Percorso

Emma, una rivoluzionaria dietro la macchina da presa

Debutterà nella regia cinematografica con “Via Castellana Bandiera”, commedia grottesca che restituisce gli umori e i colori della sua Palermo.  E fino al 10 aprile la vedremo al Massimo con la "Trilogia degli occhiali". Intervista a Emma Dante, regista rivoluzionaria d'Europa. di Anna Brotzu
 
Emma DanteE' una delle artiste più originali e interessanti della scena italiana. Dopo la scandalosa "Carmen" che ha inaugurato la stagione della Scala di Milano tra entusiasmi e polemiche, la Dante promette di girare presto un film "Via Castellana Bandiera" (si parla già dei produttori Mario Gianani, della "Offside", Gregorio Paonessa,"Vivo Film", assieme alla svizzera "Ventura Film", con la distribuzione a cura di "Cinecittà Luce".
"Il progetto di girare un film ispirato è ancora un'idea, non so se riuscirò mai a realizzarlo, o comunque in tempi brevi: in Italia fare cinema non è semplice, o almeno non sempre, bisogna entrare nei meccanismi dei finanziamenti, trovare un produttore o comunque le risorse, che non sono poche. Lo spunto arriva dal mio romanzo pubblicato due anni e mezzo fa da Rizzoli. La sceneggiatura l'ho scritta a quattro mani, insieme a un altro siciliano, lo scrittore Giorgio Vasta. “Via Castellana Bandiera” è la strada di Palermo dove avviene l'incontro/scontro tra la siciliana Rosa, emigrata al nord per trovare la sua libertà e l'albanese Samira, suocera di un boss: due donne molto diverse, ma unite dal destino nella loro condizione di automobiliste costrette a fronteggiarsi imprigionate nel traffico. Intorno a loro si muove un microcosmo di familiari, passanti e curiosi che è un riflesso, un'immagine della città. Considero il cinema un esperimento, uno sconfinamento rispetto al mio percorso d'artista, che resta fondamentalmente teatrale.

Emma DanteUn teatro però potentemente evocativo, visionario (quasi “cinematografico”), in cui si respira l'atmosfera di una città, i riti e i legami familiari, con una capacità forte di provocare emozioni. Con quali lenti guardare questa nuova “Trilogia”?
La “Trilogia degli Occhiali” è un progetto speciale, formato da tre spettacoli che sono altrettanti studi sui personaggi, quelli che potremmo definire gli “ultimi”, cioè poveri, malati e vecchi, ciascuno a suo modo facente parte di una categoria di emarginati. E' un percorso legato all'amore e all'abbandono, il percorso attraverso le storie di questi personaggi che riescono per un attimo a uscire dal grigiore delle loro vite e (quasi) a entrare nella vita che vorrebbero proprio attraverso le lenti. Gli occhiali servono a vedere più sfocato il mondo che non li accoglie, e a vedere al di là dell'amarezza, della solitudine, della paura, a scorgere la speranza che è forse anch'essa un'illusione, ma necessaria, un piccolo frammento di leggerezza se non di felicità.

Gli spettacoli di Emma Dante, ''Il castello della Zisa''Chi sono quindi i protagonisti della mise en scène?
Tre persone, o se si vuole “personaggi” di fantasia ma ispirati ai fatti del mondo, con tratti chiaramente anche grotteschi. Il mio è un teatro molto iperrealista, che traccia una pennellata molto accesa sui personaggi e sulle storie; disegno spesso creature “deformi”, con qualche difetto di troppo e talvolta ritratti un po' “fumettistici”, cioè grotteschi, sopra le righe. Nella “Trilogia” c'è per esempio un “mezzo mozzo” (come lui si definisce): faceva il marinaio, imbarcato su una nave, fino a quando capitano e ciurma lo sbarcarono e abbandonarono su una terra ferma, perché apparentemente, almeno per loro, aveva cominciato a delirare, a fare delle dichiarazioni d'amore al mare. L'amore, e la passione, spaventano. Nella sua protesta riguardo a questa negazione, a questo rifiuto, si àncora davanti a un vertice come di nave, una sorta di prua, e rievoca la sua storia d'amore con il mare, nell'attesa della nave che verrà a prenderlo.
Poi si mette l'accento sulla malattia, intesa come chiusura al mondo: un ragazzino strappato dalle braccia della zia che non riesce più a tenerlo, è stato trasferito in un istituto religioso dove si addormenta sempre di più. Al risveglio racconta di fate e principesse, (forse) quel che ha visto in sogno, in un tempo sospeso. Il terzo capitolo è dedicato alla vecchiaia: una donna sola decide di festeggiare il capodanno con i ricordi e rivive l'incontro con il suo sposo e tutta la sua vita, per poi rimetterla nel baule.

Gli spettacoli di Emma Dante, ''Ballarini''Lei è nata in un'Isola: come vede, o immagina o pensa la Sardegna?
La Sicilia come la Sardegna - questa è la mia impressione - nonostante siano terre così aperte al mare – o proprio per questo – sono però anche molto chiuse. Credo che siano isole molto simili, belle, ricche di storia, affascinanti ma allo stesso tempo non si sottraggono alla chiusura della gente che vive in un isolamento che non è più solo quello naturale, diventa culturale, identitario. Una condizione che da un lato mi ha aiutato ad essere rivoluzionaria, proprio per combattere contro questo isolamento, mi ha spinto ad una sfida. Dall'altro nel mio Dna è presente quest'indolenza, questa insofferenza, questa riluttanza a fare i gesti che pure si sanno necessari, quindi vivo sull'opposto crinale di battaglia e stanchezza.
Di questa particolare forma di pigrizia ha scritto Tomasi di Lampedusa: un “voluttuoso desiderio di immobilità un po' simile alla morte”. Il siciliano è così. C'è in quest'immobilità qualcosa quasi di eccitante: se mi fermo e sto a guardare, lasciando che tutto o niente accada. E' una maniera anche di preservarsi e difendersi dall'esterno, ma molto pericolosa. Specie per un'artista. Meglio la rivoluzione.

Gli spettacoli di Emma Dante, ''Le Pulle''Tra i suoi sconfinamenti, uno recente e clamoroso ha portato la sua rivoluzione nella lirica con “Carmen”.
Io in realtà considero quell'allestimento uno degli spettacoli meno rivoluzionari: ho solo portato il teatro in un'opera lirica - intendo dire che c'era un movimento drammaturgico molto preciso. E uno studio sui costumi: attraverso quegli abiti che per me son molto più che pezzi di stoffa, rappresentano “la pelle” dei personaggi, raccontavo i segreti, i desideri e la storia e le storie di ognuno, e quindi avevano un carattere molto preciso. In più ho portato con me 30 attori, che in questo caso non possono definirsi mimi, perché la gestualità nel mio teatro è legata alla necessità, è un'espressione del proprio io.La musica, lo scenario hanno fatto il resto: un capolavoro della storia  del melodramma in uno dei teatri più importanti e uno dei palcoscenici più grandi del mondo; un geniale direttore d'orchestra come Daniel Barenboim, cantanti numeri uno nel mondo, l'orchestra della Scala... Tutti gli elementi insieme hanno fatto un grande spettacolo: sono sicura che è uno dei più belli che io abbia mai fatto!

Progetti futuri?
In cantiere ci dovrebbe essere la regia di un'opera lirica a Parigi, all'Opéra Comique, per la prossima stagione. Dovrebbe uscire in volume “Tutto il teatro” nelle edizioni BUR  della Rizzoli, e – ci sto appunto lavorando - ci dovrebbe essere questo film - “Via Castellana Bandiera”, se mai lo faremo!

Gli spettacoli di Emma Dante, ''Cani di bancata''Pensando al cinema, lei ha interpretato dei ruoli in  diversi film..
Ho fatto l'attrice tempo fa: ho smesso perché non è la cosa che so fare meglio! Mi sarebbe piaciuto cantare, e a teatro, ne “Le pulle”, mi son tolta pure quello sfizio! Comunque è vero, ho fatto anche una particina che manco mi ricordo più in un film di Nanni Loy, “A che punto è la notte”, credo. Poi sempre una particina ne “Il macellaio” di Grimaldi.  Io con il cinema finora ho avuto non dico nessun tipo di rapporto, ma pochissimi rapporti, e non li ho nemmeno cercati. Non è diciamo la mia vocazione. La mia vocazione è per il teatro, anche se con sconfinamenti nel cinema e nella lirica. Il mio poi è teatro di ricerca: quindi devo insistere, devo continuare a “battere”, come si dice delle prostitute, su quella strada, perché il teatro ha bisogno di una costanza infinita, di tante cure. Per me è la cosa più importante che ho, l'arma della mia rivoluzione. Perché la rivoluzione la fa chi tiene fede al proprio talento, chi attraverso il proprio talento cerca di aprire altre domande, allargare comunque le condizioni per poter entrare in crisi, per creare corti circuiti. E' indispensabile tenersi questa “condanna” sempre viva, della domanda attraverso la propria arte: chi smette di interrogarsi e interrogare secondo me smette di fare arte.
Son stata disposta a morire per una domanda: mi son fatta male attraverso le domande per uno spettacolo. L'artista è pronto a farsi fare dei solchi sulla pelle, ad addomesticare le proprie rughe, a svelare la verità nell'espressione del viso, che tende anche a intristire: quella tristezza che ha la vecchiaia, che ha una persona quando ha pensato tanto è per me struggente. Non la nasconderei.

Gli spettacoli di Emma Dante, ''Eva e la bambola''Da spettatrice, qual è il suo rapporto con la decima musa?
Vado al cinema, certo, e quando un film ha un suo senso rimango totalmente inebetita, rapita; resto prigioniera di quel film per tanto tempo. Sono tanti gli artisti vivi e morti che hanno fatto chiaramente molto la mia storia di artista. Al cinema si attinge tanto: chi fa teatro o letteratura, ma anche chi dipinge un quadro a volte, può trovare moltissimi elementi d'ispirazione, che non significa copiare, ma nutrirsi, nutrire il proprio immaginario..
Dei tanti artisti che hanno toccato me – non amo far nomi, si rischia sempre di dimenticare  qualcuno – tra gli italiani mi pare molto bello e necessario il lavoro che fa Sorrentino: i suoi film mi hanno tutti molto colpita. E mi sembra interessante anche il lavoro che fa sulla sceneggiatura, che è un po' una rarità: in effetti c'è un po' questa carenza nel nostro cinema, sono spesso, ben girate e interpretate magari, ma un po' “storielle”;  mi sembra che Sorrentino invece abbia questa capacità di scrittura molto anomala in questo momento per il cinema italiano: una scrittura intrigante, ambigua e sfuggente, che va oltre il solo uso della macchina da presa. Mi piace molto anche il lavoro di Crialese.  E poi da artista un cinema che mi ha molto cambiato, mi è servito, mi ha aiutato è quello di Ciprì e Maresco.

Emma DanteAnche loro alquanto “rivoluzionari”. E un “film della vita”?
Rispondo sempre con un film di Frank Capra: “La vita è meravigliosa”!

Mentre continuano le indiscrezioni sul film (si parla già dei produttori Mario Gianani (Offside), Gregorio Paonessa (Vivo Film) e la svizzera Ventura Film, e della distribuzione a cura di CinecittàLuce) l'arte di Emma Dante approderà sul palco del Massimo di Cagliari per una spettacolare “Trilogia degli Occhiali!. Da non perdere.

Per saperne di più:

www.emmadante.it
www.teatrostabiledellasardegna.it
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