Quando si ha la fortuna di vedere da piccolissimo tutte le classiche slapstick di Chaplin e di trovarsi a 7 anni davanti alla tv mentre tutta la famiglia segue la serie “Alfred Hitchcock presenta”, il “demone” del cinema inizia ad impossessarsi di te anche se non riesci a rendertene conto. Fu così che in quel di Lanusei maturai la mia passione che poi esplose totalmente quando in prima liceo classico vidi “Il fantasma della Libertà di Luis Buñuel” il regista a cui devo l’illuminazione per quanto riguarda le potenzialità del cinema e che in tempi più recenti si è “incrociato“ con Quentin Tarantino, il regista a cui devo invece una consapevolezza matura dell’importanza di una sceneggiatura e il non dovermi vergognare di tutti quei film di serie B di genere horror e fantascientifico di cui mi sono nutrito nei primi anni 80! Dal cinema è derivata anche la mia passione per la scrittura che mi ha fatto partecipare a qualche concorso per piccoli racconti dandomi almeno la soddisfazione di ricevere i complimenti dalla Bonelli che vedeva il mio racconto molto vicino a Dino Buzzati. Al cinema si è poi accompagnata la musica, sia sentita che suonata, contribuendo a rifocillare la mia formazione culturale extrascolastica insieme ad una breve, ma mai sopita, passione per l’arte pittorica: De Chirico e Dalì su tutti. Tutto questo fino ad oggi con un piccolo corto di carattere sociale trasmesso sulle reti Mediaset, un altro modesto corto che mi ha dato la soddisfazione di un secondo posto e una “vittoria” su Cinemecum. Ma soprattutto una tesi in Storia e Critica del cinema - nella fattispecie su un “signore di Calanda”-, ancora da concludere (purtroppo la vita concreta ti pone davanti altre primarie necessità!) e una nuova attività nel campo della ricezione nella quale non ho potuto fare a meno di “impiantare“ un po’ di cinema. Per il resto pochissima tv e tanti film collezionati sia in Dvd che Vhs: ormai ho perso il conto dopo aver superato i 4.000 titoli!
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di Filippo Primo La prima generazione dei registi cinefili (Lucas, Dante, Landis, Carpenter, Coppola) tra la fine dei ’70 e per tutto il decennio degli ’80 faceva un cinema che era spesso un omaggio e citazione dei film con cui era cresciuta o che magari aveva studiato. Con gli anni ’90 un topo di videoteca come Quentin Tarantino ha portato all’ennesima potenza questo dato autoriflessivo.
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3.10 kg!!! Il mio compagno di stanza, Pietro, pesava 4.200 Kg ma il mio papà dice che sono più bello io. Eh si, il mio papà, la mia mamma, per nove mesi li ho studiati per bene. Ricordo ancora quando sentivo la voce del papà che accusava perdite di equilibrio e la mamma gli diceva che quella incinta era lei.
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di Filippo Primo Arriva l’estate, le sale cinematografiche si svuotano ma la Tv, libera dalla spada di Damocle dello share, ci propone spesso e sovente dei bei film “datati”, visti, rivisti ma che superano in qualità fiction, spettacoli dove il silicone sborda oltre lo schermo e talk show ammorbanti.
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Influenzati dall’espressionismo tedesco, dal realismo poetico francese e dai romanzi hard- boiled americani (la letteratura poliziesca i cui protagonisti sono dei detective cinici e risoluti), i registi noir dal periodo classico – che convenzionalmente inizia nel 1941, anno di uscita de “Il mistero del falco” (John Huston) interpretato da Humphrey Bogart - danno vita ad un mondo alla deriva nel difficile momento a cavallo della seconda guerra mondiale.
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Il cinema fantastico rappresenta una delle due strade opposte in cui si è indirizzato, fin dai suoi albori, il cinematografo. Per la precisione, la strada tracciata da Méliès che con i suoi trucchi e le sue illusioni sperimentò le potenzialità del “nuovo mezzo” per creare situazioni fiabesche, irreali o comunque sempre a cavallo tra realtà e immaginazione.
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di Filippo Primo “L’isola”, nel cinema, è stato sempre un luogo che ha ispirato tanti registi. Il suo essere “luogo separato” dal resto del mondo, chiuso e spesso incontaminato, ha permesso che la fantasia di tanti cineasti, a volte ispirati da illustri scrittori, si scatenasse, creando dei luoghi dove, di volta in volta, a farla da padrone fosse il mistero, la passione, l’avventura o l’orrore.
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Tutti noi cinefili cronici abbiamo un film nel cuore che proponiamo ogni qual volta ci viene chiesto un “consiglio di visione”. Un po’ presuntuosamente crediamo che quel film possa “elevare” e arricchire chiunque lo veda, spalancando ulteriormente “le porte” del cinema al nostro spettatore che poi, forse ci ringrazierà, inorgogliendoci e facendoci sentire dei bravi missionari della settima arte.
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Norman Bates (“Psycho”), Michael Myers (“Halloween”), Jason Voorhees (“Venerdi 13"), Freddy Krueger (“Nightmare”), Hannibal Lecter (“Il silenzio degli innocenti”), John Doe (“Seven”), Henry Lee Lucas (“Henry pioggia di sangue”), George Harvey (“Amabili resti”) sono tutti i figli del primo, indimenticabile serial killer che la storia del cinema ricordi: Hans Beckert ovvero il "Mostro di Düsseldorf " ritratto con assoluta maestria dal regista austriaco Fritz Lang nel fllm-capolavoro “M, il mostro di Düsseldorf” (M - Eine Stadt sucht einen Mörder; 1931).
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