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Percorso

Rappazzo e ''Pentolinu'' fregati sonoramente da un fiume di dollari.

Il cinema iniziò a parlare in Sardegna, ma poi "emigrò" in America. di Marcello Atzeni

Giovanni RappazzoC’erano un siciliano, un sardo e un americano. I primi due erano geniali, ma con pochi soldi e anche poca fortuna.
Il terzo con molta “fortuna” e un oceano di dollari.
Fu così che l’americano “inventò” il cinema sonoro.
Storia, vera, di Giovanni Rappazzo, Bachisio Fancello ecc

Nel 1927, il film “Il cantante di jazz” sconquassò il mondo della celluloide. William Fox, acquistando i brevetti e fondendoli, diede vita al cinema parlato.
L’entusiasmo non fu totale. Charlie Chaplin fu talmente ostile, che solo nel 1940, usò l’innovazione ne “ Il grande dittatore”. La voce ammazzò il muto.
Ma il vero inventore fu il messinese Giovanni Rappazzo. Anche se le sue idee non si concretizzarono, per delle circostanze sfavorevoli. Negli anni dieci faceva il proiezionista nel cinema (all’aperto) “Eden” del fratello Luigi. Una sera mentre proiettava, il pubblico iniziò a urlare. Le immagini erano capovolte. Quella striscia di celluloide era stata montata all’inverso. Giovanni risolse il problema e la lampada cerebrale iniziò a illuminare il suo schermo.

''Il cantante di jazz''Dopo diversi tentativi, il giovane studente delle industriali, riuscì ad assemblare le sue intuizioni. Nel 1917 andò a Milano, ma la Cines e la Fumagalli non credettero alla genialità del siculo. L’anno successivo scrisse alla Gaumont e ai fratelli Pathé. Avrebbero voluto ulteriori dettagli, ma non avendo il brevetto e temendo uno scippo, non diede altri ragguagli.  Nel 1919 si trasferisce a Genova per lavorare all’Ansaldo. A Cornigliano ligure fonda la scuola per l’avviamento alla cinematografia.  Il 17 febbraio 1921, deposita il primo brevetto alla Regia prefettura di Genova: Fonofilm, ovvero pellicola cinematografica portante la voce fotografata. Due giorni dopo, secondo brevetto: “Rilevatore elettrico di suoni per cinematografia o valvola fotoelettrica”. L’undici maggio è la volta del “Vibratore fonoelettrico”, capace di tracciare sulla pellicola due colonne sonore. Il tutto, assemblato, costituiva l’Elettrocinetofono, ovvero, la voce della pellicola. Un giornale scientifico italiano e il Corriere degli italiani di New York, esaltarono la sua invenzione. Insomma, era fatta! Ma così non fu. Rappazzo venne licenziato dall’Ansaldo e durante il rientro a Messina, gli rubarono le sue macchine. Senza soldi non poté rinnovare i brevetti. Nel 1922 Lee De Forest, americano, sfruttando le idee del messinese, produsse una lampada a incandescenza e diede via alla prima registrazione sonora. I tedeschi inventarono il Tri-Ergon e nel settembre del 1922, fecero la prima proiezione all’Alhambra di Berlino.

I primi tempi del cinematografo, Messina nel 1912Quindi l’irruzione di Fox che acquista tutti i brevetti e la partita è chiusa. A Rappazzo non rimane altro che fare il professore.  Nel 1924 insegna “Costruzioni elettromeccaniche” alle industriali di Cagliari. All’epoca l’istituto sorgeva vicino la chiesa di San Lucifero. Nel 1937, in via Bacaredda, nacque il suo quarto figlio, Italo, ingegnere, che ricorda i suoi trascorsi cagliaritani. “Una città bellissima. Dalla nostra casa ammiravo “Castello”. I “pirichittus“, li fate ancora così buoni?”, dice al telefono, dalla sua casa di Siracusa. “ Nel febbraio del 1943, a causa dei bombardamenti, ci trasferimmo a scuola, dove i muri erano più spessi- continua Italo Rappazzo- la situazione peggiorò e andammo a vivere a Seui. Salsicce e pecorino! Ci trovò l’alloggio un amico di famiglia, un certo Piga. Eravamo sereni, sin quando ci dissero che i nostri soldi non andavano più bene. Volevano oro. Due giorni dopo, da Olbia, un aereo tedesco, uno “Juncker”, ci portò a Firenze e poi, pian piano tornammo in Sicilia”.

Un articolo della Nuova Sardegna su Bachisio FancelloE Bachisio Fancello da Dorgali? Arrivò dopo Giovanni Rappazzo, ma prima di William Fox. “Pentolinu”, questo il suo soprannome , una volta sposato si trasferì a Tempio. Qui aprì una sala cinematografica. E tra le montagne del Limbara e le fonti di Rinaggiu, ideò il sonoro. Al proiettore coniugò una sorta di grammofono. Si era nel 1924. (Toh! L’anno in cui Giovanni Rappazzo inizia a insegnare alle industriali di Cagliari. Mica male come coincidenza!) Tre anni prima dunque de “Il cantante di jazz”. Il brevetto è di gennaio : venne  registrato al Ministero dell’industria a Roma.  La notizia scavalcò le Alpi e giunse ai fratelli Lumiére. Che successe? La versione più accreditata è questa: Fancello, in treno, sta andando a Parigi. A un certo punto si accorge di non avere il brevetto con se. Rubato? Smarrito? Il fatto è che torna in Sardegna, dove trova il brevetto (o una copia? ), ma non ha i soldi per ripartire verso la Francia. I fratelli Lumiére lo aspettano invano. Bachisio Fancello da Dorgali per un disguido perde l’appuntamento che gli avrebbe cambiato la vita. Secondo un’altra fonte, meno plausibile, il brevetto sarebbe stato ritrovato a Dorgali, durante il periodo bellico.
Insomma, sia Rappazzo che Fancello, ebbero idee ma non abbastanza contanti per legare il loro nome alla settima arte.

Fox (volpe in inglese), fregò entrambi. Ma forse non perché fosse più intelligente, ma perché le dimensioni contano. Anche quelle del conto corrente.

14 luglio 2017

 

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