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Percorso

Acqua, aria e terra

Dunkirk e la nuova vita di Christopher Nolan, in questi giorni al cinema. di Mattia Musio

''Dunkirk''Sarebbe sicuramente un errore di ampie dimensioni definire Dunkirk un film senza anima.
400 mila soldati siedono in una spiaggia aspettando un miracolo, gravemente minacciati dal nemico, e senza troppe speranze a cui aggrapparsi.
Dovrebbero fare cosa? Dialogare sopra i massimi sistemi e parlare delle proprie emozioni o del loro fortissimo desiderio di tornare a casa?

Dovrebbero pensare costantemente (e in maniera abbastanza scontata) alla facciata di una casa immersa nel verde da cui esce la propria moglie sorridente al tramonto, che aspetta solo il ritorno del marito per confessare la propria gravidanza?
O magari ci voleva la presenza scenica del nemico da mostrare? Qualche bel malvagio nazista coi baffetti da consegnare alla facile ideologia? Oppure c'era bisogno di violenza? Volevate la carne cruda che esplode a brandelli a causa delle bombe, vero?
Vi svelerò un segreto.
I film di guerra nella storia del cinema sono tanti, da quelli bruttini a quelli mastodontici. E tanti, tantissimi di questi hanno le caratteristiche che vi ho appena descritto.
La guerra è stata sfruttata: è stata denunciata, ammirata, spettacolarizzata e documentata, negli anni, da alcuni dei migliori dei registi della storia, con risultati più o meno apprezzabili.
Dunkirk è un film di guerra atipico.
Non c'è eccessiva spettacolarizzazione della stessa, non vedrete fiumi di sangue o arti che saltano in aria come polpette.

''Dunkirk''Non vedrete nessun nemico, niente accenti tedeschi, niente baffetti.
Non vedrete nemmeno soldati stare a confessarsi le proprie vite private, tantomeno le proprie paure o i propri desideri.
Ma allora, direte voi, in Dunkirk cosa vediamo?
Vedrete un quadro dipinto alla perfezione, la tavolozza di colori esigua utilizzata da Nolan è usata alla perfezione tra il grigio, il blu scuro e il color sabbia.
Vedrete una pellicola di forte obbiettivo documentarista. I soldati si comportano da tali, così come i civili e gli ufficiali (a parte qualche frase che scappa ogni tanto : -“chi è?”-”è la patria”, sigh).
Nolan ci mette fortemente sotto pressione con una presenza sonora costante (del fido Hans Zimmer, stavolta forse sfruttato un po' troppo) ed un ticchettio di sottofondo che ricorda ai soldati e a noi spettatori, che in guerra ogni secondo vissuto può essere oro.
È nei secondi che si fa la differenza, gli stessi che conta il (nuovamente) mascherato Hardy per calcolare la propria presenza in cielo.

''Dunkirk''Il tempo, costante filmografica Nolaniana, è chiave di lettura anche per questo nuovo “battesimo”, capace di scorrere con tre intensità diverse a seconda che passi nell'acqua, sulla terra o in cielo.
La firma Nolaniana però risalta nella compattezza di una regia quanto mai sobria ed elegante, nell'immagine massiccia e veritiera di un evento storico di tali proporzioni, quasi mai banale e scontata, bensì rinnovata e lucida, cosciente inoltre di un passato di successo, vedasi il citazionismo finale tra gli elmetti alla The Prestige e caccia in fiamme alla The Dark Knight.
Un Nolan infatti che pochi si aspettavano e che a molti ha sorpreso e infastidito: la facile empatia richiesta dai detrattori è qualcosa di già visto e di non richiesto ad un regista alla prova del nove come il biondo daltonico di Westminster.
Che sia il primo di un nuovo percorso.

11 settembre 2017

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