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Chiara Sulis

 cinemecum.bottoniÈ nata a Cagliari nel 1978. Studia cinema presso la Facoltà di Scienze dell’Educazione di Cagliari, partecipando a laboratori di audiovisivi e laureandosi con tesi in Storia e Critica del Cinema. Ai lettori di Cinemecum propone una riflessione sui rapporti tra cinema e letteratura, soffermandosi in particolare sulla recente produzione cinematografica sarda.
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Narrativita' e esperienza narrativa

di Chiara Sulis

 cinemecum.cultura.sarda«Il cinema è quell’arte che ha la narratività strettamente avvinta al corpo» (Metz).
Il concetto di narratività è legato alla capacità di narrare, che, in senso letterale
, significa esporre una vicenda o un fatto con chiarezza,  spiegare; ed è molto interessante pensare a ciò in relazione al cinema, poiché esso più di ogni altro mezzo di comunicazione ha la capacità di spiegare quel che vuole dire, dal momento che “impone” il proprio modo di narrare. Al cinema, infatti, si lascia poco spazio all’immaginazione, tutto è già stato definito, dalle fattezze dei personaggi, alla scelta dei tempi e delle ambientazioni, fatto che non accade in letteratura, dove anche la più minuziosa delle descrizioni deve sempre passare per la mostra capacità di immaginare...
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Cinema e letteratura

di Chiara Sulis

 Il rapporto tra cinema e letteratura è considerato da sempre come uno dei più rilevanti per la comprensione del nuovo mezzo di espressione, anche se spesso le due forme di linguaggio vengono comparate in maniera impropria: da un lato si restringe il campo dell’analisi della letteratura ai generi della poesia e del romanzo, dall’ altro invece, il cinema viene considerato globalmente, come divulgazione di informazioni e espressioni tramite proiezione di immagini in movimento. Proprio per questo motivo il cinema ha dovuto lottare per imporsi nel panorama artistico-culturale e per superare l’iniziale paragone riduttivo, ma inevitabile con la letteratura.
Il cinema dunque comincia a cercare una propria linea di narratività e la trova nel genio di Griffith, che per primo riesce a far prevalere il cinema prosastico su quello poetico.
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L'immagine come adattamento del testo

di Chiara Sulis

 (nella foto Italo Calvino) La capacità di creare un testo, letterario o filmico, è strettamente legata alla capacità di immaginare; e in relazione a questo, possiamo distinguere due tipi di processi immaginativi: quello che parte dalla parola e arriva all’immagine visiva e quello che percorre la strada inversa, dall’ immagine visiva all’espressione verbale.
Il primo processo è quello che mettiamo in atto nella lettura: quando leggiamo una poesia, un romanzo o un articolo di giornale, a seconda dell’efficacia del testo, immaginiamo ciò che stiamo leggendo, come se si svolgesse davanti ai nostri occhi.
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L'adattamento

di Chiara Sulis

 L’adattamento può essere definito come la trasposizione audiovisiva di un’opera letteraria. Per trattare questa problematica occorre tenere conto dei rapporti che intercorrono tra le due forme di comunicazione, cioè tra il testo scritto da cui si parte e quello audiovisivo a cui si giunge e quali procedure e strategie specifiche delineano l’adattamento al fine di capire cosa il film aggiunge, sottrae o varia rispetto all’opera letteraria.
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La Fedeltà

di Chiara Sulis

 Nella foto A. Gardies e C. Zavattini Il concetto di fedeltà nelle trasposizioni è legato a quella cattiva abitudine di  analizzare il problema a partire dal testo letterario invece che da quello filmico: questa situazione ha portato nel tempo a considerare l’opera letteraria come sito di un valore ideale al quale l’opera filmica si deve avvicinare il più possibile, lasciando il primato di importanza al romanzo.
La questione va affrontata secondo parametri diversi: non dobbiamo parlare «in termini di equivalenza, ma come un programma di operazioni»28 (Gardies, Bessalel)...
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Conclusioni

di Chiara Sulis
 
Il confronto tra comunicazione cinematografica e comunicazione letteraria investe gran parte della storia del cinema e, per quanto abbia visto negli ultimi tempi una rivalsa del cinema sulla letteratura, rimane argomento molto vasto e difficilmente risolvibile. L’unica cosa che possiamo fare è decidere sotto che punto di vista porre il problema.
Abbiamo due semiotiche differenti, da un lato quella letteraria e dall’altro quella cinematografica che si esprimono con caratteristiche differenti: la prima è monoplanare, verbale e si esprime attraverso la parola scritta, la seconda è sincretica poiché mette insieme diversi modi di espressione, dall’iconica alla verbale.
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"Un delitto impossibile" di Antonello Grimaldi

di Chiara Sulis 

 Sinossi: Un giudice del tribunale di Sassari muore avvelenato bevendo un caffè. Ad indagare sul delitto viene chiamato Piero, un magistrato del tribunale di Palermo. Il giudice si trova di fronte ad un rompicapo inquietante: il defunto aveva da anni una relazione con una collega sposata ad un presidente della Corte d'Appello, era molto legato alla sorella, morta suicida, ed era coinvolto in un traffico di reperti archeologici.

Conversazione con il regista Antonello Grimaldi
 
La scelta di operare la trasposizione dell’opera di Mannuzzu proviene dal fatto che Procedura è un libro rappresentativo della Sardegna, ma non della solita Sardegna dei pastori e dei banditi o quella delle coste e del turismo, ma di quella delle città, realtà ancora poco battuta in ambito cinematografico...
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"Sos Laribiancos - i dimenticati" di Piero Livi

di Chiara Sulis
 
 Sinossi: nel 1942, gli uomini di un piccolo paesino della Sardegna - quelli dalle "labbra bianche" - vengono chiamati alle armi per raggiungere il fronte russo: una guerra durissima, contro un nemico invisibile, ma soprattutto contro il freddo e la fame. Nelle lunghe giornate, nell'attesa dei combattimenti, emergono via via i caratteri dei personaggi, i ricordi dei cari lasciati nella propria terra e la vita spensierata che forse solo ora iniziano ad apprezzare. Ma le condizioni disperate nelle quali i soldati sono costretti a combattere, nonostante l'amicizia e la solidarietà, portano a compiere azioni estreme, fino a giungere al cannibalismo per non morire di fame. Soltanto pochi di loro riescono a fare ritorno all'amato paese, e raccontare questa tragica storia.

La parola al regista: conversazione con Piero Livi
Attraverso la trasposizione del romanzo di Masala ho voluto riscattare la memoria di un passato dimenticato. Non sono sufficienti sessant’anni per dimenticare un momento storico tanto importante. Questo film intende ricordare una vicenda umana che ha coinvolto migliaia di italiani, un’intera generazione con una guerra assurda...
 
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Arcipelaghi: dal romanzo di Maria Giacobbe al film di Giovanni Columbu

di Chiara Sulis

 Gli arcipelaghi è una delle opere di narrativa di Maria Giacobbe, scrittrice sarda, trasferitasi ormai dalla fine degli anni Cinquanta in Danimarca.
Il romanzo narra di una vicenda della Sardegna: sarda nell’ambientazione e nella descrizione delle problematiche che investono una società chiusa dove esiste ancora l’omertà.
L’impianto narrativo è caratterizzato dalla presenza di diversi narratori che raccontano e, spesso, si raccontano al lettore e da un particolare intreccio che suscita un interesse crescente per la narrazione.
La storia narra dell’omicidio del piccolo Giosuè, figlio di una povera famiglia di Dolomè e della vendetta che viene compiuta ai danni dell’assassino del ragazzo.

 

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"Il figlio di Bakunin" di Gianfranco Cabiddu

di Chiara Sulis

 Titolo originale: Il figlio di Bakunin. Regia: Gianfranco Cabiddu. Italia 1997
SINOSSI: In Sardegna, alla fine degli anni Trenta, Antoni Saba, proprietario di una calzoleria in un paesino di minatori, vive con spirito libertario e indipendente, al punto di avere ricevuto da tutti il soprannome di Bakunin. Tullio Saba diventa quindi, per quanti lo conoscono, il figlio di Bakunin. Dagli anni Trenta alla fine degli anni Cinquanta, Tullio, cresciuto e diventato uomo, intreccia la propria storia con quella dell'isola, la guerra, il difficile dopoguerra, le lotte sociali, la ricostruzione, i problemi legati allo sviluppo e alla modernizzazione della terra, del lavoro, della vita familiare. Si susseguono, tra una ricostruzione e l'altra di vari episodi, le testimonianze di chi l'ha conosciuto, di chi l'ha amato, di chi ne ha avuto paura. 

 
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