Cinemecum - PROVINCIA DI ORISTANO per il cinema

Percorso

PROVINCIA DI ORISTANO per il cinema

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Paesaggi lunari e architetture megalitiche, spiagge incantevoli e profili rupestri, stagni e massicci vulcanici, case in pietra e antichi castelli, boschi, reti fluviali e pure un lago artificiale: la Provincia di Oristano offre una molteplicità di affascinanti scenari naturali – oltre ai siti archeologici e i centri urbani - quasi disegnati per il cinema.

 

LA PROVINCIA DI ORISTANO

Is Arutas

Autentici set en plein air, capaci di sollecitare la fantasia e la sensibilità di registi come Michael Curtiz, Antonello Grimaldi, Salvatore Mereu, Gianfranco Cabiddu e Davide Manuli. Dalle falesie di Capo Mannu e Santa Caterina di Pittinuri alle distese sabbiose di Torregrande e Arborea e del Sinis, la caletta de Su Pallosu e i quarzi de Is Arutas; o ancora la macchia mediterranea e le antiche foreste del Montiferru e del Monte Arci come i mutevoli paesaggi d'acqua della valle del Tirso. Mare e montagna, stupendi scorci e incantevoli visioni panoramiche lungo 135 km di costa, zone umide e aree coltivate, città e paesi, aziende agricole e maneggi - su una superficie di 3.040 Kmq (con una popolazione complessiva di 169.000 abitanti) nella Sardegna Occidentale - la Provincia di Oristano conserva la magia di antiche usanze. I riti della Sartiglia e S'Ardia di Sedilo, la Corsa degli Scalzi di Cabras e le maschere del carnevale, le gare equestri de Sa Carrela 'e Nanti di Santu Lussurgiu e Sas Cursas a Sa Pudda oltre a Sa Cursa de Sa Loriga di San Vero Milis svelano un legame autentico e mai interrotto con la tradizione.

Regione ricca di storia, con la memoria pregnante del Giudicato (dalle origini agli anni cruciali di Mariano IV e Eleonora d'Arborea) e le chiese e i santuari, le torri costiere, le antiche miniere di ossidiana e i complessi nuragici e la modernità impreziosita da eventi d'arte del Parco dei Suoni di Riola Sardo.
E le città: da Oristano, il capoluogo, di fondazione bizantina presso la fenicia Othoca con la Cattedrale dell'Assunta e la Torre di Mariano a Bosa, nella valle del Temo, con il borgo medioevale sulle pendici del colle di Serravalle e l'antico Castello dei Malaspina. L'intera provincia riserva spettacolari sorprese, tra le visioni di una natura arcana e selvaggia, fuori dal tempo e i luoghi abitati dall'uomo che compongono gli scenari suggestivi di un immaginario mediterraneo.

La Provincia di Oristano intende incentivare la realizzazione di produzioni cinematografiche e pubblicitarie mettendo a disposizione degli interessati i propri uffici e servizi logistici sul territorio.

Per informazioni e precisazioni: Sardegna Film Commission: 070/6064764


Strada per FordongianusLa posizione strategica della Sardegna, nel cuore del Mediterraneo, offre condizioni climatiche favorevoli che rendono il territorio della Provincia di Oristano particolarmente interessante e adatto per le riprese in esterni, in pianura e nell'area costiera, ma anche sui rilievi vulcanici del Monte Arci e del Montiferru. Temperature miti e scarsità di precipitazioni, con lunghe ore di luce, per la maggior parte dell'anno, la possibilità di sfruttare i rari paesaggi innevati accanto ai deserti e le lagune, e poi le spiagge e le numerose cale e calette e i resti di città sommerse accanto alle foreste fossili e le suggestioni “messicane” del villaggio di San Salvatore di Sinis formano una combinazione favorevole, quasi un multiforme set ideale per la settima arte.

Come arrivare:

La Provincia di Oristano è raggiungibile via terra, lungo la strada statale 131 – principale arteria dell'Isola – (e 131 bis).

Gli aeroporti:

“Mario Mameli” Cagliari-Elmas: www.sogaer.it (a 92 km da Oristano, un'ora e venti sulla 131)

Alghero-Fertilia: www.aeroportodialghero.it (140 km con la 131 bis e la 131 fino a Oristano)

Olbia-Costa Smeralda: www.geasar.it/ita/aeroporto Ufficio informazioni: 0789.563444 - e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. (182 km sulla 131 DCN o 172 km seguendo la 199, poi 597, per entrare nella ss 131 fino a Oristano)

La Provincia di Oristano è raggiungibile anche dai porti di:
Cagliari (a Sud-Est) e Ernesto Campanelli.
Porto Torres (Nord-Ovest)
Olbia (Nord Est)
Arbatax/Tortolì (sulla costa orientale dell'Isola, all'altezza di Oristano)

Esistono inoltre (in coincidenza con le principali tratte marittime e aeroportuali) collegamenti ferroviari e attraverso pullman e corriere.

Per i collegamenti via mare da/per la Sardegna, le principali compagnie di navigazione sono: Tirrenia (www.tirrenia.it) e Grimaldi Lines

RICETTIVITA

La forte vocazione turistica delle località balneari, unitamente al fascino dei paesaggi, la rilevanza storica e economica di città e paesi fa sì che la Provincia di Oristano disponga di un'ampia disponibilità (e varietà) di posti letto, tra alberghi (una sessantina, per un totale di oltre 3500 posti letto) e poi campeggi, ostelli, residences e B&B.
Per quel che riguarda la ristorazione, fra innovazione e tradizione i numerosi ristoranti e agriturismi presenti sul territorio offrono, oltre al rigore della cucina internazionale, le prelibatezze della cucina locale – con la possibilità di supportare le produzioni con convenzioni e servizi di catering.

LE STRADE

Strada Alghero - Bosa
La viabilità interna alla Provincia di Oristano comprende 1575 km di strade statali, provinciali e comunali.
Un ideale itinerario inizia da Bosa in direzione di Tresnuraghes lungo la riva meridionale del Temo, fino alla foce del fiume e al porto fluviale di Bosa Marina, con il borgo a vocazione balneare sorto intorno alla secentesca chiesa di Santa Maria del Mare, dalle caratteristiche cupole tinte di rosso. Un molo in pietra unisce l’Isola Rossa – dominata dall'antica torre spagnola - alla terraferma. Proseguendo in direzione sud si raggiunge la spiaggia di Turas, poi attraverso la valle Nigolosi si può arrivare fino a Porto Alabe (in territorio di Tresnuraghes).
Tra i percorsi più suggestivi e “panoramici” il tratto lungo quasi 46 chilometri che unisce Bosa ad Alghero, con la visione di uno dei più importanti ambienti naturali nelle zone costiere della Sardegna e dell'Italia.
Un primo tratto volge all'interno, per poi affacciarsi sulla spiaggia Abba Drucche (e un sentiero conduce, in mezz'ora, alla solitaria Cala Rapina). Poi scogliere di tufo rosa e grigio, in corrispondenza di Torre Argentina, tra isolotti e calette ciottolose; tra scogli levigati si stende la spiaggia Tentizzos formata da ciottoli di trachite rossa. Una scalinata più a nord porta alla sabbiosa Cala Cumpultittu, poi la costa di Porto Managu e di fronte l’omonimo isolotto. Aspra e selvaggia, la natura di Capo Marargiu, con un promontorio frastagliato di tufi trachitici e rocce trachitiche rosse. La strada prosegue verso nord, nel territorio di Villanova Monteleone, in direzione di Alghero. Allo sguardo si aprono visioni panoramiche, con spettacolari tramonti e prospettive sull'infinito, al confine tra cielo e mare e ancora le coste di Cuglieri e Tresnuraghes fino all’Isola di Mal di Ventre (Cabras, provincia di Oristano) e, nelle giornate chiare, fino a Capo Caccia (Alghero, provincia di Sassari) a nord.
Interessante e degno di nota anche il panorama lungo la Macomer-Bosa, una tratta ferroviaria realizzata alla fine dell’800. Grazie al progetto turistico “Trenino Verde per la Sardegna” è possibile attraversare e visitare territori ricchi di vegetazione e angoli incontaminati dell’entroterra a bordo di vecchie locomotive e carrozze a vapore, assaporando le stesse emozioni raccontate nel 1921 dallo scrittore britannico David H. Lawrence, nel suo libro "Mare e Sardegna”.

LOCATIONS MARINE

Putzu Idu
Seguendo il profilo della costa occidentale sarda, alcune delle più rinomate località offrono una panoramica dei possibili scenari, estremamente variegati e movimentati, tra distese sabbiose e più impervie scogliere, da Cuglieri a Narbolia, a San Vero Milis, fino alla Penisola del Sinis e il Golfo di Oristano. A nord di Santa Caterina di Pittinuri, la suggestiva insenatura rocciosa de Su Riu e Sa Ide che culmina in una grotta sottomarina, tra candide piattaforme e poi la spiaggia della borgata marinara, protetta da una piccola baia con un fondo sassoso e lo scivolo per piccole imbarcazioni. Celeberrima è la spiaggia de S'Archittu con il suo arco naturale e una riva sabbiosa tra scogli affioranti e punti più sassosi, ma di indicibile bellezza. Tra S'Archittu e la spiaggia di Is Arenas si trova la piccola insenatura della Torre del Pozzo, anche detta la Balena per lo strano effetto che dalla cavità a forma di pozzo sul promontorio di roccia calcarea (su cui sorge la torre), nei giorni di mare mosso, produce getti d'acqua che ricordano il soffio delle balene. Con deliziose piscine naturali e splendidi fondali.

Is Arenas – già Sa Praia Manna - per 6 km di spiaggia tra Torre del Pozzo e Torre di Scab'e Sali (a Narbolia), esposta a maestrale e contornata da una pineta. A definire il confine della spiaggia e della pineta, lo stagno di Is Benas e la torre costiera di Scala ‘e Sali, poi la scogliera de Su Crastu Biancu e infine la spiaggia di Sa Rocca Tunda, dalla sabbia finissima, protetta dai venti da Punta Su Pallosu.
Poi la piccola cala, riparata dai venti, de Su Pallosu, da cui si può partire alla volta dell'Isola di Mal di Ventre. A quattro miglia da Capo Mannu, l'Isola di Mal di Ventre, o Maluentu (cattivo vento) disabitata ma dimora di uccelli, conigli e tartarughe, offre splendide spiagge, da Cala Valdaro a Cala dei Pastori, del Pontile e del Nuraghe, Cala del Relitto, Cala Tramatzu e Cala Maestra e le spiaggette a Libeccio.

Seguendo la linea della costa s'incontra la spiaggia de Sa Mesa Longa, fra le scogliere di Capo Mannu e Su Pallosu, con sabbia spessa color ocra e un banco roccioso quasi affiorante.
Magnifico lo spettacolo offerto dalla natura a Capo Mannu, punta rocciosa contrassegnata dalla sua torre costiera con piccole spiagge solitarie e la forza del mare che scolpisce onde famose tra i surfisti d'Europa e del mondo.

A Mandriola (San Vero Milis) celebre per saline e fenicotteri rosa, la spiaggia di Cala Saline dal basso fondale, con punto d'approdo per piccole imbarcazioni (e possibilità d' imbarcarsi per l'Isola di Mal di Ventre).
Finissima sabbia sulla spiaggia di Putzu Idu, con bassi fondali mentre il borgo marinaro de S’Anea Scoada con le sue calette, segna il passaggio alla costa più rocciosa, con le falesie de Su Tingiosu. Granelli di quarzo e bianchi fondali a Portu Suedda, sulla penisola del Sinis, a Cabras c'è Mar Ermi e nell'area protetta del Sinis spicca la spiaggia dei “chicchi di riso” de Is Arutas, levigati dal mare.

Selvaggia e incontaminata la spiaggia di Maimoni, ai confini dell'oasi naturalistica di Seu, con la sua macchia mediterranea; poi Funtana Meiga e la spiaggia di San Giovanni di Sinis, con il villaggio dei pescatori e l'antica chiesa paleocristiana.
Il faro del Capo San Marco segna l'inizio del Golfo di Oristano, tra l'area archeologica di Tharros e la torre spagnola, poi l'immenso lungomare di Torregrande, con il borgo e la torre costiera, frequentatissimo d'estate e infine al centro del Golfo l'Aba Rossa, con sabbia non finissima ma acque cristalline.

ORISTANO

Oristano

Segni del Barocco e echi medioevali nella città di Eleonora: sulla costa centro-occidentale dell'Isola, Oristano con i suoi gioielli architettonici e le memorie di un illustre e glorioso passato sorge nella piana del Campidano, con il mistero e la forza propiziatrice dei riti legati alla giostra equestre della Sartiglia. Le sequenze della vestizione e la maschera androgina de Su Componidori, la corsa dei cavalieri incontro alla fatidica stella, Sa Pippia 'e Maju e le spettacolari acrobazie si perpetuano secondo regole e tradizioni rigorose, ancora capaci di sedurre l'immaginario, identiche nei secoli.
La Torre di Mariano (o Port'a Ponti) permetteva l'ingresso nella città, oltre la poderosa cinta muraria (distrutta ai primi del Novecento la “gemella” Torre di San Filippo o Port'a Mari), maestosa traccia dell'architettura della fine del Duecento; perfino più antica, la Cattedrale di Santa Maria Assunta (del 1130) distrutta in un assedio, riedificata al tempo di Mariano II – ma restano alcune parti originali – assunse nel Settecento forme squisitamente barocche.

Tracce della storia nel Torrione di Portixedda e nella Statua di Eleonora fra antiche chiese e palazzi, il Seminario Arcivescovile e la Casa de La Ciudad fra il Rococò della Chiesa e chiostro del Carmine, le Chiese di San Martino e San Sebastiano fuori le mura e la Basilica del Rimedio a Donigala Fenughedu, la Chiesa barocca di Sant'Efisio nel quartiere de Su Brugu e l'Oratorio delle Anime (XIII secolo) a Massama, ma anche la cifra franco-gotica della quattrocentesca Chiesa di Santa Chiara. Il Palazzo degli Scolopi e il Palazzo d'Arcais, il Palazzo Falchi nel Corso Umberto (l'antica via Dritta) e altri edifici significativi mostrano le facies della città, fino al novecentesco Palazzo Bastogi in stile razionalista.

Case AragonesiIl centro storico e l'aspetto peculiare di frazioni – come Donigala Fenughedu, con le teorie di case basse che guardano ai paesaggi agrari, il mare – con la spiaggia di Torregrande e l'omonimo borgo, i riti e le forme del sacro, la celebrazione de Sa Sartiglia che muta il volto della città ricostruendo le antiche piste della giostra equestre, vie, facciate, monumenti, il Golfo e vicino al centro urbano gli stagni, le rovine di Tharros e il pittoresco borgo di Santa Giusta con la Basilica romanica, offrono visioni tra passato e presente.
Un'immagine della Sardegna fuori dal tempo, capace di sedurre ed emozionare, ancora rara e perciò più interessante nell'inquadratura della macchina da presa. Antichi santuari e moderne architetture per un percorso nei secoli, nella memoria ancestrale, fra riti, suoni, voci e colori dell'Isola.

BOSA

Bosa

Tra mare e montagna, incastonata nella valle del fiume Temo, Bosa sposa il fascino della natura ancora selvaggia alle architetture feudali de Sa Costa, tra “s’iscala ‘e sa rosa” e “s’iscala ‘e s’ainu” che portano al Castello di Serravalle, stradine coperte di ciottoli e scalinate in trachite, con le facciate ottocentesche dei palazzi del Corso Vittorio Emanuele (anticamente Sa Piatta, da platha), segno dell'avvento di una nuova aristocrazia del denaro.
Scorci interessanti svelano le successive stratificazioni, l'evoluzione del gusto e delle tecniche edilizie: fra antiche case e chiese – dalla Cattedrale dell'Immacolata Concezione alla cappella palatina dedicata a Nostra Signora de Sos Regnos Altos, con affreschi del XIV secolo e la Chiesa romanica di San Pietro Extra Muros, lungo le sponde del Temo.

Si respirano le atmosfere di un antico borgo cinque-secentesco tra i segni della modernità: panorami mozzafiato – che si svelano all'improvviso sulla strada tra Bosa e Alghero, come lungo i tornanti che portano a Montresta e negli altri paesi vicini, le torri costiere, sa funtana manna e le vecchie concerie offrono una molteplicità di possibili locations.

L'antico maniero dei Malaspina, la Torre Argentina e la Torre di Bosa, il centro storico e le vestigia preistoriche – domus de janas e nuraghes – fanno da contrappunto alle meraviglie dell'Isola Rossa (ormai unita alla terraferma) e le spiagge di Turas e S'Abba Drukke, Cumpoltittu, Cala Managu e Capo Marrargiu, Bosa Marina, le calette presso la Torre Argentina, per non dire di fondali e scogliere.
Macchia mediterranea e tradizioni agro-pastorali, antichi riti e feste – tra le tante anche il celebre Carnevale e naturalmente la Sagra di Nostra Signora di Regnos Altos – hanno il sapore e la magia di un passato che si rinnova, forme arcaiche che si innestano sul presente con sensibilità contemporanea, a ricreare atmosfere immaginifiche ma anche profondamente realistiche, dense di suggestioni e poesia.

LAGHI

Tra il Barigadu e e Guilcer, il lago Omodeo, il bacino artificiale più grande d'Italia, con la suggestiva Chiesa romanica di San Pietro di Zuri, sottratta alle acque, demolita e ricostruita secondo l'originaria facies duecentesca, con innesti gotici come l'abside ottagonale, insieme all'omonimo paesino nella zona di "Murreddu", sull'altipiano di Ghilarza accanto all'affascinante visione di una foresta pietrificata e poi nuraghes e muretti a secco sommersi, sembra quasi custodire antichi e nuovi enigmi; la vecchia diga in trachite di inizio Novecento – interessante e scenografica - è stata sostituita da quella di Busachi, sul Tirso. Le sponde del lago, in un territorio ricco di sorgenti e miniere, sono molto varie, fra distese sabbiose, colline e pareti rocciose in un paesaggio dominato da altopiani basaltici e aspri rilievi.

STAGNI

Santa Giusta

Preziosi habitat per la flora e la fauna - zone umide di riconosciuta importanza internazionale - gli stagni caratterizzano l'area costiera della Provincia di Oristano tra Capo Mannu e Marceddì, per una superficie complessiva di 6mila ettari. Paesaggi singolari, in equilibrio tra la terra e l'acqua abitati da specie rare di volatili: gli stagni – che hanno anche un'utile funzione economica per esempio per l'allevamento ittico – rappresentano una peculiarità del territorio. Lagune transitabili, specchi d'acque ferme che rimandano a remote paludi, spazi da fiaba o da incubo, ardui da attraversare: luoghi interessanti e misteriosi, densi d'atmosfera e alle soglie dell'ignoto. Accanto agli stagni di Cabras e Mare 'e Pauli, di Mistras, di Pauli Maiori, di S'Ena Arrubia e di San Giovanni, Marceddì e Corru s'Ittiri, quello di Sale Porcus ha pure la ventura e il segreto, per evaporazione, di scomparire d'estate e riapparire d'autunno.

SAN SALVATORE DI SINIS ovvero UNA LOCATION DA WESTERN

San Salvatore di Sinis

Visioni messicane per una location (ormai quasi solo un ricordo) da spaghetti-western: quasi un miraggio tra le architetture tradizionali delle cumbessias, riparo per i fedeli durante il novenario, le tracce del paesino messicano allestito negli Anni Sessanta. Da “Bill il Taciturno” di Max Hunter (al secolo Massimo Pupillo) alla dolorosa epopea di “Dio perdoni la mia pistola” di Mario Gariazzo e Leopoldo Savona che segnò la fine del sogno per l'Arborea Film, senza dimenticare il film cult “Giarrettiera Colt”, tra le case in ladiri e la chiesetta secentesca si ergono i ruderi di un'avventura cinematografica. Non privi di una sottile suggestione, ampliata nella leggenda – pare infondata ma comunque pittoresca, non meno delle architetture scenografiche che rammentavano un villaggio del Centro-America - che suppone qui il set per almeno un film di Sergio Leone.

FATTORIE

Un'altra Sardegna, che rimanda al Veneto o magari al Friuli, nelle distese coltivate e gli appezzamenti, divisi da eucalipti e altre essenze “esotiche”: laddove si estendeva la Palude Sassu le bonifiche a partire dal 1919 hanno impiantato una fiorente economia agricola. Per una sorta di migrazione all'incontrario a prendere a mezzadria quelle terre risanate per coltivare tabacco, pomodoro, riso e granturco o allevare bestiame tra Terralba e Marrubiu erano soprattutto i contadini del Nord Italia.
Così tra le prospettive ordinate e geometriche, come tra le architetture novecentesche di Arborea (già Mussolinia) inaugurata nel 1928 dal re, si respirano i segni del progresso nel fulgore del Ventennio: non case campidanesi, ma abitazioni e chiese con tetto “tirolese”, fattorie modello per un'economia agraria all'avanguardia. Un altro mondo, o forse l'aspetto positivo di una riuscita simbiosi.
In una prospettiva cinematografica la fotografia di un'epoca, di uno stile architettonico, un disegno del paesaggio chiaro e riconoscibile, un segno antropico sulla natura. Fra passato e futuro. Quasi un viaggio nel tempo, e nella storia.

PUNTI PANORAMICI

San Leonardo

Strepitoso il panorama che si apre allo sguardo – e dunque all'obiettivo - dalla postazione di Badde Urbara, sul massiccio vulcanico del Montiferru, nel territorio di Santu Lussurgiu: raggiungibile dalla strada che porta a San Leonardo di Siete Fuentes, superato il piccolo borgo, si raggiunge il passo (non a caso scelto come sede per le antenne televisive, e circondato da un parco naturale abitato dai mufloni) che domina il Golfo di Oristano fino ad Alghero. E le pendici del Montiferru nel versante più aspro e “selvatico”. Sul versante settentrionale del Montiferru, Cuglieri (Gurulis Nova, nei pressi della Cornus fenicia) propone la visione di boschi e sorgenti, fino a spiagge e scogliere come S'Archittu. Affascinante il paesaggio di Scano Montiferro, tra i colli di San Giorgio e Santa Croce e il promontorio di Monte Ruinas. Tra i punti panoramici, le numerose torri che punteggiano la costa centro-orientale della Sardegna, da Bosa – con la cinquecentesca Torre Argentina e la Torre di Bosa, sull'omonima Marina – a Tresnuraghes (Torre di Foghe, costruita in rocce basaltiche e Torre Ischia Ruja), a Cuglieri (Torre de Su Puttu, Torre di Pittinuri, sul promontorio di Santa Caterina e Torre di Capo Nieddu).

TharrosA San Vero Milis spiccano la Torre Sa Mora e la Torre di Capo Mannu che dominano il promontorio (oltre alla semidistrutta Torre delle Saline, nei pressi di Putzu Idu e la secentesca Torre di Scala de Sali), mentre Cabras vanta, oltre all'omonima Torre di Cabras, in dotazione alla Peschiera di Pontis, la Torre Vecchia di Capo San Marco e la Torre di San Giovanni di Sinis, che domina l'antica città punico – romana di Tharros; infine la Torre del Sevo o Mosca, su un promontorio nei pressi dell’oasi WWF di Turre 'e Seu. A Oristano, oltre le cittadine Torri di Mariano e Portixedda, sorge sulla spiaggia la Torre Grande (che dà il nome alla località balneare); e a Terralba, nei pressi dell'antico e suggestivo villaggio di pescatori, su un'ampia laguna con vista fino a Capo Frasca, la Torre Vecchia di Marceddì.

Da segnalare le Terme di Fordongianus, risalenti all'imperatore Traiano (I-II secolo d.C.), primo nucleo del paese su una piattaforma trachitica in un'ampia ansa del fiume Tirso, con l'antico ponte romano.
La diga sul Lago Omodeo, il più grande bacino artificiale d'Italia (un tempo d'Europa) al confine tra la regione del Barigadu e il Guilcier: realizzata tra il 1918 e il 1924, la diga di Santa Chiara progettata da Angelo Omodeo, offre squarci spettacolari (per non parlare dell'antica foresta fossile, risalente al Miocene, sommersa dalle acque del lago e visibile per brevi periodi). Tra i punti panoramici della Provincia di Oristano, da ricordare il Belvedere di Pau, che si apre in mezzo ai boschi offrendo un'ampia visione su paesaggi incantevoli, alle pendici del Monte Arci. Spettacolare l'Isola Rossa presso Bosa e l'Isola di Mal di Ventre – e lo Scoglio del Catalano - di fronte alla Penisola del Sinis (tra Is Arenas e il Golfo di Oristano) in un gioco di specchi fra il mare e la terraferma, riflessi di cielo e stupefacenti tramonti che si complicano nello sfaccettato paesaggio lagunare della vasta area degli stagni.

VILLE E ANTICHE DIMORE

Case Aragonesi

Numerosi gli edifici – case e palazzi, ville e poi chiese, santuari e cumbessias: dal celeberrimo Santuario di Santu Antine a Sedilo alle sculture del Parco dei Suoni di Riola Sardo, fino alla Piazza Gramsci di Ales disegnata da Giò Pomodoro. Tra le emergenze architettoniche son da ricordare il Castello dei Malaspina a Bosa (anche importante punto panoramico sulla cittadina), il Castello di Cuglieri (Casteddu Etzu) e il Castello di Laconi oltre al Palazzo Aymerich con l'omonimo parco. Interessante la cinquecentesca “casa aragonese” di Fordongianus e così gli antichi borghi di Busachi, Bidonì, Baratili San Pietro, Baressa, Gonnostramatza e Allai, con il vecchio ponte; e i palazzi storici di Oristano.

SUL FONDO DEL MARE

 

Acque cristalline e splendidi fondali, adatti a immersioni subacquee - come a Sa Mesa Longa, in corrispondenza del tratto di spiaggia fra le scogliere di Capo Mannu e Su Pallosu, con visioni sorprendenti come la città sommersa di Tharros, nel territorio di Cabras. In particolare i territori marini tra la Penisola del Sinis e l'Isola di Mal di Ventre (all'interno di un'area marina protetta) permettono di immergersi tra fondali variegati, in cui scoprire la ricchezza della vita sotto la superficie tra pesci, molluschi e crostacei e una vivace esplosione di colori di coralli, madrepore, spugne, spirografi. Nella Secca di Mezzo abitano i barracuda e spesso tra le acque limpide si possono osservare le evoluzioni dei delfini e i percorsi delle tartarughe marine. Il Promontorio di Capo Mannu rappresenta uno dei più importanti spot per i surfisti di tutto il mondo.

CIVILTA' EQUESTRE


La Provincia di Oristano vanta una lunghissima tradizione nell'allevamento dei cavalli, cui corrispondono spettacolari giostre e corse equestri, dalla Sartiglia di Oristano (con le acrobatiche pariglie in una sfida fatta di velocità, abilità e armonia) a S'Ardia di Sedilo, e Sa Carrela 'e Nanti di Santu Lussurgiu. Numerosi gli allevamenti, i maneggi e le stalle, con la possibilità di trovare cavalli da sella e da salto in particolare della focosa razza dell'anglo-arabo-sardo (e quindi cavalieri esperti): l'equitazione è una passione, e un'arte diffusissima e praticata a vario livello – anche con risultati importanti - nel territorio della Provincia di Oristano.

SITI ARCHEOLOGICI

Santa Cristina

La Provincia di Oristano custodisce importanti vestigia del passato, documenti fondamentali dell'evoluzione della cultura materiale, dalla preistoria - con i reperti del Neolitico e della civiltà nuragica - fino all'architettura razionalista del XX secolo: tra i siti archeologici da segnalare (con l'arcana magia di luoghi sospesi tra remote vicende e ipotesi fantascientifiche) sicuramente l'area sacra e il Pozzo di Santa Cristina a Paulilatino e il Nuraghe Losa di Abbasanta. Affascinante e suggestivo il celeberrimo tempio a pozzo, un interessante esempio dell'architettura nuragica, nella località nei pressi di Paulilatino che prende il nome dall'antica Chiesa di Santa Cristina: il mistero di un antico culto delle acque affiora dalle strutture ipogeiche, racchiuse in un doppio recinto (il più esterno di forma ellittica, l'altro dal peculiare disegno “a serratura”) con la scalinata che conduce alla sala con copertura a tholos dove l'acqua sgorga da una falda perenne, illuminata dall'alto da un raggio di sole o da un riflesso di luna. Intorno al pozzo sacro, il sito comprende una serie di altri edifici, come la capanna delle riunioni, il villaggio e il nuraghe di Santa Cristina, le capanne spase tra gli olivastri e ancora altre torri nuragiche.

FordongianusImponente e maestoso domina il paesaggio dall'altopiano basaltico di Abbasanta il Nuraghe Losa: il complesso è formato da un corpus più antico, con il mastio centrale, poi circondato dal bastione trilobato protetto da un antemurale e da un'ulteriore cinta muraria; all'interno della cinta si riconoscono i resti di capanne circolari. Raffinate tecniche di costruzione e la compattezza e organicità dell'impianto che hanno contribuito a preservarlo dalla sfida dei secoli fanno del Nuraghe Losa una delle più significative testimonianze degli antichi abitatori dell'Isola.
Architetture megalitiche, echi di remote civiltà e culture mediterranee ma anche interessanti “fotografie” delle stratificazioni geologiche e del patrimonio archeologico del territorio: sempre nella Provincia di Oristano sorge il PARC (PaleoARcheoCentro) di Genoni, con una spiccata vocazione al turismo culturale, intrigante punto di partenza e di riferimento per un percorso visionario tra reperti paleontologici, preistoria e paesaggi d'Ichnusa, tra le strutture dell'ex Convento e i mutevoli scenari della Giara.

FILM E ARTISTI IN PROVINCIA DI ORISTANO

''La grazia'' di Aldo De BenedettiFILM E ARTISTI IN PROVINCIA DI ORISTANO

Memorie cinematografiche della Provincia di Oristano: in un'ideale filmografia non può mancare “Il richiamo della terra” (1928) di Giovannino Bissi - storia di un giovane, figlio di un possidente di Ghilarza, diviso tra la vita spensierata nella capitale e la nostalgia dell'Isola, evocata dalle campagne tra Abbasanta e Ghilarza e il bacino del Tirso, con squarci di vita contadina.
Se ne “La Grazia” (1929) di Aldo De Benedetti sono gli interni dell'illustratore e scenografo bosano Melkiorre Melis, tratti dai bozzetti di Biasi, a offrire un legame “visivo” seppure fantastico con la Sardegna descritta da Grazia Deledda, è invece “Faddjia- La Legge della Vendetta” (1949) di Roberto Bianchi Montero a riproporre una fotografia dell'Isola, e più esattamente di Riola, tra case in ladiri, fonti e cortili, paesaggi agrari, in un ritratto del paese nel dopoguerra, scenario per un melò ottocentesco ambientato nell'Oristanese.
Immagini della Basilica di Santa Giusta – per ricordare con la “semplicità” del Romanico gli interni della “Porziuncola” in un excursus oltre Tirreno della Hollywood sul Tevere nel “Francesco d'Assisi” (1961) di Michael Curtiz.

Ugo Tognazzi in ''Una questione d'onore''E Max Hunter (al secolo Massimo Pupillo) scelse per “Bill il taciturno” (1966) con George Eastman (Luigi Montefiori) e Liana Orfei la location “western” di San Salvatore di Sinis e per gli esterni scenari prossimi allo scenografico villaggio (ormai semidistrutto e tornato alla facies originaria). Sequenze dell'Ardia di Sedilo per “Una questione d'onore” (1966) di Luigi Zampa, con Ugo Tognazzi, Bernard Blier e Nicoletta Machiavelli: una nota di folklore accanto ai Mamuthones per una surreale e satirica – molto discussa all'epoca - tragicommedia. Visioni della costa e delle campagne tra Santa Caterina di Pittinuri e Oristano per il fantascientifico “2+5: Missione Idra” (1966) di Piero Francisci tra rapimenti alieni e esperimenti per salvare l'umana civiltà. Western in chiave femminile con “Giarrettiera Colt” (1967) di Gian Rocco, girato nel villaggio di San Salvatore di Sinis, e ritorno nell'Isola per Nicoletta Machiavelli, icona “pop” del cinema italiano Anni Sessanta, nei panni di un'abile pistolera (l'attrice interpreterà sé stessa in “Scarabea” - nel 1968 a Orgosolo).

Fantascienza in Sardegna: ''2+5 Missione Idra''San Salvatore offrì gli scenari per una nuova epopea “spaghetti western” con “Dio perdoni la mia pistola” (1966/69) di Mario Gariazzo e Leopoldo Savona – prodotto dall'Arborea Film, che puntava a fare del villaggio la location privilegiata per le storie del Far West. Il fascino “marino” di Bosa, la costa e le splendide baie divise dalla Torre Argentina nel racconto della vita di Attila ne “La tecnica e il rito” (1971) di Miklos Jancsò, che trovò in Sardegna gli scenari per un'icastica metafora della dittatura. Oristano (e Cagliari) ma soprattutto lo stagno di Cabras e la Penisola del Sinis per “Sa Jana” (1980) di Massimo Pupillo, tra le suggestioni di “Baroni in laguna” di Giuseppe Fiori, con le lotte dei pescatori di Cabras e una storia d'amore sullo sfondo di una Sardegna fra Medioevo e modernità. Ghilarza e in particolare il novenario campestre di San Serafino divennero set per la “Disamistade” (1988) portata sullo schermo da un esordiente Gianfranco Cabiddu, con Joaquin De Almeida, Laura Del Sol, Massimo Dapporto e Maria Carta, per un ritratto fra antropologia e storia delle cronache d'odio e vendetta nella Sardegna degli Anni Cinquanta. “Un delitto impossibile” (2001) di Antonello Grimaldi – da “Procedura” di Salvatore Mannuzzu - cela tra vicoli, chiese e ville di Bosa la chiave del mistero; e in “Sonetàula” (2008) il regista sassarese ricostruisce le atmosfere di una Nuoro antica narrata nelle pagine del romanzo omonimo di Giuseppe Fiori reinventando la “sua” città tra scorci di Bosa e Oristano (nonché Tempio e Alghero), nel ritratto di un'Isola virtuale.

Le miniere di Montiferro set di ''Beket'' di ManuliCast “stellare” per “Beket” (2008) – con Fabrizio Gifuni, Paolo Rossi e Roberto “Freak” Antoni accanto a Luciano Curreli, Jerome Duranteau e Luciano Maludrottu – e “La leggenda di Kaspar Hauser” (2012) con Vincent Gallo, Claudia Gerini, ancora Gifuni, Silvia Calderoni e Elisa Sednaoui di Davide Manuli che ha trovato nei paesaggi lunari di Cabras e del territorio della Provincia di Oristano le locations ideali per film surreali e moderne, visionarie e oniriche trame. L'incompiuta “Eleonora d'Arborea” ispirata dall'opera di Camillo Bellieni, con Caterina Murino per la regia di Claver Salizzato (tra la Torre Aragonese di Ghilarza e la Piazza Eleonora ad Oristano) sarà forse – come nelle intenzioni dell'attrice – preludio a un più fortunato film sulla Giudicessa. Immagini “marine” della Provincia di Oristano affiorano fra note e percorsi nella memoria di “Per Sofia” (2010) della giovane regista Ilaria Paganelli. Racconto (per immagini) metateatrale, “Le ragioni dell'aragosta” (2007) di Sabina Guzzanti ricostruisce in forma di “mockumentary” l'avventura degli artisti della storica trasmissione “Avanzi” di RaiTre - nel cast Cinzia Leone, Francesca Reggiani, Pierfrancesco Loche, Antonello Fassari, Stefano Masciarelli e Franza Di Rosa oltre all'isolano Gianni Usai - riuniti a Su Pallosu, fino alla realizzazione di uno spettacolo (all'anfiteatro romano di Cagliari) per portare alla luce il dramma dei pescatori dell'Isola.

Tiberio MurgiaFucina di talenti per il grande (e piccolo) schermo, come l'attore Tiberio Murgia (dall'esordio ne “I soliti ignoti” e “La grande guerra” di Mario Monicelli fino a “Holy Money” di Maxime Alexandre), l'eclettico comico/cantante Benito Urgu e l'istrionico attore (e batterista) Pierfrancesco “Checco” Loche, la Provincia di Oristano è anche patria di giovani emergenti e ormai affermati registi e documentaristi. Da Antonello Carboni – autore di vari documentari, presentati (e premiati) in Italia e nel mondo, al videomaker e produttore e regista (specialmente di spot e programmi televisivi) Maurizio Abis (www.bibigula.it) al poliedrico scrittore, sceneggiatore e regista oristanese Filippo Martinez (suoi pure gli “Sgarbi quotidiani”). Tra i professionisti del cinema anche il montatore, autore e editor Ivo Vacca e Sirio Sechi (artista belga di origine sarda, nato a Oristano, vive a Narbolia) autore di cortometraggi – tra fiction e animazione, spot e videoarte – tra cui “Fattuzzu” (girato a Bonarcado), “Fadyska” (a Milis) nonché “Anatomia” (con gli allievi dell'ITIS “Antonio Gramsci” di Ales).

E' nato a Oristano anche Peter Marcias, il più”europeo” tra i giovani registi sardi, autore di corti, spot, documentari (“Ma la Spagna non era cattolica?”, “Liliana Cavani – Una donna nel cinema”) e lungometraggi: (“Un attimo sospesi” e “I bambini della sua vita”, con Piera Degli Esposti). Uno sguardo ironico e disincantato sulle tradizioni dell'Isola invece ne “S'Iscravamentu Show” del filmmaker oristanese Simone Cireddu che firma corti originali e «sorprendenti» come “Vecchiaia” e “Morbo”.

''Terza categoria'' foto di Francesco PirasUn forte legame affettivo e visionario con il territorio della Provincia di Oristano, tra il Montiferru e il Sinis, emerge dai lavori di Paolo Zucca, regista di cortometraggi come il pluripremiato “L'arbitro” (Premio della Giuria al Clermont-Ferrand, David di Donatello, già al Los Angeles Film Festival), video promozionali (per il GAL del Montiferru Barigadu Sinis e per il Gal delle Marmille) e spot. A breve il primo ciak di ''Terza categoria'', primo lungometraggio dell'artista oristanese (affiancato sul set da un altro giovane talento, Paolo Garau), sullo stesso soggetto de “L'Arbitro”, con Stefano Accorsi nel cast; le locations? «Quasi tutto il il film sarà ambientato nel Montiferru: oltre a Bonarcado, Paulilatino, Santulussurgiu e Seneghe».


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