Cinemecum - Il doppiaggio

Percorso

Il doppiaggio

Doppiaggio

Il doppiaggio è il procedimento col quale nei prodotti audiovisivi (film, serie televisive, cartoni animati, etc.) si sostituisce la voce originale di un attore, o di un personaggio, con quella di un doppiatore. Gli ambiti in cui è maggiormante utilizzato sono il cinema, la televisione e l'animazione. In un film, spesso girato in una lingua straniera, si ha l'esigenza di sostituire alla voce degli attori sul set quella di doppiatori professionisti, capaci di dare la giusta intonazione, interpretazione o suscitare determinate emozioni nello spettatore. Ecco in costa consiste e quali sono le fasi principali del doppiaggio.

ANELLO
E' il nome convenzionale dato alla singola scena, o per meglio dire frammento di scena, da doppiare. Ogni "turno" comprende un certo numero di anelli organizzati in "piani di lavorazione", che vanno possibilmente esauriti all'interno delle tre ore che compongono il turno. Il termine "anello" non è puramente convenzionale. Infatti, se oggi il doppiaggio si svolge usando come supporto video cassette betacam o 3/4, o dischi magneto-ottici, o addirittura DVD, fino a pochi anni fa si lavorava in prevalenza con la pellicola (16 o 35 mm). La pellicola veniva "tagliata" in spezzoni che venivano "chiusi" con una "giunta", prendendo così la forma di un anello.

ASSISTENTE
L'assistente al doppiaggio, oltre al compito della preparazione, ha, più in generale, la funzione di coordinare la lavorazione e, più specificamente, di controllare il sincrono degli attori-doppiatori durante il doppiaggio propriamente detto, cioè in sala. Normalmente sono persone che hanno seguito un apprendistato con colleghi più anziani, ma spesso hanno anche qualifiche tecniche più specifiche, ad esempio possono provenire da scuole di montaggio cinematografico o, comunque, da esperienze professionali similari.

DOPPIATORE
Sulla funzione del doppiatore non c'è molto da dire, in quanto si spiega da sé: è quella persona che dà la voce ad attori stranieri. Dai primi anni di questo lavoro fino a non molto tempo fa era scontata una condizione che oggi è un pò trascurata o viene considerata come un'eccezione: il doppiatore è prima di tutto un attore. Con tutto ciò che questa condizione comporta: aver frequentato una scuola di recitazione riconosciuta, o comunque avere, o aver avuto, esperienze significative e professionali in altri settori dello spettacolo (teatro, cinema, televisione, radio). È una puntualizzazione necessaria, nella sua ovvietà, visto il proliferare di "scuole di doppiaggio" non meglio identificate che trascurano il fatto che la principale componente di un buon doppiaggio (e principale componente di un buon doppiatore) è l'interpretazione. E la capacità di interpretare un personaggio, sia pure reinterpretandolo nel caso del doppiaggio, è abilità specifica di un attore, e diretta conseguenza del suo bagaglio tecnico e di esperienza. Non pensiate quindi che basti avere una bella voce per essere un buon doppiatore, perché non è così!

DOPPIAGGIO
Finalmente si va in sala di doppiaggio. I doppiatori vengono convocati ai vari turni destinati al loro personaggio. Una volta in sala troveranno il copione adattato, diviso in anelli numerati in modo da avere un riferimento numerico corrispondente alla scena da doppiare. I doppiatori si mettono dietro a un leggio, con un microfono e uno schermo sul quale vengono proiettate le scene in lingua originale. Dopo aver sentito la scena una o più volte, decidono di "mettere muto" e dopo una o più prove (normalmente più) si comincia a incidere. Se a giudizio del direttore di doppiaggio l'interpretazione è buona, a giudizio dell'assistente al doppiaggio il sincrono è buono, ed infine, a giudizio del fonico il suono dell'incisione è buono, si passa a un altro anello.

FASI SUCCESSIVE AL DOPPIAGGIO
Una volta finito il doppiaggio propriamente detto, le voci degli attori-doppiatori passano attraverso altre fasi che produrranno il film nella sua versione italiana: la sincronizzazione, il missaggio, il controllo, la stampa delle copie.

FONICO
Il fonico di doppiaggio è un tecnico, normalmente dipendente dello stabilimento di doppiaggio dove si svolge la lavorazione, che ha il compito di incidere su un supporto magnetico la voce dei doppiatori. È evidentemente una figura chiave nelle varie fasi della lavorazione, in quanto dalla sua abilità dipende la qualità della registrazione della voce, ed è intuitivo quanto peso abbia questa componente nel prodotto finito.

PREPARAZIONE
È un lavoro svolto dall'assistente al doppiaggio. Consiste nel "tagliare" il filmato ad "anelli" che vengono poi organizzati in "piani di lavorazione" e dislocati in "turni". Durante la preparazione si programmano, copione italiano alla mano, quelli che saranno i modi e i tempi del doppiaggio.

SALA
La sala di doppiaggio è il luogo dove si svolge il doppiaggio propriamente detto: quello con i doppiatori, il direttore di doppiaggio, l'assistente e il fonico. Si tratta di studi appositamente strutturati: insonorizzati e con apparecchiature tecniche adeguate alla registrazione della voce parlata. E’ bene specificarlo perché differente è la registrazione di strumenti musicali o della voce cantata.

SINC
E' l'abbreviazione di "sincrono", il termine cioè con cui si definisce il sincronismo tra la voce del doppiatore e i movimenti labiali dell'attore da doppiare.


Il doppiaggio è il procedimento col quale nei prodotti audiovisivi (film, serie televisive, cartoni animati, etc.) si sostituisce la voce originale di un attore, o di un personaggio, con quella di un doppiatore. Gli ambiti in cui è maggiormante utilizzato sono il cinema, la televisione e l'animazione.

LE MOTIVAZIONI
I motivi per cui si ricorre al doppiaggio possono essere:
·  la necessità di rendere comprensibili i dialoghi di un film a spettatori di differenti nazionalità, consentendo di conseguenza una distribuzione commerciale più ampia (questo processo fa parte della cosiddetta "localizzazione");
· dare voce ai personaggi dei film d'animazione o a neonati, oggetti, marionette, animali, etc.;
· sostituire la voce di un attore privo di "fonogenia" (o che presenta un'eccessiva inflessione dialettale);
· realizzare la traccia audio di film non girati in presa diretta (alla quale si può rinunciare in scene problematiche o a causa di fattori ambientali quali vento, pioggia, etc.);
· rimediare ad un sonoro in presa diretta mal riuscito o con un eccessivo rumore d'ambiente;
· aggiungere al film una voce fuori campo;
· poter far recitare più liberamente attori di diverse nazionalità impegnati nello stesso film, come accade spesso nelle coproduzioni europee (il doppiaggio, previsto già in pre-produzione, viene poi realizzato in più lingue mantenendo parte del sonoro in presa diretta);
· sostituire la voce di attori non professionisti, che non riescono a recitare con precisione le battute del copione (cosa che spesso il regista prevede fin dal casting, come accadeva, ad esempio, in molti film del neorealismo); l'intento, in questi casi, è quello di mantenere la spontaneità della recitazione, rimediando ai piccoli errori col successivo doppiaggio.

DIFETTI DEL DOPPIAGGIO
La traduzione di un opera è sempre un'operazione problematica, perché spesso è difficile conservare il senso esatto e lo stile della versione originaria. Il doppiaggio non solo non fa eccezione, ma presenta molti più problemi di quanto possa accadere, per esempio, nella traduzione di un libro.

SINCRONIZZAZIONE DEL DOPPIAGGIO
Un buon doppiaggio non deve solo rispettare il senso originale della frase, ma anche il labiale dell'attore. Dato che è raro che la traduzione più fedele abbia la stessa lunghezza della frase originale (cioè che abbia pressappoco lo stesso numero di sillabe), il dialoghista in genere modifica la traduzione finché non raggiunge una sincronizzazione soddisfacente, sacrificando però così una parte della fedeltà alla versione originale. Quindi, anche nel caso migliore, una buona parte delle sfumature di linguaggio si perde nella traduzione. Per di più, nel caso in cui la fonetica della lingua originale e di quella del doppiaggio siano estremamente diverse, è praticamente impossibile ottenere una sincronizzazione soddisfacente del labiale: il risultato è un contrasto troppo evidente che disturba lo spettatore.

RECITAZIONE
Il doppiaggio cancella le voci proprie degli attori: secondo alcuni, questo impedisce di apprezzare una buona parte dell'interpretazione originale, che non è fatta solo di gestualità e mimica, ma anche di pronuncia, timbro della voce, di intonazione e di tutte quelle sfumature che concorrono a caratterizzare il personaggio interpretato. Naturalmente, alcuni attori la cui recitazione sul fronte della voce non è eccelsa, possono venire "recuperati" dalla bravura del doppiatore, anch'esso attore. Comunque, secondo questa corrente di pensiero, il doppiaggio è accettabile solo se diretto o supervisionato dall'autore stesso del film, perché in questo caso ne conserva il pregio artistico.

DOPPIARE PIÙ LINGUE

Se i personaggi di un film recitano in due o più lingue, il ricorso integrale al doppiaggio distrugge le differenze fra esse. Lo spettatore non ha modo di sapere che lingua viene usata di volta in volta, cosa che può generare una serie di equivoci: sui rapporti fra i personaggi, su chi è in grado o meno di capire cosa viene detto da un certo personaggio, addirittura sul significato di intere scene. Nel film Brother di Takeshi Kitano, ad esempio, spesso i personaggi americani non capiscono cosa dice il protagonista giapponese (interpretato dallo stesso Kitano). Purtroppo nella versione italiana tutte le battute sono tradotte nella stessa lingua, e lo spettatore ha l'impressione che non ci sia nessuna barriera linguistica tra i personaggi, col risultato di non cogliere appieno il significato di certi dialoghi.
Capita a volte che due personaggi dialoghino tra di loro con l'aiuto di un interprete, e, se tutta la scena viene tradotta nella stessa lingua, la presenza dell'interprete diventa non solo inutile, ma addirittura fastidiosa. Tipicamente l'adattore-dialoghista sceglie quindi di sostituire alla meno peggio le battute dell'interprete con frasi di circostanza, o con dei commenti sul dialogo in corso. Un esempio di questa pratica si trova ne Il Padrino, in occasione del dialogo fra Michael Corleone (Al Pacino) e Vitelli (Saro Urzì).
Può capitare che nel film ci siano alcune battute nella stessa lingua usata nel doppiaggio, e che il dialoghista debba per forza mantenere la differenza di lingua. Di solito si decide di sostituire l'Italiano con una lingua simile, quasi sempre lo spagnolo. È così possibile salvare il senso della scena, ma al prezzo di alterare le intenzioni dell'autore. Una scena di questo tipo è nel celebre film Un pesce di nome Wanda quando Otto (Kevin Kline) fa sfoggio del suo italiano per eccitare Wanda Gershwitz (Jamie Lee Curtis).

INVENZIONI LESSICALI
Capita che i personaggi doppiati usino frasi che, sebbene sembrino del tutto normali a prima vista, nessuno userebbe mai. Il caso più frequente è il classico "Parla la mia lingua?", con cui vengono tradotte le frasi del tipo "Do you speak english?", "Sprechen sie Deutsch?", o "Parlez-vous Français?". Infatti se il dialoghista usasse la traduzione letterale ("Parla Inglese/Tedesco/Francese?") lo spettatore potrebbe equivocare e non capire perché un personaggio che parla Italiano si interessi ad una lingua straniera, se invece preferisse la forma "Parla Italiano?", si noterebbe troppo l'artificiosità di un personaggio che parla correntemente una lingua che non è la sua.

DIFETTI DEI SOTTOTITOLI
L'alternativa al doppiaggio è quella dei sottotitoli, che non soffrono i problemi appena esposti presentando però svantaggi di altro genere.
Innanzitutto obbligano lo spettatore a distogliere lo sguardo dall'inquadratura per poter seguire il dialogo, facendo perdere spesso una parte anche consistente della visione.
Inoltre non è detto che i sottotitoli impongano meno vincoli alla traduzione rispetto al doppiaggio: talvolta, il traduttore può decidere di accorciare e riassumere le frasi per non affollare troppo lo schermo e velocizzare la lettura.

DIBATTITO
La questione su quale sia il metodo di localizzazione migliore è tutt'ora aperta.
Chi preferisce il doppiaggio sostiene che le alterazioni nei dialoghi non sono poi così determinanti per la qualità generale della fruizione, e che la visione di un film doppiato è più immediata e naturale rispetto al film sottotitolato, che al contrario tende a distrarre ed affaticare lo spettatore, al punto da vanificare gli altri vantaggi.
Chi preferisce i sottotitoli sostiene che solo grazie ad essi è possibile valutare e apprezzare un film così come è stato pensato e realizzato. E che, anche se è vero che molti spettatori trovano troppo impegnativi i sottotitoli, ciò è dovuto solo a un problema di abitudine, che si presenta solo le prime volte che si assiste ad un film sottotitolato, dopodiché chi li guarda abitualmente non solo li trova perfettamente naturali, ma non ne può più fare a meno.
Ogni nazione si è regolata in modo diverso riguardo al doppiaggio: mentre in alcune è largamente diffuso, in altre si preferiscono i sottotitoli. Tuttavia i paesi che, come l'Italia, vantano una lunga tradizione nel campo, riescono a fornire una qualità nettamente superiore rispetto ai paesi in cui il doppiaggio è applicato in modo sporadico.
Con l'avvento del DVD, comunque, è ora possibile per chiunque scegliere in base ai gusti personali tra la versione del film in lingua originale (con o senza sottotitoli) e quella doppiata nella propria lingua (a volte sono presenti anche altre lingue).

IL DOPPIAGGIO IN ITALIA
L'Italia è la nazione che più di tutte utilizza il doppiaggio. Due sono le principali città in cui si attua il doppiaggio: Roma, dove si doppia fin dal 1927, e Milano, che ha dato inizio a una propria tradizione di doppiatori negli anni Settanta. Negli ultimi anni si pratica doppiaggio anche a Torino.

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