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Ebraismo - A. Matta

“Okupacjia u 26 Slika” di Lordan Zafranovic

 
“L’occupazione in 26 fotografie''L’occupazione in 26 fotografie'' locandina”  è il  film capolavoro di Lordan Zafranovic  girato nel 1978. Ambientato a Dubrovnik ,  racconta le due occupazioni della città , quella Nazista  e quella Italiana , durante la guerra, attraverso l’occhio candido e pacifico della storia di un’ amicizia  spezzata,  tra tre uomini: Toni  di origini italiane, Niko di origini jugoslave e proveniente da una famiglia ricca,  il terzo Miho , figlio    di un ebreo jugoslavo proprietario di un negozio di antiquariato.
Se prima della guerra l’amicizia tra i tre giovani è molto forte , dopo provoca  la sua fine.
Da un lato si assisterà a inaspettati passaggi verso i movimenti antifascisti, dall’altro si assisterà a scontati collaborazionismi verso i Fascisti occupanti.  
Niko , figlio di militari, passerà piano piano ad avvicinarsi al movimento Comunista, e il suo stesso padre diverrà  un capo partigiano convinto del senso della lotta resistenziale per liberare la città dai Fascisti. Toni , sobillato anche dalla famiglia di origini venete, diventa una camicia nera, collaborando a retate,  torture e arresti  verso gli ebrei della città,  Miho compreso , che per miracolo riuscirà a scampare ad un destino di sterminio .
 
''L’occupazione in 26 fotografie''La cosa che più stupisce in questo film di Zafranovic , il regista più anticonformista verso la dittatura di Tito negli anni del dopoguerra della Croazia, è il modo pittoresco e realistico in cui i vari comportamenti degli invasori e dei collaborazionisti è rappresentato .  Gli Italiani sono dipinti a metà strada tra una prepotenza assoluta nel ritenersi padroni di quanto hanno occupato  e l’ imbecillità  di cui sembrano affetti (si pensi solo alla scena in cui le truppe sfilano nella via principale della città e scivolano sul terriccio da loro stessi poco prima versato sull’asfalto al grido di “Questa è terra Italiana!”). I Tedeschi sono spietati a tessere relazioni con le famiglie più in vista della città, gozzovigliando specialmente in feste di alta società,  dalle quali trarranno i maggiori collaborazionisti, che andranno nelle file dei pericolosi e spietati Ustascia. Questi ultimi, sobillati dai Nazisti che non sembrano volersi  mai sporcare le mani ma lasciare ogni lavoro di massacro agli Ustascia, compiranno le azioni più violente nella trama del film.
 
''L’occupazione in 26 fotografie''In particolare,  è rimasta impressa come scena “Cult” nella storia del cinema croato  la violentissima e impressionante  scena  ambientata nell’autobus, nel quale gli ebrei insieme ad alcuni partigiani della città e ad alcuni serbi  vengono caricati per essere portati in una località esterna alla cittadina e lì massacrati a colpi di martellone e chiodi nel cranio o a colpi di coltellaccio sulla lingua e lasciati dissanguare, o decapitati a colpi di macete,  o gettati da una rupe , o ancora gli vengono cavati gli occhi.  Questa terrificante scena, per stomaci veramente forti, è, come dichiarò lo stesso Zafranovic, una scena altamente evocativa del campo di sterminio di Jasenovac, luogo della morte numero uno nello stato collaborazionista di Croazia. Dalle parole dello stesso regista: “L’incontro con il campo di sterminio di Jasenovac è stato cosi forte che ha annegato la mia idea di lavorare al film in quanto film. Ho iniziato la preparazione di "Okupacija u 26 slika", ho trovato la documentazione nel libro Dubrovnik 1941 di Mate Jaksic, abbiamo parlato coi testimoni sopravvissuti, costruito una cinquantina di versioni di sceneggiature, e iniziato a girare” .
 
''L’occupazione in 26 fotografie''A fare le spese di questa violenza   sarà non solo l’amicizia, ma anche il pittoresco paesaggio rappresentato sin dall’inizio del film, nonché il personaggio di An, sorella di Niko e innamorata di Toni, che si da sempre di più alla pazzia nel credersi Ofelia di Amleto .
Il film di Zafranovic  è il primo di una trilogia sulla  II guerra Mondiale e dell’occupazione delle zone della Jugoslavia , seguita da “La caduta dell’Italia” e da “Le Campane a sera” , ed è il film più visto in Jugoslavia nel 1977. La pellicola ha vinto l’arena d’oro a Pola e ha partecipato al Festival di Cannes .
12 maggio 2011