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Percorso

"Sonetàula" di Salvatore Mereu

di Monica Aschieri 

Sonetàula locandinaNon sono sarda per nascita e discendenza, sono una cittadina cagliaritana d’adozione.
Adozione controversa, sofferta, spesso osteggiata, rifiutata. Non voluta. Da adolescente sono fuggita ogni volta che ho potuto, in ogni modo. Maledivo Cagliari e quest’isola appena mi era possibile, l’idea del mare da attraversare per giungere ovunque mi opprimeva...

Non ho certamente il mito del sardo, della sardità, e non ho mai valutato positivamente chi parlava di orgoglio sardo, mi sembravano tutti invasati, dei fanatici.
Spesso mi sono trovata d’accordo, anche ultimamente, con chi rimprovera ai sardi di vendersi solo in un modo, di esportare un’immagine di Sardegna ormai superata, in ogni caso patria anche d’altro. Ho quasi quasi pregato la nascita d’un Vanzina  de no’ antri.. purchè si uscisse dai vecchi cliché, purché non fossimo dipinti solo e soltanto come pastori, servi pastori con pecore al fianco, come banditi, sequestratori.
Avrei accettato anche un cinema commerciale, che non mi stimola, purché creasse qualche dipinto diverso, nuovo.  Non ho mai visto un film di Mereu, né seguo il cinema sardo in genere. Non amo le letture sarde, Niffoi non lo comprendo perché non mi arriva.

Scena tratta da SonetàulaSono andata a vedere questo film perché gentilmente “scortata” da un baldo cavaliere. Non mi aspettavo nulla di particolare, ero pronta a tutto.
Inizia.
Un piccolo cinema, poltroncine scomode, due ore e quaranta di gambe paralizzate, pensavo.
Signori e signori DUE ORE E QUARANTA DI POESIA PURA. Dalla primissima scena sono stata catapultata dentro la storia, dimenticando tutto, le gambe, il mio accompagnatore, c’erano soltanto Zuà, Egidio Malune, Giobatta, Maddalena, le pecore, i primissimi piani quasi fissi e poi le improvvise aperture, ed una Sardegna che ti aggredisce con tutta la sua bellezza selvaggia, cruenta e desolata.
 
Io mi sento inadeguata, sbagliata, per dire anche una sola parola, su questo film, delicato, duro, spietato, commovente e vero. Penso che ogni parola, anche la più bella, possa sporcare, togliere, compromettere, intaccare, la poesia, la verità, la purezza e autenticità di questo film.

In questa pellicola si sente l’esistenza tutta di Salvatore Mereu. Gente come me non puoi prenderla in giro, quando si parla di sentimenti, di dolore, di sangue, non puoi propinargli altro che la verità, e in Sonetàula si percepisce in modo furibondo, la buona fede, il sentito, il desiderato, non c’è caos.. c’è verità, e la verità, vince sempre. Erano secoli che non vedevo un qualcosa del genere, un capolavoro simile. Un capolavoro ASSOLUTO, senza possibilità di replica! Accostabile al cinema di Rosi, Rossellini, al Fellini degli anni migliori. Accostabile a tutte le cose belle, fatte con desiderio, credo, senza relativismo alcuno, così è, così ti racconto. Nessuno sconto fa Mereu, ed ogni scena è assolutamente necessaria all’altra, ogni silenzio, ogni primo piano, tutto è dovuto e indispensabile allo spettatore sensibile d’animo. Una tragedia in piena regola, lirica, pregna di umori, di sensazioni, di odori quasi, di quest’isola magica, fatta di sassi e sangue, di dolore e sudore. Il dolore e il sudore delle cose che vanno come devono andare, come è scritto che sia, ineluttabili.

Scena tratta da Sonetàula La storia si svolge in Sardegna, ad Orgiadas, un paesino creato dalla penna di Peppino Fiori, nell’omonimo romanzo da cui il film è tratto. Durante il fascismo e la seconda guerra mondiale, Zuà piccolo ragazzino servo pastore, rimane senza padre, mandato al confino per un delitto mai commesso,  deve diventare presto uomo, crescere con la rabbia dentro per un padre “rubato”, un’ingiustizia subita. Da qui si dipana tutta la storia, raccontata davvero con calda tirannia; i piccoli, intensi, spesso crudi sogni d’amore di Zuanni, il correre appresso ad un destino che pare per Zuà – Sonetaula, (suono di tavola), già scritto. Il ragazzo cresciuto (il padre muore lontano e la madre si consuma di dolore) reagirà all'ingiustizia e quasi senza accorgersene si ritroverà brigante nascosto sulla montagna, costretto a rinunciare a tutto, compreso l'amore di Maddalena. Poi la vendetta, la tragedia inevitabile, come  se davvero il destino per alcune persone fosse già segnato in partenza.
La bravura di Francesco Falchetto alias Zuanni è incommensurabile e questo vale per tutti gli attori del film. Francesco Falchetto è verame
nte Zuà, Giuseppe Cuccu è senz’altro Giobatta Irde, e così è per tutti, attori/non attori, magistralmente diretti,  in una assoluta e totale incarnazione dei personaggi.

Scena tratta da Sonetàula Una storia che riesce ad agganciarti senza necessità di musiche. Una fotografia (Vittorio Omodei Zorini, Vladan Radovich, Ivan Casalgrandi) che contribuisce sostanzialmente a rendere palpabile questa pellicola, che credetemi, è viva.
Salvatore Mereu non ha in mano una telecamera ma una accetta e ti conduce dove vuole lui, serio, muto, violento, aggraziato, dolce, ti conduce laddove non c’è possibilità di scampo, dove le cose sono così e basta, dove non c’è altro panorama a cui guardare e se c’è tu non lo puoi vedere. Né lo vedrai mai. Perché morire sparato alle spalle dovrai.

10 e lode lode lode lode, ad un uomo coraggioso, determinato, poetico, fatto di carne e sangue spirito vibrante, Salvatore Mereu, e ad un film intensissimo, autentico, vivo.
 

Meravigliosa,  inaspettata, scoperta per me.

 
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