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Percorso

Alessandra Usai: “Racconto l’Irlanda e le sue donne”

Alessandra Usai

Tanti i riconoscimenti per la giovane regista di Villasimius, frutto di passione, ricerca e testardaggine tutta sarda. di Valentina Bifulco

Ladies of Science, the extraordinary story of Mary Ward and Mary Rosse è un documentario realizzato da Alessandra Usai, giovane regista di Villasimius diplomata al corso di documentario della Civica Scuola di Cinema. È un docu-dramma che racconta la storia di due donne, Mary Rosse e Mary Ward, vissute in Irlanda in età vittoriana.

''Ladies of science''Nel 2015 si è aggiudicato diversi premi importanti, tra i quali: il premio Capra per il miglior documentario televisivo al Life Fest Film Festival ad Hollywood e il premio per il miglior montaggio al St Tropez International Film Festival, oltre alla partecipazione al Long Island International Film ExpoLadies of Science, the extraordinary story of Mary Ward and Mary Rosse (Video) ha ottenuto gli ultimi successi a Milano al International Filmmaker Festival of World Cinema, festival dedicato a registi emergenti, nel quale ha ottenuto il premio per il miglior documentario breve e per il miglior “prodotto scientifico-didattico”.

''Ladies of birr''Alessandra, quando hai lasciato la Sardegna e quale è stato il tuo percorso?
Ho lasciato la Sardegna nel 2000. Ho sempre pensato fin da piccola che appena sarei diventata maggiorenne me ne sarei andata via. Amo la Sardegna, infatti non ho mai rinnegato le mie origini, semplicemente m’incuriosisce l’ignoto, non potevo accontentarmi delle esperienze che avrei potuto fare in Sardegna. Ero uno spirito ribelle e ho sempre subito il fascino del “diverso” quindi spinta dalla curiosità non vedevo l’ora di iniziare una nuova avventura fuori da “casa” e lontano dalla mia “isola”. Nel Settembre del 2000 mi sono trasferita a Milano, dove ho frequentato per un anno una prestigiosa scuola di moda.

Alessandra UsaiLa prima esperienza sul set, invece?
Nel 2001 ebbi la grandissima opportunità di lavorare nel set di alcune pubblicità per la regia di Riccardo Milani. Penso che questa esperienza sia stata cruciale per la mia formazione. Sarei dovuta essere felicissima, invece dopo questa esperienza mi sentivo più confusa di prima. Quindi decisi di tornare indietro sui miei passi e di iscrivermi all’università. Volevo studiare e prendermi del tempo per capire cosa davvero volevo fare. E’ stato dopo la laurea in storia del cinema e della televisione, il laboratorio di antropologia visuale e dopo la scuola di documentario che iniziai ad avere le idee più chiare su cosa volevo fare realmente. Così iniziai a produrre i miei primi documentari.

''Ladies of science''Il primo progetto?
Risale al 2005, quando iniziai una ricerca antropologia su gli anziani del mio paese, Villasimius, poi seguirono altri progetti tra cui un documentario che realizzai nel 2008 in India. Durante gli anni in cui ho vissuto in Italia ho sempre lavorato facendo diversi lavori, avevo bisogno di pagare l’affitto, ma non ho mai perso di vista il mio obbiettivo. Lavoravo ai miei progetti durante il tempo libero, facevo corsi per ottenere qualifiche come editor, e cercavo di collaborare a progetti altrui. Volevo crescere professionalmente ma purtroppo le opportunità di crescita in Italia erano davvero limitate.

''Ladies of science''Con il corto Ladies of Birr e con il documentario Ladies of Science hai dato voce a due donne straordinarie ma in qualche modo dimenticate. Come hai scoperto le loro storie?
Vivo a Dublino dal 2011 e dal 2012 faccio parte di un gruppo di Filmmaker di Dublino, attraverso questo gruppo sono riuscita a introdurmi all'interno di alcune produzioni cinematografiche tra cui la Snugboro Film che ha prodotto sia il corto Ladies of Birr che il mio ultimo documentario Ladies of Science. Nel Settembre 2012 partecipai a un brainstorming presso l'ufficio di Snuborofilm a Dublino, c'erano altri scrittori e filmmakers come me, ognuno di loro avrebbe presentato un progetto per partecipare a una competizione locale chiamata 48hoursFilm.  Durante quell'incontro feci conoscenza con Anne Lagarrata, scrittrice specializzata in temi femminili, che in quell' occasione propose uno script basato sulla storia di due personaggi femminili: Mary Ward e Mary Rosse. Rimasi affascinata immediatamente dalla forte personalità delle due donne, dovevo assolutamente entrare a far parte di quella produzione. Per la prima volta era sicura di quello che volevo, e volevo avere la regia di quel progetto! Iniziai a bombardare di email il produttore e la scrittrice, li convinsi che nessuno più di me sarebbe stato in grado di realizzare quel progetto in meno 3 settimane. Cosi in qualche giorno mi fu affidata la regia.

''Ladies of science''Proverbiale testardaggine sarda! Cosa ti ha affascinato di questa storia?
Rimasi colpita immediatamente dalla personalità e dalla vita di queste due donne. Ma devo dire che all’inizio sia io che scrittrice sapevamo davvero poco. La storia del corto era basata sulle due donne pioniere della fotografia e del microscopio, non conoscevamo alcun dettaglio delle loro vite.  Sviluppai un forte interesse che diventò quasi un’ossessione verso questi due personaggi: due donne pioniere scienziate che la storia aveva completamente dimenticato. Era una storia davvero potente e un'ottima opportunità per mostrare le mie capacità. Inoltre dopo il cortometraggio mi sentivo in qualche modo debitrice nel loro confronti. Sentivo che dovevo fare qualcosa per loro, e così iniziai a pensare con il produttore di produrre un documentario con formato per la televisione, volevo realizzare un opera che restituisse gloria a queste due donne straordinarie!

''Ladies of science''Nella realizzazione di questi lavori una gran parte del tempo è stata dedicata alla ricerca dei materiali, è stato difficile?
E stata lunga ma non particolarmente difficile. Ho avuto la fortuna di trovare il supporto e la collaborazione di tante persone e diverse strutture come la National Trust e Dunsink Observatory. Devo ricordare il grandissimo aiuto ricevuto dai conti di Birr, Lord Rosse e Lady Rosse, proprietari del castello e discendenti delle protagoniste che fin dall’inizio hanno sostenuto il progetto con totale fiducia. 
La ricerca è iniziata nel mese di Aprile 2013, il primo report con tutta la documentazione è stato consegnato nel Maggio del 2013. Sempre nel mese di Maggio ho saputo dell'esistenza di 8 diari appartenenti a Mary Ward, non fu facile trovarli, e non fu' facile leggerli e tradurli, si trattava di minuscoli libretti alti 10 cm e larghi 5 cm, la scrittura di Mary Ward era minuscola e tante parole purtroppo erano state cancellate dal tempo. Occorsero tanti mesi per ri-connettere le parti interessanti e capire come introdurle nel documentario. Il diario è stato assolutamente una fonte fondamentale per tracciare la storia che volevo raccontare, in questo modo sono riuscita a raccontare un lato della storia che sottolinea la parte umana e forse un po' “femminista" delle due donne.

''Ladies of science''Quali sono le difficoltà che hai dovuto affrontare per realizzare i tuoi lavori in Irlanda?
Inizialmente pensavo che la difficoltà sarebbe stata la lingua, poi mi sono resa conto che la vera difficoltà era la pressione dell’incarico. Non sapevo se sarei stata in grado di portare a termine i progetti, e questa responsabilità mi spaventava molto. Ma esiste sempre una prima volta e non si può essere sicuri di quello che non si conosce, perciò mi sono buttata in questa esperienza. Essere stata una donna per di più straniera non mi ha aiutato tanto, stranamente sembrare “giovani e femminili” non trasferisce tante garanzie in questo settore. Ho portato pazienza, ho accettato critiche, pensieri di ogni forma e ho risposto con i miei progetti finiti. I miei lavori hanno parlato per me. E alla fine mi sento orgogliosa e fiera di essere andata avanti, grazie il supporto di tante persone sono riuscita a realizzare quello che volevo, oltre che a vivere un’esperienza di crescita davvero importante.

''Ladies of birr''Come pensi che sia la situazione del cinema in Sardegna paragonandola all’Irlanda?
Sinceramente non conosco benissimo la situazione del cinema in Sardegna. Anni fa avrei voluto realizzare un progetto storico, ma per una serie di difficoltà non sono riuscita a realizzarlo, quindi non saprei. Posso dire che nel 2008 quando avevo iniziato a lavorare a questo documentario storico, non avevo ricevuto alcun supporto economico, ma questo mi sembra del tutto comprensibile data la mancanza di garanzie che potevo offrire. La vera ragione per cui avevo rinunciato è per via di una sorta di “gelosia” o meglio mancanza di solidarietà che avevo respirato nell’aria, avevo notato durante la ricerca un certo astio se non fastidio nel condividere con me informazioni o storie che potevano essere interessanti. Se non hai soldi da offrire hai bisogno di collaborazione, di passione per un progetto. E questa cosa mancava, non volevo realizzare un progetto da sola così decisi di lasciar stare momentaneamente.  Alla fine posso dire che la mia vera formazione è avvenuta in Irlanda, credo che nella vita esistano sempre diverse circostanze per cui le cose capitano, e comunque non è mai causale. Qua ho avuto l’opportunità di lavorare più seriamente come regista soprattutto grazie al supporto ricevuto da Liam Grant, che all’inizio ha creduto in me malgrado non avessi garanzie da offrire.

''Ladies of birr'', il setÈ più facile lavorare in Irlanda che in Italia, sembrerebbe?
Non voglio e non posso dire che lavorare in questo settore in Irlanda sia più facile che in Italia, ci sono tante difficoltà anche qua e ci sono circoli di “persone fortunate” come in tutto il mondo.  Penso sia più facile iniziare, ci sono tantissimi gruppi che offrono supporto, attrezzatura, esistono tanti piccoli concorsi che aiutano a finanziare piccoli progetti per giovani irlandesi.

Quali differenze, allora, tra i due Paesi?
Penso che la maggiore differenza tra Irlanda ed Italia sia l’ambiente internazionale unico che ho trovato, ho avuto la possibilità di lavorare con polacchi, ungheresi, inglesi, francesi, americani, russi, africani e ovviamente anche con irlandesi. Penso che per un filmmaker lavorare con persone di diversa provenienza sia magnifico e dia al progetto una freschezza e un’apertura comunicativa in più. Ecco probabilmente quello che più manca è la solidarietà tra colleghi e tra persone in generale.

Alessandra UsaiProgetti futuri?
In questo momento sto lavorando come regista e produttore a diversi documentari, si tratta sempre di produzioni Irlandesi. Amo questa nazione e la sua cultura quindi non faccio fatica ad appassionarmi a questi progetti. In futuro mi piacerebbe tantissimo realizzare dei lavori in Sardegna o in Italia, la maggior parte di progetti che ho nel cassetto sono sempre legati alla nostra terra. Sono molto fiera del mio paese, abbiamo una ricchezza culturale straordinaria, una storia millenaria da invidia, ricca di tradizioni e storie fantastiche per non parlare della bellezza del territorio. Prima poi sarebbe bellissimo poter realizzare qualcosa a casa…. Chissà!

27 gennaio 2016

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