Percorso

Doppiaggio

Il doppiaggio è il procedimento col quale nei prodotti audiovisivi (film, serie televisive, cartoni animati, etc.) si sostituisce la voce originale di un attore, o di un personaggio, con quella di un doppiatore. Gli ambiti in cui è maggiormante utilizzato sono il cinema, la televisione e l'animazione. In un film, spesso girato in una lingua straniera, si ha l'esigenza di sostituire alla voce degli attori sul set quella di doppiatori professionisti, capaci di dare la giusta intonazione, interpretazione o suscitare determinate emozioni nello spettatore. Ecco in costa consiste e quali sono le fasi principali del doppiaggio.

ANELLO
E' il nome convenzionale dato alla singola scena, o per meglio dire frammento di scena, da doppiare. Ogni "turno" comprende un certo numero di anelli organizzati in "piani di lavorazione", che vanno possibilmente esauriti all'interno delle tre ore che compongono il turno. Il termine "anello" non è puramente convenzionale. Infatti, se oggi il doppiaggio si svolge usando come supporto video cassette betacam o 3/4, o dischi magneto-ottici, o addirittura DVD, fino a pochi anni fa si lavorava in prevalenza con la pellicola (16 o 35 mm). La pellicola veniva "tagliata" in spezzoni che venivano "chiusi" con una "giunta", prendendo così la forma di un anello.

ASSISTENTE
L'assistente al doppiaggio, oltre al compito della preparazione, ha, più in generale, la funzione di coordinare la lavorazione e, più specificamente, di controllare il sincrono degli attori-doppiatori durante il doppiaggio propriamente detto, cioè in sala. Normalmente sono persone che hanno seguito un apprendistato con colleghi più anziani, ma spesso hanno anche qualifiche tecniche più specifiche, ad esempio possono provenire da scuole di montaggio cinematografico o, comunque, da esperienze professionali similari.

DOPPIATORE
Sulla funzione del doppiatore non c'è molto da dire, in quanto si spiega da sé: è quella persona che dà la voce ad attori stranieri. Dai primi anni di questo lavoro fino a non molto tempo fa era scontata una condizione che oggi è un pò trascurata o viene considerata come un'eccezione: il doppiatore è prima di tutto un attore. Con tutto ciò che questa condizione comporta: aver frequentato una scuola di recitazione riconosciuta, o comunque avere, o aver avuto, esperienze significative e professionali in altri settori dello spettacolo (teatro, cinema, televisione, radio). È una puntualizzazione necessaria, nella sua ovvietà, visto il proliferare di "scuole di doppiaggio" non meglio identificate che trascurano il fatto che la principale componente di un buon doppiaggio (e principale componente di un buon doppiatore) è l'interpretazione. E la capacità di interpretare un personaggio, sia pure reinterpretandolo nel caso del doppiaggio, è abilità specifica di un attore, e diretta conseguenza del suo bagaglio tecnico e di esperienza. Non pensiate quindi che basti avere una bella voce per essere un buon doppiatore, perché non è così!

DOPPIAGGIO
Finalmente si va in sala di doppiaggio. I doppiatori vengono convocati ai vari turni destinati al loro personaggio. Una volta in sala troveranno il copione adattato, diviso in anelli numerati in modo da avere un riferimento numerico corrispondente alla scena da doppiare. I doppiatori si mettono dietro a un leggio, con un microfono e uno schermo sul quale vengono proiettate le scene in lingua originale. Dopo aver sentito la scena una o più volte, decidono di "mettere muto" e dopo una o più prove (normalmente più) si comincia a incidere. Se a giudizio del direttore di doppiaggio l'interpretazione è buona, a giudizio dell'assistente al doppiaggio il sincrono è buono, ed infine, a giudizio del fonico il suono dell'incisione è buono, si passa a un altro anello.

FASI SUCCESSIVE AL DOPPIAGGIO
Una volta finito il doppiaggio propriamente detto, le voci degli attori-doppiatori passano attraverso altre fasi che produrranno il film nella sua versione italiana: la sincronizzazione, il missaggio, il controllo, la stampa delle copie.

FONICO
Il fonico di doppiaggio è un tecnico, normalmente dipendente dello stabilimento di doppiaggio dove si svolge la lavorazione, che ha il compito di incidere su un supporto magnetico la voce dei doppiatori. È evidentemente una figura chiave nelle varie fasi della lavorazione, in quanto dalla sua abilità dipende la qualità della registrazione della voce, ed è intuitivo quanto peso abbia questa componente nel prodotto finito.

PREPARAZIONE
È un lavoro svolto dall'assistente al doppiaggio. Consiste nel "tagliare" il filmato ad "anelli" che vengono poi organizzati in "piani di lavorazione" e dislocati in "turni". Durante la preparazione si programmano, copione italiano alla mano, quelli che saranno i modi e i tempi del doppiaggio.

SALA
La sala di doppiaggio è il luogo dove si svolge il doppiaggio propriamente detto: quello con i doppiatori, il direttore di doppiaggio, l'assistente e il fonico. Si tratta di studi appositamente strutturati: insonorizzati e con apparecchiature tecniche adeguate alla registrazione della voce parlata. E’ bene specificarlo perché differente è la registrazione di strumenti musicali o della voce cantata.

SINC
E' l'abbreviazione di "sincrono", il termine cioè con cui si definisce il sincronismo tra la voce del doppiatore e i movimenti labiali dell'attore da doppiare.


Il doppiaggio è il procedimento col quale nei prodotti audiovisivi (film, serie televisive, cartoni animati, etc.) si sostituisce la voce originale di un attore, o di un personaggio, con quella di un doppiatore. Gli ambiti in cui è maggiormante utilizzato sono il cinema, la televisione e l'animazione.

LE MOTIVAZIONI
I motivi per cui si ricorre al doppiaggio possono essere:
·  la necessità di rendere comprensibili i dialoghi di un film a spettatori di differenti nazionalità, consentendo di conseguenza una distribuzione commerciale più ampia (questo processo fa parte della cosiddetta "localizzazione");
· dare voce ai personaggi dei film d'animazione o a neonati, oggetti, marionette, animali, etc.;
· sostituire la voce di un attore privo di "fonogenia" (o che presenta un'eccessiva inflessione dialettale);
· realizzare la traccia audio di film non girati in presa diretta (alla quale si può rinunciare in scene problematiche o a causa di fattori ambientali quali vento, pioggia, etc.);
· rimediare ad un sonoro in presa diretta mal riuscito o con un eccessivo rumore d'ambiente;
· aggiungere al film una voce fuori campo;
· poter far recitare più liberamente attori di diverse nazionalità impegnati nello stesso film, come accade spesso nelle coproduzioni europee (il doppiaggio, previsto già in pre-produzione, viene poi realizzato in più lingue mantenendo parte del sonoro in presa diretta);
· sostituire la voce di attori non professionisti, che non riescono a recitare con precisione le battute del copione (cosa che spesso il regista prevede fin dal casting, come accadeva, ad esempio, in molti film del neorealismo); l'intento, in questi casi, è quello di mantenere la spontaneità della recitazione, rimediando ai piccoli errori col successivo doppiaggio.

DIFETTI DEL DOPPIAGGIO
La traduzione di un opera è sempre un'operazione problematica, perché spesso è difficile conservare il senso esatto e lo stile della versione originaria. Il doppiaggio non solo non fa eccezione, ma presenta molti più problemi di quanto possa accadere, per esempio, nella traduzione di un libro.

SINCRONIZZAZIONE DEL DOPPIAGGIO
Un buon doppiaggio non deve solo rispettare il senso originale della frase, ma anche il labiale dell'attore. Dato che è raro che la traduzione più fedele abbia la stessa lunghezza della frase originale (cioè che abbia pressappoco lo stesso numero di sillabe), il dialoghista in genere modifica la traduzione finché non raggiunge una sincronizzazione soddisfacente, sacrificando però così una parte della fedeltà alla versione originale. Quindi, anche nel caso migliore, una buona parte delle sfumature di linguaggio si perde nella traduzione. Per di più, nel caso in cui la fonetica della lingua originale e di quella del doppiaggio siano estremamente diverse, è praticamente impossibile ottenere una sincronizzazione soddisfacente del labiale: il risultato è un contrasto troppo evidente che disturba lo spettatore.

RECITAZIONE
Il doppiaggio cancella le voci proprie degli attori: secondo alcuni, questo impedisce di apprezzare una buona parte dell'interpretazione originale, che non è fatta solo di gestualità e mimica, ma anche di pronuncia, timbro della voce, di intonazione e di tutte quelle sfumature che concorrono a caratterizzare il personaggio interpretato. Naturalmente, alcuni attori la cui recitazione sul fronte della voce non è eccelsa, possono venire "recuperati" dalla bravura del doppiatore, anch'esso attore. Comunque, secondo questa corrente di pensiero, il doppiaggio è accettabile solo se diretto o supervisionato dall'autore stesso del film, perché in questo caso ne conserva il pregio artistico.

DOPPIARE PIÙ LINGUE

Se i personaggi di un film recitano in due o più lingue, il ricorso integrale al doppiaggio distrugge le differenze fra esse. Lo spettatore non ha modo di sapere che lingua viene usata di volta in volta, cosa che può generare una serie di equivoci: sui rapporti fra i personaggi, su chi è in grado o meno di capire cosa viene detto da un certo personaggio, addirittura sul significato di intere scene. Nel film Brother di Takeshi Kitano, ad esempio, spesso i personaggi americani non capiscono cosa dice il protagonista giapponese (interpretato dallo stesso Kitano). Purtroppo nella versione italiana tutte le battute sono tradotte nella stessa lingua, e lo spettatore ha l'impressione che non ci sia nessuna barriera linguistica tra i personaggi, col risultato di non cogliere appieno il significato di certi dialoghi.
Capita a volte che due personaggi dialoghino tra di loro con l'aiuto di un interprete, e, se tutta la scena viene tradotta nella stessa lingua, la presenza dell'interprete diventa non solo inutile, ma addirittura fastidiosa. Tipicamente l'adattore-dialoghista sceglie quindi di sostituire alla meno peggio le battute dell'interprete con frasi di circostanza, o con dei commenti sul dialogo in corso. Un esempio di questa pratica si trova ne Il Padrino, in occasione del dialogo fra Michael Corleone (Al Pacino) e Vitelli (Saro Urzì).
Può capitare che nel film ci siano alcune battute nella stessa lingua usata nel doppiaggio, e che il dialoghista debba per forza mantenere la differenza di lingua. Di solito si decide di sostituire l'Italiano con una lingua simile, quasi sempre lo spagnolo. È così possibile salvare il senso della scena, ma al prezzo di alterare le intenzioni dell'autore. Una scena di questo tipo è nel celebre film Un pesce di nome Wanda quando Otto (Kevin Kline) fa sfoggio del suo italiano per eccitare Wanda Gershwitz (Jamie Lee Curtis).

INVENZIONI LESSICALI
Capita che i personaggi doppiati usino frasi che, sebbene sembrino del tutto normali a prima vista, nessuno userebbe mai. Il caso più frequente è il classico "Parla la mia lingua?", con cui vengono tradotte le frasi del tipo "Do you speak english?", "Sprechen sie Deutsch?", o "Parlez-vous Français?". Infatti se il dialoghista usasse la traduzione letterale ("Parla Inglese/Tedesco/Francese?") lo spettatore potrebbe equivocare e non capire perché un personaggio che parla Italiano si interessi ad una lingua straniera, se invece preferisse la forma "Parla Italiano?", si noterebbe troppo l'artificiosità di un personaggio che parla correntemente una lingua che non è la sua.

DIFETTI DEI SOTTOTITOLI
L'alternativa al doppiaggio è quella dei sottotitoli, che non soffrono i problemi appena esposti presentando però svantaggi di altro genere.
Innanzitutto obbligano lo spettatore a distogliere lo sguardo dall'inquadratura per poter seguire il dialogo, facendo perdere spesso una parte anche consistente della visione.
Inoltre non è detto che i sottotitoli impongano meno vincoli alla traduzione rispetto al doppiaggio: talvolta, il traduttore può decidere di accorciare e riassumere le frasi per non affollare troppo lo schermo e velocizzare la lettura.

DIBATTITO
La questione su quale sia il metodo di localizzazione migliore è tutt'ora aperta.
Chi preferisce il doppiaggio sostiene che le alterazioni nei dialoghi non sono poi così determinanti per la qualità generale della fruizione, e che la visione di un film doppiato è più immediata e naturale rispetto al film sottotitolato, che al contrario tende a distrarre ed affaticare lo spettatore, al punto da vanificare gli altri vantaggi.
Chi preferisce i sottotitoli sostiene che solo grazie ad essi è possibile valutare e apprezzare un film così come è stato pensato e realizzato. E che, anche se è vero che molti spettatori trovano troppo impegnativi i sottotitoli, ciò è dovuto solo a un problema di abitudine, che si presenta solo le prime volte che si assiste ad un film sottotitolato, dopodiché chi li guarda abitualmente non solo li trova perfettamente naturali, ma non ne può più fare a meno.
Ogni nazione si è regolata in modo diverso riguardo al doppiaggio: mentre in alcune è largamente diffuso, in altre si preferiscono i sottotitoli. Tuttavia i paesi che, come l'Italia, vantano una lunga tradizione nel campo, riescono a fornire una qualità nettamente superiore rispetto ai paesi in cui il doppiaggio è applicato in modo sporadico.
Con l'avvento del DVD, comunque, è ora possibile per chiunque scegliere in base ai gusti personali tra la versione del film in lingua originale (con o senza sottotitoli) e quella doppiata nella propria lingua (a volte sono presenti anche altre lingue).

IL DOPPIAGGIO IN ITALIA
L'Italia è la nazione che più di tutte utilizza il doppiaggio. Due sono le principali città in cui si attua il doppiaggio: Roma, dove si doppia fin dal 1927, e Milano, che ha dato inizio a una propria tradizione di doppiatori negli anni Settanta. Negli ultimi anni si pratica doppiaggio anche a Torino.

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Tecniche d'animazione

Dall'avvento del proiettore e della macchina da presa, l'animazione è stata contrassegnata dalla tecnica "fotogramma per fotogramma", che consiste nel far scorrere un fotogramma alla volta davanti ad una macchina da presa posta in posizione verticale.

Seguendo questo procedimento i cineasti si sono cimentati nell'animazione di materiali più diversi, dalla classica animazione su fogli di cellulosa, alla carta sabbia o pittura.

L'animazione Stop motion

L'animazione Stop motion (letteralmente fermare il movimento in inglese) racchiude moltissime tecniche, che possono sembrare completamente differenti a prima vista, ma che in realtà sono molto simili, cambia solamente il materiale usato per fare le animazioni e qualche particolare accorgimento tecnico. Solitamente si fotografa l'oggetto da animare, gli si fa compiere un leggero movimento e si esegue un altro scatto. La sequenza di scatti proiettata velocemente dà l'idea di un movimento continuo. Le animazioni di sabbia, pittura, oggetti inanimati sono realizzate seguendo il procedimento sopra descritto. Ray Harryhausen (1920) è probabilmente, assieme a George Pal (1906 - 1980) e Willis O’Brien (1886 – 1962) creatore del primo King Kong , il più illustre esponente dell’arte degli effetti speciali e della animazione a passo uno (o stop motion). Impressionato a 5 anni dalla visione di Un mondo perduto (Harry Hoyt, 1925, con effetti speciali di O’Brien) si dedicherà al cinema, realizzando tra le tante, alcune delle pellicole più significative per questo genere di tecnica, come: A 30 milioni di km dalla terra (1957), I Viaggi di Gulliver (1960), Gli Argonauti (1963), Il Viaggio Fantastico di Sinbad (1974), Sinbad e L'occhio Della Tigre (1977).

Un aneddoto: il ristorante dove s’incontrano i protagonisti di Monsters & Co. (2001, Peter Docter), uno dei film del sodalizio Disney-Pixar, si chiama Harryhausen: in pratica il tributo degli autori ad un maestro.

Grande amante di questo tipo di animazione è il regista Tim Burton, autore di due lungometraggi animati in stop motion, Nightmare Before Christmas (1993) e La sposa cadavere (2005), e Nick Park, ideatore dei personaggi di Wallace & Gromit, protagonisti di diversi corti e lungometraggi.

L'animazione di silhouette

La silhouette usate nel cinema d'animazione sono figure nere riprese di profilo (o più spesso secondo una prospettiva "egizia", che mostra contemporaneamente più punti di vista), ritagliate solitamente su un foglio metallico, che a differenza della carta è più robusto e quindi più difficile da rovinare; oppure su cartoncino o infine combinando metallo e cartoncino. Queste silhouette non sono figurine uniche, ma sono composte da articolazioni mobili e sostituibili per renedere più agevole il lavoro di animazione. Le silhouette vengono poste su un piano di lavoro orizzontale e retroilluminato per conferire massima opacità al nero e luminosità ai fondali colorati, e riprese dall'alto. Questa tecnica fu utilizzata largamente da Lotte Reiniger, caduta poi in disuso, è stata ripresa da Michél Ocelot per realizzare il lungometraggio Principi e principesse.

L'animazione di plastilina (Clay animation)

Questa è una tecnica molto conosciuta, utilizzata anche recentemente da Peter Lord per realizzare Galline in fuga. La plastilina viene manipolata fino ad ottenere la postura desiderata, viene scattata una foto del personaggio e si prosegue nella manipolazione per ottenere il movimento successivo. Peter Lord stesso spiegava che nel realizzare Galline in fuga, i busti erano stati fabbricati in silicone in modo da evitare che si deformassero durante la fase di ripresa. Per alleggerire il lavoro inoltre erano state create innumerevoli teste e zampe in modo da evere sempre a disposizione la postura più adeguata. In ogni caso ogni volta che un personaggio parlava si doveva animare la bocca in modo diverso affinché il movimento fosse sincronizzato alle parole registrate. Un'altra artista molto nota a livello europeo che realizza animazioni in plastilina è Fusako Yusaki, giapponese naturalizzata italiana, i cui lavori sono trasmessi dalla televisione svizzera. Recentemente è stata trasmessa la serie sul cagnolino Peo.
I fogli di celluloide (Cell animation)

Sottili fogli di celluloide sui quali si disegnano i singoli movimenti (ad esempio se un personaggio alza un braccio, su ogni foglio si disegna una fase del movimento); fatti scorrere davanti ad una macchina da presa danno l'illusione di un movimento fluido e continuato. Nel caso di fotogrammi colorati, su un lato del foglio si disegna il contorno della figura, sul lato opposto si stende il colore. I movimenti principali vengono disegnati dal key animator, i movimenti intermedi vengono invece realizzati dall'intercalatore, il colore è posto infine dall'inchiostratore.
Questa tecnica è quella maggiormente conosciuta ed usata, specialmente nel campo dell'animazione commerciale. È utilizzata dalla Disney, da Hayao Miyazaki e nelle serie che vediamo in televisione.

Computer animation

È necessaria una premessa a questa tecnica: nonostante i programmi sempre più raffinati, gran parte del lavoro è realizzata a mano. Questo tipo di tecnica cominciò a diffondersi negli anni Sessanta, anche se il computer fu inizialmente usato per realizzare gli effetti speciali dei film dal vero, venne poi utilizzato nei programmi televisivi, sia per le sigle che per animare pupazzi bidimensionali.


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Montaggio

In questi cento anni di cinema il montaggio, dal punto di vista tecnico, ha subito una rivoluzione, consumata a cavallo degli anni ottanta-novanta, con il passaggio da quello meccanico a quello elettronico digitale. Le consolle per il montaggio meccanico della pellicola, che hanno imperversato per settant'anni, e cioè le conosciutissime Moviola e Kem e le meno conosciute ma altrettano valide Steenbeck, Prevost e Moritone, sono ormai state quasi completamente pensionate dai sistemi per il montaggio elettronico-digitale, basati su computer capaci di memorizzare in alta risoluzione l'intero girato su pellicola, e cioè i sistemi Avid e Lightworks. Esiste un altro sistema per il montaggio digitale: l'Edit Droid della Lucasfilm basato su l'uso dei laser-disc per l'immagazzinamento del girato.
 
Con le consolle digitali è possibile montare una sequenza senza tagliare materialmente il rullo, cosa che aveva comportato l'impossibilità di rivedere l'originale filmato. Al conseguente risparmio di tempo e denaro si aggiunge anche una maggiore velocità di lavorazione con un incredibile aumento delle possibilità creative. Terminato il montaggio con l'Avid, poi si passerà direttamente a quello meccanico sulla pellicola. Il primo film montato interamente in digitale ad aggiudicarsi l'Oscar per il Montaggio (a Walter Murch) è stato "Il paziente inglese" di Anthony Minghella.
 
Secondo Stanley Kubrick il montaggio "È il solo aspetto specifico della sola arte del film". Nel periodo del muto, per il russo Vsevolod I. Pudovkin, "ll montaggio è dunque il vero linguaggio del regista (...); l'atto creativo cruciale nella produzione di un film (...); per giudicare la personalità di un regista cinematografico non si deve far altro che osservare i suoi metodi di montaggio. Quello che per uno scrittore è lo stile, per il regista è il suo modo particolare ed individuale di montaggio".
 
L'autore attraverso il montaggio può "costringere lo spettatore a guardare non come egli è abituato a vedere". Un cinquantennio più tardi, poco è cambiato. Jean-Luc Godard, regista del sonoro sostiene: "Dire regia è automaticamente dire, ancora e di nuovo, montaggio. Quando gli effetti di montaggio superano per efficacia gli effetti di regia, la bellezza della regia stessa ne risulterà raddoppiata".  Per George Lucas infine, il montaggio "E' la quintessenza del cinema come forma d'arte".
 
Che cos'è il montaggio?

Nel cinema, il montaggio è quella fase della post-produzione di un film in cui si dispongono le singole inquadrature nell'ordine narrativo previsto dalla sceneggiatura e dal regista.
Le varie riprese scelte fra le molte che vengono girate durante la produzione di un filmato, vengono poste in successione una dopo l'altra con l'operazione dell'editing. Questo ritmo può essere molto disteso se è costituito da una serie di poche inquadrature, ognuna delle quali occupa un numero abbastanza ampio di secondi, fino all'uso di una sola inquadratura o take unico: oppure può essere frenetico se le inquadrature sono moltissime e ciascuna occupa pochi secondi o anche meno.
Il succedersi di una inquadratura all'altra può avere un piglio più deciso e nervoso se il passaggio o stacco o cut è immediato: può essere invece più dolce e riposata se un'inquadratura sfuma nell'altra con una dissolvenza, spesso incrociata, in cui mentre la prima immagine scompare o dissolve (fade out), appare o assolve (fade in) la seconda.
Il montaggio quindi è l'elemento dal quale dipende la percezione da parte dello spettatore del ritmo della narrazione. Insieme alla fotografia, è parte essenziale della messa in scena operata dal regista: mentre la fotografia determina l'aspetto estetico del film, il montaggio ne costituisce lo stile narrativo.

Il lavoro del montatore

Nel montare il film, il montatore si attiene alle note presenti sul "foglio di montaggio", un particolare modulo sul quale la segretaria di edizione annota, durante la lavorazione, i numeri di riferimento delle riprese da montare e le eventuali indicazioni del regista. Sapere esattamente cosa utilizzare è fondamentale, poiché di solito si effettuano vari ciak per ognuna delle riprese, e queste sono effettuate secondo un ordine che asseconda le esigenze della produzione: per contenere i costi, si gira il più in fretta possibile, cercando di muovere la troupe il meno possibile; scene ambientate in uno stesso luogo sono quindi girate tutte assieme, senza tener conto che andranno inserite in parti differenti del film. Inoltre, possono esserci riprese girate da più angolazioni differenti e magari da più macchine contemporaneamente. L'insieme del "girato", di conseguenza, può essere costituito da decine di chilometri di pellicola: le note del regista sulle riprese "buone", costituiscono quindi il punto di partenza per organizzare il lavoro.
All'atto pratico, montare il film consiste nel tagliare il materiale a disposizione, isolando singoli elementi, spezzoni più o meno lunghi detti "inquadrature", per poi congiungerli a formare una scena, ossia quella particolare parte del film che si svolge in un determinato luogo e lasso di tempo. Montando tra loro le scene, si ottengono le sequenze, ovvero i capitoli del film. Mettendo in fila le sequenze si completa il montaggio.

Le attrezzature

Il montaggio viene definito "lineare" quando si ordinano gli spezzoni procedendo gradualmente, in linea con la storia da raccontare. Solitamente, in questo caso, si utilizzano dispositivi analogici come la moviola, la quale consente varie operazioni, compresa la sincronizzazione dell'audio. Con l'introduzione delle tecnologie digitali, il montaggio è oggi eseguito in maniera "non lineare", utilizzando dei software specifici (come l'Avid, Final Cut HD e Final Cut Pro 5 che acquisisce contenuti HDV via FireWire e ne preserva il formato originale, trasferendoli nel sistema senza alcun tipo di deterioramento): si può procedere ad assemblare il film con grande libertà, limando ed aggiustando progressivamente il risultato ottenuto. Tutto il materiale girato (o solo le riprese "buone"), è digitalizzato e memorizzato su hard disk, dando la possibilità di intervenire facilmente in qualsiasi punto (senza nastri o pellicole da riavvolgere in continuazione). Si ha inoltre la possibilità di effettuare più facilmente la correzione del colore, l'inserimento degli effetti speciali e la sincronizzazione della colonna sonora.
Nella storia del montaggio, fu fondamentale l'introduzione della cosiddetta "pressa Catozzo" inventata da Leo Catozzo, uno dei montatori che lavorarono con Federico Fellini. La pressa è una giuntatrice che utilizza del nastro adesivo per unire i due lembi di pellicola. Viene utilizzata ancora oggi dai proiezionisti per unire i rulli in cui è divisa la pellicola prima della proiezione.

Centralina per montaggio lineare

Nel periodo di passaggio tra moviola e Avid, si utilizzavano anche delle consolle digitali che sfruttavano dei dati memorizzati nella pellicola durante le riprese. Consentivano una maggiore precisione e velocità nel lavoro rispetto alla moviola, ma rimanevano nell'ambito del montaggio lineare.

Le scelte artistiche

Da un punto di vista artistico, si cerca innanzitutto di dare un ritmo al film, e ciò dipende anche dal genere del film stesso: ad esempio, un film romantico avrà un montaggio meno frenetico di un film d'azione. Ovviamente si possono effettuare accelerazioni improvvise in determinate scene, e rallentamenti in altre (in base anche alla sceneggiatura e alle scelte del regista). Si cerca poi di dare forma alle singole scene, consentendo allo spettatore di cogliere il senso di ciò che sta avvenendo, lo spazio in cui è ambientata l'azione, ed il tempo impiegato per il suo compimento. Facciamo alcuni esempi di come si può procedere:

la durata di una scena più essere allungata inserendo inquadrature secondarie, mostrando un dettaglio o un punto di vista alternativo (anche se è spesso obbligata dalla sceneggiatura e dalla lunghezza dei dialoghi)

per mostrare lo spazio in cui si svolge la scena, può essere utile alternare campi e controcampi, in modo che lo spettatore abbia una visione più ampia dell'ambiente

il montaggio "alternato" è utilizzato per dare l'impressione che due azioni si stiano svolgendo nello stesso istante in due luoghi differenti: consiste nell'alternare le inquadrature girate separatamente nei due ambienti (fu inventato da David W. Griffith); mentre il montaggio "parallelo" è usato quando si vuole accostare due eventi, non necessariamente contemporanei, per mostrarne somiglianze o differenze

il montaggio può anche essere "interno", realizzato cioè con la cinepresa e non tagliando fisicamente la pellicola: si può ad esempio operare una dissolvenza direttamente in macchina; o fermare la ripresa per poi riprenderla in un secondo momento; oppure effettuare un piano sequenza, raccontando un'intera scena, cambi d'ambiente compresi, senza mai staccare (senza cioè interrompere la ripresa)

la sceneggiatura può prevedere dei salti temporali indietro nel tempo, detti flash-back, o in avanti, detti flash-forward. Si possono realizzare in vari modi, anche con trucchi come dissolvenze e sfocature, che fanno capire allo spettatore che si sta per visualizzare un ricordo, una premonizione, un qualcosa che è già accaduto o che accadrà

si può effettuare anche una "ellissi", ossia una piccola omissione (pochi secondi) di ciò che sta accadendo: si mostra l'inizio di un'azione (ad esempio, un personaggio che gira la maniglia di una porta), e si stacca repentinamente per mostrare l'azione già compiuta (l'inquadratura successiva mostra il personaggio che chiude la porta essendo già dentro la stanza successiva).


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Post produzione

La post-produzione è l'ultima fase della produzione cinematografica. Segue la lavorazione, in cui il film viene girato, e precede la distribuzione al pubblico del prodotto finito.La post-produzione è composta di una serie di differenti processi, riguardanti sia la parte visiva che quella sonora. In questa fase è fondamentale la figura del direttore di edizione, che coordina i lavori e al quale competono anche i titoli di testa e i titoli di coda. Egli, inoltre, organizza le proiezioni di prova, gestisce i rapporti con le varie aziende specializzate, si occupa di alcune questioni legali, fino alla spedizione del film ai distributori. 

Le componenti principali della post-produzione sono:

il montaggio del film (con la moviola o più comunemente con le tecniche digitali)

la registrazione delle musiche, nel caso non siano già pronte o si voglia sincronizzarle alla perfezione col film montato (ad esempio per sottolineare una scena importante)
lla creazione degli effetti speciali visivi (ad esempio utilizzando le tecniche di computer animation)
l'aggiunta degli effetti sonori, eventualmente facendo intervenire un rumorista
la realizzazione del doppiaggio (se necessario, come per le voci fuori campo, etc.)
il montaggio, la sincronizzazione e il missaggio delle varie tracce audio a formare la colonna sonora
la correzione del colore (eventualmente affidata al direttore della fotografia)
il taglio del negativo e la stampa della copia definitiva, quella poi usata per creare le copie da distribuire (ma anche in questa fase sta avanzando la rivoluzione del digitale)

Tutte queste procedure messe assieme richiedono spesso molto più tempo di quello impiegato a girare il film. Nel caso di un film con molti effetti speciali,  tipo quelli girati negli studios americani o australiani, possono essere impegnati centinaia di tecnici altamente specializzati.

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Pre produzione

La pre-produzione è la fase in cui si prepara la realizzazione di un film, di uno spettacolo teatrale o di un concerto.

Nel caso di una produzione cinematografica, si entra in fase di pre-produzione a seguito dello "sviluppo del progetto", il quale consiste nel reperimento dei fondi necessari, nella scrittura della sceneggiatura e nell'individuazione delle "figure chiave", ossia gli attori principali, il regista e il direttore della fotografia. Quando i finanziatori decidono che si possa procedere, si dà inizio alla pre-produzione, la quale durerà fino all'inizio delle riprese (fino cioè all'inizio della lavorazione).
 

FASI DELLA PRE-PRODUZIONE

Ecco in dettaglio in cosa consiste la pre-produzione ed alcune delle decisioni prese in questa fase:

individuare nella sceneggiatura le singole scene, numerandole, e stabilendo gli elementi di cui si avrà bisogno: individuare particolari attrezzature per realizzare i movimenti di macchina, effetti speciali da inserire in determinati punti, i costumi e gli oggetti da utilizzare nelle varie scene, in pratica, si inizia a pianificare gli acquisti e i noleggi del materiale necessario.

Stabilire il preventivo di spesa del film (budget) in maniera dettagliata, assegnando i fondi necessari ai singoli reparti.

Effettuare il casting, assegnando i ruoli e trovando comparse e controfigure.

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