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''Schneider vs Bax''di Alex Van Vandermar

Ovvero perdersi in mezzo ai canneti, reali e della mente. di Carlotta Lucato

''Schneider vs Bax''''Schneider vs Bax''. Regia: Alex Van Vandermar, Olanda/Belgio, 2015, Colore, 95’
Schneider è un sicario. Il giorno del suo compleanno viene contattato dal suo boss per un’operazione ai danni di uno scrittore, Ramon Bax, che si è macchiato di delitti immondi. Vive solo, ritirato in una casa sull’ acqua.

Un lavoro veloce che permetterà certamente al killer di tornare dalla moglie e dai figli in tempo per godersi la sua festa di compleanno. Ma una serie di imprevisti e di incomprensioni renderanno la realtà dei fatti ben diversa. Una sapiente commistione di più generi per l’ultima fatica del regista (e designer, compositore, pittore) Alex Van Vandermar presentata in prima internazionale al Festival di Locarno 2015 ed in corsa per il Concorso Internazionale. Sicuramente thriller, ma anche e forse ancor più commedia, con evidenti incursioni nel cinema western.

''Schneider vs Bax''Già a partire dal titolo si ha un’esplicitazione del tema dello scontro frontale tra i protagonisti, inediti cowboys olandesi che al cavallo preferiscono auto rubate e piccole imbarcazioni da fiume. Anzichè praterie, abbiamo di fronte alti cespugli di vegetazione acquatica, ma le suggestioni rievocate sono le stesse: ci sono due uomini armati che cercano di farsi fuori l’un l’altro, in un gioco mortale di appostamenti e inseguimenti.
A complicare ed insaporire il quadro, i protagonisti sono affiancati da una serie di personaggi femminili che piombano sul teatro dell’ agguato al momento meno opportuno: dalla figlia di Bax, depressa e incapace di comunicare col padre, alla sua giovane ex fidanzata che irrompe per riprendersi ciò che in casa era suo, alla donna in fuga da un aguzzino che si nasconde proprio nel capannone in cui Schneider sta preparandosi per l’omicidio.

L’intento di Van Vandermar, sue testuali parole, era di fare un film leggero come una piuma, uno studio sulla luce,lo spazio, l’ acqua e i canneti. E ci è riuscito piuttosto bene: i 95 minuti di opera scorrono fluidi, forse inceppandosi lievemente nella climax finale ma tenendo sempre piuttosto alta la soglia di attenzione del pubblico. Il tema è crudo, ma è sostenuto da una fitta impalcatura di trovate umoristiche, gag e qui pro quo spesso estremamente riusciti (Bax che, infastidito dai rimproveri della figlia sul suo abuso di droghe, paragona la sua dipendenza al consumo smodato che la figlia fa di muesli; il boss dei killer su commissione che sbaglia destinatario nell’ invio di sms di importanza vitale) e che costituiscono poi la vera trama del film.

''Schneider vs Bax''Schneider VS Bax è, in primis, un film sull’incomprensione, sulle conseguenze del non capirsi e non volersi capire. Il pantano in cui sguazzano i personaggi per riportare a casa la pelle non è solo fisico, ma anche e soprattutto nella nostra testa. Padri e figlie che parlano linguaggi diversi e non hanno nessuna intenzione di scendere a patti, mogli talmente immerse nel loro mondo perfetto da non rendersi conto che il marito ha una professione assolutamente sconveniente, datori di lavoro doppiogiochisti, e che oltretutto non sanno tenere su i loro imbrogli. Come per riequilibrare il caos regnante, la fotografia di Tom Erisman (qui alla quinta collaborazione con Van Vandremar) è molto pulita, netta, quasi monocroma nelle tinte del beige, funzionale a ripulire le brutture di uno scenario di guerriglia.

Ottimi interpreti principali, a partire da Van Vandermar - che ha ritagliato per sè il ruolo più corposo, quello di Ramon Bax - e da Tom Dewispelaere che interpreta con efficacia il ruolo di eroe riluttante all’ inverso, quello di padre di famiglia e di uomo estremamente rispettoso delle donne che per chissà quali percorsi di vita si ritrova a fare un mestieraccio. Bravissima Annet Malherbe nel ruolo di Gina, la donna fatta ostaggio da Schneider, eccezionalmente disincantata e fatalista, pragmatica e calma anche davanti alle conseguenze estreme.

24 agosto 2015