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Percorso

"Carnage" di Roman Polanski

Il consiglio di Elisabetta Randaccio
 
''Carnage'' locandinaUno dei migliori film presentati all'appena conclusa Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, “Carnage”, assurdamente non ha ottenuto alcun premio, pur essendo stato amato dalla critica e dal pubblico, che ha sempre applaudito a scena aperta durante le varie proiezioni (e, ormai, questo, capita di rado in laguna). Elaborato ciò, nessuno perda quest'opera entusiasmante di un regista che, durante una carriera lunga e gloriosa, ha firmato capolavori e film, comunque, indimenticabili. Peraltro, essendo “Carnage”, un lungometraggio “da camera” e, dunque, ambientato in pochi interni con quattro attori (meravigliosi, da sentire in lingua originale), l'autore polacco si trovava di fronte a una sfida, per lui già risolta con successo altre volte (ricordiamo almeno “La morte e la fanciulla”, 1994), mai semplice sul grande schermo, eppure, supportato dalla sua abilità tecnica, vittoriosa. Infatti, Polanski riesce a utilizzare la macchina da presa in maniera creativa, nonostante gli spazi angusti e a dinamicizzare un'azione nata per il teatro, perché “Carnage” è tratto da una piece per il palcoscenico di Yasmin Reza (“Il dio della carneficina”), di grande successo in Europa e, attualmente, prevista nel cartellone della stagione italiana.
 
''Carnage'' Dimentichiamoci, dunque, il teatro filmato e godiamoci una pellicola eccelsa pensata per il grande schermo, ricca di quell'ironia sottile, perfida, costruttiva, a volte, drammatica, tipica del migliore Polanski, fuggito dal socialismo reale, punito dal capitalismo ipocrita, che, in una fase di sereno ripensamento della sua esistenza, trae le conseguenze culturali e “filosofiche” della società occidentale in totale disfacimento. La scena si sposta dalla Francia, dove era ambientato l'originale copione, agli Stati Uniti, riconoscibili nelle sequenze iniziali e finali (il primissimo piano del criceto, in conclusione del film, indica ancora l'esigenza di sperare nel potere della libertà).
 
''Carnage'' Siamo davanti alle dinamiche variegate di due coppie, apparentemente felici, politicamente corrette, le quali si incontrano in un confortevole alloggio di New York per trattare con “equilibrio”, “serenità”, “comprensione”, “rigore” di un episodio spiacevole accaduto tra i rispettivi figli: dopo un litigio, uno dei due ha bastonato l'altro facendogli saltare due denti. Sembrerebbe questo il problema, all'inizio, un discorso sull'educazione e sulla tolleranza, ma, con un gioco continuo di saluti e di rientro nell'appartamento - quasi alla Bunuel - le situazioni cambiano e il dio della carneficina farà le sue vittime. Ben presto, gli attriti di classe, di genere, di coppia si amplificano e la melensa correttezza, l'ipocrisia che regge il mondo esploderà nelle reali tendenze dei protagonisti.
 
''Carnage'' Frustrazione, repressione, razzismo, misoginia, aggressività, pulsioni antisociali traboccano dai discorsi, dalle azioni, persino dalle posture dei quattro, che alternano la frontalità di scontro delle coppie a quella interna, per poi passare alla battaglia dei sessi con tanto di alleanze non previste tra donne da una parte e uomini dall'altra. E' dramma, ma, in realtà, si ride moltissimo, perché la sceneggiatura, perfetta, tende a far riflettere attraverso il grottesco e le gag comiche. Non c' è un attimo di pausa, il pubblico si diverte, per quanto capisca come i comportamenti e le parole dei quattro protagonisti siano quotidiano specchio di una diffusa incapacità di governare penosi istinti.
 
Reggono questo splendido gioco cinematografico due coppie di attori impagabili: Kate Winslet (a cui è affidata la scena più divertente, quella del vomito sui preziosi cataloghi d'arte), Jodie Foster, Cristoph Walz (quando il suo cellulare si rompe, esclama “Ma c' era tutta la mia vita!”), John C. Reilly, semplicemente geniali. Si spera che l'edizione italiana (doppiare “Carnage”, secondo il nostro parere, è una bestemmia) gli renda il giusto merito.
 
Il consiglio precedente: "Contagion" di Steven Sodebergh
21 settembre 2011
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