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Percorso

"Vallanzasca" di Michele Placido

Il consiglio di Elisabetta Randaccio

''Vallanzasca. Gli angeli del male'', locandinaTante polemiche inutili, persino un invito al boicottaggio, a indicare come in Italia ci si interessi del nostro cinema solo per superficiali, nonché roboanti inviti a un nuovo tipo di censura. Come se gli spettatori non avessero testa per capire, giudicare, scegliere.

I nostri film avrebbero bisogno di ben altro “battage” pubblicitario: la produzione cala di anno in anno, aumentano le pellicole “invisibili”, il fondo per lo spettacolo viene mortalmente tagliato e, nonostante tutto, il nostro pubblico gradisce, comunque, il prodotto autoctono (si vedano le classifiche della stagione cinematografica in corso). A tale dato importante, si reagisce con le dichiarazioni di personaggi assolutamente digiuni di arte e pratica di film e che dovrebbero occuparsi di altre problematiche, mentre le vere questioni (soprattutto economiche) della nostra produzione vengono trascurate, assurdamente. Tutto questo per dire che “La banda Vallanzasca”, firmato da Michele Placido, già bersagliato alla sua prima al Festival di Venezia, non è né un elogio del male, né un’inchiesta giornalistica da cui pretendere l’esattezza dei fatti. Si tratta, infatti, sostanzialmente di un film d’azione e, se lo avessero realizzato in Francia o negli Stati Uniti (nazioni dove la trascrizione del biopic sul criminale è quasi un genere deputato), probabilmente nessuno avrebbe avuto da ridire.

''Vallanzasca. Gli angeli del male''Per Placido, non ha rilevanza lo “storico” Vallanzasca, il bandito che, come tutte le icone del male, addirittura collezionò persino ammiratori - evidentemente con problemi di connessione con la realtà e la propria identità – negli anni settanta con le sue imprese criminali, finendo, però, in carcere a scontare una lunga pena. Insomma, la vita sprecata di un immaturo narcisista. Il regista approfondisce questo lato ossimorico:  le contraddizioni di un uomo capace di azioni violente e di momenti di vaga generosità. Dunque, raccontare un’esistenza buttata al vento, attivata solo da azioni adrenaliche. Sin dalla prima scena, molto d’effetto, dove Vallanzasca per non sottoporsi alle ingiurie di una guardia penitenziaria, “viene punito” con un “trattamento” di botte esagerate, si nota un coraggio votato all’inutilità e una forza di sopportazione fisica eccezionale. Proprio, tecnicamente, da questa sequenza si deduce tutto il film.

''Vallanzasca. Gli angeli del male''Il montaggio dinamico, la musica incalzante e la recitazione di ottimo livello del protagonista (nonché sceneggiatore) Kim Rossi Stuart, ci mostrano gli elementi di un’opera “d’azione”, nelle corde di Michele Placido, il quale ha in mente modelli cinematografici d’oltre oceano ed è uno dei pochi, in Italia, a saperli replicare con originalità. Se proprio dobbiamo trovare un punto di riferimento, potrebbero ritornare alla mente i classici “poliziotteschi” di Fernando Di Leo (quelli riletti positivamente dalla critica recentemente), piuttosto che i film inchiesta, “politici” degli stessi anni. Così, “La banda Vallanzasca” scorre, nonostante la lunghezza, con la giusta tensione e risulta essere un prodotto godibile e, senza dubbio, ben girato.

''Vallanzasca. Gli angeli del male''Quello che rimarrà, soprattutto, è la potente interpretazione di Kim Rossi Stuart, il quale con Michele Placido aveva già lavorato nel bel “Romanzo criminale” e con cui deve avere avuto una buona sintonia nel creare un personaggio così ricco di sfumature. Non ne fa un eroe, ma un ragazzo in cerca di riscatto economico, superficiale e intelligente allo stesso tempo. L’ attore si è definitivamente lasciato alle spalle i ruoli “buonisti” con cui aveva iniziato la sua già lunga carriera.  Con questo ennesimo ruolo (la sceneggiatura da lui scritta deve avere adattato giustamente il personaggio alle sue corde recitative) dimostra come, se si decida di intraprendere con serietà la professione d’attore, si possa crescere, studiando, ricercando e, soprattutto, scegliendo ruoli interessanti e non scontati.

26 gennaio 2011

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