Cinemecum - ''2001: Odissea nello spazio''
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''2001: Odissea nello spazio''

''2001: Odissea nello spazio''

Il capolavoro fantascientifico di Stanley Kubrick compie cinquant'anni. di Alessio Deiana

La differenza tra un buon film di genere e un capolavoro può essere misurata dalla distanza che intercorre tra Guerre Stellari e 2001: Odissea nello Spazio. Il primo è un cult movie di fantascienza, il secondo è un'opera d'arte che, a livello di stile e contenuti, ha segnato un taglio con il passato e contemporaneamente ha influenzato, in maniera diretta o implicita, tutto ciò che è venuto dopo.

''2001: Odissea nello spazio''Nonostante siano passati cinquant'anni dalla sua uscita, il film di Kubrick gode di ottima salute: le immagini sono sempre suggestive e resistono al tempo che tutto fagocita e ingiallisce, anzi risultano più veritiere e godibili rispetto a odierne esagerazioni digitali; l'unione tra musica e girato ha fatto scuola, aprendo nuovi modi di intendere la colonna sonora di un film, le implicazioni filosofiche sono rimaste attuali, anzi sono più sentite e dibattute oggigiorno in quanto ci troviamo più vicini al paradigma tecnologico presente nel film. Soprattutto per quanto riguarda il rapporto uomo/macchina in un possibile futuro non lontano, dove robot dotati di intelligenza artificiale si affiancheranno o sostituiranno l'uomo in mansioni particolari e nella nuova corsa alla conquista dello spazio, con l’ingresso di nuovi attori governativi, che stanno preparando la strada per la colonizzazione della Luna e privati (SpaceX) che puntano allo sbarco sul pianeta rosso.

''2001: Odissea nello spazio''3 Aprile 1968: è la data di uscita del film nelle sale cinematografiche americane. Dopo due mesi esce in tutto il mondo. Non ha molto successo. Le recensioni cinematografiche erano più che altro negative, il film veniva considerato pretenzioso, oscuro, lunghissimo. Facciamo uno sforzo e mettiamoci nei panni dello spettatore medio degli anni Sessanta, abituato alla linearità del cinema classico americano. Il contatto con i primi tre minuti del film, con lo schermo nero e la musica d’avanguardia di Ligeti, ha avuto sicuramente un impatto devastante in persone abituate a rigidi schemi collaudati. Per non parlare dell’assenza di dialoghi (il primo discorso appare dopo mezz’ora dall’inizio), 2001: Odissea nello Spazio è infatti un film estremamente visivo. 
A circa trenta giorni dall’uscita, la MGM era pronta a togliere la pellicola. Ma alcuni proprietari di sale cinematografiche si opposero, perché stava succedendo qualcosa d’imprevisto.

''2001: Odissea nello spazio''Gruppi di giovani sempre più numerosi, presero a frequentare i cinema per vedere il film, e la cosa cresceva continuamente. C’era stata una ondata di interesse all’interno del movimento psichedelico, che si radunava prima della proiezione per assumere allucinogeni, considerando il lungometraggio come un’esperienza appunto psichedelica. Infatti le immagini della terza parte del film, la più metafisica e visualmente viscerale, dovevano essere sicuramente amplificate dall’acido lisergico. 2001: Odissea nello Spazio è un vivido esempio di film salvato da una controcultura giovanile.
 Cosa colpì questi giovani e gli intellettuali anticonformisti dell’epoca?

''2001: Odissea nello spazio''Quale forza intuirono, in quello che divenne il più grande film di fantascienza di tutti i tempi? A tutt’oggi la sua tecnica fotografica innovatrice influisce ancora sui moderni effetti speciali e alcune immagini suggestive lasciano senza parole: l’osso scagliato in cielo e la sua rotazione che si trasforma in astronave, ci regala il salto temporale più lungo della storia del cinema, una delle scene più belle mai girate dall’invenzione del mezzo, un’ellissi di tre milioni di anni, che proietta l'uomo dal Pleistocene allo spazio.
 Mentre i film odierni diventano sempre più spettacolari, 2001: Odissea nello Spazio ci ricorda che sono le idee dietro lo spettacolo, l’effetto speciale più importante di tutti. Un film entrato nel “mito” perché contiene diversi livelli di lettura e persone diverse lo interpretano in modi differenti, in base a sensibilità, attitudine, cultura.

''2001: Odissea nello spazio''Kubrick voleva fare un proverbiale film di fantascienza, insinuando che non ce n’erano stati prima di allora. E non a torto. I film di questo genere, etichettati come B-movies, erano infatti un po’ ridicoli, sicuramente divertenti, ma non erano realistici. Per il regista invece ogni elemento filmico doveva essere esaminato e confermato scientificamente e tecnologicamente, quindi doveva essere un mondo completamente immaginato ma plausibile. Il risultato è molto avanti rispetto ai suoi tempi nel modo di raccontare la storia, perché lo fa in modo visivo, non verbale. 2001: Odissea nello Spazio è un film muto nell’era del sonoro, un film visionario e profetico, con un intelletto gigantesco. 
Il tema fondamentale di 2001: Odissea nello Spazio è l’evoluzione. Dalle scimmie all’uomo e cosa c’è oltre l’uomo. Ponendosi la domanda che forse più di ogni altra cosa affascina e allo stesso tempo spaventa il genere umano: “siamo soli nell’universo?”. 
Tematiche forti e sempre attuali, che grazie alla stupenda fotografia del film, alla loro unione con musiche ricche di significanti, hanno cementato nella nostra memoria collettiva dei simboli, puntualmente rievocati dai media. Sono fondamentalmente tre le scene entrate a pieno titolo nel nostro immaginario:

''2001: Odissea nello spazio''- Note di attacco del poema sinfonico di R. Strauss, Also sprach Zarathustra.
Also sprach Zarathustra sottolinea, dopo i tre minuti dell’ouverture a schermo spento, la congiunzione astrale dei pianeti all’inizio del film, immagine evocativa della conquista spaziale, che vede palesarsi in controluce rispetto al sole, la terra e la luna. In questo caso, l’immaginario che scaturisce è di tipo acustico, a cui si possono associare diverse immagini. Infatti Kubrick riutilizza lo stesso brano altre due volte nel film. Una è quando Guarda-la-Luna brandendo un osso, per la prima volta lo impugna come un’arma da utilizzare per cacciare e difendersi mentre l’altra la troviamo in chiusura del film, all’apparire del feto astrale con il bambino delle stelle. Il brano di Richard Strauss è ispirato all'omonima opera del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche. Ha per temi portanti la morte di Dio e la conseguente scoperta dell'inesistenza di uno scopo della vita.

Tutto ciò può essere superato solo con un accrescimento dello spirito, il quale appunto apre le porte a una nuova epoca. Nel concetto di superuomo è essenziale la volontà di potenza, che va vista come motore dell'umanità. Essa si presenta nella creazione della natura così come nelle strutture sociali, e va continuamente oltrepassata. L'uomo è visto come il grado più alto dell'evoluzione, ed esercita il diritto dettatogli dalla forza e dalla superiorità sugli altri esseri viventi. Quindi il poema di Richard Strauss, grazie al film di Kubrick, entra nel nostro immaginario e viene utilizzato dai media come accompagnamento alla “human race”, alle nostre nuove conquiste, siano esse sportive, tecnologico/scientifiche o di lifestyle. È la colonna sonora di quando spostiamo l’asticella un poco più in là di come era prima.

''2001: Odissea nello spazio''- Approdo della navetta Orion III nella stazione spaziale orbitante.
Le celebri immagini della navetta Orion III che approda nella stazione spaziale, sono indissolubilmente legate alla musica del celeberrimo valzer di Johann Strauss Sul bel Danubio blu. La genesi di questa unione è indubbiamente curiosa, anche perché in un contesto del genere, idealmente sarebbe stato più pertinente aspettarsi una colonna sonora elettronica o musica d’ambiente, creata con i primi sintetizzatori elettronici degli anni Cinquanta, invece la versione più accreditata ci è raccontata dall’assistente in sala di regia Andrew Birkin, affermando che, siccome il lavoro di visionare il girato delle sequenze dello spazio era molto noioso, un vecchio tecnico nella sala di regia si addormentava sempre e lo si sentiva russare. Nella cabina di proiezione trovò una pila di vecchi dischi di musica classica che Kubrick metteva per il pubblico delle anteprime e chiese al regista se si potevano sentire mentre si guardava il girato.

''2001: Odissea nello spazio''Rispose che non gli importava. Dopo circa quattro giorni, durante un'inquadratura di un’astronave si cominciò a sentire un vecchio vinile gracchiante del Danubio blu. Dopo qualche istante Stanley disse: «sarebbe una follia o un colpo di genio usare questa musica nel film?». Quindi il brano più celebre nell’immaginario spaziale dell’umanità è il frutto di un caso di serendipità. Una casualità che folgorò Kubrick tanto da giudicare folle l’utilizzo del brano nelle immagini spaziali. Ma cerchiamo di capire perché questo insolito matrimonio ha funzionato in maniera così eccellente: in primis la bellezza e la pulizia sonora del valzer si accosta perfettamente alla magnificenza delle immagini spaziali, ricostruite fedelmente nella loro grandiosità, tantoché i primi astronauti americani che misero piede sulla luna nel 1969, dopo un anno dall’uscita del film, dissero che era proprio come avevano visto in 2001: Odissea nello Spazio.

La sinuosità dei movimenti del valzer, richiama i movimenti rotatori della stazione spaziale e della navicella Orion III in approccio ad essa, come se stessero danzando. Grazie alla fusione in maniera così perfetta e inattesa tra musica e immagini spaziali, questo brano abbandonerà i balli romantici per diventare la nuova icona sonora dello spazio. Da questo momento in poi Sul bel Danubio blu verrà fagocitato dal medium di massa più diffuso al mondo, la televisione.

''2001: Odissea nello spazio''- HAL 9000
La superstar del film che ha lasciato un segno profondo nel nostro immaginario è certamente HAL 9000, il protagonista tecnologico nonché timoniere della Discovery che, come lui stesso si descrive, è «l'elaboratore più sicuro che sia mai stato creato. Nessun calcolatore 9000 ha mai commesso un errore o alterato un'informazione, noi siamo senza possibili eccezioni di sorta a prova di errore e incapaci di sbagliare». 
HAL si mostra come modello principe di intelligenza artificiale: un ibrido che unisce la potenza e la perfezione della macchina e il sentimento dell’umano. Anche la sua voce è un esempio profetico della più performante sintesi vocale moderna.
Sta forse in questo connubio tra una macchina perfetta e un essere imperfetto l'origine dell'errore che farà precipitare la situazione all'interno della Discovery e instillerà in noi il timore reverenziale verso la tecnologia massiva, che potrebbe rivelarsi incontrollabile e potenzialmente catastrofica.
 Il suo look è affascinante.

''2001: Odissea nello spazio''Un occhio sintetico, con l'iride che dal rosso sfuma in un puntino luminoso giallo, è un'altra scommessa vinta di Kubrick, che abbandona i troppo banali robot dotati di movimento, a favore di una serie di telecamere presenti in ogni ambiente dell'astronave, che costantemente monitorano tutte le attività dell'equipaggio, essendo tutte collegate al mainframe centrale. HAL è affabile e di gran compagnia per David e Frank. Infatti oltre a governare l'astronave e a badare ai tre astronauti ibernati, dialoga, gioca a scacchi, smista la corrispondenza, cerca di rendere la vita dei due umani più lieta possibile. 
Ma HAL conserva un segreto: è il solo al corrente del vero scopo della missione, ovvero indagare su una trasmissione extraterrestre che, partendo da un manufatto alieno risalente a tempi remoti e scoperto nel cratere lunare Tycho, si dirige verso l'orbita di Giove. Tuttavia HAL non è stato istruito sul motivo della reticenza che dovrà avere, quindi la sua mente entra in conflitto tra le priorità della salvaguardia della missione e quella degli astronauti.

''2001: Odissea nello spazio''Questo conflitto interiore lo porta all'errore, perché, al contrario delle persone, HAL non è programmato per mentire ed è incapace di dissimulare. Questa pressione lo induce a sbagliare quando rileva un inesistente guasto all'elemento AE-35 dell'antenna principale della Discovery, diventando improvvisamente inaffidabile per l'equipaggio e per il controllo missione sulla Terra, dove il suo computer gemello non rileva l'avaria. Avendo intercettato il dialogo tra i due astronauti Bowman e Poole, avvenuto all'interno della capsula extraveicolare leggendo il labiale (altra scommessa vinta da Kubrick), teme di venire disinserito e non trova altra soluzione che tentare di eliminare l'intero equipaggio. HAL agisce per istinto di sopravvivenza, la paura di morire lo porta ad uccidere per salvare se stesso. Il che presuppone, insieme alla coscienza, un certo grado di emotività e personalità di tipo umano. Come gli uomini scimmia della preistoria, usa le armi che ha a disposizione per imporsi e sopravvivere. Sono tante le citazioni e gli omaggi che il cinema e i media in generale hanno dato al celebre personaggio cibernetico, a riprova della sua consolidata sedimentazione nel nostro immaginario profondo, soprattutto quando si parla di possibili effetti incotrollabili della tecnologia massiva.

''2001: Odissea nello spazio''Il cinema come arte
Un grande merito di 2001: Odissea nello Spazio, che passa in secondo piano rispetto ai risvolti emozionali, filosofici e metafisici del film, ma non meno importante, è la svolta epocale nel processo culturale occidentale che ha portato alla fruizione del cinema come arte. Per tutto il periodo del cinema americano classico (sino al 1963), la produzione e la commercializzazione dei film è assimilabile ad una vera e propria industria. Il film era il prodotto della fabbrica dell’intrattenimento, che doveva in primis ripagarsi delle spese di produzione e possibilmente fare utili. La sua costruzione era standardizzata in schemi rigidi a partire dai generi, in modo che lo spettatore sapesse già cosa andava a vedere. La narrazione era chiara e lineare, il bene doveva prevalere sempre sul male e la presenza del lieto fine era una costante. Il montaggio doveva portare lo spettatore al centro della scena. I film erano soggetti al codice Hays, una sorta di autocensura, per evitare le proteste delle associazioni moralistiche e la relativa censura del film, con gravi perdite economiche per le major.
 Praticamente il film era un prodotto di consumo, piuttosto che un’opera d’arte visiva.

Un’occasione di svago effimero e nell’immaginario dell’epoca se ne concepiva una singola visione, per poi passare ad un altro lungometraggio il fine settimana successivo. Non come la fruizione musicale, la lettura di un libro o guardare un bel quadro, che erano e tutt’ora sono annoverate come opere d’arte da fruire potenzialmente all’infinito. 
Con 2001: Odissea nello Spazio Kubrick ha donato al cinema la possibilità di farsi arte, sperimentando la possibilità di una fruizione diversa da quella classica.
 

''2001: Odissea nello spazio''Kubrick ha spinto senza precedenti l'esperienza visuale tipica del mezzo cinematografico. Come già scritto in precedenza, questo è un film muto nell’era del sonoro, con la prima conversazione che avviene dopo circa mezz'ora dall'inizio. Nella durata complessiva di 140 minuti, solo una quarantina sono dialoghi. La dimensione visiva è più importante della trama, ed è per questo che il regista è follemente preoccupato della precisione dei particolari, anche quelli che non sono in primo piano, perché ritiene che aiutino il pubblico nel credere a quello che vede. Con questa intenzione egli rimedia all’interno di un solo film, come nessuno mai aveva fatto prima, tutta una serie di discipline artistiche: fotografia, scultura, teatro, design, pittura e visual art che gli hanno conferito l’immortalità che solo la vera arte possiede: 2001: Odissea nello Spazio non è un film sui viaggi spaziali ma è come se dopo l'evoluzione dell'uomo, con un salto temporale di milioni di anni, viaggiassimo verosimilmente nello spazio.


Auguri 2001: Odissea nello Spazio, un classico moderno, a tutt’oggi incontrastato faro e musa ispiratrice del cinema di (fanta)scienza.

4 aprile 2018

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