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Percorso

''L'Accabadora'' di Enrico Pau

''L'accabadora''

Il consiglio di Elisabetta Randaccio

Annetta va in città, mentre gli abitanti di Cagliari, sconvolta, ferita dai continui bombardamenti del 1943, "sfollano" nelle campagne alla ricerca di sopravvivenza e di una esistenza sopportabile. Annetta va in città alla ricerca di una nipote in fuga dal dolore e, come in un feuilleton, finita in una casa di tolleranza.

''L'accabadora''Ma andare a Cagliari pure per lei vuol significare lasciarsi alle spalle un coacervo di sofferenza, di sensi di colpa per un "dovere" (mettere fine alla agonia dei malati terminali) a cui é stata "condannata" fin da giovinetta. Annetta, infatti, è una "accabadora", la donna a cui ci si rivolge quando non c'è più speranza e la morte è maggiormente desiderabile dei tormenti fisici. Così la donna, chiamata dai parenti disperati, attua il suo rito (rivolta ingenuamente anche il crocifisso appeso sopra il letto, affinché "non veda") e con la pressione di un cuscino (per fortuna non con il martello di legno come ci indica la leggenda) mette fine a una vita, non più da considerarsi tale. Uomini, donne e soprattutto bambini (che le appaiono in visioni inquietanti) sono il fardello mnestico opprimente per la sua anima. Lo si può intuire dai suoi occhi intensi, ma, nello stesso tempo, quasi spenti.

''L'accabadora''Così, la nipote "da salvare" sembra un obiettivo per mutare quel destino macabro. Cagliari, poi, è diventata una città di morti, un desolato luogo cimiteriale nell'aspetto e nella conta dei cadaveri vittime dei bombardamenti e dei suoi effetti collaterali. A quel punto, quanto può pesare la morte pietosa data da Annetta in confronto a quella cinica di chi sgancia tonnellate di esplosivo sui civili? La donna non può aver paura dei lutti, degli orrori, li ha da tempo elaborati perché parte della sua formazione e del suo destino. Per questo motivo, quando suonano le sirene (ma storicamente nel 1943 le sirene nel capoluogo sardo non funzionano da tempo e i bombardamenti possono essere percepiti solo dal rombo degli aerei che "fanno il cielo nero"), non corre al rifugio, la morte la sfiora senza darle ansia.

''L'accabadora''Alla ricerca della nipote, che tenterà di assistere in un ospedale rabberciato, quando, dopo una ennesima incursione aerea, sarà gravemente ferita, Annetta scoprirà luoghi e personaggi decisamente inconsueti, che, forse, daranno una svolta alla sua esistenza.
Enrico Pau, il regista, sicuramente sensibile alla memoria di una Cagliari devastata che da bambini ci evocavano i nostri genitori con commozione, ha avuto il coraggio di girare un film "storico", lasciando, per ora, al passato le sue "storie di periferia": non era semplice. L'elemento riuscito è la parte della ricostruzione dei luoghi, la scelta delle location reali e rielaborate, soprattutto con l'apporto del direttore della fotografia (Piers McGrail, un geniale maestro del colore e delle luci) la costruzione estetica è bellissima: ombre, luminosità ben temperata in interni e esterni con frequenti affascinanti citazioni pittoriche, che ammaliano gli occhi dello spettatore e danno consistenza all'espressività soprattutto della protagonista,

''L'accabadora''Donatella Finocchiaro, una "accabadora" dai tratti gentili e giovanili, lontana dallo stereotipo della leggenda. Meno convincente la strutturazione narrativa, che sembra mancare, a volte, di innesti importanti. E se il personaggio del medico (impersonato da un legnoso Barry Ward) sembra non avere molta credibilità, anche la giovane vicina di casa (Carolina Crescentini) pittrice protofemminista non soddisfa le nostre curiosità sul suo personaggio. "L'Accabadora", però, presenta alcune intuizioni interessanti, come quella di inserire la processione di Sant'Efisio del maggio del 1943 senza soluzione di continuità, utilizzando riprese in bianco e nero, con le reali girate da Marino Cao in quella tristissima primavera, documento impressionante e commovente in cui il santo, issato su un furgoncino, attraversa parte della città devastata con gli scarsi abitanti che emergono dalle macerie o che piangono ai lati di strade sconnesse, a pregare Efisio martire per un nuovo miracolo. "L'Accabadora", dunque, riserva sorprese e piacevolezza visiva, pur nei suoi difetti, che non negano, però, il talento registico di Pau e l'impegno del suo cast tecnico.

2 maggio 2017

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