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Letteratura sarda - C. Sulis

Conclusioni

di Chiara Sulis
 
Il confronto tra comunicazione cinematografica e comunicazione letteraria investe gran parte della storia del cinema e, per quanto abbia visto negli ultimi tempi una rivalsa del cinema sulla letteratura, rimane argomento molto vasto e difficilmente risolvibile. L’unica cosa che possiamo fare è decidere sotto che punto di vista porre il problema.
Abbiamo due semiotiche differenti, da un lato quella letteraria e dall’altro quella cinematografica che si esprimono con caratteristiche differenti: la prima è monoplanare, verbale e si esprime attraverso la parola scritta, la seconda è sincretica poiché mette insieme diversi modi di espressione, dall’iconica alla verbale.
Possiamo parlare di “trasposizione”, “traduzione”, “trascrizione”, oppure di “adattamento”, a seconda del punto di vista da cui esaminiamo il problema.
Nel primo caso il suffisso “tras” sottolinea il passaggio da una realtà ad un’altra, nel secondo caso, invece, si evidenzia quanto il testo di partenza per poter sopravvivere debba adattarsi ad un diverso sistema semiotico, ad un diverso linguaggio.
Per comprendere meglio questa distinzione occorre sottolineare il punto di partenza e il punto di arrivo del processo in questione: da un lato abbiamo il testo sorgente (“source”) che è il punto di partenza, dall’altro il testo foce o d’approdo (“target”).
Nella traduzione constatiamo un passaggio che ci permette di andare da un luogo ad un altro, dove è il testo fonte ad essere privilegiato.
Nell’adattamento è al contrario il testo foce ad emergere poiché nasce grazie all’adattamento del testo sorgente.
In questo caso è interessante ricordare la classificazione di Jakobson del concetto di traduzione. Essa può essere:
• endolinguistica: quando avviene all’interno della stessa lingua e in questo caso abbiamo una riformulazione delle parole;
• interlinguistica: quando avviene da una lingua ad un’altra e avviene una riformulazione del concetto;
• intersemiotica o trasmutazione: quando avviene l’interpretazione di sistemi linguistici attraverso sistemi non linguistici (es.cinema).
Secondo quest’ottica ogni traduzione è definibile come interpretazione, ma nel passaggio da testo letterario a testo filmico dobbiamo chiederci che cosa è traducibile, che cosa non è traducibile e che cosa è parzialmente traducibile.
Possiamo affermare che è impossibile tradurre tutto il senso della scrittura attraverso linguaggi non letterari e che lo studio comparato dei testi si muove sulla base delle parti in comune degli stessi: dunque l’unica parte trasferibile è la fabula, mentre l’intreccio si deve adattare alle esigenze del diverso tipo di linguaggio che ci apprestiamo ad utilizzare.
Per il resto identifichiamo delle parti di testo che possono essere parzialmente trasferibili tramite la scelta di diverse formule di traduzione:
• film che si strutturano sulla base della narratività del testo letterario;
• film che si basano su scene chiave
• film che partono da un testo letterario per poi diventare originali.
In ognuno di questi casi c’è il riferimento alla fabula, si tratta di constatare quanto è stato mantenuto di essa oppure no.
In relazione a questo argomento possiamo parlare anche di “trasmutazione” che avviene quando nella traduzione da parola a immagine ci si ritrova costretti a mutare dei passaggi non chiari: è questo il caso tipico del cinema che non può non far vedere e impone, tramite l’immagine, qualcosa di più rispetto alla descrizione letteraria; per esempio in Ritratto di signora di Henry James si descrive la donna solo dicendo che era di una bellezza indescrivibile, nel film di Jane Campion la donna è interpretata da Nicole Kidman e inevitabilmente assume delle fattezze particolari.
Un altro esempio interessante è la trasposizione del Moby Dick di Melville in cui non si dice mai quale delle due gambe manca al protagonista!
Per poter trasferire questo personaggio all’interno di un film occorre scegliere di quale gamba è privo il protagonista e rendere questa realtà per tutto il corso della narrazione filmica, oppure inquadrare il personaggio sempre dalla cintola in giù!

In conclusione alla mia analisi delle problematiche che interessano il rapporto cinema-letteratura devo tener conto della distanza che intercorre tra teoria e pratica.
Spesso, infatti, lo studioso di cinema si interroga su come possa essere gestito il rapporto tra le due vie di comunicazione, lottando per rivalutare il cinema rispetto alla letteratura e studiando analogie e differenze di linguaggio.
Nella realtà ci sono però altri problemi che affliggono un regista o uno sceneggiatore: problemi riguardanti i finanziamenti, i tempi, gli spazi a loro disposizione che spesso sono decisamente ristretti, rispetto a quelli necessari per la realizzazione di una trasposizione da un’opera letteraria.
Inoltre si dimentica spesso che il linguaggio cinematografico si dispiega diversamente rispetto a quello letterario perché nasce per rispondere a esigenze differenti.
Durante la stesura di questa tesi mi è capitato spesso di pensare a cinema e letteratura come a due entità legate, ma distinte, figlie di epoche differenti, ma assolutamente in grado di coesistere e spesso di prendersi per mano.
Quando penso alla letteratura, al piacere di scrivere e a quello di leggere, penso a un qualcosa di insostituibile, che se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo; un po’ come il fuoco, che ha cambiato la vita dell’essere umano.
E se la letteratura può essere paragonata al fuoco che illumina, dà energia e sostentamento all’animo e alla mente umana, il cinema ricorda l’utilizzo preposto di questa fonte di energia per alimentare nuovi mezzi di comunicazione, come la combustione riesce a mettere in moto le automobili, a far volare gli aerei e a spedire i razzi nello spazio. Per mettere l’uomo in comunicazione con il resto del mondo.
Parliamo sempre di energia, solo che nel primo caso viene utilizzata nella sua versione semplice, quella che l’uomo ha conosciuto milioni di anni fa, nell’altro, invece, intendiamo l’energia elaborata che attraverso l’utilizzo di materiali, persone, tagli, costruzioni di impalcature che poi andranno perdute e combustioni, crea un prodotto elaborato e complesso come un motore di automobile che accorcia le distanze tra le città dei diversi paesi o come il cinema che accorcia, o dovrebbe, le distanze tra i diversi popoli.

58) Tratto dalla conferenza Cinema/letteratura tenuta da Luciano De giusti il 20/04/2006 presso l’Università degli studi di Cagliari, Facoltà di Scienze della Formazione.