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| "Il Marocco? Molto meglio le dune di Piscinas" |
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Il regista Davide Manuli sceglie la Sardegna come set del suo nuovo film “Beket”. E, a sopresa, con la Film Commission tutto è filato liscio. Nel cast anche la voce degli Skiantos, "Freak" Antoni. L'intervista al regista. di Maria Elena Tiragallo Le spiagge più belle dell’Isola, i campi di Aggius, il lago salato di Sale Porcu, le dune di Piscinas e le vecchie miniere del Medio Campidano sono state alcune delle location di "Beket" il nuovo film di Davide Manuli. Il regista milanese di “Girotondo, giro intorno al mondo” ha scelto la Sardegna come set del lungometraggio, che ha tra gli attori del cast anche il cagliaritano Luciano Curreli. «La Sardegna si è prestata molto cinematograficamente, le location hanno risposto alle esigenze del film in un modo perfetto - ha detto Davide Manuli. Non conoscevo quest'isola ma quattro soppraluoghi sono serviti a far saltare fuori i luoghi del set. Una delle necessità del film era quella di girare delle scene nel deserto, avevo pensato al Marocco, ma i costi non lo permettevano, quindi è arrivata Piscinas con le sue dune. Mi sono trovato molto bene a lavorare in Sardegna, in particolare con la Film Commission della Regione e nello specifico con Priamo Melis, che ci ha dato molta assistenza. Non c’è stato nessun problema, è filato tutto liscio in modo inaspettato, impossibile da immaginare per chi sta nel continente. Il film ha il patrocinio della Regione Sardegna, dell’ Unione dei Comuni dell’ Alta Gallura, della Provincia di Olbia Tempio e di quella del Medio Campidano ed è prodotto dalla "Blue Film Shooting Hope". Per ridurre i costi la troupe è composta da solo venti persone, ma tutti con grande professionalità». Soddisfatto dell’accoglienza sarda anche il direttore della produzione Alessandro Bonifazi: «Verrei a girare film sull’Isola sempre per l’estrema disponibilità. In soli cinque giorni ho fatto cose che a Roma avrei risolto in tre mesi. Mi riferisco alle autorizzazioni, ai permessi. Tutto è andato in modo perfetto». Il film di Davide Manuli è fortemente ispirato all’opera teatrale “Aspettando Godot” di Samuel Beckett: «Il film è una commedia grottesca, divertente, surreale. In Samuel Beckett, i personaggi aspettano Godot, invece, nel film, gli vanno incontro. Questa è la differenza dall’opera teatrale, perché nel lungometraggio ci si scontra con le cose. Quella che nel teatro è attesa, qui diventa azione, e i dialoghi, che spesso sono delle filastrocche, servono a bruciare l’attesa stessa. Il film, dopo la Sardegna, arriverà in Umbria per girare delle scene, uscirà a novembre, la prima proiezione però sarà qui in Sardegna, ad Aggius e poi nel Medio Campidano». Nel set Davide Manuli punta molto l’attenzione al cinema sardo: «I vostri registi li conosco quasi tutti, Pitzianti, Columbu, Mereu,Grimaldi , Cabiddu e Pau. Apprezzo molto Mereu. Nel film c’è l’attore cagliaritano Luciano Curreli, che era nel cast anche del film “Girotondo, giro intorno al mondo”. E' una figura che corrisponde perfettamente alle mie esigenze estetiche, e al tempo stesso un attore estremamente disponibilità a fare ciò che gli chiedo, e di cui mi fido totalmente. Con lui ho la certezza di qualcuno che mette sempre una parola in mio favore». Nella suggestiva location della miniera di Montevecchio, sul set ha fatto la sua comparsa anche il cantante Roberto Antoni, in arte Freak Antoni, voce degli Skiantos, pionieri del rock demenziale: «La musica in “Beket” si aggancia bene al testo del film, si tratta di una musica elettronica un po’ ironica. E' un film particolare e dunque non c’è una colonna sonora in senso classico, la musica ha spazi importanti all’interno del film e tutte le canzoni sono inedite, tranne quella dei titoli di coda “Gnossienne” di Erik Satie, un genio, il più moderno dei classici. Oltre al musicista nel film di Manuli interpreto anche due personaggi, il Mariaci e l’oracolo. Devo ammettere che Davide è un regista attentissimo, scrupoloso, ma non è rigido sulla sceneggiatura, aiuta l’altro per metterlo a proprio agio. Un piccolo aneddoto? Quando ho avuto il copione ho studiato la parte di Freak, pensando al mio nome d’arte, credendo di far bene. Sul set poi ho scoperto di aver rubato le battute a Luciano Curreli, che interpreta, appunto, Freak».
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