Cinemecum - La Russia inedita di Shakhnazarov
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Percorso

La Russia inedita di Shakhnazarov

Incontro con il regista russo a conclusione della rassegna a lui dedicata.di Elisabetta Randaccio

L'incontro con ShakhnazarovSi è conclusa il 19 maggio scorso con un incontro con l'autore la rassegna cinematografica su Karen Shakhnazarov, organizzata dalla FICC, dal Centro Russo di Sardegna e supportato dalla RAS con la partecipazione di vari partner culturali. I film, proiettati tra Oristano e Cagliari, ci hanno restituito un punto di vista interessante della società russa degli ultimi trenta anni e non solo, dato che alcune pellicole riflettevano su importanti eventi del passato.

L'ottica di Shakhnazarov (direttore anche della "Mosfilm", la Cinecittà russa, che, se non ci fosse stato l'impegno economico e culturale del regista, negli anni novanta, sarebbe finita trasformata in un centro commerciale) punta ad esplorare, soprattutto nelle sue prime opere, il quotidiano e quanto questo si incrocia con la Storia. Perciò, le sue pellicole ci raccontano una versione inedita del popolo russo, forse meglio dei grandi capolavori.

L'incontro con ShakhnazarovMolto spesso i protagonisti sono i giovani; dal musicista di "Noi del jazz" (1983) che vorrebbe diffondere e far accettare la nuova musica americana ai tempi della Rivoluzione ai ragazzi de "L'amore in URSS" (2012, ma è una nuova versione de "L'impero scomparso" del 1998), i quali, in pieni anni settanta, sono così vicini, nei problemi, nelle contraddizioni, negli entusiasmi e nelle delusioni ai loro coetanei europei (ma per avere i dischi dei "Rolling Stones" e dei "Pink Floyd" devono ricorrere a un maldestro e costoso mercato nero). Sono ancora giovani pure i protagonisti di "La tigre bianca" (2012), uno degli ultimi film firmati da Shakhnazarov, dove si nota una crescita evidente nella composizione formale, e, seppure ambientato nella seconda guerra mondiale, non manca di una visionarietà, velata di ironia (il carrista protagonista potrebbe essere un fantasma o, comunque, un non morto), di un sicuro rifiuto per gli orrori della guerra e di una sorta di misticismo.

''Anna Karenina, la storia di Vronsky''Ventisei anni ha la bravissima e fascinosa attrice, la quale interpreta Anna Karenina in "Anna Karenina, la storia di Vronsky" (2017), il capolavoro del regista russo che, seppure su commissione di un canale televisivo, realizza una versione originale dal testo di Tolstoj, in cui Vronsky e il figlio di Anna e Karenin, si incontrano in un'infermeria di guerra, durante il conflitto russo-giapponese, e evocano, ognuno con i propri rimorsi e traumi, la vicenda drammatica della donna. Proprio da questo bellissimo film siamo partiti per conversare con Shakhnazarov, nella serata del 19 dedicata dall'autore all'incontro con il pubblico e con i soci dei circoli del cinema sardi e prima di introdurre il suo ultimo lavoro nella proiezione al Cine Odissea.

"Come ho detto, 'Anna Karenina' mi è stata proposta dalla televisione russa. Ero consapevole delle numerose pellicole trattanti in varie declinazioni il tema. Volevo concentrare tutto l'interesse sulla protagonista, per cui ho trascurato, per esempio, totalmente il personaggio di Levin. Mi chiedevo come avrebbe potuto essere il destino di Vronsky, l'amante di Anna: quella incredibile storia d'amore quali conseguenze avrebbe avuto, dopo la morte della donna? Il canale televisivo produttore del progetto non era convinto e, dunque, alla fine, esistono due versioni, con qualche variazione: una per il piccolo schermo in due parti e una per le sale cinematografiche."

L'incontro con ShakhnazarovIn Europa, il rapporto cinema spettatore è molto cambiato in questi ultimi decenni. Lo stesso fenomeno è presente in Russia?

"Quando ero ragazzo il cinema era il divertimento principale, un interesse culturale fondamentale. Così, mi è pure capitato di saltare le lezioni a scuola per andare a vedere un film! D'altronde, era un piacere alla portata di tutti, il biglietto costava dieci centesimi... ovviamente ora ogni cosa è mutata, abbiamo tecnologie nuove, dunque nuovi interessi e curiosità. I film, come ormai dovunque, si producomo in digitale, spesso su commissione televisiva. La qualità è molto alta, ma gli spettatori sono decisamnete calati."

Lei ha una passione speciale per il cinema italiano. Come si è sviluppata?

"Mi sono formato con i capolavori filmici del vostro paese, dal neorealismo a Antonioni. Ho amato tantissimo Fellini, un genio che mi ha profondamente influenzato. Devo confessare come in questi ultimi anni conosco poco della vostra produzione, ma l'Italia, cinematograficamente, è un mio punto di riferimento."

ShakhnazarovUn suo film sarebbe dovuto essere girato in Italia, addirittura con l'interpretazione di Marcello Mastroianni. Perché il progetto non andò a buon fine?

"Avrei dovuto realizzare, con una produzione italiana, 'Reparto 6' tratto da un romanzo di Anton Cechov, che, in seguito, portai a termine in maniera completamente diversa. Il protagonista doveva essere Marcello Mastroianni a cui recapitai la sceneggiatura e rimase entusiasta della parte. Con Marcello siamo diventati molto amici, era una persona straordinaria, spiritosa, colta. Spesso partecipava ai miei incontri con la sceneggiatrice Suso Cecchi D'Amico, a Roma, e le serate erano sempre positive, belle da ricordare, di frequente finivano con delle bevute di grappa italiana! Purtroppo il progetto non convinse la produzione, la quale richiedeva per Marcello un film 'classico', mentre io avevo in mente anche molti elementi sperimentali. Come ho detto, in seguito, realizzai 'Reparto 6' in altra forma, ma con Marcello l'amicizia non si è mai interrotta"

A proposito di attori, quale è il rapporto con gli interpreti dei suoi film?

"Ovviamente per me gli attori sono fondamentali. Lavoro molto sul casting, ho bisogno di interpreti perfettamente compatibili, anche fisicamente, con i personaggi. In questo senso, il cinema è spietato; mentre nel teatro la distanza tra spettatore e palcoscenico attenua alcuni elementi, magari non perfetti di chi sta recitando, il primo piano nel cinema è fondamentale, l'esposizione dell'attore è completa. Rispetto gli interpreti, anche se non li frequento nella vita quotidiana, per la creazione delle immagini sono essenziali."

25 maggio 2018

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