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‘’Quale cinema per la Sardegna?’’: incontro-confronto all’Exmà

Registi e operatori chiamati a raccolta dal Partito dei Sardi. Maninchedda: “I soldi? Ci penso io”. di Anna Brotzu

Incontro all'ExmaIdentità e visioni, decaloghi e emergenze: registi e produttori, sceneggiatori, operatori, docenti e critici del cinema a confronto per una riflessione “politica” sullo stato dell'arte e il ruolo culturale, economico e sociale della decima musa nell'Isola.

Focus sulle questioni cruciali per il presente e soprattutto il futuro nell'incontro: “Quale cinema per la Sardegna?”, promosso dal Partito dei Sardi all'ExMà di Cagliari – un appuntamento fuori stagione (avulso cioè da scadenze elettorali) con l'obiettivo dichiarato di raccogliere imput e istanze, suggerimenti e reclami e magari provare a immaginare scenari possibili, “per restituire un valore e un senso al cinema di domani”. Interventi diversi e tutti interessanti, a partire dall'excursus di Antioco Floris (Università di Cagliari) sull'emergere negli ultimi 20 anni di una nuova prospettiva attraverso lo “sguardo interno” di una generazione di nuovi autori, nati e cresciuti in Sardegna, che s'intreccia al principio “identitario” di un cinema “capace di incidere sulla realtà” sostenuto dl fumettista, scrittore e regista Bepi Vigna, il quale sembra invocare dalla politica non solo una maggiore attenzione ma una autentica capacità propositiva e visionaria.

Se nel gioco delle “provocazioni” intellettuali ci può stare anche il “decalogo” elaborato dagli studenti dello Ied e quindi l'appassionata replica di Salvatore Mereu quasi a voler mettere in guardia contro regole imposte dall'alto per imbrigliare creatività e inventiva, e quella di Enrico Pau, a sottolineare la distanza tra un dogma astratto e la pratica quasi “artigianale” del cinema in cui si sperimenta quotidianamente, in un ideale dialogo con i maestri, e ciascun artista è portatore di una propria cifra originale, una personale sensibilità - il cuore del dilemma resta la Legge Cinema. Una norma fondamentale, dalla genesi complessa e travagliata, all'epoca (2006) quasi all'avanguardia, almeno sotto certi aspetti, ma ormai in parte superata, e soprattutto – come tengono a ribadire gli esponenti di Moviementu – ripetutamente disattesa: sull'importanza di regole certe che disciplinino gli interventi pubblici in un settore suscettibile di ricadute positive anche consistenti, tanto da potersi considerare una vera e propria “industria sostenibile” secondo la felice espressione coniata dagli addetti ai lavori, non sembrano esservi dubbi.

Incontro all'Exma, ManincheddaTutti d'accordo, quindi, sulla tutela del cinema “sardo” (nelle diverse accezioni) con un programma d'investimenti ad hoc, ma anche – come ribadisce Enrico Pau – sul ruolo strategico della Sardegna Film Commission nell'attrarre registi e (specialmente) produttori e perfino – una volta a regime – nell'organizzazione dei bandi (che si auspica possano diventare due-tre all'anno, con una progettualità almeno triennale).
Infine - dopo gli interventi “a tema” di Paolo Zucca (regista) sulla delicata questione della tempistica nelle procedure e sull'assegnazione delle risorse per l'anno in corso, del direttore della Cineteca Sarda Antonello Zanda sulla memoria e la documentazione sulla formazione del pubblico e del produttore Daniele Maggioni sull'inadeguatezza della normativa rispetto all'evoluzione tecnologica – si torna sull'attualità. Con una nota positiva – l'impegno formale dell'assessore regionale ai Lavori pubblici, Paolo Maninchedda, leader del Partito dei Sardi – uno degli interlocutori politici presenti, nelle vesti di “padrone di casa” insieme a Franciscu Sedda che ha tenuto del fila del dibattito – a far sì che sia rispettata la tempistica per l'espletamento dei bandi per progetti di produzione e di promozione della cultura cinematografica indetti dalla Regione Sardegna (dopo cinque anni “in sospeso”) nel rispetto della Legge. Con l'auspicio che dopo fasi random all'insegna dell'incertezza si possa ricominciare a ragionare in termini concreti sul cinema (sardo) che verrà.

Incontro all'ExmaUna nota a margine: duole constatare una volta di più che la normalità debba essere sottoposta a stati d'emergenza, che il dettato della legge – certo migliorabile e attualizzabile – non trovi una puntuale attuazione e dunque non si riesca ad innescare il circuito virtuoso per la creazione di una filiera del cinema in Sardegna in cui talenti e competenze s'intreccino, sommandosi al vantaggio di locations straordinarie. Il cinema sardo continua a (r)esistere, malgrado invece che in virtù di una norma che dovrebbe garantirne lo sviluppo: e in tempi di crisi, pur nella dialettica tra maggioranza e opposizione, tra partiti maggioritari e minoritari, sarebbe forse davvero auspicabile quella visione unitaria indispensabile per dare continuità e solide basi, anche economiche, alle idee di registi e sceneggiatori (pluripremiati ma anche esordienti) per trasformarle in film.
Finalmente si (ri)comincerebbe a parlare di poetiche ed estetica, di linguaggi e di stili, delle ragioni individuali e profonde del fare cinema che è pur sempre – come diceva Truffaut e come ricordano i registi sardi – “un atto d'amore”.

28 ottobre 2015