Cinemecum - Otto e mezzo, una rivoluzione cinematografica
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Percorso

Otto e mezzo, una rivoluzione cinematografica

''8 e 1/2''

Presentato a Cagliari il libro sul capolavoro felliniano di Roberto Chiesi. di Elisabetta Randaccio

Per comprendere lo straordinario impatto linguistico e contenutistico di "8 1/2" (1963) di Federico Fellini, basterebbe osservare come, nella storia del cinema contemporaneo, esista un vero e proprio genere ispirato a questo film, diffuso nelle cinematografie mondiali.

Federico Fellini

Dal sottovalutato "Stardust memories" (1980) di Woody Allen al bellissimo "All that jazz" (1980) di Bob Fosse, da "Sogni d'oro" (1981) del nostro Nanni Moretti a "Si gira a Manhattan" (1995) di Tom diCillo fino a contare le numerosissime parodie, citazioni, omaggi, nonché "Nine" (2009), trascrizione musical del lungometraggio di Fellini, ideata per il teatro da Bob Fosse e realizzata in immagini da Rob Marshall, che, secondo noi, può essere un buon approccio per affrontare il mondo complesso e affascinante di "8 1/2". Paradossalmente in Italia non esisteva un volume che trattasse in maniera completa l'estetica e la composizione di questo capolavoro. Mentre alcuni testi fondamentali (compreso un diario giornaliero del girato scritto dalla giornalista Deena Boyer, alla quale Fellini permise di seguire la lavorazione del film e a cui fece interpretare un cameo nella scena della drammatica conferenza stampa) sono stati pubblicati all'estero, nel nostro paese si contavano saggi e articoli importanti, ma non organici, anche se c'era stata attenzione alla sceneggiatura edita nella mitica collana Cappelli a cura di Camilla Cederna, coeva del lungometraggio felliniano.

Roberto Chiesi, il libro

A colmare questa lacuna ci ha pensato Roberto Chiesi, raffinato studioso di cinema, critico e responsabile del Centro Studi-Archivio Pasolini della Cineteca di Bologna. Il suo efficace libro pubblicato recentemente da Gremese ("8 1/2 di Federico Fellini") è fondamentale per chi si vuol avvicinare all'universo felliniano attraverso la sua opera più importante, per chi vuole approfondirne le tematiche, per chi ne vuole conoscere la struttura organizzativa e le curiosità. Scritto con la chiarezza tipica dei bravi saggisti, ci informa e ci pone alcune riflessioni, ci appassiona e fa nascere il desiderio di rivedere questo capolavoro assoluto. Chiesi, presente a Cagliari anche per una introduzione sulle immagini della religione nel cinema muto all'interno della rassegna "Storie di volti e silenzi" a cura della "Macchina Cinema", ha presentato nei giorni scorsi alla Cineteca Sarda il suo libro, conversando con Alessandro Macis e rispondendo anche alle curiosità del pubblico il quale, dopo l'incontro, ha potuto rivedere il film.

Roberto ChiesiRoberto Chiesi ha raccontato le ricerche svolte per realizzare il testo, tra cui l'aver analizzato il "Libro dei sogni" del regista riminese, uscito per Rizzoli anni fa, dove la puntualità di Fellini nel narrare e disegnare la sua vita onirica, risulta una straordinaria chiave di lettura per comprendere il suo cinema. Proprio alcuni sogni dei primi anni sessanta sono stati inseriti come scene importanti in "8 1/2". D'altronde, una delle novità del film risulta essere proprio l'approccio al mondo onirico di Guido, il protagonista. Mentre nel linguaggio codificato del cinema classico, quando si doveva illustrare un sogno si procedeva a degli espedienti, come la classica dissolvenza, che avvertivano lo spettatore del cambiamento del piano di realtà, nel capolavoro felliniano, scrive Chiesi, il "sogno dilaga", diventa un continuum con la vicenda, chiedendo al pubblico un'attenzione speciale. In questo senso, si racconta come il produttore Angelo Rizzoli, preoccupato per le "proteste" di alcuni spettatori delle sale di provincia, avesse stampato delle copie dove le scene sognate da Guido erano in "virato seppia" per orientare meglio il pubblico più ingenuo!

''8 1/2''

In realtà, il film fu, comunque, un successo, soprattutto all'estero, negli Stati Uniti, dove il regista riminese era già un artista di culto, vincendo, nel 1964, un Oscar come miglior lungometraggio straniero. Piacque anche l'elemento di autobiografismo, interpretato perfettamente dall'alter ego Marcello Mastroianni, seppure questo rispecchiamento, nella crisi artistica, nel senso di colpa "familiare" sia nei confronti della moglie sia dell'amante, non coincida in maniera assoluta con l'esistenza del regista. Per alcune scene, poi, utilizzò elementi fantastici, ma pure vicende sentite da altri. Un esempio per tutti ci viene evidenziato da Chiesi, per quanto riguarda le sequenze ambientate nel collegio religioso. Fellini non frequentò mai quel tipo di scuola, che, invece, fu un'esperienza vissuta dal fratello Riccardo, "ma i ricordi 'immaginari' secondo la teoria junghiana sono altrettanto significativi di quelli effettivi". D'altronde, questi sono gli anni in cui il regista era in terapia con un importante psicoanalista junghiano quale era Ernst Bernhard.

''8 1/2''Altro elemento su cui Chiesi si sofferma nel suo libro è il finale del film. Infatti, in un primo momento, il regista aveva pensato a una conclusione "luttuosa": Guido si suicida e nelle scene successive si trova nel vagone di un treno, dove, però, si scopre sono presenti tutti i personaggi della storia, i vivi e i morti, vestiti di bianco, in una sorta di particolare aldilà trasfigurato. Girata la sequenza, già in fase di post produzione, a Fellini viene chiesto di montare un trailer per l'imminente uscita di "8 1/2". Il regista idea una scena circense con tutti i protagonisti, "un caos festoso" e ha l'intuizione che proprio quella sequenza potrebbe essere il suo vero finale, "questa festosa e sgangherata riunione di tutti i motivi del film, questa unione, questa riconciliazione con tutti, con i morti, con i vivi." Insomma, come afferma Chiesi, si tratta di una conclusione dove Guido ritrova la fiducia, dove la sua confusione esistenziale viene a patti con gli altri, riuscendo a capire quanto il caos si identifichi con se stesso.

Ed ecco le immagini di Guido bambino, che evidenzia l'importanza di conservare la purezza e una certa indole selvaggia tipica dell'infanzia. Del primo finale non è rimasto nulla, se non alcune belle fotografie di scena, ma su questo tema esiste un interessante documentario di Mario Sesti del 2003: "L'ultima sequenza".
Lettura imperdibile.

13 febbraio 2018

 

 

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