene un fatto che lascia attonita l’opinione pubblica: nella grande mela sono individuate e arrestate dall’ FBI alcune spie Naziste al soldo della Germania. 
 
L'episodio viene immediatamente inserito dalla Warner Bros come il soggetto di un film, il primo  che parlerà di Nazismo  “CONFESSIONI DI UNA SPIA NAZISTA” ( confessions of a nazi spy ) di Anatole Litvak . Nel film E.G. Robinson fa la parte di un severo, instancabile agente dell'FBI impegnato nell'identificazione della rete clandestina degli agitatori nazionalsocialisti negli Stati Uniti, in difesa della democrazia. Fu, con due  anni d'anticipo, la dichiarazione di guerra della Warner Bros contro la Germania nazista. A ogni modo, il film, pur riportando un episodio reale avvenuto negli Stati Uniti, viene da molti neutralisti americani boicottato.  Vi è poi da dire, che, nonostante si parli di nazismo e di Hitler, nessuna menzione nella pellicola viene fatta , nè sulle leggi razziali, nè sulla persecuzione legalizzata contro gli ebrei in atto sia in Germania che in tutti i paesi già occupati da Hitler. Hollywood è quindi ancora lontana dal parlare di “Shoah” . Bisognerà attendere il 1940 prima di vedere il primo prodotto hollywoodiano che parli del Nazismo e di quanto stava accadendo in Germania , e questo prodotto  non sarà realizzato da Hollywood , ma da un regista e commediografo che fino a quel momento aveva realizzato tutti i suoi film “da se” : Charlie Chaplin . Si tratta del film “IL GRANDE DITTATORE” ( The great dictator) del 1940: un barbiere ebreo è scambiato per Adenoid Hynkel, dittatore di Tomania, e in questa veste pronuncia un discorso umanitario. Satira penetrante e persino preveggente del nazifascismo in cui Charlot si sdoppia nel piccolo barbiere ebreo e nel dittatore Hynkel (Hitler):  l'uno appare come l'immagine un po' sbiadita del vagabondo,  l'altro ne è, per certi versi, il negativo.  Primo film parlato di Chaplin. Da un dialogo ridotto all'essenziale (Charlot non può parlare) si passa, nel finale, all'invadenza della parola. Sequenze celebri: la rasatura al ritmo di una danza ungherese di Brahms; Hynkel che gioca col mappamondo; l'incontro tra Hynkel e Benzino Napaloni, dittatore di Bacteria.
 
''La settima croce''Anni dopo Chaplin espresse il suo dispiacere di averne fatto una commedia nella sua ingenua ignoranza di quel che veramente succedeva nella Germania nazista, ma  è, comunque, il primo film americano che abbia attaccato i Nazisti prima dell'entrata in guerra degli Usa . Ufficialmente, il I film americano dove si nomineranno per la prima volta le parole: ebreo , ghetto, leggi razziali, campo di concentramento. Avrà un successo clamoroso , nonostante le polemiche dei neutralisti Usa e le censure in alcune città americane che contavano allora delle forti comunità tedesche al loro interno (a cominciare da Chicago). Tuttavia,  è impossibile non notare nel personaggio di Charlot una ampia radice ebraica. Come scriverà anche la filosofa Hannah Arendt negli anni '80 “Attraverso il personaggio del barbiere ebreo Charlot Chaplin dette vita al tipico personaggio teatrale Ebreo , l' eterno Shlemiel , un uomo a cui tutto va male e che entra in conflitto con tutori della legge e dell'ordine di un mondo che lo guarda con una incredibile diffidenza , ma dal quale riuscirà a difendersi con incredibile arguzia”(1) . A ruota libera,  dopo il capolavoro di Chaplin , seguirà un altro film che cercherà di narrare quanto sta accadendo in Germania non sotto l'ottica della commedia , ma sotto quella del dramma familiare e della storia d'amore . Si tratta di “BUFERA MORTALE” (the mortal storm) di Frank Borzage . Il film , fatto passare come una storia d'amore e non di guerra per evitare censure e polemiche,  narra la tragica disintegrazione di una famiglia tedesca che fa capo a un docente universitario di origine ebraica, sposato in seconde nozze con una nobile, dopo l'avvento al potere di Hitler nel 1933. Tratta da un romanzo (1937) di Phyllis Bottome, la pellicola chiude la trilogia tedesca dell'italo-americano Borzage (Borzaghi), formata da “E adesso, pover'uomo? “ (1934) e “Tre camerati” (1938). Melodramma di propaganda antinazista, il primo prodotto da una major, indusse Goebbels a bandire dalla Germania i film della M-G-M( 2) . Pur puntato sui sentimenti privati più che sul dramma collettivo, è di una struggente autenticità, in linea con la pudica finezza del suo regista. L'atmosfera che permea il film è sicuramente tipica dei drammi all'americana, intrisi di grandi sentimenti e di caratterizzazioni dei personaggi molto semplici. In particolare la trama segue una strada che sarà spesso imitata da successive pellicole americane antinaziste:  il raffronto tra un microcosmo, in questo caso la famiglia del Professor Roth , e un macrocosmo , la Germania Nazista.
 
''None shall escape''Questi film, però , nonostante siano i primi a cercare di parlare di quanto stia accadendo in Europa, provocano ancora censure. Nel 1940, infatti, si costituì dentro Hollywood una commissione di censura presieduta da alcuni senatori , che arrivò a considerare pellicole come quelle di Chaplin o di Litvak come “prove della presenza dentro Hollywood di un vero e proprio complotto Giudaico-massonico , teso a far entrare gli Stati Uniti in guerra con la Germania”.  Girò addirittura la voce che Goebbels in persona avesse telefonato al direttore della MGM, produttrice di “bufera mortale” per lamentarsi della pellicola, arrivando perfino a dire:  “molto presto ci occuperemo anche dei produttori di pellicole come quella”.  A seguito della entrata in guerra degli Usa nel Dicembre 1941, ogni qualsivoglia “censura” dapprima imposta verso i film che “parlino contro” la Germania Nazista viene, a ben ragione,  eliminata.  I film di guerra e sul nazismo, comunque , dovranno superare ovviamente il vaglio non solo della produzione , ma anche dell'ufficio informazioni sulla guerra. I film di guerra che dopo il dicembre 1941 produce Hollywood sono parecchi, ma  ben pochi citano esplicitamente la Germania Nazista o quanto accade nei Lager , o ancor meno quanto sta accadendo agli ebrei , e questo proprio quando nel 1941 inizia lo sterminio degli ebrei nell'Unione Sovietica mediante le prime fucilazioni di massa!  Quasi tutte le pellicole di guerra di quegli anni si concentrano sulla Guerra nel pacifico . Alcune Altre parlano di Nazismo , raffrontando la dittatura hitleriana alla democrazia americana , il più delle volte infondendo messaggi patriottici secondo i quali non c'è nulla di meglio di una sana “democrazia Americana” per combattere pericolose derive Naziste( 3). Tra le poche pellicole che parlano di lager nazisti ,e in favore di una apertura del “secondo fronte” in Europa spiccano : “UNDERGROUND” (id.) di Vincent Shermann del 1941 , misconosciuta pellicola dove si nominano anche alcuni lager ; “LA SETTIMA CROCE” ( the seventh crux) di Fred Zinnemann del 1942 , film ambientato proprio in un Lager Tedesco ; “INCONTRO SENZA DOMANI ”(Escape) di Mervyn Leroy , del 1941 , film che racconta di un giovane che, saputo della deportazione della madre ( attrice ebrea tedesca che commette il grosso errore di fare ritorno nella Germania Nazista dagli Usa negli anni '30 ) in un lager , cerca disperatamente di salvarla ; “COSI FINISCE LA NOSTRA NOTTE” ( so ends our night ) di John Cromwell del 1941 , trasposizione dell'omonima opera di Eirc Maria Remarque con protagonisti un milite SS e due ebrei in fuga dalla Germania Nazista e “VOGLIAMO VIVERE” ( to be or not to be ) di Ernst Lubitsch , quest'ultimo ebreo Polacco all'epoca appena giunto negli Usa in fuga dal Nazismo , che gira una commedia ambientata a Varsavia negli anni del nazismo dove una compagnia di attori riesce a ingannare i Nazisti aiutando la resistenza con trovate buffe e vari inganni , pellicola quest'ultima accusata però da molti di mancanza di buon senso e troppo mal compresa . Altre due pellicole però , spiccano per interesse e informazioni : “FUGGIAMO INSIEME” ( once upon a Honeymoon) di Leo McCarey , e “NESSUNO SFUGGIRA'”( none shall escape ) di Andrè De toth. La I pellicola, del 1942, narra la storia di un giornalista americano che, nell'intenzione di smascherare le attività filonaziste di un barone austriaco-americano , si innamora della moglie di lui , e insieme , scambiati per ebrei , vengono addirittura internati in un lager . Il film, lungi da avere intenti propagandistici , mostra tutto quello che sicuramente si sapeva negli Usa sui progetti Nazisti di Sterminio e di Eugenetica , sterilizzazione compresa . La II pellicola invece, del 1944, è veramente particolare : ambientata in “un futuro non precisato” nel quale la Germania ha perso la guerra, mostra un processo contro un criminale Nazista Polacco, durante il quale vengono ripercorsi tutti gli itinerari della sua carriera di assassino di migliaia di persone.  In particolare, è degna di nota la scena in cui si ricorda un rastrellamento da lui condotto in uno Shtetl (villaggio ebraico) della Polonia . In questa scena , gli ebrei che stanno per essere caricati su carri merci destinazione sterminio , incitati dal Rabbino a “morire con dignità” si ribellano ai loro carnefici! Quindi non solo De Toth fa vedere cosa avverrà dopo la guerra con una specie di “processo di Norimberga”, ma addirittura, forse reduce dalle notizie fresche relative alle insurrezioni del ghetto e della città di Varsavia, il regista parla di resistenza ebraica al Nazismo, un argomento quasi mai trattato nella cinematografia della shoah ( Hollywood inizierà a trattarlo negli anni '80 solamente).

(1) H. Arendt “Il Futuro Alle Spalle” , Il Mulino , 1981 .
(2) Su questo Aspetto , si consiglia anche la lettura de : L'America e Hollywood in Guerra , pp.43-63 contenuta in
“ L'america e il Nemico , 50 anni di cinema e Politica” di A. Rosazza . Mètis , Chieti , 1994 .
(3) Un esempio da questo punto di vista è dato dal film di Edward Dmytryk “Hilter's Children” del 1941.
15 dicembre 2010