Percorso

De Seta, o la forza del cinema

Incontro col regista di "Banditi a Orgosolo", l'ambasciatore della cultura sarda in Italia cui è stata conferita la cittadinanza onoraria. Perché anche a distanza di 40 anni "Se si racconta in modo ineccepibile la verità, non muore mai". di Elisabetta Randaccio 

Banditi ad Orgosolo, Vittorio De SetaQuando Vittorio de Seta arriva a Orgosolo per girare il suo primo lungometraggio, ha appuntato una traccia di sceneggiatura, influenzata della famosa inchiesta, realizzata da Franco Cagnetta nel 1954 sul paese barbaricino. In precedenza, aveva preso in considerazione uno script elaborato da Alberto Moravia, ma lo aveva trovato deludente, perché il romanziere romano non dimostrava di conoscere assolutamente la Sardegna.
Non era stato soddisfatto neppure del sardo Franco Solinas e di un suo soggetto sulla vicenda di un pastore latitante. I dubbi sulla storia che avrebbe filmato e che sarebbe diventata "Banditi a Orgosolo", capolavoro della cinematografia del Novecento, De Seta li risolvette appena iniziò a cercare le location nel paese. La sceneggiatura del film nacque, infatti, da una collaborazione continua e efficace tra il regista, la moglie Vera Gherarducci, sua assistente, l’operatore e la gente di Orgosolo.
 
Vittorio De SetaIl legame tra l’ex documentarista, che aveva già ripreso quei luoghi tingendoli di emozionanti colori caravaggeschi nei corti "Pastori ad Orgosolo" e "Un giorno in Barbagia", e la popolazione del paese, all’epoca disegnata superficialmente, a tinte fosche nella stampa, fu perfetto. De Seta si servì degli orgolesi anche come attori naturalmente straordinari. Girò in lingua sarda, ma in seguito dovette doppiare i dialoghi in italiano (Michele ebbe la voce del grande Gian Maria Volontè).
Il film fu un successo in tutto il mondo a partire dalla prima proiezione alla Mostra di Venezia 1961, dove ottenne il premio come opera prima. La pellicola fu importantissima per l’immagine di Orgosolo e della Sardegna nel mondo. Come a volte è accaduto, un film riesce a spiegare con efficacia lo spirito di una popolazione, contrapponendosi a stereotipi e falsità ideologiche. La dura problematica della realtà pastorale isolana e, nel contempo, la sua dignità si imposero con forza e commozione agli spettatori, mentre, da quel momento, chi decise di girare una pellicola in Sardegna, dovette tenere conto della sua lezione estetica.
 
Dos Santos Nelson PereiraVittorio De Seta, in un certo senso, è stato un ambasciatore della cultura sarda in Italia e all’estero, per cui la decisione del Comune di Orgosolo di conferirgli la cittadinanza onoraria è stata un’esigenza naturale. Per due giorni (dal 2 al 3 febbraio scorso) nel paese barbaricino si è svolta la manifestazione in onore del regista concepita come una festa di cultura cinematografica. Infatti, all'onorificenza di De Seta è stata associata la presenza di un altro grande regista Nelson Pereira Dos Santos (nella foto), fondatore del “cinema novo” brasiliano, di cui è stato proiettato il suo primo lungometraggio (1963) "Vidas secas", che condivide con  "Banditi a Orgosolo" l’interesse per gli emarginati e la loro lotta per cambiare una sorte ingrata e ingiusta.
 
All’evento, ricco di momenti emozionanti, hanno partecipato tanti appassionati, autorità politiche (compreso il presidente della regione Soru e l’assessore alla cultura Mongiu) ed esponenti culturali. Il calore e l’entusiasmo con cui il sindaco di Orgosolo e l’assessore Lidia Muravera hanno preparato la manifestazione, ha espresso il senso di riconoscenza del paese per il regista e la necessità di stimolare la cultura e la riflessione in un momento non facile della vita di Orgosolo.  L’evento è stato organizzato con la collaborazione dell’associazione TerraGramsci  e della Società Umanitaria-Cineteca Sarda che, alcuni anni fa, contribuì al restauro dei cortometraggi sardi di Vittorio De Seta. Al regista di "Banditi a Orgosolo", commosso dall’affetto e dalla ammirazione della collettività, abbiamo fatto alcune domande.

Banditi ad Orgosolo, Vittorio De SetaIl suo film, pur essendo del 1961, rimane un punto di partenza per chi voglia raccontare la nostra isola, ma non solo.  Infatti, recentemente, Werner Herzog ha affermato come la visione di "Banditi a Orgosolo" abbia mutato il suo orizzonte creativo. Come lo spiega?
La forza del film, per me, risiede nella maniera in cui è stato concepito, cioè insieme alla gente che ne è divenuta protagonista. Se si racconta in modo ineccepibile la verità, questa non muore mai.
 
Lei, infatti, ha parlato di “progetto cinematografico”, pensato e realizzato in divenire, con la collaborazione del paese, un po’ quello che è successo anche per un altro suo film, Diario di un maestro. Crede che questo metodo possa essere utilizzato anche oggi?
Certo. Anzi con le nuove tecniche di ripresa, più semplici e più efficaci, con una camera “leggera” e meno costosa questo tipo di lavoro è perfetto. Semmai quello che manca è l’attenzione dello Stato nei confronti di prodotti con una valenza artistica elevata. Manca l’incoraggiamento a sperimentare e a raccontare la realtà che ci circonda.
 
Anche oggi ha sottolineato il suo interesse nei confronti degli ultimi, degli emarginati. E’ per questo che il suo ultimo film, "Lettere dal Sahara", tratta del problema della nuova emigrazione?
Io vivo in Calabria e ancora oggi, vedo tanti giovani partire per cercare opportunità di lavoro migliori.
De Seta sul set del film Ma noto pure le continue ondate di nuovi emigrati e i loro gravi problemi di adattamento, la mancanza di rispetto per la loro vita complicata.
Mi sono accorto, però, che il sud d’Italia sembra maggiormente tollerante delle altre zone del nostro paese. Forse perché tutti ancora ricordano il dolore e i drammi di quei meridionali che dovevano lasciare i loro cari e la loro terra per sopravvivere. (nella foto De Seta sul set del film"Lettere dal Sahara")
 
Maestro, ci possiamo aspettare da lei altri progetti cinematografici?
Ho tantissimi progetti! Speriamo che me ne facciano realizzare qualcuno!
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