Percorso

"Vogliamo anche le rose" di Alina Marazzi

di Maria Pia Brancadori
Un racconto della rivoluzione incruenta delle donne in Italia negli anni 60-70  dalla stessa regista di "Un’ora sola ti vorrei" singolare per la forza ed autenticità delle emozioni che sa raccontare, l’esercizio sottile dell’ attenzione, la sapienza del montaggio lavorato insieme con Ilaria Fraioli.

Vogliamo anche le rose, locandinaIl nuovo documentario di Alina Marazzi "Vogliamo anche le rose" è in programmazione al Cine-Teatro Alkestis di via Loru 31 a Cagliari. Presentato in occasione del 60° Festival del cinema di Locarno nell’estate scorsa, è  uscito il 7 marzo in 20 copie nella maggiori città italiane.  
La circuitazione dei documentari è forse l’aspetto più debole della filiera cinema. Permettere l’uscita a Cagliari di Vogliamo anche le rose è un atto di coraggio di Roberto Podda, esercente e distributore, che ha accolto la richiesta dei Circoli del cinema Tina Modotti e Alice Guy di poter vedere il film in contemporanea nazionale (dalla presentazione in sala di Alessandra Piras)...
In Vogliamo anche le rose Alina Marazzi rievoca l’Italia della rivoluzione sessuale e del femminismo da metà degli Anni ’60 al 1977. Con il suo montaggio sapiente raccoglie alcune voci diaristiche di esistenze individuali di donne (tre in particolare i diari provenienti dall’Archivio Diaristico di Pieve Santo Stefano, rielaborati con la collaborazione della scrittrice Silvia Balestra) che monta con materiali visivi da film sperimentali o in super8 (di Adriana Monti, Loredana Rotondo, Alfredo Leonardi, Alberto Grifi, etc), immagini di repertorio degli anni compresi tra il ‘67 e il ’79 (Teche Rai, Cineteche varie, etc) e fondi privati (Clelia Pallotta, Franca Zacchei, Anna Bottesini, fam. Summaria e Giorgio Magister). Non mancano lettere e conversazioni, foto dell'epoca, riviste e fotoromanzi: occhio al fotoromanzo con Paola Pitagora per la liberalizzazione della pillola (quando la pillola anticoncezionale in Italia era considerata crimine contro la stirpe. Chi se lo ricorda?)
 
 Le tre storie individuali raccontate sono vissute a Roma: Anita, Teresa e Valentina, scrivono le loro memorie nel 1967, nel '75 e nel '79. Anita viene da una famiglia borghese, si sente stretta nelle maglie dell'educazione cattolica impartitale dai suoi genitori e si iscrive all'università proprio quando stanno esplodendo i fermenti del '68. Teresa viene a Roma da un paesino della provincia di Bari per sottoporsi a un aborto clandestino. Infine, Valentina, è una ragazza politicamente attiva che frequenta il collettivo a via del Governo Vecchio. Prestano loro la voce tre attrici, Anita Caprioli, Teresa Saponangelo e Valentina Carnelutti, ma i volti sono quelli di ragazze dell'epoca…
Sono voci singolari, frammenti di immagini e di vite che dal quotidiano privatissimo si fa coro e collettiva esperienza ed esigenza di rivoluzione e di coscienza. Quella che è stata la più incruenta delle rivoluzioni, operata dalla donne in quegli anni ed entrata capillarmente nella società per diventare costume diffuso. Avevamo creduto che fosse senza possibilità di ritorno indietro!

 Questo film si offre come bella occasione – come spesso l’arte può fare quando sa mettersi in colloquio di verità col reale – per riparlare del senso dei costumi e degli immaginari, riportando attenzione al passato prossimo di casa nostra, nelle strade e nelle case e nelle coscienze e riguardarci nel presente che siamo. “Ho voluto ripercorrere la storia delle donne tra la metà degli anni 60 e la fine degli anni 70 per metterla in relazione, a partire dal 'caso italiano', con il nostro presente globale, conflittuale e contraddittorio. Con l'intenzione di offrire uno spunto di riflessione su temi ancora oggi parzialmente irrisolti o addirittura platealmente rimessi in discussione…
Di quanto esigeva il celebre slogan Vogliamo il pane, ma anche le rose, con cui nel 1912 le operaie tessili marcarono con originalità la loro partecipazione a uno sciopero di settimane nel Massachusetts, forse il necessario, il pane, è oggi dato per acquisito. Ma le donne si sono battute per un mondo che desse spazio anche alla poesia delle rose. Ed è una battaglia più che mai attuale…” dice Alina Marazzi nelle sue note di regia.
Segnalo una bella e lunga intervista rilasciata da Alina Marazzi a Cristina Piccino dal titolo “Donne più che in rivolta” pubblicata su Alias di sabato 1 marzo/Inserto de Il Manifesto.

 M. Pia Brancadori – Circolo del Cinema Alice Guy www.cinemadonne.it   Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
I materiali del film:
I Diari di Anita, Terese e Valentina provengono dalla Fondazione Archivio Diaristico Nazionale Pieve Santo Stefano.
I film underground citati sono:

“X chiama Y" di Mario Masini
"Anna" e "Festival del proletariato giovanile al Parco Lambro" di Alberto Grifi
"Se l'inconscio si ribella" di Alfredo Leonardi
"D - non diversi giorni.." di Anna Lajolo e Guido Lombardi
"Il piacere del testo", "Il filo del desiderio", "Ciclo continuo", "Bagagli" di Adriana Monti animazioni di Giulio Cingoli - Studio Orti
"Curiosità" e "La ragazza ideale" di Nino e Alfredo Pagot
"Cenerentola" di Pino Zac
"L'amore in Italia" di Luigi Comencini

I Materiali d’archivio sono tratti da:
Archivio filmati storici Studio Moro
Cineteca di Bologna
Fondazione Cineteca Italiana
Archivio privato Ranuccio Sodi, Show Biz, Milano
Cinefiat, Torino
Aamod
Teche Rai - Rai Trade
Cineteca del Friuli
Cineteca Nazionale
Fondo privato Franca Zacchei
Fondo privato Clelia Pallotta
Fondo privato Famiglia Summaria
Fondo privato Anna Bottesini
Fondo privato Giorgio Magister
il sito ufficiale del film
http://www.vogliamoanchelerose.it/
per vedere il trailer
http://www.youtube.com/watch?v=BykxkrmLuws
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