Cinemecum - La sardita’ uccide anche il cinema
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La sardita’ uccide anche il cinema

L'isola perde un’ altra occasione. Rifiutati i contributi al regista Paolo Sorrentino. di E. A.

Paolo SorrentinoVogliamo l'indipendenza, la parità con le altre regioni europee per eliminare l’handicap della insularità; ma ogni volta che noi sardi facciamo qualcosa c'è da mettersi le mani nei capelli. Ricordo un incontro, oltre dieci anni fa, con un noto, già allora, regista sardo: notavamo l'estremo ritardo della Sardegna a riconoscere l’enorme valore che cinema e arti visive avrebbero potuto apportare sul territorio in termini di occupazione, indotto, promozione e contestualmente crescita culturale.

Ci consolavamo pensando al bicchiere mezzo pieno: "però, proprio perché ora non c'è niente si può costruire tutto da zero, attingendo le idee e le soluzioni migliori dagli altri territori ed evitandone gli errori, senza gli inconvenienti dei sistemi già annacquati dai giochi di interesse”. E vagheggiavamo: “si può ideare e adattare alla nostra isola un sistema efficiente che contribuisca allo sviluppo economico della Sardegna”. Ingenui sognatori. Dopo pochi anni da quell’incontro, è stata approvata nel 2006 la legge sul cinema.

Sembrava una grande conquista. In realtà la legge nasceva già vecchia, farraginosa, con soluzioni talmente ostiche da risultare impossibili; emanata, nonostante suggerimenti da più parti, senza un confronto con altre realtà, pensata da chi aveva in mente propri interessi particolari più che quelli generali per la nostra isola. Le conseguenze negative, facilmente prevedibili, non si sono fatte attendere, ma l’impianto legislativo della legge del 2006 continua a sopravvivere nonostante le evidenti lacune, per l'inedia e l’incapacità dei nostri amministratori, spesso sviati da singoli o gruppi di pressione. Anni fa sembravano tutti d’accordo nel mettere mano alla legge ma quando si arriva al dunque c’è sempre qualche problema: la legislatura è appena iniziata oppure sta per finire e non ci sarebbe il tempo e così via. Insomma abbiamo un consiglio regionale che ci costa l’ira di Dio, ma che fa fatica a emanare o modificare le leggi, nell’interesse della nostra isola. In realtà c’è chi ci sguazza in mezzo alle leggi fatte male. I paradossi dell’impianto legislativo sul cinema sono numerosi, ma in questi giorni ne è emerso uno in particolare per via della esclusione dai contributi regionali del film di Paolo Sorrentino in prossima uscita: “Loro”, in parte ambientato in Sardegna.

Joe BastardiL’esclusione è stata motivata fra l’altro dalla scarsa valorizzazione della identità regionale. Un giovane regista, Joe Bastardi, ha sintetizzato su fb molto bene: “la sardità sta uccidendo il cinema sardo. Ammesso che esista un cinema sardo”. Tutto nasce perché fra i criteri della legge (meglio precisati nei decreti attuativi) è fondamentale l’identità regionale per la valutazione delle opere da finanziare. Un concetto molto vago che lascia alla commissione ampia discrezionalità. Tanto per dire potrebbe avere un ottimo punteggio un film che per l’ennesima volta illustra il vecchio mito dei pastori che fanno l’amore con gli animali, ma ne avrebbe uno scarso quello che racconta una bella storia universale ambientata in una città della isola. Rispetto all’identità hanno molto meno valore il curriculum degli autori e la solidità economica del progetto o le opportunità promozionali per l’isola.

In Puglia dove il cinema in pochi anni ha assunto un ruolo di primo piano è stato varato uno slogan: “Cinema IN Puglia e non cinema di Puglia”. Il settore si è arricchito, ogni anno nella regione sono girati film di rilievo attratti da leggi e regole vantaggiose e le maestranze insieme all’occupazione ne hanno tratto grandi benefici. Noi invece, che peraltro nell’elargire i contributi siamo molto più generosi di altre regioni (parliamo di somme sino a 500mila euro a film) continuiamo a finanziare film che spesso hanno una visibilità molto limitata e rifiutiamo invece un film, come quello di Sorrentino, che porta le immagini dell’isola dappertutto e sarà visto davvero in tutto il mondo da milioni di persone. Non è solo questo purtroppo: gli esiti degli ultimi bandi della legge cinema hanno messo in luce anche altre contraddizioni e in particolare salta agli occhi la concessione di contributi per un cortometraggio a una società di produzione che fa capo a un componente del cda della Fondazione Sardegna Film Commission, che se fossimo una regione seria sarebbe inammissibile.

Francesco PigliaruDa tempo invano si sollecita un codice di trasparenza, come per esempio esiste in Puglia. Prima delle elezioni la rivista Cinemecum.it intervistò Francesco Pigliaru il quale promise grande attenzione per il settore sottolineando la necessità di effettuare verifiche periodiche per valutare negli anni gli effetti della legge e le ricadute sulla economia. Niente di tutto questo è stato fatto cosi come mai è stato convocato, sebbene annunciato da anni, un tavolo di confronto con tutti gli operatori del settore. Probabilmente qualcuno teme il confronto. Si procede invece con i consigli degli amici dell’Assessore di turno e con logiche approssimative frutto non solo di interessi particolari ma anche di scarsa conoscenza da parte del personale amministrativo; il tutto quando esiste una Fondazione Sardegna Film Commission che, se ben regolamentata e gestita con trasparenza, potrebbe fare la differenza in un settore nel quale la competenza è fondamentale.

Di questo passo la parola sardità rischia di diventare sinonimo di provincialismo e mediocrità.

15 gennaio 2018

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