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Harry Potter e i doni della morte II parte" di David Yates

Il consiglio di Elisabetta Randaccio
 
''Harry Potter e i doni della morte'' locandina“Harry aveva un volto sottile, ginocchia nodose, capelli neri e occhi verde chiaro. Portava un paio di occhiali rotondi, tenuti insieme con un sacco di nastro adesivo per tutte le volte che Dudley lo aveva preso a pugni sul naso. L’unica cosa che a Harry piaceva del proprio aspetto era una cicatrice molto sottile sulla fronte, che aveva la forma di una saetta". Così, scriveva la scrittrice inglese  (attualmente felicemente miliardaria) J. K. Rowling nel suo primo libro della saga di Harry Potter. Se volessimo servirci di un linguaggio da fiaba: “tanto, tanto tempo fa”, in realtà poco più di un decennio, nel quale il bambino-maghetto è diventato un’icona forte dell’immaginario del nuovo millennio, attraversando con una fortuna, difficilmente riscontrabile in altri casi con altrettanto successo, la letteratura e il cinema.
Dunque, siamo arrivati alla fine (sarà poi del tutto vero? Anche nell’ottocento dovettero resuscitare, per questioni commerciali e per amore dei fan, il razionale Sherlock Holmes e, poi, c’è il caso di Superman e via elencando gli eroi della letteratura seriale…), per fortuna o purtroppo, lo deciderà il pubblico. Certamente, tanto è cambiato dal primo testo e dal primo film. Pensiamo alla bacchetta magica, oggetto fondamentale nel mondo potteriano. E’ mutata da simpatico utensile di magia per incantesimi piacevoli, a vera e propria arma di guerra.
 
''Harry Potter e i doni della morte''E’ con essa che si esibisce Harry nei due spettacolari duelli con Valdemort in questa parte delle sue avventure, ma tutti gli studenti e gli insegnanti della scuola di magia di Hogwarts devono servirsene per sopravvivere ad un assedio drammatico delle forze del male. L’innocenza è perduta, i corpi dei ragazzi si  stanno trasformando, per quanto le tensioni sessuali rimangano ancora esclusivamente come spostamento simbolico nella valenza degli oggetti, degli animali fantastici, delle azioni  e dei comportamenti, tranne piccoli bacini incongrui. La positività del film sta proprio in questo drammatico momento di cambiamento definitivo, di atto di crescita nel prendere coscienza (si veda la scena onirica nella stazione di King Cross nebbiosa, irriconoscibile limbo dove Harry “attraversa l’aldilà”) delle sfumature tra bene e male, cosa quasi incredibile in una fiaba assai manichea.
 
''Harry Potter e i doni della morte''La bella fotografia di Eduardo Serra supporta questo elemento, sottolineando le tenebre, sfumando le luci, accentuando nel finale i colori accesi da cartone animato disneyano. In questo senso, sono godibili tutte le parti d’azione, un po’ come succedeva nel “Signore degli anelli” cinematografico firmato da Peter Jackson.  Però, la sceneggiatura ogni tanto scivola (soprattutto se si tratta di raccontare in flashback) in momenti statici, che precipitano il film in un vago tedio e il cast, come spesso capita nei sequel (si veda l’ultimo “Pirati dei Caraibi con il grande Johnny Depp diventato un’insopportabile macchietta), si esibisce stancamente con Daniel Radcliffe, incapace di qualsiasi originale accento psicologico, finalmente ritrovato nelle scene conclusive dove incarna un Potter-papà (ma rigorosamente con i soliti occhialetti tondi) e con i blasonati interpreti adulti non al loro apice attoriale (si veda, per esempio, Helena Bonham Carter, che, dopo la cura gotica di Tim Burton, pare godere a fare la strega brutta, cattiva e stereotipata).
 
''Harry Potter e i doni della morte''E se il nostro eroe si dimostra non attratto dal potere distruttivo (la bacchetta di sambuco finisce in un abisso) e, dunque, rimane una figura attraversata da spirito umano e pacifista, vederlo imborghesito nel finale può lasciarci stupiti, ma si deve pensare a come la saga di Harry Potter sia principalmente un racconto di iniziazione non originale, ma efficace, e, dunque, l’approdo alla riappacificazione e all’equilibrio è nella norma.
E, non dimentichiamo, che c’è un figlio felice, pronto a partire con ansia sul treno sbuffante per l’educazione (e l’avventura) nella scuola di magia…
 
 3 agosto 2011
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