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Ebraismo - A. Matta

“Suor Pascalina. Nel cuore della fede” di Marcus O. Rosenmuller

di Alessandro Matta

''Suor Pasqualina. Nel cuore della fede''E’ andata in onda in Prima serata lo scorso  8  Aprile  la fiction “Gottes Machtige Dienerin”  di Marcus O. Rosenmuller , in Italiano “Suor Pascalina – nel cuore della fede”.  La fiction è una coproduzione  tedesco-italiana tra la rete tv Tedesca Ard, La Beta film e la Rai. Ha il privilegio di illustrarci una delle figure centrali della storia del pontificato tanto discusso e vituperato di Papa Pacelli:  la storica suora assistente di quest’ultimo nota come Suor Pascalina lehnert, soprannominata da molti “La papessa” spesso in toni dispregiativi.

Ad impersonare questa figura ancora oggi poco conosciuta è Christine Neubauer, attrice tedesca che già si è trovata ad interpretare il medesimo ruolo nel film “Sotto il cielo di Roma” di Christian Duguay, del quale lo scorso anno feci una recensione molto negativa accentuando i vari difetti storici che presentava.
Ad un primo contatto,   potrebbe la presenza della stessa attrice far pensare a una fiction simile se non ripetitiva rispetto a quella di Duguay, ma cosi non è. Vari sono i punti della fiction che la rendono nell’insieme interessante, ma vi è una mancanza della distribuzione Italiana, che non ha permesso appieno di considerare il film nella sua interezza.

''Suor Pasqualina. Nel cuore della fede''Infatti,  la Rai ha purtroppo tagliato a un livello di bassa macelleria la fiction, presentandola in una versione ridottissima rispetto a quella  tedesca.  La versione  tedesca infatti era stata mandata in onda in due parti per un totale di 176 minuti, quella Italiana è stata accorciata per farne una puntata unica di appena 110 minuti.
Cosa abbia portato a una simile scelta aziendale da parte della televisione di stato   non è certo affare di chi scrive, ma purtroppo una versione cosi ridotta spiega probabilmente molte assenze all’interno della trama, per esempio:  che fine ha fatto il Duce del Fascismo: Benito Mussolini mai citato nel film? Probabilmente  la versione originale fa riferimenti anche al Duce, ma perché eliminarli proprio nella versione distribuita nel nostro paese? Tralasciando ora questo dato,  nell’insieme la fiction si presenta come una produzione molto più tedesca che Italiana, anzi,  possiamo dire che di Italiano vi sia soltanto il marchio Rai e la presenza di Remo Girone nei panni di Papa Pacelli , rispetto a un cast totalmente Germanico. La Roma rappresentata è una Roma aurea e cristallina, coi palazzi che sembrano agli occhi dello spettatore risplendere, a dispetto invece di un Papa Pacelli che , appare un papa schiacciato dagli eventi  e turbato del suo stesso silenzio.

''Suor Pasqualina. Nel cuore della fede''Non a caso,  proprio nelle fasi finali, chiede a Pascalina “Cosa penserà il mondo di questo mio silenzio?” , riferendosi proprio a quel silenzio degli anni della Shoah. Perché questa fiction affronta proprio di petto quel silenzio mostrandolo nella sua totalità,  certo, parlando di un silenzio impostogli per evitare rappresaglie , ma per la prima volta palesato e non negato come nella fiction di Duguay.
Nonostante anche qui si faccia riferimento a una enciclica che Pacelli era in procinto di scrivere sui crimini Nazisti mai pubblicata per evitare rappresaglie, tuttavia per la prima volta, in una fiction abbastanza vicina al pensiero del Vaticano si dice che un silenzio vi fu. Sono poi presenti altri errori , a cominciare dalla attribuzione alla figura di Pascalina Lehnert della regia del concordato tra santa sede e Germania (mai comprovata) fino al tirar fuori nuovamente il tema del rapimento del papa , aggiungendo stavolta anche un tassello mai sentito prima relativo a una abdicazione che Papa Pacelli aveva pronta nel caso in cui un tale rapimento per mano Tedesca avesse avuto atto.
Tuttavia, vi è un dato  che questa fiction affronta,  da non tralasciare. Questo è  il  primo film di finzione in assoluto dove vedo affrontato l’argomento del  “Rapporto Karski”.  

''Suor Pasqualina. Nel cuore della fede''Per chi non lo sapesse: Jan Karski era un combattente della resistenza  polacca che, negli anni terribili della Shoah , riuscì dapprima a entrare nel ghetto di Varsavia , poi a vedere coi suoi occhi il funzionamento del campo di sterminio di Belzec , poi , prese tutte le informazioni sullo sterminio in atto , si recò clandestinamente presso i capi delle Potenze alleate e anche presso la direzione del Congresso ebraico Mondiale presenti negli Usa  per avvertire dello sterminio in atto.  Ma non fu creduto dagli alleati  , e anche laddove fu creduto , gli fu risposto dai capi alleati che la guerra da parte loro avrebbe portato prima di tutto a una sconfitta principalmente della potenza militare nazista sul fronte e solo secondariamente ci si sarebbe occupati della sorte degli ebrei che venivano sterminati .  Orbene, nella fiction (sicuramente in un modo molto fantasioso e improbabilmente realmente accaduto) la suora viene a conoscenza del rapporto Karski dalla lettura di alcuni quotidiani Inglesi , e ne porta notizia a Papa Pacelli come riprova dello sterminio in atto. Tuttavia , questa “fantasiosa” scena di scoperta del rapporto Karski porta anche in una fiction per la prima volta la storia di questo  polacco coraggioso, ai più sconosciuta , permettendo cosi eventualmente allo spettatore un ulteriore approfondimento.

''Suor Pasqualina. Nel cuore della fede''La fiction affronta inoltre anche il tema dell’atteggiamento inverso preso da Papa Ratti ( all’epoca Pio XI), Ferreo contrariamente a Pacelli nel condannare Nazismo e Fascismo, nonché gli anni della nunziatura Apostolica in Germania del giovane Nunzio Pacelli , proprio quegli anni in cui Pascalina e Eugenio Pacelli si incontrarono . Questi anni ricostruiti nella fiction presentano alcune fantasie , come ad esempio l’aggressione che subì Pacelli da alcuni Nazisti negli anni ’20, che in realtà era stata una aggressione da lui subita per mano di alcuni rivoltosi Spartachisti. Pur tuttavia, è ottima la ricostruzione del clima teso della Germania degli anni ’20 , dove ogni giorno scoppiavano rivolte e dove terrorismo nero e rosso spadroneggiavano pur nell’ambiente post-Weimariano di una Germania colta e all’avanguardia. Tuttavia  nell’insieme la fiction,  tratta da una biografia di Martha Schad dal titolo “La signora del sacro Palazzo”, riesce a dare una visione a tutto tondo di una figura importante, prima donna effettivamente a lavorare nella città del Vaticano e soprannominata spesso “papessa” in tono dispregiativo guardando alle sue origini  tedesche e a una certa sua severità di orari e consuetudini,  mai studiata e sulla quale spesso si sono fatte illazioni senza conoscerne a fondo il personaggio.

Probabilmente proprio una mancanza di notizie diffuse su questa figura, come fa notare il quotidiano “Avvenire” ha fatto si che la fiction avesse un successo clamoroso di share e pubblico.

18 aprile 2012